Prolegomeni al Manifesto del Pop Management 166. Manager all’asilo!

Introduzione di Marco Minghetti

Questo contributo di Maria R. Cianniello, Flavio Renga, Maria Oddo e Roberto Veronesi si colloca in un punto di convergenza strategica nell’architettura del Pop Management: quello in cui Formazione Pop, Engagement Pop e Sensemaking Pop si intrecciano per costruire un dispositivo capace di far emergere competenze attraverso l’esperienza diretta.

L’esperienza MAA (Manager All’Asilo) traduce in pratica quanto sostenuto nei Prolegomeni 106107 sulla Formazione Pop: “trasformare la formazione in esperienza coinvolgente, con focus su interazione utile, partecipazione attiva, immersività e personalizzazione”. La radicalità sta nel fatto che qui l’immersività viene da un contesto reale, dove i codici manageriali usuali perdono efficacia e dove le competenze relazionali si manifestano o crollano in tempi brevissimi.

Il dispositivo risponde in primo luogo alla domanda posta nel Prolegomeno 84 sull’Engagement: come dare effettivamente “voce in capitolo” alle persone? L’asilo diventa un campo dove l’engagement si rivela attraverso l’azione concreta. Come ho scritto in quel testo: “l’engagement cresce quando le persone hanno ‘voce in capitolo’: ascolto reale, spazio al dissenso costruttivo e feedback che produce conseguenze”. Nel contesto MAA, il feedback arriva immediato e immacolato dai bambini, senza sovrastrutture.

Lo spazio dell’asilo viene richiamato esplicitamente nel Prolegomeno 111 di Lucilla Malara e Donatella Mongera, che analizzano lo “Spazio InVisibile” come “attore organizzativo sottovalutato che influenza pratiche, percezioni e cultura del lavoro”. Gli autori del presente contributo scrivono: “MAA prevede proprio lo spazio asilo come ambiente scenico imprescindibile, con esclusione di ogni ipotesi di trasposizione dell’esperienza formativa in luogo diverso. L’asilo è ‘habitat relazionale e di pensiero’ che consente la rottura rispetto all’ambiente di lavoro, è spazio naturale perché costruito.”

Il richiamo al Prolegomeno 71 sulla “Apofàtica e catafàtica della convocazione” è altrettanto centrale. Scrivevo: “Penso ad un linguaggio che sia capace di sottrarsi alla terminologia specialistica che costruisce monologhi di termini mascherati da dialoghi: distanze senza ponti verso l’altro, formule che non aprono ad altre menti o verso nuovi punti di vista”. L’esperienza MAA realizza esattamente questo: un linguaggio costruito nell’interazione, dove i codici astratti vengono abbandonati per coniare all’istante nuove forme comunicative funzionali al gioco e alla relazione.

Sul piano teorico, il riferimento all’Apprendimento Creativo di Mitchel Resnick si connette al Prolegomeno 98 sulla “Formazione analogica, metaversale, ibrida”, dove si sostiene che “il punto è la progettazione didattica: immersività, canali sensoriali attivati, interazione e contesto determinano qualità ed efficacia dell’apprendimento”. MAA attiva tutti questi elementi in un setting fisico che produce un’immersività radicale: postura, tempo, prossemia, linguaggio vengono completamente riscritti.

La dimensione della co-creazione — centrale nel Pop Management — trova in MAA una realizzazione concreta. I suoi risultati sono “contigui ai concetti di co-creazione e di narrazione, intesi come substrato sul quale attecchiscono la partecipazione e la responsabilità diretta di ciascuno nel risultato”. Il debriefing condotto “a misura di bambini” dalle maestre trasforma l’evento in narrazione condivisa, dove ognuno è stato protagonista e co-creatore.

Il tema della gentilezza richiamato nel contributo trova riscontro nei Prolegomeni 144145 sulla “Forza della Gentilezza”. Nel Prolegomeno 144 si legge: “Consideriamo poi l’Empatia Sistemica: Il terzo principio del Manifesto Assogentile la definisce come la capacità di riconoscere le emozioni altrui, leggere il contesto, adattare la comunicazione”. MAA mette alla prova questa capacità su un piano complesso: comprensione delle fantasie e della creatività, con un “test empatia” che riceve feedback istantaneo e consente “ritarature continue, semplici, efficaci”.

La distinzione rispetto alla gamification viene chiarita nel Prolegomeno 138 dove si critica la “gamification cosmetica (‘punti e premi’)”: il Pop Management impara dal gioco soprattutto per regole chiare, feedback rapidi, cicli brevi di apprendimento e narrazione condivisa che rende l’azione sostenibile”. Gli autori di questo contributo precisano: “Quando utilizziamo la parola ‘gioco’, parliamo di gioco in senso costruzionista, nella tradizione di Papert e Resnick: il giocare come verbo — play music, play a game, play football. Un processo fatto di iterazioni multiple, sperimentazione, provare cose nuove, prendersi rischi e imparare dall’inatteso”.

Sul versante della Leadership Pop, il dispositivo MAA attiva quanto descritto ancora nel Prolegomeno 71 sulla leadership convocativa: “Il leader pop agisce come curatore: seleziona, interpreta e mette a sistema contenuti, relazioni e conoscenza per la comunità organizzativa” (vedi anche Prolegomeni 30). Nel contesto MAA, il manager è chiamato a convocare partecipazione in un setting dove il comando-controllo fallisce strutturalmente.

Il tema del benessere psicologico discusso in tanti Prolegomeni trova in MAA un terreno di applicazione. Il Prolegomeno 86 ad esempio sostiene: “Prevenire il disagio è condizione per apprendimento, qualità delle relazioni e forme credibili di engagement”. L’ambiente asilo, caratterizzato da “gentilezza come obiettivo e tensione positiva al miglioramento”, crea condizioni di sicurezza psicologica dove l’errore diventa occasione di crescita e l’imperfezione viene accolta.

Infine, la questione della preparazione degli adulti sollevata dagli autori (“Se si esplicita bene il senso dell’attività, il rischio è la svalutazione”) dialoga con quanto scritto nel Prolegomeno 160 sul distant writing: “Delega l’esecuzione, non il criterio”. In MAA, il rischio è delegare il senso dell’esperienza all’entertainment, perdendo la cornice narrativa che trasforma l’evento in apprendimento trasferibile. Serve un’assunzione di responsabilità (concetto centrale nel Prolegomeno 150) che renda esplicito il patto formativo e costruisca il ponte tra esperienza e competenza.

MAA in conclusione rappresenta un test empirico delle tesi del Pop Management: un acceleratore di realtà che rende osservabili dinamiche altrimenti invisibili, un dispositivo che attiva meta-capacità attraverso la rottura controllata dei frame abituali, un campo dove leadership convocativa, empatia e cura si misurano come pratiche verificabili, dentro un’architettura rigorosa che integra teoria dell’apprendimento, responsabilità etica e progettazione dello spazio come variabile strategica.

 Manager all’asilo: archeologia di un dispositivo formativo (e di ciò che rivela)

Maria R. Cianniello, Flavio Renga, Maria Oddo e Roberto Veronesi

C’è un equivoco che resiste, duro a morire: che la formazione manageriale coincida con l’accumulo di strumenti. Un corso trasferisce conoscenze, un coaching installa comportamenti, un webinar aggiorna lessici. Eppure, il contesto — quello reale, non quello che sta nelle slide — ha già spostato l’asticella: oggi non basta saper applicare modelli, occorre saperli sospendere. Occorre attivare meta-capacità: reggere l’imprevisto, attraversare contraddizioni, negoziare equilibri tra forze opposte, scegliere strade che non hanno ancora un tracciato.

Il cambiamento si vede dove meno ce lo aspettiamo: nei clienti interni ed esterni, nei collaboratori, nei neoassunti. Non sorprendono solo per ciò che chiedono, ma per come lo chiedono. I bisogni affondano in un ordine valoriale mutato; il linguaggio cambia grammatica; la relazione impone nuove condizioni di legittimità. In questo scenario, la domanda diventa: quale dispositivo formativo è in grado di far emergere — non solo insegnare — le competenze necessarie a governare la complessità senza ridurla?

La risposta, spiazzante solo in apparenza, è un esperimento: mettere il manager in un contesto dove i codici usuali non funzionano. Una scuola dell’infanzia. Non come luogo “metaforico”, ma come campo. Perché la gestione di un’attività in un asilo — con “clienti” tra i 4 e i 6 anni, con linguaggi non negoziabili, con dinamiche relazionali ad alta sensibilità — produce una condizione rara: rende visibili, in tempi brevi, le strutture profonde del comportamento adulto.

Leggiamo in Prolegomeni 111 Opinion Piece di Lucilla Malara e Donatella Mongera dello spazio come concausa del benessere organizzativo e MAA, nella consapevolezza di quanto il contesto sia determinante, prevede proprio lo spazio asilo come ambiente scenico imprescindibile, con esclusione di ogni ipotesi di trasposizione dell’esperienza formativa in luogo diverso. L’asilo è “habitat relazionale e di pensiero” che nel caso di MAA consente la rottura rispetto all’ambiente di lavoro, è spazio naturale perché non costruito, a differenza di altre esperienze formative “out of the box” che raramente superano i limiti dell’artificialità. In questo avviene il “passaggio cruciale: si lascia alle spalle la verticalità del comando per abbracciare l’orizzontalità della cura”.

Nell’esperienza di MAA si modificano anche le condizioni spazio-temporali.

La bolla personale, l’uovo prossemico, si rompe e la postura abituale si disarticola; le due posizioni standard, in piedi o seduti, vengono abbandonate per assumerne altre funzionali al gioco; occorre abbassarsi, sdraiarsi, capovolgersi. E anche il tempo cambia – il tempo delle interazioni – perché le reazioni ai comportamenti sono immediate, visibili e libere da sovrastrutture, suscettibili di correzioni e aggiustamenti che riallineano all’istante la comunicazione. Il peso delle parole si riduce a favore delle espressioni, dei gesti, del contatto visivo; i codici astratti sono minimi e alcuni coniati all’istante, come esito della creatività. Un passaggio di Marco Minghetti in Prolegomeni 71 Apofàtica e catàfatica della convocazione, corrobora la condizione comunicativa che si realizza in MAA: “Penso ad un linguaggio che sia capace di sottrarsi alla terminologia specialistica che costruisce monologhi di termini mascherati da dialoghi: distanze senza ponti verso l’altro, formule che non aprono ad altre menti o verso nuovi punti di vista”.

L’idea nasce da un’osservazione empirica: chiunque abbia assistito all’inserimento dei figli alla scuola dell’infanzia, o a una festa dei piccoli, ha visto adulti competenti in azienda diventare improvvisamente esitanti, rigidi, impazienti, o eccessivamente performativi. Come se il contesto infantile smontasse la maschera del ruolo e chiedesse — senza sconti — una presenza diversa.

Su questa intuizione si innesta una progettazione rigorosa.Il gruppo di lavoro che ha progettato e realizzato l’intervento riunisce competenze complementari (Maria R. Cianniello, Flavio Renga, Maria Oddo) e attinge a cornici teoriche che non hanno funzione ornamentale, ma strutturale: l’Apprendimento Creativo di Mitchel Resnick e, sullo sfondo, la piramide dei bisogni di Maslow come promemoria, poiché senza condizioni minime di sicurezza e fiducia, non c’è apprendimento che tenga.

Il primo vincolo è etico e operativo insieme: senza il consenso di bambini e genitori, il progetto non può nemmeno cominciare. Per questo si definiscono obiettivi anche per i piccoli, che non sono comparse in un laboratorio per adulti, ma soggetti di un’esperienza che deve produrre crescita.

Per gli adulti, gli obiettivi formativi non sono un elenco di buone intenzioni: sono competenze che, nell’ambiente aziendale, spesso restano dichiarate ma non testate.

Qui invece si manifestano in forma concreta:

  • Soft skills: pazienza, flessibilità, adattamento a dinamiche non programmabili.
  • Capacità di mettersi in gioco: sperimentare approcci nuovi, imparare dall’incontro.
  • Empatia: ascolto attivo, lettura delle emozioni, costruzione di fiducia.
  • Linguaggi coerenti al contesto: scegliere parole e comportamenti che non violentino la relazione educativa.
  • Leadership: guidare per esempio, condividere responsabilità, ispirare senza comando.
  • Creatività e innovazione: progettare attività efficaci, originali, coinvolgenti.
  • Autovalutazione: riflettere sui propri automatismi, riconoscere punti di forza e aree cieche.

Per i bambini, l’esperienza lavora su competenze relazionali e comunicative: accoglienza, collaborazione, fiducia in sé, immaginazione, empatia. Anche qui il punto non è “intrattenere”, ma creare un setting in cui l’incontro con nuovi adulti diventi occasione di crescita e di parola.

La struttura dell’intervento traduce la teoria in pratica, con un’articolazione che ricorda una spirale: progettare, agire, osservare, riflettere. Un’ora di confronto con direzione e maestre per progettare l’attività e raccogliere informazioni di contesto; due ore circa con i bambini; un debriefing con docente di management che ha osservato le dinamiche; un debriefing “a misura di bambini” condotto dalle maestre. Nei giorni successivi, una raccolta di riflessioni (libere e guidate) per trasformare l’evento in apprendimento trasferibile.

Così, in poche ore, il gruppo di apprendimento di bambini e adulti ha costruito sulla realtà e non sui codici una storia, una piccola storia, in cui ognuno è stato protagonista e se ne sente co-creatore.

“La co-creazione è cruciale” si legge in Prolegomeni 126 Sensemaking Pop. Una nuova grammatica del lavoro – 1 e i risultati di MAA sono evidentemente contigui ai concetti di co-creazione e di narrazione, intesi come substrato sul quale attecchiscono la partecipazione e, conseguenza non secondaria, la responsabilità diretta di ciascuno nel risultato, responsabilità peraltro evidenziata in questa proposta come valore e mai come fallimento.

Non potrebbe essere diversamente, poiché la moderna scienza dell’educazione è il campo fiorito della crescita dell’individuo, dell’accettazione delle imperfezioni e delle diversità. Ritroviamo la gentilezza come obiettivo e tensione positiva al miglioramento, perché evidentemente lo richiedono le organizzazioni carenti in tal senso, in Prolegomeni 144 La forza della Gentilezza. Parte Prima: “Consideriamo poi l’Empatia Sistemica: Il terzo principio del Manifesto Assogentile la definisce come la capacità di riconoscere le emozioni altrui, leggere il contesto, adattare la comunicazione.” MAA è intrisa di gentilezza e necessariamente è attività che mette alla prova l’empatia su piano complesso sì dei sentimenti ma più ancora della comprensione delle fantasie e della creatività; aggiungiamo che il “test empatia” riceve un feedback istantaneo e immacolato dai bambini e che agevola ritarature continue, semplici, efficaci.

Qui si vede l’asse portante dell’Apprendimento Creativo: immaginare, creare, giocare, condividere, riflettere. Non come sequenza decorativa, ma come dispositivo di apprendimento iterativo che si alimenta di sperimentazione e feedback. E si vede anche un punto di attenzione decisivo: le dinamiche di potere. Se si imponesse un reverse mentoring radicale (il bambino che insegna all’adulto), si rischierebbe un’inversione gerarchica destabilizzante. Il progetto sceglie invece una strada più sottile dell’ esperienza condivisa, adulti e bambini sullo stesso piano del gioco, con ruoli chiari ma non autoritari.

Ci colleghiamo a Prolegomeni 106 La Formazione Pop: “…un mondo dove competenze nuove quali l’Intelligenza Collaborativa, la Leadership convocativa, l’Apertura alla diversità, la Cura, la Co-generazione di valore  sono fondamentali per creare contesti lavorativi (digitali, analogici, ibridi) conviviali e retti da empatia sistemica, ovvero adeguati per riaccendere nelle persone quell’engagement che sta divenendo sempre più scarso”.

Qui si parla anche di “gamification”, un approccio dal quale però ci distinguiamo. Quando utilizziamo la parola “gioco”, non ci riferiamo tanto al divertimento — anche se siamo felici quando bambini e adulti provano piacere mentre imparano — né alla gamification, intesa come apprendere contenuti attraverso meccaniche di gioco (puzzle, giochi di ruolo, ecc.).

Noi parliamo di gioco in senso costruzionista, nella tradizione di Papert e Resnick: il giocare come verbo nell’accezione più anglosassone del termine — play music, play a game, play football.

Un processo fatto di iterazioni multiple, sperimentazione, provare cose nuove, prendersi rischi e imparare dall’inatteso.

Resta un’ultima criticità, forse la più delicata: la preparazione degli adulti. Se non si esplicita bene il senso dell’attività, il rischio è la svalutazione (“che cosa c’entra con il mio lavoro?”). In altre parole: un dispositivo così potente può fallire non per debolezza intrinseca, ma per difetto di cornice narrativa. Perché anche la formazione, come ogni pratica complessa, vive di un patto di senso.

E forse è proprio qui la lezione più netta: l’asilo non è un luogo “semplice”. È un acceleratore di realtà. Costringe l’adulto a confrontarsi con ciò che in azienda spesso resta sotto traccia: la qualità dell’ascolto, la gestione della frustrazione, la coerenza tra parole e gesti, la leadership come cura della relazione. In un tempo che chiede di governare la complessità senza cancellarla, un’aula di scuola dell’infanzia può diventare, paradossalmente, uno dei laboratori più seri per la formazione manageriale.

Gli Autori

Maria R. Cianniello è docente a contratto all’Università Suor Orsola Benincasa – corso di laurea magistrale in Consulenza Pedagogica – consulente e formatrice direzionale area marketing, qualità dei servizi, comunicazione, sviluppo del personale della PA e analisi di fattibilità di iniziative imprenditoriali.

Maria Oddo, coordinatrice didattica di una scuola dell’ infanzia da quasi 25 anni. Impegnata attivamente nello studio di metodi innovativi per l’insegnamento e in dialogo con diverse realtà per condividere su cammini di ripensamento.

Flavio Renga è Senior Research Engineer presso la Fondazione LINKS, dove unisce la passione per la tecnologia e l’apprendimento. Progetta sistemi e soluzioni tecnologiche innovative ed esplora il Creative Learning del Lifelong Kindergarten del MIT Media Lab come approccio educativo in cui si impara lavorando a progetti concreti e significativi per chi apprende.

Roberto Veronesi, responsabile Comunicazione e Sviluppo Risorse in Fondazione LINKS. Ha lavorato presso grandi gruppi (Fiat, Seat Pagine Gialle, Iren) ricoprendo posizioni di vertice in Comunicazione e HR. Giornalista, docente IED è autore di alcuni libri e raccolte di racconti.

Bibliografia

Casula C., I porcospini di Schopenhauer, Franco Angeli, Milano, 2000

Axerlrod R., Giochi di reciprocità:l’insorgenza della cooperazione, Feltrinelli, Milano, 1985

Veronesi R., Qui non ride mai nessuno, Gruppo Albatros Il Filo, Roma, 2021

Goleman D., Intelligenza Emotiva, Bur Rizzoli, Milano, 2022

Castagna M., Progettare la formazione, Franco Angeli, Milano, 2002

Knowles M., Quando l’adulto impara, Franco Angeli, Milano, 2007

Capranico S., Role Playing, Raffaello Cortina Editore, Milano 1997

Morin E., Insegnare a Vivere, Raffaello Cortina Editore, Milano, 20215

Resnick M., Come i bambini. Immaginare, creare, giocare e condividere, Erickson, Trento, 2018

166 – Puntate precedenti

1 – DALLO HUMANISTIC AL POP MANAGEMENT
2 – MANIFESTI, ATLANTI, MAPPE E TERRITORI
3 – IL MANAGER PORTMANTEAU
4 – WHICH WAY, WHICH WAY?
5 – LEADERSHIP POP (LEZIONI SHAKESPEARIANE)
6 – OPINION PIECE DI RICCARDO MAGGIOLO
7 – LEADERSHIP POP (APERTURA, AUTONOMIA, AGIO, AUTO-ESPRESSIONE)
8 – OPINION PIECE DI JOSEPH SASSOON
9 – OPINION PIECE DI CESARE CATANIA
10 – OPINION PIECE DI VANNI CODELUPPI
11 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO GIAUME
12 – COLLABORAZIONE POP. L’IRRESISTIBILE ASCESA DELLE COMMUNITY INTERNE
13 – COLLABORAZIONE POP. L’EMPATIA SISTEMICA
14 – COLLABORAZIONE POP. LE COMMUNITY AZIENDALI: UNO STATO DELL’ARTE, PARTE PRIMA
15 – COLLABORAZIONE POP. LE COMMUNITY AZIENDALI: UNO STATO DELL’ARTE, PARTE SECONDA
16 – OPINION PIECE DI MATTEO LUSIANI
17 – OPINION PIECE DI MARCO MILONE
18 – OPINION PIECE DI ALESSIO MAZZUCCO
19 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA STRANGES
20 – OPINION PIECE DI FRANCESCO VARANINI
21 – ORGANIZZAZIONE  POP. COMANDO, CONTROLLO, PAURA, DISORIENTAMENTO
22 – OPINION PIECE DI ROBERTO VERONESI
23 – OPINION PIECE DI FRANCESCO GORI
24 – OPINION PIECE DI NELLO BARILE
25 – OPINION PIECE DI LUCA MONACO
26 – OPINION PIECE DI RICCARDO MILANESI
27 – OPINION PIECE DI LUCA CAVALLINI
28 – OPINION PIECE DI ROBERTA PROFETA
29 – UN PUNTO NAVE
30 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CURA)
31 – OPINION PIECE DI NICHOLAS NAPOLITANO
32 – LEADERSHIP POP. VERSO L’YPERMEDIA PLATIFIRM (CONTENT CURATION)
33 – OPINION PIECE DI FRANCESCO TONIOLO
34 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CONVIVIALITA’)
35 – OPINION PIECE DI LUANA ZANELLATO
36 – OPINION PIECE DI ANDREA BENEDETTI E ISABELLA PACIFICO
37 – OPINION PIECE DI STEFANO TROILO
38 – OPINION PIECE DI DAVIDE GENTA
39 – OPINION PIECE DI ANNAMARIA GALLO
40 – INNOVAZIONE POP. ARIMINUM CIRCUS: IL READING!
41 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CONVOCAZIONE)
42 – OPINION PIECE DI EDOARDO MORELLI
43 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CO-CREAZIONE DI VALORE)
44 – OPINION PIECE DI MARIANNA PORCARO
45 – OPINION PIECE DI DONATO IACOVONE
46 – OPINION PIECE DI DENNIS TONON
47 – OPINION PIECE DI LAURA FACCHIN
48 – OPINION PIECE DI CARLO CUOMO
49 – OPINION PIECE DI CARLO MARIA PICOGNA
50 – OPINION PIECE DI ROBERTO RAZETO
51 – OPINION PIECE DI ALBERTO CHIAPPONI
52 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO ANTONINI
53 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA PILIA
54 – OPINION PIECE DI CLEMENTE PERRONE
55 – OPINION PIECE DI FABRIZIO RAUSO
56 – OPINION PIECE DI LORENZO TEDESCHI
57 – OPINION PIECE DI EUGENIO LANZETTA
58 – OPINION PIECE DI GIOLE GAMBARO
59 – OPINION PIECE DI DANTE LAUDISA
60 – OPINION PIECE DI GIAMPIERO MOIOLI
61 – OPINION PIECE DI GIOVANNI AMODEO
62 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO LOTTO
63 – OPINION PIECE DI GIANLUCA BOTTINI
65– OPINION PIECE DI SIMONE FARINELLI
66– OPINION PIECE DI FRANCESCA ANNALISA PETRELLA
67– OPINION PIECE DI VALERIO FLAVIO GHIZZONI
68– OPINION PIECE DI STEFANO MAGNI
69– OPINION PIECE DI LUCA LA BARBERA
70 – INNOVAZIONE POP. ARIMINUM CIRCUS: LA GRAPHIC NOVEL!
71 – LEADERSHIP POP. APOFATICA E CATAFATICA DELLA COMUNICAZIONE
72 – OPINION PIECE DI FEDERICA CRUDELI
73– OPINION PIECE DI MELANIA TESTI
74 – OPINION PIECE DI GIANMARCO GOVONI
75– OPINION PIECE DI MARIACHIARA TIRINZONI
76 – SENSEMAKING POP. LODE DELLA CATTIVA CONSIDERAZIONE DI SE’
77 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA CAPPELLO E ALESSANDRA MAZZEI
78 – OPINION PIECE DI JOE CASINI
79 – OPINION PIECE DI MARTA CIOFFI
80 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (PARTE PRIMA)
81 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (PARTE SECONDA)
82 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (NOTE A MARGINE)
83 – ENGAGEMENT POP. IL MANAGER INGAGGIANTE IMPARA DAI POKEMON
84 – ENGAGEMENT POP. DARE VOCE IN CAPITOLO
85 – ENGAGEMENT POP. COMUNICARE, VALUTARE, TRASFORMARE
86 – SENSEMAKING POP. MALATTIA MENTALE E BENESSERE PSICOLOGICO SUL LAVORO
87 – SENSEMAKING POP. FOLLIA O DIVERSITA’?
88 – OPINION PIECE DI LUIGIA TAURO
89 – OPINION PIECE DI NILO MISURACA
90 – OPINION PIECE DI FRANCESCO DE SANTIS
91 – INNOVAZIONE POP. REMIX, RI-USO, RETELLING
92 – STORYTELLING POP. ARIMINUM CIRCUS AL BOOK PRIDE 2025
93 – OPINION PIECE DI SIMONE VIGEVANO
94 – OPINION PIECE DI LORENZO FARISELLI
95 – OPINION PIECE DI MARTINA FRANZINI
96 – OPINION PIECE DI EMANUELA RIZZO
97 – INNOVAZIONE POP. OLTRE LA PRE-INTERPRETAZIONE
98 – INNOVAZIONE POP. FORMAZIONE: ANALOGICA, METAVERSALE, IBRIDA
99 – ARIMINUM CIRCUS: LA VISUAL NOVEL!
100 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE PRIMA)
101 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE SECONDA)
102 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE TERZA)
103– La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE QUARTA)
104– La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE QUINTA)
105– OPINION PIECE DI ALEXANDRA NISTOR
106– FORMAZIONE POP. PARTE PRIMA
107– FORMAZIONE POP. PARTE SECONDA
108– OPINION PIECE DI FEDERICA GRAZIA BARTOLINI
109– OPINION PIECE DI FEDERICO PLATANIA
110– OPINION PIECE DANIELA DI CIACCIO
111– OPINION PIECE DI LUCIANA MALARA E DONATELLA MONGERA
112– IL RITORNO DEL CEOPOP
113– LA VISIONE DEI CEOPOP (VOLUME 1)
114– LA VISIONE DEI CEOPOP (VOLUME 2)
115 – LA COMUNICAZIONE DEL CEOPOP
116– CEOPOP E PARTI SOCIALI
117– CHE POP MANAGER SEI? L’ESTETA
118– STORYTELLING POP. UNA COMUNICAZIONE POP PER IL NON PROFIT
119– CHE POP MANAGER SEI? VISIONARIO/VISIONARIA
120– OPINION PIECE DI REMO PONTI
121– CHE POP MANAGER SEI? EMPATICA/EMPATICO
122– OPINION PIECE DI GIACOMO GRASSI
123– CHE POP MANAGER SEI? INNOVATORE/INNOVATRICE
124– SECONDA CONVERSAZIONE COLLABORATIVA SUL POP BRANDING
125– CHE POP MANAGER SEI? SIMPOSIARCA
126– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (1)
127– CHE POP MANAGER SEI? ESPLORATORE/ESPLORATRICE
128– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (2)
129– CHE POP MANAGER SEI? IRONIC DIVA/DIVO
130– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (3)
131– CHIUSI PER FERIE
132– OPINION PIECE DI ELENA BOBBOLA E MARIE LOUISE DENTI
133– CHE POP MANAGER SEI? PRATICO/PRATICA
134- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – INDUSTRIA
135- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – NO SERVIZI
136- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – NO PROFIT
137- LEADERSHIP POP E VIDEOGIOCHI. PARTE PRIMA
138- LEADERSHIP POP E VIDEOGIOCHI. PARTE SECONDA
139- LA CONSULENZA NELL’ERA DELL’AI AGENT
140- INNOVAZIONE POP NEL RETAIL
141- LA NUOVA ERA MEDIATICA
142- BRAND FORWARD!
143- OPINION PIECE DI ALESSANDRA LAZZAZARA E STEFANO ZA
144- LA FORZA DELLA GENTILEZZA. PARTE PRIMA
145- LA FORZA DELLA GENTILEZZA. PARTE SECONDA
146 – NELLO BARILE E LE IMMAGINI DI UN MONDO IN FRANTUMI
147 – INNOVARE NELLA PA
148 – OPINION PIECE DI SALVATORE RICCO
149 – OPINION PIECE DI LUCA MAGNI
150 – INNOVAZIONE POP. DISTANT WRITING E SOCIAL READING
151 – L’ADOZIONE LENTA DELLA AI IN AZIENDA – 1
152 – OPINION PIECE DI CRISTIANO GHIRINGHELLI, RAOUL NACAMULLI, LUCA QUARATINO 
153 – OPINION PIECE DI MICHELA MATARAZZO
154 – OPINION PIECE DI MARIA FRANCESCA IANNONE
155– OPINION PIECE DI MOIRA BUZZOLANI
156– OPINION PIECE DI LUCA GUERRASIO
157 – IMPARARE LA LEADERSHIP DALLE SERIE TV
158 – DA HAMLET A E: GENEALOGIA DEL DISTANT WRITING COLLABORATIVO
159 – OPINION PIECE DI PAOLO BORTOLOTTI
160 – DAL DISTANT WRITING AL SOCIAL READING: TRE LIVELLI DI INTELLIGENZA COLLABORATIVA
161 – L’ADOZIONE LENTA DELLA AI IN AZIENDA – 2
162 – DALL’AZIENDA NARRATIVA ALLA COMMUNITY INTERPRETANTE
163 – OPINION PIECE DI MARCO GRECO
164 – LE AI CHE RECITANO LA COSCIENZA
165 – LA SINGOLARITA’ ORGANIZZATIVA