Prolegomeni al Manifesto del Pop Management 203. Opinion Piece di Renato Albanese

Introduzione

di Marco Minghetti

Siamo entrati nel pieno di un’estate nella quale il caldo ha smesso di rappresentare un’eccezione. Temperature estreme, ondate prolungate, notti tropicali e infrastrutture sotto pressione stanno modificando le condizioni nelle quali viviamo e lavoriamo. Eppure, nelle organizzazioni, la risposta rischia ancora di ridursi a un insieme di misure puntuali: distribuire acqua, aumentare le pause, installare un ventilatore, anticipare un turno. Sono interventi indispensabili, ma non esauriscono il problema.

Renato Albanese sposta il discorso dal solo rischio fisico alla qualità del disegno organizzativo. Il caldo non agisce soltanto sui corpi. Interviene sull’attenzione, sui tempi di risposta, sulla capacità di comunicare, sulla gestione degli errori e sulla possibilità di interrompere una tensione prima che diventi conflitto. Una bottiglietta può attenuare la sete. Non può sostituire un collega assente, sbloccare una procedura, spiegare un’attesa, modificare una sequenza di lavoro o autorizzare la sospensione di un’attività divenuta pericolosa.

Il contributo rende visibile ciò che spesso l’organizzazione formale non registra: la presenza di tempi recuperabili, sostituzioni praticabili, responsabilità chiare, possibilità di chiedere aiuto e persone autorizzate a intervenire. Renato Albanese raccoglie questi elementi nel concetto di margine organizzativo. Il termine non indica una zona di inefficienza da eliminare, ma la capacità concreta di assorbire una variazione senza scaricarne tutto il peso su chi si trova in prima linea.

Qui il Prolegomeno incontra il Pop Management. Ogni organizzazione vive anche grazie a una trama che non compare nell’organigramma: relazioni informali, gesti di cooperazione, conoscenze tacite, tempi di recupero, persone che si accorgono di un problema e decidono di occuparsene. Quando questa trama viene impoverita dalla saturazione continua, l’efficienza apparente produce fragilità. Tutto funziona finché nulla cambia. Poi basta un ritardo, un malore, un errore di registrazione o una richiesta inattesa perché il sistema perda la propria capacità di risposta.

Questa prospettiva dialoga con il Prolegomeno 30, dedicato alla Cura come primo asse dell’Hypermedia Platfirm. In quel testo la cura non veniva presentata come gentilezza accessoria, ma come criterio che orienta priorità, decisioni e distribuzione delle risorse. La distinzione tra cura autentica e cura inautentica acquista qui un significato preciso. Offrire acqua senza consentire una pausa reale, invitare alla prudenza senza modificare i carichi, raccomandare attenzione senza attribuire il potere di fermare un’attività rischia di trasformare la cura in un messaggio privo di conseguenze.

Anche il Prolegomeno 34 sulla Convivialità entra in questo quadro. Un’organizzazione conviviale non coincide con un luogo sempre armonioso. È un ambiente nel quale le persone possono riconoscersi come interdipendenti, segnalare una difficoltà e trovare una risposta. Nei giorni di caldo intenso, questa qualità relazionale diventa una risorsa operativa. La comunicazione si accorcia, la pazienza diminuisce, i piccoli ostacoli acquistano peso. Dove esiste una rete di relazioni affidabili, una tensione può essere intercettata. Dove ciascuno resta isolato nel proprio compito, la stessa tensione cresce fino a produrre errore, scontro o abbandono.

Il collegamento prosegue con il Prolegomeno 41 sulla Convocazione. Convocare significa creare le condizioni perché una persona possa prendere parola, assumere responsabilità e contribuire alla decisione. Applicata al caldo sul lavoro, la convocazione implica che chi opera sul campo possa segnalare che una condizione è cambiata senza essere accusato di debolezza, scarso impegno o resistenza. Significa anche riconoscere valore conoscitivo a quella segnalazione: chi svolge il compito vede spesso prima degli altri quando il confine tra fatica ordinaria e rischio è stato superato.

Il Prolegomeno 43 sulla Co-creazione di valore aggiunge un ulteriore passaggio. La gestione del rischio non può restare confinata in procedure elaborate lontano dai luoghi nei quali il lavoro prende forma. Orari, pause, sostituzioni, sequenze operative e criteri di sospensione devono essere progettati anche con il contributo di chi conosce le condizioni reali delle attività. La co-creazione, in questo caso, non è un esercizio partecipativo. È uno strumento per costruire misure più aderenti ai contesti e quindi più efficaci.

Il testo di Albanese si collega inoltre al Prolegomeno 69 sull’Organizzazione Pop, dove l’azienda viene descritta come un ecosistema di persone, relazioni e contesti in trasformazione. La qualità dell’esperienza non può essere separata dall’efficienza produttiva, perché un sistema che consuma attenzione, fiducia e capacità di cooperazione compromette anche i propri risultati. Il caldo porta questa interdipendenza in superficie: mostra che il benessere non è una voce distinta dal funzionamento dell’organizzazione, ma una delle sue condizioni.

Nel Prolegomeno 85 avevamo distinto le predisposizioni individuali, il macrocontesto e le leve che restano nelle mani del management. Il caldo appartiene al contesto, ma le sue conseguenze dipendono anche dalle scelte organizzative. Decidere quali attività rinviare, chi può sostituire una persona in difficoltà, come vengono gestite le attese, quali segnali richiedono un intervento e chi possiede l’autorità per modificare il lavoro sono responsabilità manageriali. Attribuire tutto alla resistenza individuale significa nascondere queste leve.

Il Prolegomeno 174, dedicato al burnout e al benessere organizzativo, aveva già messo in discussione una resilienza ridotta alla capacità personale di sopportare lo stress. Il contributo di Albanese porta avanti la stessa critica. Un’organizzazione non diventa resiliente perché chiede alle persone di resistere più a lungo. Lo diventa quando sa cambiare priorità, redistribuire attività, rallentare un processo e intervenire prima che la pressione produca danno.

Il caldo assume così la funzione di uno stress test della cultura organizzativa. Rivela la distanza tra dichiarazioni e pratiche, tra cura proclamata e cura incorporata nei processi. Mostra se una pausa esiste anche quando rallenta la produzione, se una richiesta di aiuto trova un interlocutore, se chi è sul campo può prendere una decisione o deve attendere un’autorizzazione mentre il rischio cresce.

Da questo intreccio emerge una tesi coerente con il Pop Management: la cura delle persone coincide con la qualità dell’organizzazione. Un’azienda che prevede sostituzioni, consente di rallentare o sospendere le attività, ascolta i segnali provenienti dal lavoro reale e attribuisce potere decisionale a chi può intervenire affronta meglio il caldo. E costruisce, nello stesso tempo, una capacità di risposta utile davanti a ogni altra condizione inattesa.

Caldo sul lavoro: quando la bottiglietta non basta

di Renato Albanese

Quando il caldo deforma l’asfalto, piega le rotaie e manda in affanno le reti, il danno appare subito. Più difficile è vedere ciò che accade a un’organizzazione quando, nelle stesse condizioni, pretende di procedere ignorando il mutamento del contesto.

Le aziende misurano quasi tutto: temperature, assenze, produttività, tempi di attesa, incidenti. Solo di rado rilevano la risorsa che consente al lavoro reale di assorbire un imprevisto prima che diventi errore, conflitto o blocco. È il margine organizzativo: tempo per spiegare una decisione, possibilità di sostituire chi è in difficoltà, presenza di una figura pronta a intervenire, libertà di interrompere un’attività, attenzione sufficiente per cogliere il cambiamento di una situazione.

Questa è l’organizzazione invisibile. Resta fuori dall’organigramma ed è composta da margini, ridondanze, relazioni e possibilità di recupero. Il progetto Le Aziende InVisibili indaga proprio questa dimensione: ciò che sfugge alla struttura formale e determina la capacità effettiva delle persone di cooperare e dell’insieme organizzativo di restare operativo sotto pressione.

Una parte di questo margine può essere letta attraverso il concetto di organizational slack. In A Behavioral Theory of the Firm, Richard Cyert e James March collocarono lo slack nella differenza tra le risorse complessive e gli impegni necessari. L. J. Bourgeois lo descrisse poi come un cuscinetto di risorse effettive o potenziali, utile per adattarsi alle pressioni interne ed esterne. Lo slack può diventare spreco; la questione consiste nel distinguere ciò che è superfluo da ciò che agisce da ammortizzatore. Quando l’efficienza coincide con la saturazione di ogni persona e di ogni minuto, l’assetto sembra solido finché le condizioni restano ordinarie. Al primo scarto emerge un dato: ciò che era stato eliminato come eccedenza costituiva anche una capacità di risposta.

Nel Prolegomeno 69, dedicato all’Organizzazione Pop, l’azienda viene osservata come un ecosistema nel quale persone, relazioni e contesti cambiano; la qualità dell’esperienza resta inseparabile dall’efficienza della macchina produttiva. Il margine appartiene a questa infrastruttura: una pausa praticabile, una sostituzione possibile o una presenza aggiuntiva rappresentano condizioni operative, anziché costi improduttivi per definizione. Consentono all’organizzazione di continuare a funzionare quando una variabile esterna ne riduce la capacità di tenuta.

Il caldo è una di queste variabili. Nei luoghi di lavoro viene affrontato, a ragione, come un rischio fisico attraverso acqua, pause, ombra, ventilazione e rimodulazione degli orari. La protezione del corpo, però, esaurisce soltanto una parte del problema, perché il lavoro nasce da decisioni, attese, comunicazioni, richieste, errori da recuperare e relazioni da governare.

Nella quarta edizione (2025) di The Social Psychology of Aggression, Barbara Krahé ricostruisce l’origine dei comportamenti aggressivi attraverso l’interazione tra caratteristiche individuali, interpretazione degli eventi e fattori situazionali. Una causa unica o una presunta indole personale spiegano poco. Il caldo, da solo, non trasforma una persona in un aggressore; può tuttavia modificare il contesto nel quale una provocazione viene interpretata, una risposta viene regolata e una tensione viene interrotta oppure lasciata crescere.

Tra il 2004 e il 2019, lo studio The impact of extreme heat on workplace harassment and discrimination, pubblicato nel 2022 nei Proceedings of the National Academy of Sciences, ha analizzato circa 250.000 ricorsi presentati nell’ambito delle pari opportunità di impiego. I ricorsi contenevano oltre 800.000 contestazioni relative a molestie e discriminazioni, registrate in più di 12.000 sedi del servizio postale statunitense. Nei giorni con una temperatura massima superiore ai 90 gradi Fahrenheit, poco più di 32 gradi Celsius, gli episodi registrati risultavano superiori di circa il 5 per cento rispetto alle giornate comprese tra 60 e 70 gradi Fahrenheit.

Il dato riguarda un’organizzazione specifica e non consente di attribuire al caldo la singola condotta. Mostra però che la pressione termica può affiorare anche nelle relazioni di lavoro, oltre che nei dati su malori e infortuni. La domanda, allora, riguarda l’effetto del caldo su un sistema già costruito senza riserve: che cosa accade quando la pressione termica ne consuma il margine?

In un deposito, nel primo pomeriggio, un autista aspetta da tempo. Un errore di registrazione blocca lo scarico; l’addetto alla ricezione, provato dal caldo, risponde con crescente bruschezza. In un’organizzazione che conserva margine, un collega può sostituirlo per alcuni minuti, un referente spiega l’attesa, il responsabile resta raggiungibile e modifica la sequenza delle attività. Il gruppo recupera l’errore prima che la tensione diventi scontro. In un assetto saturo, invece, ciascuno resta vincolato alla propria postazione, la pausa esiste soltanto sulla carta, la richiesta di supporto cade nel vuoto e il problema grava su chi opera in prima linea. La temperatura resta identica. Cambia la traiettoria organizzativa.

La distinzione proposta nel Prolegomeno 85, Comunicare, valutare, trasformare, tra predisposizioni individuali, macrocontesto e leve affidate al management aiuta a individuare lo spazio delle scelte organizzative. Il caldo mette alla prova proprio queste leve. La bottiglietta è necessaria, eppure resta una misura puntuale: non stabilisce quali attività debbano proseguire nelle ore critiche, chi possa rallentarle o sospenderle, quali segnali richiedano un intervento e chi debba rispondere quando una persona dichiara di non avere più le condizioni per svolgere il compito.

Qui emerge il paradosso. Molte organizzazioni dichiarano di voler essere resilienti, ma giudicano inefficiente tutto ciò che genera margine: una presenza in più, un tempo libero dalla saturazione, una pausa praticabile, la possibilità di rivedere una decisione. Chiedono alle persone di adattarsi all’imprevisto dopo aver eliminato le condizioni che rendono possibile l’adattamento.

Il Prolegomeno 174, dedicato al burnout e al benessere organizzativo, mette in discussione la resilienza trasformata in qualità individuale da pretendere. Chiedere «resistenza allo stress» può normalizzare lo squilibrio dell’ambiente e trasferirne il costo sulla persona. Il margine organizzativo rovescia questa prospettiva. La resilienza smette di coincidere con la capacità del lavoratore di sopportare e diventa capacità del sistema di modificarsi prima che la pressione produca danno, errore o conflitto.

Per chi esercita responsabilità manageriali, preservare margine significa stabilire in anticipo le priorità, attribuire poteri decisionali e rendere il supporto accessibile nei fatti, senza mantenere risorse inutilizzate prive di criterio. La verifica passa anche da indicatori semplici: pause saltate con frequenza, sostituzioni impossibili, errori privi del tempo necessario per il recupero, comunicazioni che si accorciano, attese senza spiegazione, richieste di aiuto senza seguito, episodi di attrito concentrati negli stessi orari o reparti. Sono segnali di una capacità di tenuta in calo.

Riconoscere il peso del contesto lascia intatta la responsabilità individuale. Evita di trattare il comportamento come un evento isolato e mostra che l’efficienza, quando coincide con la saturazione delle risorse, può trasformarsi in fragilità.

Quando il caldo deforma l’asfalto, ce ne accorgiamo subito. Quando consuma il margine invisibile che consente a un’organizzazione di decidere, comunicare e contenere le tensioni, il segnale arriva spesso in ritardo: l’errore resta senza recupero, la richiesta di aiuto senza risposta, una situazione ordinaria è già diventata conflitto.

Renato Albanese si occupa di rischio comportamentale e organizzativo nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione a violenze, molestie e condotte ostili. È Voting Member del Workplace Violence Prevention Technical Committee di ASIS International e membro di AETAP. Ha pubblicato contributi nell’area Pro Labour de Il Fatto Quotidiano.

203 – continua

1 – DALLO HUMANISTIC AL POP MANAGEMENT
2 – MANIFESTI, ATLANTI, MAPPE E TERRITORI
3 – IL MANAGER PORTMANTEAU
4 – WHICH WAY, WHICH WAY?
5 – LEADERSHIP POP (LEZIONI SHAKESPEARIANE)
6 – OPINION PIECE DI RICCARDO MAGGIOLO
7 – LEADERSHIP POP (APERTURA, AUTONOMIA, AGIO, AUTO-ESPRESSIONE)
8 – OPINION PIECE DI JOSEPH SASSOON
9 – OPINION PIECE DI CESARE CATANIA
10 – OPINION PIECE DI VANNI CODELUPPI
11 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO GIAUME
12 – COLLABORAZIONE POP. L’IRRESISTIBILE ASCESA DELLE COMMUNITY INTERNE
13 – COLLABORAZIONE POP. L’EMPATIA SISTEMICA
14 – COLLABORAZIONE POP. LE COMMUNITY AZIENDALI: UNO STATO DELL’ARTE, PARTE PRIMA
15 – COLLABORAZIONE POP. LE COMMUNITY AZIENDALI: UNO STATO DELL’ARTE, PARTE SECONDA
16 – OPINION PIECE DI MATTEO LUSIANI
17 – OPINION PIECE DI MARCO MILONE
18 – OPINION PIECE DI ALESSIO MAZZUCCO
19 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA STRANGES
20 – OPINION PIECE DI FRANCESCO VARANINI
21 – ORGANIZZAZIONE  POP. COMANDO, CONTROLLO, PAURA, DISORIENTAMENTO
22 – OPINION PIECE DI ROBERTO VERONESI
23 – OPINION PIECE DI FRANCESCO GORI
24 – OPINION PIECE DI NELLO BARILE
25 – OPINION PIECE DI LUCA MONACO
26 – OPINION PIECE DI RICCARDO MILANESI
27 – OPINION PIECE DI LUCA CAVALLINI
28 – OPINION PIECE DI ROBERTA PROFETA
29 – UN PUNTO NAVE
30 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CURA)
31 – OPINION PIECE DI NICHOLAS NAPOLITANO
32 – LEADERSHIP POP. VERSO L’YPERMEDIA PLATIFIRM (CONTENT CURATION)
33 – OPINION PIECE DI FRANCESCO TONIOLO
34 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CONVIVIALITA’)
35 – OPINION PIECE DI LUANA ZANELLATO
36 – OPINION PIECE DI ANDREA BENEDETTI E ISABELLA PACIFICO
37 – OPINION PIECE DI STEFANO TROILO
38 – OPINION PIECE DI DAVIDE GENTA
39 – OPINION PIECE DI ANNAMARIA GALLO
40 – INNOVAZIONE POP. ARIMINUM CIRCUS: IL READING!
41 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CONVOCAZIONE)
42 – OPINION PIECE DI EDOARDO MORELLI
43 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CO-CREAZIONE DI VALORE)
44 – OPINION PIECE DI MARIANNA PORCARO
45 – OPINION PIECE DI DONATO IACOVONE
46 – OPINION PIECE DI DENNIS TONON
47 – OPINION PIECE DI LAURA FACCHIN
48 – OPINION PIECE DI CARLO CUOMO
49 – OPINION PIECE DI CARLO MARIA PICOGNA
50 – OPINION PIECE DI ROBERTO RAZETO
51 – OPINION PIECE DI ALBERTO CHIAPPONI
52 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO ANTONINI
53 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA PILIA
54 – OPINION PIECE DI CLEMENTE PERRONE
55 – OPINION PIECE DI FABRIZIO RAUSO
56 – OPINION PIECE DI LORENZO TEDESCHI
57 – OPINION PIECE DI EUGENIO LANZETTA
58 – OPINION PIECE DI GIOLE GAMBARO
59 – OPINION PIECE DI DANTE LAUDISA
60 – OPINION PIECE DI GIAMPIERO MOIOLI
61 – OPINION PIECE DI GIOVANNI AMODEO
62 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO LOTTO
63 – OPINION PIECE DI GIANLUCA BOTTINI
63 – OPINION PIECE DI MARILU CARNESI
65– OPINION PIECE DI SIMONE FARINELLI
66– OPINION PIECE DI FRANCESCA ANNALISA PETRELLA
67– OPINION PIECE DI VALERIO FLAVIO GHIZZONI
68– OPINION PIECE DI STEFANO MAGNI
69– OPINION PIECE DI LUCA LA BARBERA
70 – INNOVAZIONE POP. ARIMINUM CIRCUS: LA GRAPHIC NOVEL!
71 – LEADERSHIP POP. APOFATICA E CATAFATICA DELLA COMUNICAZIONE
72 – OPINION PIECE DI FEDERICA CRUDELI
73– OPINION PIECE DI MELANIA TESTI
74 – OPINION PIECE DI GIANMARCO GOVONI
75– OPINION PIECE DI MARIACHIARA TIRINZONI
76 – SENSEMAKING POP. LODE DELLA CATTIVA CONSIDERAZIONE DI SE’
77 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA CAPPELLO E ALESSANDRA MAZZEI
78 – OPINION PIECE DI JOE CASINI
79 – OPINION PIECE DI MARTA CIOFFI
80 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (PARTE PRIMA)
81 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (PARTE SECONDA)
82 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (NOTE A MARGINE)
83 – ENGAGEMENT POP. IL MANAGER INGAGGIANTE IMPARA DAI POKEMON
84 – ENGAGEMENT POP. DARE VOCE IN CAPITOLO
85 – ENGAGEMENT POP. COMUNICARE, VALUTARE, TRASFORMARE
86 – SENSEMAKING POP. MALATTIA MENTALE E BENESSERE PSICOLOGICO SUL LAVORO
87 – SENSEMAKING POP. FOLLIA O DIVERSITA’?
88 – OPINION PIECE DI LUIGIA TAURO
89 – OPINION PIECE DI NILO MISURACA
90 – OPINION PIECE DI FRANCESCO DE SANTIS
91 – INNOVAZIONE POP. REMIX, RI-USO, RETELLING
92 – STORYTELLING POP. ARIMINUM CIRCUS AL BOOK PRIDE 2025
93 – OPINION PIECE DI SIMONE VIGEVANO
94 – OPINION PIECE DI LORENZO FARISELLI
95 – OPINION PIECE DI MARTINA FRANZINI
96 – OPINION PIECE DI EMANUELA RIZZO
97 – INNOVAZIONE POP. OLTRE LA PRE-INTERPRETAZIONE
98 – INNOVAZIONE POP. FORMAZIONE: ANALOGICA, METAVERSALE, IBRIDA
99 – ARIMINUM CIRCUS: LA VISUAL NOVEL!
100 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE PRIMA)
101 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE SECONDA)
102 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE TERZA)
103– La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE QUARTA)
104– La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE QUINTA)
105– OPINION PIECE DI ALEXANDRA NISTOR
106– FORMAZIONE POP. PARTE PRIMA
107– FORMAZIONE POP. PARTE SECONDA
108– OPINION PIECE DI FEDERICA GRAZIA BARTOLINI
109– OPINION PIECE DI FEDERICO PLATANIA
110– OPINION PIECE DANIELA DI CIACCIO
111– OPINION PIECE DI LUCIANA MALARA E DONATELLA MONGERA
112– IL RITORNO DEL CEOPOP
113– LA VISIONE DEI CEOPOP (VOLUME 1)
114– LA VISIONE DEI CEOPOP (VOLUME 2)
115 – LA COMUNICAZIONE DEL CEOPOP
116– CEOPOP E PARTI SOCIALI
117– CHE POP MANAGER SEI? L’ESTETA
118– STORYTELLING POP. UNA COMUNICAZIONE POP PER IL NON PROFIT
119– CHE POP MANAGER SEI? VISIONARIO/VISIONARIA
120– OPINION PIECE DI REMO PONTI
121– CHE POP MANAGER SEI? EMPATICA/EMPATICO
122– OPINION PIECE DI GIACOMO GRASSI
123– CHE POP MANAGER SEI? INNOVATORE/INNOVATRICE
124– SECONDA CONVERSAZIONE COLLABORATIVA SUL POP BRANDING
125– CHE POP MANAGER SEI? SIMPOSIARCA
126– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (1)
127– CHE POP MANAGER SEI? ESPLORATORE/ESPLORATRICE
128– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (2)
129– CHE POP MANAGER SEI? IRONIC DIVA/DIVO
130– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (3)
131– CHIUSI PER FERIE
132– OPINION PIECE DI ELENA BOBBOLA E MARIE LOUISE DENTI
133– CHE POP MANAGER SEI? PRATICO/PRATICA
134- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – INDUSTRIA
135- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – NO SERVIZI
136- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – NO PROFIT
137- LEADERSHIP POP E VIDEOGIOCHI. PARTE PRIMA
138- LEADERSHIP POP E VIDEOGIOCHI. PARTE SECONDA
139- LA CONSULENZA NELL’ERA DELL’AI AGENT
140- INNOVAZIONE POP NEL RETAIL
141- LA NUOVA ERA MEDIATICA
142- BRAND FORWARD!
143- OPINION PIECE DI ALESSANDRA LAZZAZARA E STEFANO ZA
144- LA FORZA DELLA GENTILEZZA. PARTE PRIMA
145- LA FORZA DELLA GENTILEZZA. PARTE SECONDA
146 – NELLO BARILE E LE IMMAGINI DI UN MONDO IN FRANTUMI
147 – INNOVARE NELLA PA
148 – OPINION PIECE DI SALVATORE RICCO
149 – OPINION PIECE DI LUCA MAGNI
150 – INNOVAZIONE POP. DISTANT WRITING E SOCIAL READING
151 – L’ADOZIONE LENTA DELLA AI IN AZIENDA – 1
152 – OPINION PIECE DI CRISTIANO GHIRINGHELLI, RAOUL NACAMULLI, LUCA QUARATINO 
153 – OPINION PIECE DI MICHELA MATARAZZO
154 – OPINION PIECE DI MARIA FRANCESCA IANNONE
155– OPINION PIECE DI MOIRA BUZZOLANI
156– OPINION PIECE DI LUCA GUERRASIO
157 – IMPARARE LA LEADERSHIP DALLE SERIE TV
158 – DA HAMLET A E: GENEALOGIA DEL DISTANT WRITING COLLABORATIVO
159 – OPINION PIECE DI PAOLO BORTOLOTTI
160 – DAL DISTANT WRITING AL SOCIAL READING: TRE LIVELLI DI INTELLIGENZA COLLABORATIVA
161 – L’ADOZIONE LENTA DELLA AI IN AZIENDA – 2
162 – DALL’AZIENDA NARRATIVA ALLA COMMUNITY INTERPRETANTE
163 – OPINION PIECE DI MARCO GRECO
164 – LE AI CHE RECITANO LA COSCIENZA
165 – LA SINGOLARITA’ ORGANIZZATIVA
166 – MANAGER ALL’ASILO!
167 – IL MANOSCRITTO E LA RESA SILENZIOSA
168 – L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE VENDITE
169 – OPINION PIECE DI CATERINA BOSCHETTI
170 – INTELLIGENZA ARTIFICIALE E STILI COGNITIVI
171 – OPINION PIECE DI GIULIA ALOISIO RAFAIANI
172 – DAGLI STILI COGNITIVI ALLA GOVERNANCE COGNITIVA
173 – OPINION PIECE DI FRANCOIS RASTIER
174 – OPINION PIECE DI DANIELA GENSABELLA
175 – OPINION PIECE DI ALEX CASCARANO
176 – OPINION PIECE DI ELIO BORGONOVI, FILIPPO ABRAMO, MAURO MEDA
177 – OPINION PIECE DI FILIPPO POLETTI
178 – OPINION PIECE DI AGATHE MEZZADRI-GUEDJ
179 – DUE ANNI DI AVVENTURE COLLABORATIVE
180 – OPINION PIECE DI FEDERICO MATTIA DOLCI
181 – OPINION PIECE DI MONICA MAGNONI
182– OPINION PIECE DI LUIGI CONGEDO
183– IL PROTOCOLLO DI SORVEGLIANZA STILISTICA
184– OPINION PIECE DI MANUELA RONCHI
185– PRIMA CHE GLI AGENTI DECIDANO PER NOI
186– OPINION PIECE DI VALENTINA DARA
187– LA COMPLESSITA’ E’ COLLABORATIVA. IL PENSERO POP DI EDGAR MORIN
188– LINGUAGGIO, IDENTITA’ E POTERE NELLE ORGANIZZAZIONI. PARTE PRIMA
189– LINGUAGGIO, IDENTITA’ E POTERE NELLE ORGANIZZAZIONI. PARTE SECONDA
190 – OPINION PIECE DI PAOLA VILLANI
191– LINGUAGGIO, IDENTITA’ E POTERE NELLE ORGANIZZAZIONI. PARTE TERZA
192 – OPINION PIECE DI DANIEL TRABUCCHI E TOMMASO BUGANZA
193 – OPINION PIECE DI MAURIZIO CARMIGNANI
194 – IL SOCIAL READING DEL ROMANZO E VINCE IL PREMIO ECCELLENZA TECNOLOGICA AIF
195 – OPINION PIECE DI LUCA MORI
196 – VISUAL PIECE DI FABIOLA GIANCANE
198 – REINVENTARE LE ACADEMY AZIENDALI
199 – OPINION PIECE DI RICCARDO SANTILLI
200– ARRIVANO I POP BADGE!
201 – OPINION PIECE DI PIER GIORGIO CURI
202 – OPINION PIECE DI ROSSELLA PALMIERI E GAETANO SERVIDDIO