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Arte, futuro, innovazione e sostenibilità. Una riflessione di Andrea Geremicca e Carlo Alberto Pratesi

VRE – Virtual Reality Experience, il festival internazionale ideato e diretto da Mariangela Matarozzo nasce per esplorare il ruolo e l’impiego delle tecnologie immersive  e del loro impatto sul nostro prossimo futuro: dall’intrattenimento alla medicina, dall’arte al Business e alla valorizzazione del Patrimonio Culturale e Turistico.

L’edizione 2020 di VRE (16 – 18 ottobre)  si adatta alla situazione internazionale e rivoluziona il suo formato, inaugurando un’edizione ibrida che introduce il digitale e mantiene alcune location fisiche   convinte che soltanto provando l’esperienza “dal vivo” la si possa vivere in maniera totalizzante.

Dagli aspetti creativi e artistici con la visione di film da tutto il mondo, a masterclass sui temi dell’innovazione, della formazione, dell’etica e del business con le tecnologie immersive: VRE ha voluto avvicinare diversi argomenti, persone e idee in un periodo difficile fatto di distanziamento, tra affascinanti location fisiche e la rete digitale.

L’articolo sotto riportato ARTE, FUTURO, INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ è il terzo momento di una riflessione generale che si propone di connettere ed intrecciare ogni settore, ambito o disciplina al principio della sostenibilità, uno dei temi a cui  l’edizione 2020 di VRE ha dedicato maggiore attenzione e che ha richiesto la messa in campo di competenze, idee e prospettive nuove.

Mariangela Matarozzo e Marina Massaro, Responsabile progettazione culturale VRE, così introducono le riflessioni di Andrea Geremicca  e carlo Carlo Alberto Pratesi sulla loro esperienza nel campo delle tecnologie immersive applicate allo sviluppo di soluzioni sostenibili: “la Sostenibilità è uno dei concept che lega e contiene al suo interno tutti gli altri. L’orientamento alla sostenibilità si esprime attraverso molteplici aspetti, che sono tutti parti irrinunciabili del festival. Uno degli obiettivi per noi fondamentali è sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto le giovani generazioni al consapevole utilizzo delle tecnologie emergenti in relazione alla cultura della sostenibilità promossa dagli obiettivi di Sviluppo Sostenibile contenuti nell’Agenda 2030.

Siamo convinti dell’importanza di poter contribuire ad un cambiamento che sia orientato verso un accrescimento culturale, morale e materiale dell’intera società, avendo cura di includere ogni elemento che ne faccia parte, per un futuro più equo, solidale e paritario.

Solo a partire dalla consapevolezza  di essere tutti parte di una rete, un territorio, un pianeta comune è possibile comprendere il grande potenziale e il valore culturale e creativo dei prodotti realizzati con le tecnologie immersive.  Il connubio sostenibilità – innovazione è ormai un dato di fatto, e impone la progettazione e l’uso di nuove strategie e nuove relazioni all’interno dei diversi settori di utilizzo (arti, medicina, valorizzazione del Patrimonio culturale e turistico, business, sostenibilità, cooperazione internazionale, dialogo interculturale)”.

Tree-davosARTE, FUTURO, INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ

Essere sostenibili non vuol dire altro che essere in grado di durare nel tempo. Per essere durevoli occorre fare tutto ciò che serve al fine di evitare che i cambiamenti e i rischi che si determinano nel nostro ambiente finiscano col danneggiarci. Occuparsi di sostenibilità non è quindi una questione etica, non è una scelta morale: è la conseguenza più naturale dello spirito di sopravvivenza. Noi, la nostra economia, la nostra società possono sopravvivere in un ambiente irrimediabilmente modificato, in un pianeta con il 70% in meno di specie viventi o con (solo) qualche grado in più di temperatura? La nostra azienda può essere profittevole, nel tempo, considerata la crescente scarsità di risorse e le presenti e future pandemie causate dalla nostra incapacità trovare il giusto equilibrio? Essere o non essere sostenibili non è il problema. Il problema è un altro: come organizzarsi per essere resilienti e adattarsi al cambiamento senza accentuarlo con il nostro agire.  E non si può essere sostenibili se non innovando radicalmente quello che facciamo, e non si può immaginare di affrontare il lungo e faticoso percorso dell’innovazione se non al fine di essere sostenibili. In un momento in cui i cambiamenti sono rapidi e profondi come mai prima d’ora, innovare richiede una straordinaria capacità di visione proiettata al futuro, un’attitudine che non è innata nell’essere umano, ma si allena stimolando la creatività, ecco perché l’arte in quanto forma estrema di creatività gioca un ruolo importante nell’intero processo.

Non possiamo parlare di sostenibilità se non parliamo d’innovazione e di futuro.

L’innovazione è qualcosa di nuovo, utile, scalabile e non è un processo rapido fatto da pochi; è un duro lavoro di collettività che deve partire dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, un processo in cui si generi un sano conflitto senza alcun pregiudizio.

Nonostante la parola innovazione appaia in ogni articolo, libro o intervista di qualsiasi natura come fosse uno step naturale per tutte le aziende, non è affatto un meccanismo spontaneo. Le imprese non innovano per vocazione, anzi, probabilmente ne farebbero volentieri a meno se potessero: essa ha costi elevati, richiede un coinvolgimento pressoché totale dell’organizzazione nella quale ha luogo, ed espone al rischio di perdite economiche se il prodotto/servizio lanciato non dovesse godere dei favori del mercato. Innovare è un verbo che necessariamente ci proietta verso il futuro e la capacità di osservare tanti possibili futuri è una qualità indispensabile per qualunque azienda voglia anticipare i cambiamenti più che reagire a essi. Spesso immaginiamo il futuro come la meta di un viaggio che, partendo dal passato, e passando per il presente, ci conduce verso un’unica possibile destinazione. Non esiste però un futuro soltanto, ma ne esistono molteplici; ed è fondamentale cercare di immaginarli tutti, o quasi, al fine di scegliere, tra essi, quello preferibile. Pensiamo costantemente al futuro, sebbene siamo tutt’altro che bravi a immaginarlo. Il nostro cervello non è programmato per farlo: paradossalmente, a livello neurologico, l’area cerebrale che utilizziamo per pensare al futuro è la stessa che adoperiamo per accedere ai nostri ricordi. Il più delle volte quello che prevediamo, quindi, non è un vero futuro, ma una sorta di “presente 2.0”. Per uscire da questo incoerente processo mentale dobbiamo allenare il nostro modo di pensare; dobbiamo essere audaci, creativi e visionari, proprio come gli artisti. L’arte ci permette di osservare il mondo con una prospettiva diversa spingendo oltre il nostro sguardo (in inglese tradotto con la parola foresight, appunto la disciplina scientifica dello studio sul futuro).