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Fra Scientific Management e Social Organization – Alice Annotata 37

Vi sono opere, a partire dall ’Utopia di Moro passando per i Gulliver’s Travel di Swift fino al Wonderland di Carroll, connotate dall’ambiguità del loro “status” ontologico-narrativo. Sono satire della nostra società o descrizioni  “utopiche” di  mondi diversi? E in questo caso sono non luoghi (u-topie), luoghi felici (eu-topie) o luoghi da incubo (dis-topie)? In Wonderland questa ambiguità ritorna continuamente: se, da una parte, è il luogo del “nonsense” per eccellenza, dove avvengono cose strane, fuori dall’ordinario e persino contrarie alle leggi della fisica (siamo dunque in un mondo segnato dal genius loci della creatività), per altri versi qui ricorrono situazioni in cui, sotto un leggero velo fiabesco e scherzoso, la critica alle assurdità presenti nel “nostro” mondo reale, con particolare riferimento alle relazioni sociali e di potere, è estremamente feroce (mentre delle connessioni con il 1984 orwelliano abbiamo parlato in  King, Murakami, Carroll: una oscura ghirlanda postmoderna).

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L’universo onirico in cui Alice vive le sue avventure può apparire insensato e i suoi abitanti dei pazzi: ma presto ci si accorge, attraverso il  confronto, che la nostra vita reale è peggio che insensata, è senza senso; e che, in ultima analisi, i  pazzi siamo noi. Come dice la Regina Bianca in Attraverso lo Specchio: “You  may call it nonsense if you like, but I’ve heard nonsense, compared with which that would be as sensible as a  dictionary!” (cfr. la serie di Note dedicate ad  Alice la Sensemaker).

D’altro canto, è noto che la satira politica non dispiaceva per nulla a Carroll, che scrisse anche un libretto in cui la incrociava bizzarramente con la matematica, Dynamics of a ParticleDinamica di un parti-tello [i]. Negli stessi libri di Alice si possono trovare delle significative prove di   questo interesse. Nel Capitolo Terzo, la Caucus Race è un diretto riferimento alle pratiche elettoralistiche  inglesi, cui Carroll contrappose perfino una proposta di sistema “proporzionale perfetto” (ne abbiamo parlato in Alice annotata – Intro).

viaggio
Inoltre molti critici ritengono che Tenniel abbia utilizzato  Disraeli, Primo Ministro ai tempi in cui venivano scritte le avventure di Alice, come modello per l’uomo vestito di carta che la bambina incontra sul treno in Attraverso lo Specchio. Nel Quarto Capitolo del Wonderland, in particolare, questo status ambiguo fra essere, non essere, poter essere e dover essere è chiaramente esplicitato. “`It was much pleasanter at home,’ thought poor Alice, `when one wasn’t always growing larger and smaller, and being ordered about by mice and rabbits. I almost wish I hadn’t  gone down that rabbit-hole–and yet–and yet–it’s rather curious, you know, this sort of life! I do wonder what CAN have happened to me! When I used to read fairy-tales, I fancied that kind of thing never happened, and now here I am in the middle of one!’”

Ecco allora che il  Quarto   Capitolo   si apre con la rappresentazione del Coniglio Bianco alla ricerca di un paio di guanti andati smarriti e angosciato per le conseguenze che potrebbero scaturire dall’irritazione della Duchessa a causa del ritardo che sta accumulando (il taglio della testa). “’It was the White Rabbit, trotting slowly  back again, and looking anxiously about as it went, as if it lost something; and she heard it muttering to itself `The Duchess! The Duchess! Oh my dear paws! Oh my fur and whiskers! She’ll get me executed, as sure as ferrets are ferrets! Where CAN I have dropped them, I wonder?‘”

a e b
Ma il rapporto servo-padrone si rovescia immediatamente: il Coniglio scambia Alice  per la sua cameriera e comincia ad impartirle  ordini: “Very soon the Rabbit noticed Alice, as she went hunting about, and called out to her in an angry tone, `Why, Mary Ann, what ARE you doing out here? Run home this moment, and fetch me a pair of gloves and a fan! Quick, now!’”.

Alice spaventata esegue l’ordine e si reca alla casetta del Coniglio “on the door of which was a bright brass plate with the name `W. RABBIT’ engraved upon it”, dove farà la conoscenza di alcuni dipendenti del Coniglio, in particolare la lucertolina Bill.

Fermiamoci un momento qui. Quale è l’archetipo organizzativo in cui si sta muovendo in questo momento Alice? E’ connotato da una rigida gerarchia (che dalla Duchessa passa per il Coniglio e arriva ad  Alice); dal modello prescrittivo direttivo del Comando e Controllo; da un clima di Paura (il Coniglio è angosciato, Alice è spaventata, Bill – dopo    l’incontro    ravvicinato del terzo tipo con Alice – sarà “deal too flustered to tell you”); dal valore primario dell’Efficienza (l’incubo perenne del ritardo aleggia ogni volta che appare il Coniglio, la cui fantozziana – cfr. Alice, la humanistic manager – Alice annotata 10 – figura assomma metaforicamente in sé tre “marchi”, in senso kiplinghiano, della Modernità S(t)olida: il Controllo, il Disorientamento e la Paura); dalla rigida classificazione delle persone in base al ruolo: Alice-cameriera, Coniglio Bianco-Padrone-ma-anche-Servo-della-Duchessa, ovvero impiegato, quadro intermedio (con la sua bella targhetta), top management (Regina-Duchessa).

Insomma, uno  specchio perfetto delle moderne organizzazioni aziendali fondate sui caposaldi dello Scientific Management: standardizzazione, efficienza, trionfalismo funzionale, (così come descritto nel Manifesto dello Humanistic Management e in Nulla due volte), che a sua volta si riflette nelle modalità manageriali di segno opposto di cui fa la conoscenza Alice durante il suo viaggio (giusta l’ambiguità letteraria e ontologica del Wonderland ricordata in apertura), quali la convivialità stralunata del Cappellaio Matto o la convocatività esotica del Brucaliffo, comportamenti bizzarri ma certo più vicini ai Principi dell’Engagement che abbiamo discusso in Di cosa parliamo quando parliamo di #Engagement.

Una contrapposizione che ne Le Aziende InVisibili viene descritta attraverso le Sette Parole Chiave Boatz (Forza, Efficienza, Standardizzazione, Produzione Di Massa, Quantificazione, Precisione, Uniformità e Controllo), caratteristiche del taylorismo, alternative alle Sette Parole Chiave Jakin (Amenità, Erotismo, Gioco, Incontro, Agio, Cura e Territorialità [ii]), tipiche della social organization  (cfr. la seconda metà del post HR 2.0? Una social media strategy per le risorse umane, dedicata al modello di leadership 2.0): siamo nell’episodio 107 (pp. 324-325), nel corso del quale Fordgates e Deckard osservano fra le altre cose “Prismi, Cristalli e Frattali moltiplicarsi a partire dall’Orlo del Caos”, mentre esplode la Guerra dei Talenti, con schiere di Cloni che lottano contro i pochi  Mutanti sopravvissuti.

Leggiamo poco oltre: “Old economy, new economy, information age economy, net economy, web economy, blur economy, shock economy, economy of happiness… Man mano che Fordgates scorre le pagine del catalogo, il solido universo aziendale si liquefa nella Complessità trasmutandosi in labirinto, romanzo, ipertesto, multimedia, videogioco, partitura musicale, rappresentazione teatrale, film, palinsesto televisivo, blog, web-opera“[iii].

E’ interessante notare, con Gianluca Garrapa, che mentre gli adulti come Fordgates e Deckard “vedono”, limitati da schemi mentali ormai in loro consolidati, Alice pre-vede in assenza di ogni concetto di passato, essendo ancora bambina. Anche sotto questo aspetto la “postmodernità liquida” di Alice è in netta contrapposizione con il pensiero di Taylor, basato sul concetto di pianificazione e sull’individuazione di best practices che ripetono all’infinito una perfezione trovata una volta per sempre nel passato considerato archetipo di un futuro destinato a ripetere un presente eternamente uguale a sè stesso, in particolare attraverso il cronometraggio accurato di ogni micro-azione (e si capisce perchè il Coniglio sia ossessionato dall’Orologio, che sembra anticipare la presenza incombente del Gigantesco Cronometro in un film visionario come Metropolis e che non a caso rappresenta l’immagine introduttiva a   Tempi Moderni di Chaplin…).

La “liquidità” del suo punto di vista sul mondo è stata del resto colta   proprio   fin dagli anni 30 da Walter de La Mare. Ne abbiamo parlato già nella Il buon senso del nonsenso – Alice annotata 14b, sottolineando come quella in cui si muove Alice sia  la stessa liquidità eraclitea delle nuvole di Amleto e, possiamo aggiungere, del Deckard de La Mente InVisibile: Davanti al firmamento del cielo oscurato dalla potenza del sole si alzano in volo, ad intervalli irregolari, multicolori nugoli d‟uccelli, pensieri lussuriosi della femminea atmosfera.  Ciascuno di questi, prima di gettarsi in picchiata nelle profondità della trasparenza talassica, a seminare il panico fra le ordinate schiere di pesci argentei, spirituali riflessi del maschio mare, ondeggia per qualche attimo in aria: compatta unità parmenidea. Poi quelle filosofiche creature proclamano la sostanziale duplicità di tutte le cose, l‟essenziale mutabilità di tutte le figure:nella sua angelica caduta, ogni nugolo è un piatto di manna, King Kong, le Torri Gemelle, le   macerie   del   Muro di Berlino, la tana del Coniglio Bianco nascosta in un    Giardino    segreto   dove riposa un cammello, che ha il dorso di una donnola, e quella donnola è Moby Dick: che s‟immerge, infine, con enormi spruzzi, negli oceanici silenzi della liquida informità primordiale. La molteplice unità della vita, sembrano voler dire, non è solo vigile realtà: è anche possibilità, attualità e virtualità: in un passaggio continuo, eracliteo, fra questi stati, che sono diversi l’uno dall’altro, eppure di una stessa onirica materia. Come a dar ragione a quel Sigismondo, prima principe di un‟immaginaria Polonia che sogna di  aver vissuto prigioniero in una torre, ma dopo prigioniero che sogna di  essere stato principe, e che, in un monologo, conclude:Siamo in un mondo tanto strano che vivere è solo sognare; l‟esperienza mi insegna: un uomo che vive sogna di essere quello che è, finché non si risveglia (cfr. anche: Chi è  nel sogno di chi?   -Alice annotata 22a)”.[iii]

Alice annotata  37. Continua.

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[i]
Cfr. Fisher, pp. 11 e sgg.

[ii] Per capire meglio questo passaggio ricordo quanto scrivo nell’introduzione al testo “Dato che il tema centrale delle nostre riflessioni è il Mutamento (non a caso abbiamo costituito la Living Mutants Society), ho ritenuto interessante abbinare a ciascuno dei 128 episodi una chiave di lettura tratta da uno dei 64 esagrammi    degli I Ching – Il Libro dei Mutamenti per antonomasia di volta in volta nella versione Boaz o Jakin, i due pilastri dell’Albero della Vita che sorgevano all’entrata del tempio  del re Salomone e che, secondo la Cabala, rappresentano i principi opposti del movimento vitale, maschio-femmina, pieno-vuoto, luce-giorno (64 x 2 fa appunto 128).

Qui l’ispirazione è venuta da uno dei più famosi romanzi di P.K. Dick, The Man In The High Castle (non dimentichiamo che il nostro Deckard deve il suo cognome all’eroe di Blade Runner) in cui si immagina che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dai tedeschi e dai giapponesi, il che comporta, fra le altre cose, che i manager delle grandi Corporation utilizzino per prendere le più importanti decisioni appunto Il   Libro dei Mutamenti – I Ching.

Le due colonne dell’Albero della Vita sono poi rappresentate frequentemente nei Tarocchi, carissimi al Calvino del Castello dei Destini Incrociati – ad esempio sono i due pilastri tra cui troneggia il secondo Arcano Maggiore, la Papessa, davanti a un velo che nasconde l’ingresso del santuario, e che fiancheggiano il trono della Giustizia (Arcano numero 8) ornati di mezzelune bianche e verdi, mentre nell’Arcano 12, l’Appeso, il corpo dell’Impiccato penzola nel vuoto a testa in giù, fra di esse, in una ieratica posa a gambe incrociate”.

[iii]
Cit. p. 197.