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Alice la sensemaker: la visione retrospettiva – Alice annotata 16b

Ma andiamo più a fondo nel ragionamento iniziato con il post precedente. Partiamo dall’immagine intorno cui si sviluppa il secondo capitolo di Alice nel Paese delle Meraviglie: “she was in the pool of tears which she had wept when she was nine feet high”. Alice nuota nel mare delle sue stesse lacrime, versate quando era divenuta altissima  dopo avere mangiato un pezzo della torta trovata vicino al tavolino, nel momento in cui, agitando il ventaglio lasciato cadere dal Coniglio Bianco, si ritrova ad essere minuscola. E’ una metafora perfetta della retrospettività: “Parlare di sensemaking  significa parlare della realtà come di una costruzione continua che prende forma quando le persone danno senso retrospettivamente alle situazioni in cui si trovano e a quello che hanno creato”.[i]

La retrospettività assume così un ruolo fondamentale negli studi organizzativi, così come a livello individuale succede con la teoria della dissonanza cognitiva di Festinger[ii] e a livello sociale con  approcci alla filosofia politica come quello su cui si diffonde Žižek in Vivere alla fine dei tempi.

La teoria della dissonanza cognitiva è stata introdotta da Leon Festinger nel 1957 per descrivere la situazione di complessa elaborazione cognitiva in cui credenze, nozioni, opinioni di un soggetto in relazione ad un tema si trovano a contrastare funzionalmente tra loro. Se infatti un individuo, che attiva due idee o comportamenti che sono tra loro coerenti, si trova in una situazione emotiva soddisfacente (consonanza cognitiva), si verrà a trovare in difficoltà se le due rappresentazioni sono tra loro contrapposte o divergenti. Questa incoerenza produce appunto una dissonanza cognitiva, che l’individuo cerca automaticamente di eliminare o ridurre a causa del marcato disagio psicologico che essa comporta; questo può portare all’attivazione di vari processi elaborativi, che permettono di compensare la dissonanza. Un’applicazione esemplificativa di tali processi si può avere, ad esempio, quando un soggetto disprezza esplicitamente i ladri, ma compra un oggetto a un prezzo troppo basso per non intuire che sia di provenienza illecita. Secondo Festinger, per ridurre questa contraddizione lo stesso individuo potrà o smettere di disprezzare i ladri (modificando quindi l’atteggiamento), o non acquistare l’oggetto proposto (modificando quindi il comportamento). In tutti i casi, il ritrovamento dell’equilibrio passa attraverso la rielaborazione di una “verità” passata, per adeguarla ad una nuova esigenza o situazione del presente.

Così se, a livello micro, la continua riscrittura del passato consente all’individuo di vivere in maniera equilibrata il proprio presente, a livello macro il cosiddetto “senso” della Storia non è mai stato dato a priori: quando vari tipi di storicismo l’hanno ipotizzato, hanno concepito ideologie, mitologie e religioni, dannose e smentite dai fatti. Ora sappiamo che il senso della storia è sempre attribuito a posteriori per fini pratici e contingenti. Commentando le opinioni di Kant sul diritto del popolo a ribellarsi ad un tiranno, Žižek scrive: “Lo status  (non etico ma giuridico) della rivolta è deciso in modo retroattivo: se la rivolta ha successo ed instaura un nuovo ordine giuridico… pone in atto il paradosso di darsi un fondamento in modo retroattivo…  Lo status giuridico della stessa azione cambia con il tempo. Quello che durante la rivolta è un crimine, diventa, dopo che il nuovo ordine giuridico è stato instaurato, il suo contrario”.[iii] Che è poi quanto intendeva Nietzsche quando sosteneva che non esiste la realtà, solo le sue interpretazioni. E che la ragione è sempre del più forte. La quotidiana revisione del passato operato dai burocrati orwelliani di 1984 (così come dagli attuali scientific manager) è la rappresentazione letteraria di questo assunto. Non a caso proprio questa opera viene evocata fin dal titolo nella più recente rivisitazione di Alice in Wonderland, 1q84 di Murakami, cui abbiamo dedicato uno specifico post. In termini più positivi, Alberoni in Movimento ed Istituzione prima, Innamoramento e amore poi, sottolinea come un tratto caratteristico dello stato nascente sia proprio quello di creazione di un nuovo significato (di gruppo o di coppia) che nasce dal raccontarsi a vicenda il proprio passato conferendogli un nuovo senso alla luce della avventura dello spirito che i protagonisti stanno vivendo in quel momento.

Tutti questi autori, dai loro diversi punti di vista, sottolineano insomma  che la narrazione creatrice di senso scaturisce dalla continua rielaborazione del nostro vissuto, che assume continuamente significati diversi, persino tra loro opposti: proprio come una lacrimuccia versata al momento t0 può divenire il mare in cui stiamo affogando al momento t1.

Alice annotata 16b. Continua.

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[i] Weick 1995.

[ii] Come indica esplicitamente lo stesso Weick, in Senso e significato dell’organizzazione, pp. 11-12 della traduzione italiana.

[iii] Zizek, cit., pp. 60-61.