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La rivoluzione social e le aziende: il problema della policy

Social_Media_gtcom_thumbnailL'impatto crescente della rivoluzione social sulle aziende è ormai conclamato: eppure, la resistenza delle organizzazioni al passaggio dal Management 1.0 al Management 2.0 è dura da vincere. Lo dimostra una volta di più una indagine di  Grant Thornton per la Financial Executives Research Foundation, che si può scaricare cliccando qui.

L'indagine è stata condotta nei mesi di agosto e settembre 2011 e ha coinvolto  141 intervistati di aziende pubbliche e private. 

Principali risultati dell'indagine sono i seguenti.

La velocità con cui i social media sono cresciuti  negli ultimi cinque anni ha colto di sorpresa molti dirigenti (nonostante, potremmo dire, i numerosi segnali lanciati da istituti come Gartner Group, almeno dal 2008).

A questo punto però la lezione è stata appresa, almeno in teoria. Infatti, quasi la metà (48%) dei dirigenti che hanno risposto al sondaggio ritiene che i social media sono una componente importante delle attività di marketing aziendale per il futuro.Inoltre più della metà (53%) degli intervistati ritiene che  l'uso dei social media aziendali aumenterà in modo significativo nei prossimi 12 mesi.

Tuttavia:

  • Più di tre quarti (76%) delle aziende rispondenti non ha una ben definita politica  per la gestione dei  social media.

 

  • La maggior parte delle aziende si dotano di firewall per impedire che i dipendenti utilizzino i social network.

 

  • Più della metà (61%) degli intervistati ha indicato che  la loro organizzazione non ha dei piani per la  gestione degli incidenti (casi di frode e / o violazioni della privacy).

 

La schizofrenia tipica di organizzazioni 1.0 che cercano strade solo formali o retoriche per affrontare la sfida del 2.0, non avendo la volontà/capacità di sostenerla nella sostanza, appare in tutta la sua evidenza. Ma per curarsi non è necessario uno psichiatra e tanto meno qualche consulente arraffazzonato che si spacci per "esperto 2.0". Si può lavorare costruttivamente in primo luogo sulla cultura aziendale e poi su regole di funzionamento coerenti con i nuovi valori imposti dalla rivoluzione social.   Ad esempio, per  le organizzazioni che vogliano cominciare a dotarsi di politiche adeguate per la gestione del web 2.0 e e che sono in cerca di benchmark,  una ottima risorsa è costituita da questo post di Dave Fleet:  57 SOCIAL MEDIA POLICY EXAMPLES AND RESOURCES. Altra documentazione si trova qui.

Vediamo qualche esempio. Il  Kodak Social Media  Tips è un documento  disponibile per il download in formato PDF.  E' una buona guida, semplice, diretta, trasparente e offre alcune indicazioni utili anche in tema di formazione. Ecco un estratto del documento: "Even when you are talking as an individual, people may perceive you to be talking on behalf of Kodak.  If you blog or discuss photography, printing or other topics related to a Kodak business, be upfront and explain that you work for Kodak; however, if you aren’t an official company spokesperson, add a disclaimer to the effect: The opinions and positions expressed are my own and don’t necessarily reflect those of Eastman Kodak Company.”  

Anche Intel rende disponibili online le proprie  linee guida relative ai social media. Si tratta dei criteri che si applicano ai dipendenti e ai fornitori  di Intel che usano i social media a qualsiasi titolo, anche privato.  Intel riconosce che le sue  linee guida sono di natura dinamica e si evolveranno mano a mano che  si affermeranno nuove tendenze e saranno disponibili nuove tecnologie. Pur in questo quadro dinamico, Intel precisa chiaramente le modalità con cui intervenire nei forum sociali e soprattutto il modo con cui gestire la moderazione: "The Good, the Bad, but not the Ugly. If the content is positive or negative and in context to the conversation, then we approve the content, regardless of whether it's favorable or unfavorable to Intel. However if the content is ugly, offensive, denigrating and completely out of context, then we reject the content."

Infine IBM. E' stata una delle prime corporation a pubblicare un documento di politica "social" e renderlo disponibile al pubblico online. Essendo inoltre un fornitore di tecnologie social per molte grandi realtà, in questo documento ha potuto far proprie numerose esperienze realizzate sul campo.