Prolegomeni al Manifesto del Pop Management 153. Opinion Piece di Michela Matarazzo

Introduzione

In questo prezioso contributo, Michela Matarazzo – Professoressa Ordinaria di Management e Marketing Internazionale all’Università Guglielmo Marconi, studiosa riconosciuta per le sue ricerche sulla narrazione d’impresa, sulla sostenibilità sociale e sul marketing trasformativo – ci offre una riflessione profonda e articolata sul futuro del Made in Italy nell’era dell’intelligenza artificiale. Il suo sguardo non si limita alla superficie del fenomeno, ma penetra nelle dinamiche più profonde che stanno ridefinendo il rapporto tra tradizione e innovazione, tra radici culturali e trasformazione digitale.

Il Made in Italy, come ci ricorda Michela, non è mai stato una semplice etichetta commerciale, ma un ecosistema narrativo complesso che intreccia memoria storica, genialità creativa e capacità di dialogo con il contemporaneo. Dalla Dolce Vita di Fellini alle botteghe artigiane che ancora oggi incarnano saperi millenari, questo brand globale ha sempre saputo coniugare l’autenticità delle origini con la capacità di guardare al futuro.

Oggi ci troviamo di fronte a una svolta epocale. L’intelligenza artificiale non rappresenta solo una tecnologia da adottare, ma un paradigma che richiede un ripensamento profondo del nostro modo di creare valore, di comunicare, di co-costruire significati condivisi. Come sostiene Michela con lucidità, lasciarsi contaminare dall’IA non significa tradire le proprie radici, ma valorizzarle attraverso il potenziamento della creatività e l’apertura verso ecosistemi collaborativi più ampi e complessi.

Questo prolegomeno si inserisce perfettamente nel solco del Pop Management, quella filosofia che da anni stiamo sviluppando insieme, capace di leggere i fenomeni contemporanei attraverso lenti multiple: dall’economia alla cultura pop, dalla tecnologia all’antropologia organizzativa. Non a caso, le riflessioni di Michela dialogano profondamente con i temi emersi nella recente Conversazione Collaborativa sul Sensemaking Pop – curata da Valerio Flavio Ghizzoni e pubblicata nei Prolegomeni 126, 128 e 130 – dove Michela stessa, insieme ad altre voci autorevoli del mondo accademico e aziendale, ha esplorato il ruolo della narrazione nella costruzione dell’identità organizzativa, la tensione tra intelligenza collaborativa e urgenza decisionale, l’etica della comunicazione nell’epoca della modernità liquida.

Il Made in Italy che emerge da queste pagine è un Made in Italy trasformativo, che non si accontenta di produrre oggetti belli, ma aspira a generare cambiamento sociale, a contribuire al bene comune, a dialogare con le grandi sfide dell’umanità. È un ecosistema che, come Michela ha sottolineato nelle conversazioni sul Sensemaking Pop, deve fondarsi su valori universali e immutabili – quelli che offrono stabilità emotiva agli individui nell’incessante sforzo di adattamento al cambiamento – e allo stesso tempo aprirsi alla co-creazione di valore con tutti gli stakeholder, costruendo narrazioni autentiche, verificabili attraverso fatti concreti, capaci di essere sia top-down che bottom-up.

Vi invito a leggere questo testo con la mente aperta, lasciandovi guidare dalla visione di Michela verso un futuro in cui tecnologia e umanesimo, innovazione e tradizione, locale e globale non sono più dicotomie inconciliabili, ma componenti di una nuova sintesi creativa. Un futuro in cui il Made in Italy, attraverso l’intelligenza artificiale, può davvero farsi protagonista di una trasformazione profonda della società su scala globale.

Concludo, proprio nello spirito della co-creazione di senso e dell’intelligenza collaborativa di cui parla Michela, invitandovi a partecipare al nostro gruppo di social reading su LinkedIn, dove sviluppiamo verticalmente una riflessione sulle pratiche di scrittura creativa in dialogo con l’intelligenza artificiale – un percorso che si ricollega alle intuizioni visionarie di Italo Calvino nel suo saggio “Cibernetica e fantasmi” (contenuto nella raccolta Una pietra sopra, 1980), dove lo scrittore immaginava una “macchina letteraria” capace di generare infinite combinazioni narrative: per vedere di cosa si tratta vai a  Social reading di E (E è un romanzo scritto con l’ausilio di tre Intelligenza Artificiali  utilizzando il metodo del distant writing descritto in Prolegomeni 150, firmato con lo pseudonimo Federico. D. Fellini, in omaggio al grande Maestro del cinema che ispira l’incipit del contributo di Michela).

Perché se il Made in Italy si fonda anche sulla grande tradizione letteraria italiana – da Dante a Calvino, da Boccaccio a Eco – e se la letteratura stessa è un’industria creativa che ha sempre plasmato l’immaginario globale dell’italianità, allora esplorare come l’intelligenza artificiale possa potenziare e rigenerare le pratiche narrative diventa parte integrante della riflessione su come il nostro patrimonio culturale possa dialogare con il futuro. La lettura condivisa e generativa si trasforma così in un laboratorio di sperimentazione delle possibilità creative che l’IA apre alla narrazione contemporanea, contribuendo a ridefinire quel soft power narrativo che da sempre caratterizza il genio italiano.

Marco Minghetti

 

Made in Italy trasformativo:

radici aumentate per un nuovo ecosistema narrativo

Michela Matarazzo

1. Dalla Dolce Vita ai social media: l’evoluzione della narrazione del Made in Italy

Da quando la Dolce Vita di Fellini esordì sugli schermi ad oggi, il Made in Italy non ha mai smesso di essere associato ad una narrazione magica assurgendo a realtà verso cui tendono gruppi sociali aspirazionali di tutto il mondo. Oggi il modo in cui questa narrazione debba continuare il suo corso non può essere disgiunto da una profonda riflessione sui cambiamenti in atto, che si riflettono negli strumenti come nei contenuti, nel lessico e nella grammatica che non sono più quelli dello schermo televisivo, avendo i social media e, quindi, la comunicazione digitale preso il sopravvento nel contesto odierno.

Inoltre, realtà aumentata, intelligenza artificiale, sostenibilità, tensioni geopolitiche espongono il Made in Italy a continui processi di metamorfosi che agiscono su memoria e radici di questo brand globale riconosciuto per la sua forza nel fashion, nel design, nel food, nell’automazione e più in generale nella bellezza, l’eleganza e l’unicità dello stile di vita di un popolo. La narrazione del Made in Italy non è, infatti, qualcosa che può essere scisso dal racconto degli italiani, dalla genialità di uomini come Leonardo e Michelangelo, dalla cultura rinascimentale fino ad arrivare oggi alle mani sapienti degli artigiani, agli antichi mestieri interpretati in chiave contemporanea fino a trasformarsi in brand che sono diventati icone di lusso nel fashion, nel design, nel food. Tradizioni, radici, origini, memoria, dunque, che non hanno per fortuna finora disdegnato contemporaneità, futuro, trend, icone, di cui anzi il Made in Italy deve continuare a nutrirsi per non rischiare di ripiegarsi in un nostalgico quanto commiserevole ricordo di ciò che è stato.

2. La svolta dell’intelligenza artificiale: innovazione senza tradimento

Oggi la narrazione del Made in Italy è a una svolta perché siamo di fronte ad un nuovo salto di innovazione paradigmatico che impone alle imprese, anche se piccole, di cambiare pelle mostrandosi ancora una volta non impermeabili all’innovazione tecnologica in tutte le sue varianti e declinazioni, senza il timore di distruggere, ma con la consapevolezza di beneficiare di nuove e di migliori competenze.

Lasciarsi contaminare da tecnologie disruptive come l’Intelligenza Artificiale non significa tradire le proprie radici e le proprie origini, ma al contrario valorizzarle attraverso il potenziamento della creatività. Il Made in Italy è una grande industria centrata sulla creatività, allora a ragion veduta potrà beneficiare in maniera poliedrica e multiforme della tecnologia: nella produzione di nuove idee, nella valorizzazione di idee esistenti attraverso nuove applicazioni, nella fertilizzazione di conoscenze derivanti da ambiti diversi, nella generazione di nuovi modelli interpretativi e nuove visioni del mondo, nel cambiamento dei modelli di business e delle regole della competizione, nell’alimentazione di collaborazioni in ecosistemi complessi.

3. Valori universali: dalla narrazione pop all’eleganza della sostenibilità

Di fronte a cambiamenti epocali come quelli dell’avvento dell’IA, il Made in Italy è chiamato ad assumere un ruolo di più ampio respiro, ispirato ai valori universali dell’umanità. La grande mole di dati, la velocità in cui sono mescolati, offre l’opportunità unica di analizzare fenomeni complessi e prendere decisioni rapide su problemi articolati. Sempre meno prodotti nello storytelling pop e sempre più eleganza e stile nella comunicazione di valori volti al benessere dell’umanità, ai cambiamenti sociali profondi su cui si costruisce il bene comune inteso nel duplice significato di valore sociale ed ambientale.

Nel Prolegomeno 144 Assogentile mostra come è possibile costruire una forte leadership e un’efficace strategia puntando sul valore della gentilezza che porta con sé i valori dell’inclusività, della cura dell’altro, della dignità. L’eleganza, lo stile, la raffinatezza del Made in Italy assurgono allora a valori universali, a bellezza interiore delle persone che si declina nella dignità, nell’uguaglianza di genere, nella valorizzazione del ruolo sociale della donna, a bellezza dei luoghi che significa preservazione dell’ambiente, della biodiversità, cura delle acque e della terra.

4. L’approccio trasformativo: un nuovo paradigma di bellezza

L’approccio trasformativo della società deve guidare una narrazione che nel processo di costruzione di nuovi significati accompagna il processo di metamorfosi del Made in Italy, non solo lo incarna, lo interpreta ma lo favorisce, incanalandolo verso un’estetica e un’eleganza che si nutre di innovazione e sostenibilità, di nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi materiali, nuove interconnessioni in ecosistemi di conoscenza.

Serve un nuovo paradigma di bellezza in cui l’estetica è condizione necessaria ma non sufficiente a mantenere un vantaggio competitivo globale, serve una connessione con un pubblico globale che non rinuncia all’estetica del Made in Italy ma chiede anche valori. Un pubblico che si ribella di fronte allo sfruttamento del lavoro minorile, che si sdegna quando il ruolo sociale della donna è sminuito o addirittura negato, si interroga sugli impatti ambientali delle imprese.

I Paesi che possono annoverare imprese che investono in tecnologie oggi trasmettono più fiducia, perché modelli di business ispirati alla sostenibilità richiedono il supporto delle tecnologie e più di ogni altra cosa dell’intelligenza artificiale. La bellezza è design che diventa funzionale all’ambente e alla società, è fashion che si ripensa in ottica circolare di riciclo e riuso, in ottica sociale di rafforzamento dell’autostima delle donne contro il diktat di ogni stereotipo estetico, è food che affronta i temi della protezione delle comunità locali nei Paesi produttori di materie prime, dell’obesità e dello sfruttamento dei suoli.

In una parola è Made in Italy che investe in tecnologie per rafforzare la propria capacità di affrontare sempre nuove sfide, che, come dice Max Tanganelli nel Prolegomeno 142, smette parlare di sé, dei suoi prodotti e inizia a partecipare ad una conversazione sociale, portando un punto di vista sul mondo, non solo sul mercato.

5. Il paradigma dei contrasti: tra tecnologia e umanità

Il nuovo paradigma del Made in Italy è quello che si nutre di contrasti:

1) esalta le tecnologie ma allo stesso tempo dà loro un senso umano, ponendole al servizio del benessere dell’umanità;

2) si fonda sulle creatività degli individui, ma li inserisce all’interno di ecosistemi collettivi, intelligenze collaborative aperte in cui la creatività si declina in pluralità degli attori coinvolti, degli obiettivi, degli ambiti settoriali;

3) crea prodotti unici, ma lo fa attraverso la combinazione di molteplici risorse in competenze nuove per assolvere a funzioni complesse, contribuendo a risolvere problemi dell’umanità, attuando processi trasformativi della società.

6. Dalla linearità alla complessità: ecosistemi digitali e co-creazione di valore

Siamo in nuova fase che non solo esalta le capacità relazionali che sono sempre state alla base dei modelli di business del Made in Italy, si pensi ai distretti industriali, ai poli di eccellenza dalla motorvalley al polo mondiale di Montebelluna, ma richiede una loro ri-costruzione che trasformi le strutture dei network relazionali in infrastrutture relazionali attivate digitalmente. Dalla comunicazione collaborativa in ambito aziendale di cui si parla nel prolegomeno 134 ad una condivisione di conoscenza allargata all’ecosistema globale in cui le imprese sono immerse.

Sempre più a spostarsi saranno i file, talvolta anche incorporati in macchinari di avanguardia, robot che si spostano per servire localmente le imprese. La sfida è tutta nell’urgenza di contemperare da un lato la trasformazione digitale che richiede trasparenza, codificazione e responsabilità e dall’altro la pressione creativa che si nutre di improvvisazione, opacità dei processi cognitivi, relazioni attivate ed alimentate tacitamente.

Una sfida che sembrerebbe titanica se non fosse che nel resto del mondo stanno già dimostrando che investendo nell’intelligenza artificiale generativa certe complessità diventano gestibili, purchè tutto si traduca in flussi di dati ben organizzati, in sistemi di business intelligence progettati in maniera razionale ed efficace. È finita ormai da un pezzo l’era della linearità, dei processi sequenziali, a regnare ovunque è la complessità, l’incertezza, parole che possono dire niente, ma che per le imprese significano tutto: innanzitutto che bisogna vivere in costante ascolto di quello che accade intorno, che ormai il valore non si crea più all’interno dell’impresa e per un segmento di mercato, ma si co-crea all’interno di giganteschi ecosistemi governati da piattaforme digitali, in cui ogni impresa deve essere in grado di ritagliarsi un ruolo, una funzione per contribuire al valore co-creato.

La creatività si esprime in funzione di numerosi tasselli, componenti dell’ecosistema e deve alimentare le impollinazioni incrociate di mercato. La co-creazione di valore si eleva ad un grado di ordine superiore, non più riferita ad un singolo mercato, ad un singolo prodotto o ad un unico settore, i confini si allargano, idee, prodotti, tecnologie, si contaminano, passano da un settore ad un altro, da un mercato ad un altro misurandosi con le sfide globali dell’umanità.

7. La cucina italiana come modello di trasformazione sociale

La creatività non deve più chiudersi nei confini della fabbrica anche quando questa è un prezioso laboratorio artigianale, deve essere pensiero innovativo che si eleva, si erge per assumere un ruolo trasformativo per il quale non basta più soddisfare bisogni attraverso un prodotto, per quanto bello e ben fatto, ma è necessario dimostrare di voler risolvere problemi di ordine superiore ispirandosi ai valori universali.

In questo ecosistema ci sono le comunità globali di consumatori che non sono più passivi destinatari del valore, ma al contrario, soggetti attivi in questa complessa quanto virtuosa spirale di co-creazione di valore: progredire, innovare, adattarsi e coinvolgere. La comunicazione un tempo destinata a parlare ai consumatori e agli altri stakeholder in maniera unidirezionale oggi assume un ruolo strategico e di assoluta centralità assurgendo al contempo a strumento di interazione, di educazione del mercato e di conoscenza.

In una parola dalla comunicazione emerge conoscenza perché i destinatari dei messaggi reagiscono a loro volta creando contenuti, riempiendo lo spazio virtuale di emozioni positive o negative, che opportunamente tradotte in dati vanno ad alimentare gli ecosistemi virtuali di co-creazione di valore basati sull’intelligenza artificiale. Come dice Ricco nel Prolegomeno 148 è necessario passare da un racconto che spiega il Made in Italy, ad una piattaforma aperta che invita le persone di qualsiasi parte del mondo ad entrarci dentro, a condividere storie, ad identificarsi a costruire significati.

Se la cucina italiana ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di Patrimonio Unesco è senz’altro perché ha anche saputo, attraverso una narrazione efficace e la costante connessione con la comunità globale, assumere un ruolo trasformativo della società. È stata in grado di costruire un ecosistema globale di relazione tra ambiti diversi, dai territori alle materie prime, alle tecniche culinarie, agli attori economici, alla cultura, alla distribuzione e innovazione, che è diventato impalcatura di una leadership mondiale di educazione al bene: agli stili di vita salutari, al rispetto dell’ambiente, alle buone pratiche di alimentazione per preservare la salute e puntare alla longevità, all’inclusività, alla battaglia contro gli sprechi alimentari, alla valorizzazione dei tesori nascosti nei territori, alla connessione con la natura, al cibo come momento di convivialità intesa come rafforzamento delle relazioni umane nei contesti lavorativi e non solo, anche a sostegno di valori come l’amicizia e l’amore.

In poche parole la cucina italiana ha saputo creare un algoritmo del benessere che, tuttavia, non deve porsi in contrasto con gli algoritmi dell’intelligenza artificiale che anzi devono essere accolti all’interno dell’ecosistema a supporto di un’azione ancora più incisiva nella società.

8. L’IA come traduzione culturale avanzata e personalizzazione

Il Made in Italy attraverso l’IA può farsi protagonista di una trasformazione profonda della società su scala globale: da etichetta di qualità riconosciuta nel mondo a sistema narrativo dinamico, capace di adattarsi alle culture globali senza perdere autenticità. La narrazione è pop perché recepisce le istanze di una comunità globale, perché il Made in Italy ha radici locali profonde, ma significati globali che gli vengono riconosciuti da secoli e per secoli si sono affermati grazie alla capacità di tracciare il futuro.

Investire nell’intelligenza artificiale è dirimente perché questo processo evolutivo possa mettersi in moto passando da una comunicazione unidirezionale – ‘l’Italia racconta se stessa’ – a un modello interattivo e co-creativo, in cui l’identità italiana dialoga, apprende e si rinnova insieme ai pubblici internazionali. L’IA consente innanzitutto una traduzione culturale avanzata, che supera la semplice trasposizione linguistica. Analizzando valori, preferenze estetiche, simboli e sensibilità locali, l’IA può aiutare a modulare la narrazione del Made in Italy affinché risulti rilevante per ciascun mercato geografico.

In parallelo, l’intelligenza artificiale permette la creazione di narrazioni personalizzate e su scala, capaci di parlare non solo a culture diverse, ma anche a individui diversi. Algoritmi di profilazione, sistemi generativi e piattaforme interattive rendono possibile costruire storie, percorsi esperienziali, contenuti visivi e suggerimenti di prodotto modellati sulle esigenze, sui gusti e sulle aspirazioni del singolo individuo. Questo porta il Made in Italy verso una dimensione ‘one-to-one’, in cui l’esperienza diventa un valore aggiunto quanto il prodotto stesso.

9. Preservazione, rigenerazione ed esperienze immersive

L’IA svolge poi un ruolo cruciale nella preservazione e rigenerazione dell’identità italiana. Attraverso l’analisi di archivi, testi, repertori iconografici e tradizioni regionali, l’intelligenza artificiale contribuisce a custodire la memoria culturale del Paese e, allo stesso tempo, a reinterpretarla in chiave contemporanea. Estetiche storiche, artigianalità antiche e ritualità gastronomiche possono essere rinarrate in linguaggi nuovi, dal visual digitale all’animazione, dalle estetiche globali al design immersivo, rendendo la tradizione accessibile e comprensibile a un pubblico internazionale.

Grazie alla convergenza tra IA, realtà aumentata e realtà virtuale, diventa possibile vivere l’Italia anche a distanza, mettendo in scena esperienze immersive attraverso cui, come descritto nel prolegomano 98 possiamo essere stimolati a livello uditivo, visivo, tattile e perfino olfattivo. Sarà possibile visitare botteghe artigiane, assistere a processi produttivi, partecipare a degustazioni virtuali, conversare con guide digitali intelligenti in lingua nativa. Ciò trasforma il Made in Italy da semplice racconto a esperienza globale, ampliando la relazione con il pubblico oltre i confini geografici.

10. Co-creazione narrativa e identità plurale

Infine, l’IA abilita forme avanzate di co-creazione narrativa: consumatori, community creative e culture di altri Paesi possono reinterpretare prodotti, ricette, estetiche e saperi italiani; l’IA raccoglie, armonizza e integra queste reinterpretazioni all’interno di un ecosistema narrativo coerente. Il risultato è un’identità italiana più ricca, plurale e partecipata, capace di mantenere la propria autenticità pur aprendosi al contributo del mondo, dialogando costantemente con esso e indirizzandolo.

Conclusioni: convergenza tra identità e innovazione

In sintesi, l’intelligenza artificiale potenzia e amplifica il potere del Made in Italy rendendolo più comprensibile, più vicino e più rilevante per pubblici globali; lo preserva e lo rinnova allo stesso tempo; lo trasforma da patrimonio statico a piattaforma culturale viva, dialogica e personalizzabile. È in questa convergenza tra identità e innovazione che si gioca il futuro del Made in Italy nel mondo.

153 – continua

Puntate precedenti

1 – DALLO HUMANISTIC AL POP MANAGEMENT
2 – MANIFESTI, ATLANTI, MAPPE E TERRITORI
3 – IL MANAGER PORTMANTEAU
4 – WHICH WAY, WHICH WAY?
5 – LEADERSHIP POP (LEZIONI SHAKESPEARIANE)
6 – OPINION PIECE DI RICCARDO MAGGIOLO
7 – LEADERSHIP POP (APERTURA, AUTONOMIA, AGIO, AUTO-ESPRESSIONE)
8 – OPINION PIECE DI JOSEPH SASSOON
9 – OPINION PIECE DI CESARE CATANIA
10 – OPINION PIECE DI VANNI CODELUPPI
11 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO GIAUME
12 – COLLABORAZIONE POP. L’IRRESISTIBILE ASCESA DELLE COMMUNITY INTERNE
13 – COLLABORAZIONE POP. L’EMPATIA SISTEMICA
14 – COLLABORAZIONE POP. LE COMMUNITY AZIENDALI: UNO STATO DELL’ARTE, PARTE PRIMA
15 – COLLABORAZIONE POP. LE COMMUNITY AZIENDALI: UNO STATO DELL’ARTE, PARTE SECONDA
16 – OPINION PIECE DI MATTEO LUSIANI
17 – OPINION PIECE DI MARCO MILONE
18 – OPINION PIECE DI ALESSIO MAZZUCCO
19 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA STRANGES
20 – OPINION PIECE DI FRANCESCO VARANINI
21 – ORGANIZZAZIONE  POP. COMANDO, CONTROLLO, PAURA, DISORIENTAMENTO
22 – OPINION PIECE DI ROBERTO VERONESI
23 – OPINION PIECE DI FRANCESCO GORI
24 – OPINION PIECE DI NELLO BARILE
25 – OPINION PIECE DI LUCA MONACO
26 – OPINION PIECE DI RICCARDO MILANESI
27 – OPINION PIECE DI LUCA CAVALLINI
28 – OPINION PIECE DI ROBERTA PROFETA
29 – UN PUNTO NAVE
30 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CURA)
31 – OPINION PIECE DI NICHOLAS NAPOLITANO
32 – LEADERSHIP POP. VERSO L’YPERMEDIA PLATIFIRM (CONTENT CURATION)
33 – OPINION PIECE DI FRANCESCO TONIOLO
34 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CONVIVIALITA’)
35 – OPINION PIECE DI LUANA ZANELLATO
36 – OPINION PIECE DI ANDREA BENEDETTI E ISABELLA PACIFICO
37 – OPINION PIECE DI STEFANO TROILO
38 – OPINION PIECE DI DAVIDE GENTA
39 – OPINION PIECE DI ANNAMARIA GALLO
40 – INNOVAZIONE POP. ARIMINUM CIRCUS: IL READING!
41 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CONVOCAZIONE)
42 – OPINION PIECE DI EDOARDO MORELLI
43 – ORGANIZZAZIONE  POP. VERSO L’HYPERMEDIA PLATFIRM (CO-CREAZIONE DI VALORE)
44 – OPINION PIECE DI MARIANNA PORCARO
45 – OPINION PIECE DI DONATO IACOVONE
46 – OPINION PIECE DI DENNIS TONON
47 – OPINION PIECE DI LAURA FACCHIN
48 – OPINION PIECE DI CARLO CUOMO
49 – OPINION PIECE DI CARLO MARIA PICOGNA
50 – OPINION PIECE DI ROBERTO RAZETO
51 – OPINION PIECE DI ALBERTO CHIAPPONI
52 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO ANTONINI
53 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA PILIA
54 – OPINION PIECE DI CLEMENTE PERRONE
55 – OPINION PIECE DI FABRIZIO RAUSO
56 – OPINION PIECE DI LORENZO TEDESCHI
57 – OPINION PIECE DI EUGENIO LANZETTA
58 – OPINION PIECE DI GIOLE GAMBARO
59 – OPINION PIECE DI DANTE LAUDISA
60 – OPINION PIECE DI GIAMPIERO MOIOLI
61 – OPINION PIECE DI GIOVANNI AMODEO
62 – OPINION PIECE DI ALESSANDRO LOTTO
63 – OPINION PIECE DI GIANLUCA BOTTINI
65– OPINION PIECE DI SIMONE FARINELLI
66– OPINION PIECE DI FRANCESCA ANNALISA PETRELLA
67– OPINION PIECE DI VALERIO FLAVIO GHIZZONI
68– OPINION PIECE DI STEFANO MAGNI
69– OPINION PIECE DI LUCA LA BARBERA
70 – INNOVAZIONE POP. ARIMINUM CIRCUS: LA GRAPHIC NOVEL!
71 – LEADERSHIP POP. APOFATICA E CATAFATICA DELLA COMUNICAZIONE
72 – OPINION PIECE DI FEDERICA CRUDELI
73– OPINION PIECE DI MELANIA TESTI
74 – OPINION PIECE DI GIANMARCO GOVONI
75– OPINION PIECE DI MARIACHIARA TIRINZONI
76 – SENSEMAKING POP. LODE DELLA CATTIVA CONSIDERAZIONE DI SE’
77 – OPINION PIECE DI ALESSANDRA CAPPELLO E ALESSANDRA MAZZEI
78 – OPINION PIECE DI JOE CASINI
79 – OPINION PIECE DI MARTA CIOFFI
80 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (PARTE PRIMA)
81 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (PARTE SECONDA)
82 – STORYTELLING POP. VERSO IL POP BRANDING (NOTE A MARGINE)
83 – ENGAGEMENT POP. IL MANAGER INGAGGIANTE IMPARA DAI POKEMON
84 – ENGAGEMENT POP. DARE VOCE IN CAPITOLO
85 – ENGAGEMENT POP. COMUNICARE, VALUTARE, TRASFORMARE
86 – SENSEMAKING POP. MALATTIA MENTALE E BENESSERE PSICOLOGICO SUL LAVORO
87 – SENSEMAKING POP. FOLLIA O DIVERSITA’?
88 – OPINION PIECE DI LUIGIA TAURO
89 – OPINION PIECE DI NILO MISURACA
90 – OPINION PIECE DI FRANCESCO DE SANTIS
91 – INNOVAZIONE POP. REMIX, RI-USO, RETELLING
92 – STORYTELLING POP. ARIMINUM CIRCUS AL BOOK PRIDE 2025
93 – OPINION PIECE DI SIMONE VIGEVANO
94 – OPINION PIECE DI LORENZO FARISELLI
95 – OPINION PIECE DI MARTINA FRANZINI
96 – OPINION PIECE DI EMANUELA RIZZO
97 – INNOVAZIONE POP. OLTRE LA PRE-INTERPRETAZIONE
98 – INNOVAZIONE POP. FORMAZIONE: ANALOGICA, METAVERSALE, IBRIDA
99 – ARIMINUM CIRCUS: LA VISUAL NOVEL!
100 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE PRIMA)
101 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE SECONDA)
102 – La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE TERZA)
103– La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE QUARTA)
104– La (P) AI INTELLIGENCE (PARTE QUINTA)
105– OPINION PIECE DI ALEXANDRA NISTOR
106– FORMAZIONE POP. PARTE PRIMA
107– FORMAZIONE POP. PARTE SECONDA
108– OPINION PIECE DI FEDERICA GRAZIA BARTOLINI
109– OPINION PIECE DI FEDERICO PLATANIA
110– OPINION PIECE DANIELA DI CIACCIO
111– OPINION PIECE DI LUCIANA MALARA E DONATELLA MONGERA
112– IL RITORNO DEL CEOPOP
113– LA VISIONE DEI CEOPOP (VOLUME 1)
114– LA VISIONE DEI CEOPOP (VOLUME 2)
115 – LA COMUNICAZIONE DEL CEOPOP
116– CEOPOP E PARTI SOCIALI
117– CHE POP MANAGER SEI? L’ESTETA
118– STORYTELLING POP. UNA COMUNICAZIONE POP PER IL NON PROFIT
119– CHE POP MANAGER SEI? VISIONARIO/VISIONARIA
120– OPINION PIECE DI REMO PONTI
121– CHE POP MANAGER SEI? EMPATICA/EMPATICO
122– OPINION PIECE DI GIACOMO GRASSI
123– CHE POP MANAGER SEI? INNOVATORE/INNOVATRICE
124– SECONDA CONVERSAZIONE COLLABORATIVA SUL POP BRANDING
125– CHE POP MANAGER SEI? SIMPOSIARCA
126– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (1)
127– CHE POP MANAGER SEI? ESPLORATORE/ESPLORATRICE
128– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (2)
129– CHE POP MANAGER SEI? IRONIC DIVA/DIVO
130– SENSEMAKING POP. UNA NUOVA GRAMMATICA DEL LAVORO (3)
131– CHIUSI PER FERIE
132– OPINION PIECE DI ELENA BOBBOLA E MARIE LOUISE DENTI
133– CHE POP MANAGER SEI? PRATICO/PRATICA
134- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – INDUSTRIA
135- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – NO SERVIZI
136- L’INTELLIGENZA COLLABORATIVA MOTORE POP DEL CHANGE MANAGEMENT – NO PROFIT
137- LEADERSHIP POP E VIDEOGIOCHI. PARTE PRIMA
138- LEADERSHIP POP E VIDEOGIOCHI. PARTE SECONDA
139- LA CONSULENZA NELL’ERA DELL’AI AGENT
140- INNOVAZIONE POP NEL RETAIL
141- LA NUOVA ERA MEDIATICA
142- BRAND FORWARD!
143- OPINION PIECE DI ALESSANDRA LAZZAZARA E STEFANO ZA
144- LA FORZA DELLA GENTILEZZA. PARTE PRIMA
145- LA FORZA DELLA GENTILEZZA. PARTE SECONDA
146 – NELLO BARILE E LE IMMAGINI DI UN MONDO IN FRANTUMI
147 – INNOVARE NELLA PA
148 – OPINION PIECE DI SALVATORE RICCO
149 – OPINION PIECE DI LUCA MAGNI
150 – INNOVAZIONE POP. DISTANT WRITING E SOCIAL READING
151 – L’ADOZIONE LENTA DELLA AI IN AZIENDA – 1
152 – OPINION PIECE DI CRISTIANO GHIRINGHELLI, RAOUL NACAMULLI, LUCA QUARATINO