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(Amarcord) Jay e Daisy. Ariminum Circus, Stagione 1 (Who is Who), Episodio 3

Ariminum Circus è un romanzo in progress. Con lo pseudonimo Federico D. Fellini, sto pubblicando gli Episodi che lo compongono sul social network letterario Typee, per testarne il gradimento e ricevere suggerimenti utili a stilare la revisione finale del testo. Le molte migliaia di visualizzazioni, ma soprattutto l’ampio consenso che sta registrando presso la community di Typee, mi hanno spinto a dare ulteriore visibilità al progetto. In particolare l’Episodio “Jay e Daisy” è stato inserito nel TypeeBook 2019 (che raccoglie il meglio di quanto pubblicato sul sito). Successivamente gli è stato assegnato il Premio letterario The Good Paper  (è uno dei dieci racconti pubblicati sulla rivista The Good Life scelti fra gli oltre undicimila presenti su Typee). 

 

tutte le donne portano guai, ovunque. Soprattutto in luoghi pubblici come terme, palestre, osterie e alberghi, sostiene con ottime ragioni Quintiliano. Bisognerebbe tenerlo a mente anche nelle occasioni in cui l’attenzione si focalizza su alcuni fattori di rischio. Nel caso specifico, due: le sue gambe. Tempestate di tatuaggi etnici, o simboli algebrici, si accavallavano sotto una minigonna inguinale di Patrizia Pepe stretta al bacino da una cintura artigianale di pelle nera. Le ginocchia erano morbide, i polpacci torniti, le caviglie sottili e i piedi, scalzi, piccoli e delicati. Le unghie dipinte con smalto di un blu Tiffany identico a quello del cuoricino appeso a un braccialetto che batteva vicino alla caviglia sinistra. Erano gambe così espressive che Jay si rivolse a loro per sapere dove fosse il Capitano.
“Le sue gambe. Tempestate di tatuaggi etnici, o simboli algebrici, si accavallavano sotto una minigonna inguinale di Patrizia Pepe stretta al bacino da una cintura artigianale di pelle nera”. Disegno di  Marcello D. Minghetti.

 

Il nugolo abbandonò il peschereccio, sfrecciò sul litorale e con un volo a planare si diresse verso le cime merlate del Grand Hotel, dove Jay era entrato qualche ora prima, in cerca del Capitano. Sapeva che era sbarcato ad Ariminum già da alcuni giorni, fermandosi nella solita camera; ma non si era ancora fatto vivo alla Fortezza Bastiani. La vodka serale con gli amici nell’enorme lounge bar simile a un gompa, un tempio buddista tibetano – e per loro altrettanto sacro – era un rito cui non mancava mai di presenziare nei periodi che trascorreva a terra: la sua latitanza era inspiegabile.

Soprattutto per Jay, che con il Capitano aveva una relazione di lungo corso, nonostante la differenza d’età. Per lui, nemmeno trentenne, il vecchio Pirata era stato una specie di padre putativo. Quante ne avevano passate insieme nei locali notturni del centro, sulle colline o in spiaggia, sempre con belle donne, compagni allegri e fiumi di vodka! Anche se una sottile inquietudine aveva cominciato a pervadere il loro animo prima che il Capitano prendesse il largo (ormai erano trascorsi più di due anni): la faccia oscura di quella dolce vita stava facendo capolino sull’orizzonte della coscienza.

Aveva provato questo sentimento con particolare forza nel corso delle ultime ore passate insieme. Dopo l’ennesima festa in una villa sul litorale ariminense, la comitiva si era incamminata verso il porto, all’alba. Si era fermata davanti a un cetaceo spiaggiato, in decomposizione. Il Capitano cominciò a disquisire sulle differenze fra Leviatani: «la Balena dal Naso a Bottiglia, la Balena a Testa di Torta, la Balena Promontorio, la Balena Pilota, la Balena Cannone, la Balena di Rame, la Balena Burgundi, la Balena Azzurra, la Balena Scheletro, la Balena Vampiro, la Balena Elefante…», ma l’attenzione di Jay venne catturata da un’altra voce: quella di Mary, una ragazza conosciuta qualche giorno prima al Mocambo, il bar del Grand Hotel, che lo chiamava. Si stava allontanando su un motoscafo: anche se il motore era al minimo, a Jay arrivò solo una raffica di vento su cui volava il suo nome.

 

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