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Analogico e digitale dell’organonimo

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Suggestioni sul IX capitolo de Le Aziende In-Visibili.

di Gianluca Garrapa

Il rito di passaggio ha caratteristiche ternarie. Indago la domanda sul trainstrorming e ingenero brainstorming o mindstorming o un(conscious)storming nel campo di un qualche elettronimo in progress che non ritorna all’ordine iniziale. Le catene definitivamente rotte in squilibri transorienti. Partorienti caos in ordini di custodia digitale. Perché? Come? Qual è la domanda del virtuale? Cosa desidera l’interluogo dell’agorà? La natura frattalica dell’evento in progress, la dilatazione del non più organomico e non ancora elettronimo. La sospensione del diegetico e il coitus interruptus del crash.

Esiste un crash organico criogenato e rivitalizzato, ri-organizzato in discorso simbolico. L’analogico è ciò che mi permette l’inizio di una ricerca. Vivere il virtuale è complesso. Ha eliminato il rischio connesso all’esserci veramente @ pag. 372

E bisogna travolgere il linguaggio organico in linguaggio elettrico. L’elettronimo non è fantascientifico o ridotto all’uno concreto dell’utenza corporea. È altro. È congelamento del divenire inerziale che ricorda l’attività elettrica residua che genera sinapsi. Attività elettrica del nous-meno, sia come attività cerebrale dell’organomico sia come attività metacerebrale. L’umano è passaggio e si estinguerà in macchina. La narratività è poi domandata dalla matematica del software che organizza la quantistica etica. L’idioma macchinico è un nuovo linguaggio. Pensare veramente, che è sempre un interpretare @ pag. 372

Con ritmi discreti che non devono solo imitare il flusso del reale tanto da constringere il reale a discretarsi nella forma mentale del calcolatore. L’informatica ha un linguaggio che è performativo ma non ancora etico. L’umano, il corpo, legge il corpo. Se non si è guariti nell’umano non si guarisce più. È il buco essenziale dell’essere di lacaniana memoria. Insomma ciò che cura l’anima attraverso il digitale, cura non l’uomo ma l’organomico. In set terapico in riunioni in cui sento il corpo. In digitale stravolge. Ciò che curiamo è uno stato di passaggio cristallizzato: psigitale. Po-etica: specie se operi on-line, mettendo il pensiero in rete, agisce po-eticamente, non come corpo poetico nell’assolutezza solitaria dell’attimo, no! On-line l’individuo etico è empaticamente l’altro, tutto l’altro, il resto, il frattale che si avvicina al buco nero che sei.

Lomologazione coatta al Pensiero Unico @ pag. 372

Il corpo open-source. La mente radiofonica e la mente il mentre e il mantra. Il contesto performatico e metaperformatico. L’effetto framing è framind. La collisione gestaltica: fra-mind. Frammente.

Non siamo monadi ma personae interneurate.

Negazione assenza niente @ pag. 324

Web-opera Pulp @ pag. 325

La psicosintesi dell’agire in modi comodi e trans-umani. Pecore post-digitali.

Aumentare l’onirico cablando corpi fisici in transizioni.

La neurodinamica cyborg.

Alterità logos dipendenza ricettività gratuità @ episodio n° 111

Siamo uomini avatar al modo degli uomini e non al modo di avatar. Indivi-scissi. Ma anche fusione di particelle psigitali. L’elettricità umana emana il corpo temporale e il crash è un ampliato regresso nervoso. Torniamo alle acque. Io sono un modo e mi oppongo ai modi come l’asse paradigmatico e sintagmatico della linguistica strutturale. Ecco, ora e solo ora, immagino la mia interassenza nel campo psigitale, non fondamentale ma fondante hic et nunc la strutturazione impermanente del metablog. Meta, appunto e non altrimenti. Quindi: l’assenza off-line è assoluta come la preassenza. L’avatar aka utente è l’interassente assoluto, l’ut-ente è il preassente assoluto. Il do. Il come e l’affinché. Ma non è ur-ente. L’innato che genera l’idioelettrico della tua interzona lasciata.

Assoluto nel digitale significa assolutamente uno o l’altro, 1 o 0.

Impermanenza sogno significato condivisione leggerezza rapidità esattezza molteplicità armonia tempo verità @ pagg. 325-326 Dentro o fuori. Il discreto dell’elettronimo. Il continuum dell’organonimo.

Si può essere organonimi discreti o elettronimo continui.

L’elettroni(no\spi)me è un’ulteriore espropriazione di porzioni retromentali, inconsce. È la declinazione in gesti intermondani. Si sottrae da mondo a modo di mondo. L’avatar è il meno di regole fino all’imitazione degli organonimi Nuer.

Ciò significa che l’organonimo deve riappropriarsi dell’organicità preindustriale e paleoagricola. L’umano non deve diventare macchina ma ridiventare uomo. La macchina diventare sempre più macchina. Non si spiegherebbe la crisi che non vuole convogliare a Krisis le nuove nozze mistiche di Cadmo. La macchina non amplifica l’onirico ma potenzia la settorialità organonimica, impulsa la leader(electric)sheep a programmarsi autopromozioni. Autopremonizioni. La solo-vista è il senso più generalista che trasforma nel fermare, trasferma, il medium in medietà. Il medium sciamanico trae invece l’umano sopra se stesso.

Azienda progettata sulle leggi della fisica e del biliardo ma che segue la regola caotica della meccanica quantistica e la turbolenza dell’infinitamente piccolo @ pag. 331

Immaginate la campana di Gauss: il discreto è rappresentano dai punti estremi che vogliamo considerare. Intervallo. Come cresce l’organomico nell’intervallo compreso tra l’elettronimo in ingresso e quello in uscita? Insomma il log-in\out sono estremi tra cui la mia attenzione organomica segue una traiettoria a campana. Non dimostrabile. Mostrabile, sì, come i sogni. Che poi interpreti. Mostrare una volta sola. Ma esistono nuclei sonori ben definibili.

Basta una rotazione del tubo, e la realtà diventa un’altra @ pag. 367

A volte ammutolisce.

Mostruose premonizioni di un prossimo futuro da adulto senza più nessuna voglia, o ragione, di ridere @ pag. 347

Protetto dal vetro degli occhi.

Avere cura di non essere indifferenti. Il qualitativo è il rispetto da cui quantifichi ciò che piace. Est-etico. Poli-etica.

La scrittura realizza il metadominio e il videoscrivere diventa idea di osservarsi.

L’estetica è dunque un’etica. Erotica. Genio di massa è ossimoro @ pag. 382

Pensieri connessi. Memirizzare. Me(s)merico. La macchina è una metaforia. Spesso pleonastica. Ma la ripetizione differisce continuamente l’unicità della pelle umana. Eppure la pelle non può definire metaforicamente il tessuto connettivale dell’avatar. Un linguaggio elettroflesso. Analogico e digitale. Quando non sei avatar, il tuo avatar dorme. Il metapaesaggio muta. L’avatar finziona. Funziona come se fingesse. Attraversare il modus elettrogeno e l’habitus organiogeno. Lo spazio mentale dell’avatar non è il surplus del tempo temporale. Lo spazio psigitale del corpo temporale non deforma lo spazio digitale del corpo magnetico. Impreditore di me stesso @ pag. 327

Digitale e analogico non rappresentano due differenti sistemi inerziali. Eppure lo spazio mentale temporale e quello digitale discreto, si perturbano. Una quantopatia per ora ancora inavvertibile: la macchina progredirà e questo implicherà l’affinamento dei sensi umani. Ma quello che importa è l’affinamento del trascendere i propri sensi. E l’affinamento del mondo transoriente. Partorire transizioni. Impiantare una piattaforma metacerebrale. Condividere, senza rendere pubblico, il proprio percorso neurocostruttivo. Comandare l’ingegneria delle immagini, icastica di neuroni controspecchianti.

Videocamere sensori nanotecnologie algoritmo segreto respiro battito del cuore catena di montaggio @ pag. 341

Contemnere le scorecard laterali quasi che, se indotto, lo spime s-oggettivo subirebbe l’organic crash. Ossia un ricaduta genetica autoduplicantesi nella terra. La relazione tra scimmia-osso-monolito speculare a uomo-immaginario-struttura macchinica primaria.

La scimmia diventa essere umano e l’essere umano evolve in macchina che devolve. Il progresso dell’essere umano non è conciliante con quello tecnologico. Salvo che la tecnologia non defletta, per causa della sua stessa massa magnetica, verso l’umano dal punto di vista della macchina, e non dell’umano. E lo stesso vale per l’umano che analizza lo sviluppo della macchina dal punto di vista della macchina (casualmente caotica) e non dal suo punto di vista, umano, caoticamente casuale. Nella dimensione potenziale abitano i sogni del futuro, le aspirazioni profonde, i deliri di onnipotenza @ pag. 329

La confusione, infatti, può essere generata o dall’estrema percezione di disordine o dalla ripetizione mantrica dello stesso. Provate a ripetere più volte il vostro nome lentamente perderà di senso e comprenderete una sorta di confusione.

Entità cyborg governate da potentissimi microchip. Nuovissime pecore elettriche @ pag. 342

Ma le litanie simbolizzano questo stato di confusione emergente a favore di un secondo ordine, e così via, fino alla confusione. La casualità accade in maniera imprevista e caotica. La caoticità della macchina deriva dal caso che più umani interagiscano in assenza. Il termine interassenza procede verso ulteriori aggiustamenti. Il linguaggio sul digitale, attraverso tutti i suoi modi (approccio materiale-specialistico) condivisi non tra singoli, ma tra almeno duplici, è un linguaggio digitale e non un metalinguaggio. Comunic-attori. Open-space. Girare nel vuoto. Freneticamente. L’impossibile è nulla, il nulla è sempre impossibile @ pagg. 380-381

La metanarrazione nel racconto scritto, orale (metateatro) non vale se la narrazione riguarda il digitale. Da questo punto di vista il digitale nasce come metadigitale. E non solo per la questione internettiana e postbellica del condividere idee e ripartire gruppi invece che anarchico e naturale disporsi come essere all’interno di un territorio sconfinato nel senso di essere di tutti come l’aria o l’acqua. Il concetto d’interassenza traduce il rapporto interattivo-virtuale all’epoca della sua intraducibilità pluridimensionale. E tutt’ora non è ancora possibile ologrammare la propria posizione senza frame. Ecco, il frame denota la metareferenzialità del campo elettrico. Quindi da interassenza siamo passati al concetto di preassenza, elettronimia\personaggio elettrico\, s-oggetto, organimia.

Cioè il crash che la macchina possa fare nel senso del cronemberghiano “la videoparola si è fatta carne”. Sciogliere i vincoli che ci legano alle ombre delle nostre caverne e agli specchi rovesciati delle nostre illusioni terrene per librarci nell’aprico giardino iperuranio della Bellezza @ pag. 361

Automaticamente davanti alla macchina diventiamo due. La macchina attoriale di CB segmentava il flusso dei suoi gesti in microgesti. Discrezione che ben s’adattava al suo viscerale amore per il cretino del popolo. Si parte dal due. La sintesi mediana. Non esiste il rapporto uomo-macchina. Mai. Il rapporto con gli altri umani parte da qui: la realtà uomo-macchina contrapposta alla consapevolezza della realtà uomo-macchina.

Ma nell’induismo la dottrina delle successive reincarnazioni porta a una contemporaneità di vite, inferni e paradisi successivi fino al paradiso supremo, dove si raggiunge la completa assenza di ogni desiderio e necessità, il Nirvana @ pag. 335

Cosa che determinerebbe lo sviluppo etico dell’uomo e lo sviluppo tecnetico del mezzo. Invece il rapporto uomo-macchina, specie per i nativi digitali, non per carità di dio si parli della fanciullezza e l’adolescenza, è già da sempre il presupposto sine qua non nelle dinamiche gruppali che determinano le dinamiche intraindividuali. Da questo punto di vista, il (dis)social network nasce automaticamente come reazione al disagio postraumatico da stress digitale (virtuale) e l’idea che si possa essere veloci con la rete ci fa reagire di conseguenza a velocizzare tutto il sistema umano. C’è sempre stata la dissocietà dello spettacolo, laddove l’uomo avesse avuto la necessità di rivedere i suoi gesti.

Analogico e digitale @ episodio n° 124

Uomo e macchina visceralmente uniti nel medio di questo ponte. Come la bicipite, che sarà Europa, romanobarbarica nel medioevo. Nel mezzomedium del medioevo elettrico, elettronimo-organonimo. Gli estremi della curva: organico e in-organico. Come la città, esempio di metafora in-versa dell’azienda. In-visibili entrambe. La contrapposizione uomo\macchina è apparente tanto quanto la primordiale scissione mente\corpo. Scissione non primigenia. La mente opposta al corpo, come la macchina opposta all’uomo, sono metafore che il potere usa per dividere e comandare.

Un’azienda emette suoni. A voi decidere chi siete @ pag. 363

Intangibile tangenza.

Il livello extraquotidiano che differenzia e stabilisce i criteri per cui esiste un cronotopo teatrale.

Ecco, il metaverso è un contenitore di energie non per forza extraquotidiano. Il metaverso è un linguaggio tout court come poteva essere quello nelle grotte di Lascaux. Una storia parallela che viene dal passato, dalla corteccia cerebrale, dall’istinto metaforico indiretto. Per me, ora, significa, non solo vivere SL ma preassentarsi all’atto dell’elettronimo che sarò, semmai. È vero, esiste teatro e theatron. Il teatro di Brecht e quello allegorico-didattico medioevale, ma c’è anche il maya-lila, il carnevale, la funzione domenicale, il bar mitzvah.

Non maschera, anche il carattere, la nazionalità, tutto è maschera e gabbia. Il corpo-mente è il s-oggetto, il nativo che non vive la macchina come posticcio. Mare magnum della chiacchiera universale @ pag. 357 Ma conosce la macchina ancor prima di sapere l’odor della strada. Il metaverso rompe il contesto teatrale. Ecco la necessità di una non necessaria antropologia teatrale in ambiente digitale. Un esempio per tutti: l’indeterminazione di Heisenberg ha tratti comuni col mito induista della non-dualità. Avatar è una parola macedonia rispetto ai campi cui può applicarsi.

Sogni, sogni, sogni. Sveglia Deckard!”

Sognare? Forse… Ma non credere al potere dei sogni ha un’unica conseguenza: lasciare che le cose restino l’inferno che sono” @ pag. 383

Il contesto performativo si rompe. Inevitabilmente.