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Trovata la formula della velocità di propagazione del pettegolezzo nelle reti sociali

di Diomira Cennamo

La ricerca del prof. Panconesi e del Dipartimento di Informatica della Sapienza ha implicazioni importanti a livello sociale. Una conferma per i cultori del Web 2.0 e del marketing non convenzionale: il paradigma è quello virale.

Speed
Quanto tempo impiega il pettegolezzo per percorrere il proprio network di relazioni? Alessandro Panconesi, direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università la Sapienza di Roma, lo ha messo nero su bianco in una formula matematica sul paper della ricerca “La dimensione sociale dei network”, svolta con i suoi collaboratori.

Innanzitutto è utile dire che il termine ‘pettegolezzo’ è una scelta tecnica per definire un’informazione distribuita in maniera informale all’interno della propria sfera di conoscenze. Per intenderci, qualcosa che è il contrario dell’informazione pubblica veicolata dai mezzi di comunicazione di massa e che si avvicina invece agli aggiornamenti di stato su facebook.

Ma la ricerca guidata da Panconesi non si limita alle piattaforme di social networking online (come Facebook o Twitter). “Ci riferiamo a reti che catturano l’interazione di esseri umani attraverso il Web. In questo senso il Web stesso è una rete sociale. Pensiamo ad esempio a Google che tara i suoi risultati sulla base delle ricerche degli utenti. Se la mia ricerca sul Milan mi porta al sito della Gazzetta dello sport esattamente come avviene per la sua ricerca sul Napoli, Google ridefinirà i proprio risultati sulla base di una ricerca che è in fin dei conti sociale”, mi spiega Panconesi.

Anche il significato del termine non deve trarre in inganno sulla portata dell’oggetto di studio: qui non si sta parlando di semplice gossip, ma potenzialmente del passaggio di informazioni cruciali per la salvezza di interi gruppi di individui in contesti di emergenza come terremoti, incendi e altre situazioni di pericolo collettivo.

La diffusione del Web sui pc, sul mobile e sempre più ‘nelle cose’ che usiamo quotidianamente (è il concetto di pervasive computing) ha insediato lungo le connessioni della comunicazione digitale delle vere e proprie reti sociali, quelle che i sociologi studiano da tempo nei vari settori della vita umana.
Le reti sociali sono soggette a delle regole strutturali e organizzative peculiari. Solo alcune sono note e molti studi stanno attualmente approfondendo il problema del loro ‘comportamento’, a volerle vedere come un grande organismo che si modifica continuamente in seguito ai movimenti delle sue parti.
“Per la prima volta nella storia umana”, spiega Panconesi, “le reti di comunicazione sono in grado di catturare fenomeni sociologici che si offrono all’osservazione degli studiosi in tempo reale”.

Le informazioni che si diffondono all’interno di queste strutture connettive riguardano gli argomenti più disparati, che contribuiscono a modificare gli aspetti sociali che investono: dalle tendenze culturali alla medicina, all’informatica il flusso della comunicazione pervade ogni campo dell’azione umana.

L’algoritmo del rumour spreading (o diffusione del pettegolezzo) individuato dal team di Panconesi ricalca fedelmente il processo di propagazione delle epidemie virali. Un nodo sorgente che decide di trasmettere un pettegolezzo all’interno della propria rete di relazioni sceglierà in una maniera che si può definire casuale un contatto a cui comunicherà l’informazione. Da quel momento in poi si innesca una replica di questo comportamento lungo nodi successivi che di fatto contribuiscono attivamente a propagare in maniera diffusiva il messaggio in questione.

Se pensiamo al pettegolezzo come ad una informazione utile, ad esempio un segnale di allarme, o ad un agente dannoso come un virus, digitale o meno, determinarne la velocità di diffusione può avere implicazioni importanti non solo da un punto di vista tecnologico ma dell’organizzazione sociale in senso lato.

Le peculiarità strutturali delle rete sociali possono infatti influire sulla propagazione del messaggio, rallentandolo o agevolandolo. Conoscere queste caratteristiche diventa allora importante per ottimizzare la propagazione di un’informazione utile anche a livello infrastrutturale. Viceversa, studiare le reti di comunicazione può rivelarci importanti caratteristiche dei processi di interazione sociale.

La ricerca è quindi un passo in questa direzione e tra i suoi obiettivi vi è anche quello di formulare nuovi modelli di sostegno alle reti sociali, con particolare riguardo alle reti mobili, per cui non sembrano esistere al momento formulazioni matematiche soddisfacenti. Pensiamo ad esempio a quali possibilità potrebbe aprire l’interazione mobile tra gli abitanti di una città.

Un primo importante riconoscimento è venuto all’équipe italiana dall’Ibm Faculty Award, iniziativa internazionale che premia gli studi accademici più interessanti nel settore dell’informatica e delle infrastrutture tecnologiche.

Foto: Express Monorail, Flickr