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Fra Scientific Management e Social Organization – Alice Annotata 37


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When I used      to    read fairy tales, I fancied that kind of thing never happened, and now here   I   am in the middle of one!‘, riflette Alice.

Abbiamo già parlato della    difficoltà ad iscrivere i libri di Alice in un genere letterario univoco (Il genere dei capolavori          è il mash up? – Alice    annotata 27). 

Vorrei   adesso    riprendere questo tema, aprendo una nuova serie di Note, dedicata al Quarto Capitolo di Alice in Wonderland. Segnalo che, per facilitare la lettura dell’insieme dei post, ho inserito tre categorie nel nostro blog, ciascuna dedicata ad una delle tre serie fin qui realizzate

Alice la Nativa Digitale    (capitolo 1),

Alice la Sensemaker     (capitolo 2),

Alice la Creativa     (capitolo 3)

che si aggiungono ad     Alice annotata,    in cui si trovano tutte in ordine cronologico.

Vi sono opere, a partire dall  ’Utopia   di Moro passando per i    Gulliver’s Travel    di Swift fino     al    Wonderland   di Carroll,     connotate dall’ambiguità del loro “status” ontologico-narrativo.

Sono   satire della nostra società    o descrizioni   “utopiche” di  mondi diversi? E in questo caso sono non luoghi (u-topie),  luoghi felici (eu-topie) o luoghi da incubo (dis-topie)?

In Wonderland questa    ambiguità    ritorna continuamente: se  da una parte   è   il luogo del “nonsense” per eccellenza, dove avvengono cose strane, fuori     dall’ordinario e persino contrarie alle leggi della fisica (siamo dunque in un mondo segnato dal     genius loci della creatività),    per     altri versi qui ricorrono situazioni in cui, sotto un leggero velo fiabesco e     scherzoso, la critica alle assurdità presenti nel “nostro” mondo reale, con    particolare riferimento alle relazioni sociali e di potere, è estremamente     feroce (mentre delle connessioni con il 1984 orwelliano abbiamo parlato in     King, Murakami, Carroll: una oscura ghirlanda postmoderna).

L’universo onirico in cui Alice vive le sue avventure può apparire    insensato e i suoi abitanti dei pazzi: ma presto ci si accorge, attraverso il    confronto, che la nostra vita reale è peggio che insensata, è senza senso; e che, in ultima analisi, i   pazzi siamo noi.

Come dice la Regina Bianca in Attraverso lo Specchio: “You    may call it nonsense if you like, but    I’ve heard nonsense, compared with which that would be as sensible as a    dictionary!” (cfr. la serie di Note dedicate ad      Alice la Sensemaker).

DisraeliD’altro canto, è noto che la satira politica non    dispiaceva per nulla a Carroll, che scrisse anche un libretto in cui la    incrociava bizzarramente con la matematica,   Dynamics    of a Particle, Dinamica   di   un     parti-tello [i].

Negli stessi libri di Alice si possono trovare delle significative prove di   questo interesse.

Nel Capitolo Terzo, la Caucus Race è un diretto riferimento      alle      pratiche elettoralistiche  inglesi, cui Carroll contrappose perfino una     proposta di sistema “proporzionale perfetto” (ne abbiamo parlato in    Alice annotata – Intro).

Inoltre molti critici    ritengono   che   Tenniel abbia utilizzato  Disraeli, Primo Ministro ai tempi in cui venivano scritte le avventure di Alice, come      modello per l’uomo vestito di carta che la bambina incontra sul treno in Attraverso lo Specchio.

Nel Quarto Capitolo del Wonderland, in particolare, questo status ambiguo fra essere, non essere, poter essere e dover essere è chiaramente esplicitato. “`It was much pleasanter at     home,’ thought poor Alice, `when one wasn’t always growing larger and smaller, and being ordered about by mice and rabbits.

I almost wish   I   hadn’t   gone       down that rabbit-hole–and yet–and yet–it’s rather curious, you know, this sort of life! I do wonder what CAN have happened to me!

When I used     to   read         fairy-tales, I fancied that kind of thing never happened, and now here  I  am in   the   middle   of one!’”

Oh-dearEcco allora che il  Quarto   Capitolo   si apre con la rappresentazione del Coniglio Bianco alla     ricerca di un paio di guanti andati smarriti e angosciato per le conseguenze che potrebbero scaturire dall’irritazione della Duchessa a causa del ritardo che sta accumulando (il taglio della testa).

’It was the White Rabbit,   trotting      slowly  back again, and looking anxiously about as it went, as if it had   lost   something; and she heard it muttering to itself `The Duchess! The Duchess! Oh   my dear   paws! Oh my fur and whiskers! She’ll get me executed, as sure as ferrets are ferrets! Where CAN I have dropped     them, I wonder?‘”

Ma il rapporto servo-padrone     si rovescia immediatamente: il Coniglio scambia Alice  per la sua cameriera e comincia ad impartirle  ordini:

Very soon the Rabbit    noticed     Alice, as she went hunting about, and called out to her in an angry tone, `Why,   Mary Ann,   what ARE you doing out here?   Run home this moment, and fetch me a pair of gloves   and    a fan!  Quick, now!’”.

Alice spaventata esegue    l’ordine e si reca alla casetta del Coniglio “on the door of which was a bright brass plate with the name `W. RABBIT’   engraved   upon it”, dove farà la conoscenza di alcuni dipendenti del   Coniglio, in particolare la lucertolina Bill.

House wrFermiamoci un momento qui.   Quale è l’archetipo organizzativo in cui si sta muovendo in questo momento Alice?

E’ connotato   da   una rigida gerarchia (che dalla Duchessa passa per il Coniglio e arriva ad  Alice); dal modello prescrittivo direttivo del Comando e Controllo; da un clima    di   Paura (il Coniglio è angosciato, Alice è spaventata, Bill –dopo    l’incontro     ravvicinato del terzo tipo con Alice- sarà “a     deal too flustered to tell you”); dal valore primario dell’Efficienza (l’incubo perenne del ritardo aleggia ogni volta che appare il Coniglio, la cui fantozziana

– cfr. Alice, la humanistic manager – Alice annotata 10 –

figura  assomma metaforicamente in sé tre “marchi”, in    senso kiplinghiano, della Modernità S(t)olida: il Controllo, il Disorientamento       e la      Paura); dalla rigida classificazione delle persone in base al ruolo: Alice-cameriera, Coniglio Bianco-Padrone-ma-anche-Servo-della-Duchessa,     ovvero impiegato,        quadro intermedio      (con la sua bella targhetta), top management      (Regina-Duchessa).

Insomma, uno  specchio    perfetto delle moderne organizzazioni aziendali fondate sui caposaldi     dello    Scientific Management: standardizzazione, efficienza, trionfalismo    funzionale, (così come descritto nel Manifesto    dello Humanistic Management e in Nulla    due    volte), che a sua volta si riflette nelle modalità manageriali di segno opposto di cui fa la conoscenza Alice durante il suo viaggio (giusta l’ambiguità letteraria e ontologica del Wonderland ricordata in apertura), quali la convivialità stralunata del Cappellaio Matto o la convocatività    esotica del Brucaliffo, comportamenti bizzarri ma certo più vicini ai Principi dell’Engagement che abbiamo discusso in Di cosa parliamo quando parliamo di #Engagement.

Una contrapposizione che ne Le Aziende InVisibili viene descritta attraverso le      Sette Parole Chiave Boatz       (Forza,     Efficienza,   Standardizzazione,  Produzione Di Massa, Quantificazione,    Precisione,   Uniformità e   Controllo), c  aratteristiche del taylorismo, alternative alle Sette Parole Chiave   Jakin   (Amenità,   Erotismo,   Gioco, Incontro,   Agio,   Cura e   Territorialità [ii]), tipiche della social organization

(cfr. la seconda metà del post   HR 2.0? Una social media strategy per le risorse umane, dedicata al modello di leadership 2.0):

siamo nell’episodio 107 (pp. 324-325), nel corso del quale Fordgates e Deckard osservano fra le altre cose “Prismi, Cristalli e Frattali moltiplicarsi a partire   dall’Orlo   del     Caos”, mentre esplode la Guerra dei Talenti, con schiere di Cloni che lottano contro i   pochi      Mutanti     sopravvissuti.

Leggiamo poco oltre: “Old economy, new economy, information age economy, net economy, web economy, blur economy, shock    economy, economy of happiness… Man mano che Fordgates scorre le pagine del    catalogo, il solido universo aziendale si liquefa nella    Complessità trasmutandosi   in   labirinto, romanzo, ipertesto, multimedia, videogioco, partitura musicale, rappresentazione teatrale, film, palinsesto televisivo, blog, web-opera“[iii].

E’ interessante     notare, con Gianluca Garrapa,  che mentre gli adulti come Fordgates e Deckard “vedono”, limitati da schemi mentali ormai in loro consolidati, Alice pre-vede in assenza di ogni concetto di passato, essendo ancora bambina. Anche   sotto   questo aspetto la “postmodernità liquida” di Alice è in netta contrapposizione con   il   pensiero di Taylor, basato sul concetto di pianificazione e     sull’individuazione   di    best practices che ripetono all’infinito una perfezione trovata una volta per sempre nel passato considerato archetipo di un futuro destinato a ripetere un presente eternamente uguale a sè stesso, in particolare  attraverso il cronometraggio accurato di ogni     micro-azione (e si capisce perchè il Coniglio sia ossessionato dall’Orologio, che sembra anticipare la presenza incombente del Gigantesco Cronometro in   un   film    visionario come   Metropolis e che non a caso rappresenta l’immagine     introduttiva a   Tempi Moderni di Chaplin…).

La “liquidità” del suo punto di vista sul mondo è stata del resto colta   proprio   fin dagli anni 30 da Walter de La Mare. Ne abbiamo parlato già nella Il buon senso del nonsenso – Alice annotata 14b, sottolineando come quella in cui si muove Alice sia  la stessa liquidità eraclitea delle nuvole di Amleto e, possiamo aggiungere, del   Deckard   de La Mente InVisibile:

Davanti al firmamento del cielo oscurato dalla potenza del sole   si   alzano in volo, ad intervalli irregolari, multicolori nugoli d‟uccelli, pensieri lussuriosi della femminea atmosfera.

Ciascuno di questi, prima    di    gettarsi in picchiata nelle profondità della trasparenza talassica,     a    seminare il panico fra le ordinate schiere di pesci argentei,  spirituali riflessi    del   maschio mare, ondeggia per qualche attimo in aria:  compatta unità parmenidea. 

Poi quelle filosofiche creature proclamano la sostanziale duplicità di tutte le cose, l‟essenziale mutabilità di tutte le figure:nella sua angelica caduta, ogni nugolo è un piatto di manna, King Kong, le Torri Gemelle, le   macerie   del   Muro di Berlino, la tana del Coniglio Bianco nascosta in un    Giardino    segreto   dove riposa un cammello, che ha il dorso di una donnola, e quella donnola è    Moby Dick: che s‟immerge, infine, con enormi spruzzi, negli oceanici    silenzi    della liquida informità primordiale.

La molteplice unità della vita, sembrano    voler   dire, non è solo vigile realtà: è anche possibilità, attualità   e   virtualità:   in un passaggio continuo, eracliteo, fra questi stati, che sono diversi l’uno dall’altro, eppure di una stessa onirica materia.

Come   a   dar   ragione a quel Sigismondo, prima principe di un‟immaginaria Polonia che sogna    di   aver vissuto prigioniero in una torre, ma dopo prigioniero che sogna di   essere    stato   principe, e che, in un monologo, conclude: “Siamo   in   un   mondo    tanto   strano   che vivere è solo sognare; l‟esperienza mi insegna: un uomo che vive sogna   di   essere   quello che è, finché non si risveglia

(cfr. anche: Chi   è   nel   sogno   di   chi?   -Alice annotata 22a)”.[iii]

Alice annotata           37. Continua.

Se vuoi partecipare al   Progetto   Alice   Postmoderna    iscriviti alla   pagina Facebook      dedicata.


[i]
Cfr. Fisher, pp. 11 e sgg.

[ii] Per capire meglio questo passaggio ricordo quanto scrivo nell’introduzione al testo “Dato che il tema centrale delle nostre riflessioni è il Mutamento (non a caso abbiamo costituito la Living Mutants Society), ho ritenuto interessante abbinare a ciascuno dei        128     episodi una chiave di lettura tratta da uno dei 64 esagrammi    degli I Ching – Il Libro dei Mutamenti per antonomasia – di volta in volta nella versione Boaz o Jakin, i due   pilastri    dell’Albero della Vita che sorgevano all’entrata del   tempio   del re Salomone e che, secondo la Cabala, rappresentano i    principi opposti del movimento vitale, maschio-femmina, pieno-vuoto, luce-giorno (64 x 2 fa appunto 128).

Qui   l’ispirazione è venuta da uno dei più famosi romanzi di P.K. Dick, The Man In The High Castle (non dimentichiamo che il     nostro Deckard deve il suo cognome all’eroe di Blade Runner)   in cui si immagina che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dai tedeschi e dai giapponesi, il che comporta, fra le altre cose, che i manager delle grandi Corporation    utilizzino      per prendere le più importanti decisioni appunto   Il   Libro dei Mutamenti – I Ching.

Le due colonne dell’Albero   della    Vita sono poi rappresentate frequentemente nei Tarocchi,    carissimi al Calvino del Castello dei Destini Incrociati – ad    esempio sono i due pilastri tra cui troneggia il secondo Arcano Maggiore, la Papessa, davanti a un velo che    nasconde    l’ingresso del santuario, e che fiancheggiano il trono   della    Giustizia (Arcano numero 8)   ornati di mezzelune bianche e verdi, mentre nell’Arcano 12, l’Appeso, il corpo dell’Impiccato      penzola nel vuoto a testa in giù, fra di esse, in una ieratica     posa a gambe incrociate”.

[iii]
Cit. p. 197.