Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La Proprietà Intellettuale e la Retorica della Rete

Ogni contesto sociale, fisico o “elettronico” che sia, ha una sua Retorica, così come ha un suo Galateo, una sua Etica, Leggi scritte o tacite, e via dicendo. Ogni Retorica ha una sua peculiare organizzazione logica,luoghi comuni, modalità di espressione che sono lo specchio di uno specifico modello cognitivo e culturale.

Questo vale anche per la comunità che popola il Web 2.0., come già da tempo alcuni studiosi hanno segnalato (penso a volumi quali  Rete Retorica – Prospettive retoriche della Rete,  a cura di Luca Rosati e Federica Venier, 2006, ma a tanti interventi e riflessioni che si sviluppano naturalmente ogni giorno su Blog, Forum, Ning, eccetera).

Ora, uno dei “topos” o “luoghi comuni”  della Retorica della Rete è la crisi del concetto di proprietà intellettuale tradizionale e l’affermarsi di proposte alternative che Wikipedia così sintetizza:” Il fenomeno più interessante in questo senso è quello che viene definito in senso ampio “copyleft”, ovvero un modello alternativo di gestione dei diritti d’autore grazie al quale il detentore dei diritti, attraverso l’applicazione di specifiche licenze, concede una serie di libertà agli utenti dell’opera. Questo modello alternativo è nato e si è sviluppato principalmente nell’ambito informatico (con i movimenti Software libero e Open Source), ma negli ultimi anni si è esteso a tutto il mondo delle opere dell’ingegno (con i movimenti Creative Commons, OpenAccess, Opencontent etc.).”

Non mi ha sorpreso quindi che proprio su questo tema si sia appuntato l’interesse di tanti il 3 marzo scorso, durante l’evento di presentazione di ideaTRE60, il nuovo social media dedicato all’innovazione sociale, ed in particolare al momento dell’illustrazione del primo Concorso per idee che abbiamo deciso di lanciare: il posizionamento strategico assolutamente innovativo della piattaforma ha infatti messo in crisi alcune assunzioni centrali  della attuale Retorica delle Rete. Per evitare di non essere capiti, o peggio fraintesi o addirittura strumentalizzati, ritengo importante fare alcuni chiarimenti (che sintetizzano quelli proposti  sul nostro blog dove abbiamo pubblicato le immagini di un mini-talk show, cui hanno partecipato Bruno Ambrosini, Segretario generale di Fondazione Italiana Accenture, Marco Zamperini e Luca Perugini, oltre a me stesso, in qualità di Direttore Responsabile di ideaTRE60, che credo mostri bene il punto di vista di ideaTRE60).

In primo luogo, il codice su cui è stata sviluppata la piattaforma è Drupal, un codice open source molto noto: sotto questo profilo quindi siamo assolutamente in linea con il “mainstream”  2.0. Ma anche per quanto riguarda i contenuti pubblicati su idea TRE60 non ci sono distonie con le logiche della Rete: sono vincolati ad una licenza Creative Commons 3.0, che quindi concede l’utilizzo a chiunque lo desideri di distribuire ciò che appare su ideaTRE60, purchè ci riconosca come autori e non ne faccia un uso commerciale o manipolatorio.

Il vero nodo del contendere è rappresentato da come la proprietà intellettuale è normata dal primo concorso per idee lanciato sulla nostra piattaforma: Alimentarsi bene, Vivere meglio.  Per capire la soluzione individuata da ideaTRE60 bisogna ricordare che la proposta distintiva del nostro social media sta nell’accogliere concorsi per idee caratterizzati dal fatto che l’ente privato o pubblico che li indice intende raccogliere idee, la migliore delle quali darà vita ad un progetto di pubblica utilità. In sintesi, per la prima volta, si utilizza in maniera strutturata il consolidato strumento della call for ideas, generalmente utilizzato in ambito profit, per generare innovazione sociale, senza fini di lucro (teniamoci bene a mente questa fondamentale precisazione).

Nel caso di specie l’ente che indice il Concorso Alimentarsi bene, vivere meglio è Fondazione Italiana Accenture, organizzazione appunto senza fine di lucro che mette a disposizione fino a 100.000 euro per la trasformazione dell’idea vincente in una realizzazione che si proponga di educare ampi strati di popolazione ad una corretta alimentazione. In questo quadro, il Regolamento del Concorso prevede che il vincitore (che comunque si aggiudica 5000 euro e la possibilità di partecipare alla realizzazione del progetto) ceda a Fondazione Italiana Accenture la proprietà intellettuale dell’idea. E qui i Retori del 2.0 si inalberano: perché questa cessione? Perché non sottoporre anche l’idea vincente alle regole dei Creative Commons?

La risposta è semplice: poiché, a differenza di tanti altri contest, la finalità di quelli che si svolgono su ideaTRE60 è il benessere collettivo, noi vogliamo garantire nella maniera più assoluta che nessuno possa fare un uso commerciale di quanto viene ideato, discusso e realizzato tramite ideaTRE60. In altre parole, così come Fondazione Italiana Accenture garantisce che non guadagnerà neanche un centesimo dalla proprietà intellettuale dell’idea vincente e si impegna a trasformarla in una realizzazione di chiara utilità sociale, così l’autore deve impegnarsi a donare la sua idea alla collettività. Insomma il nostro punto di vista è che o siamo social del tutto o non lo siamo.

Può quindi forse suonare strano, ma in realtà questa posizione “scavalca a sinistra” gli innovatori della Rete: chi gioca al gioco di idea TRE60 (sia versante aziende o istituzioni, che propongono i concorsi, sia versante individui che vi partecipano) lo gioca in uno spirito di totale disinteresse, lo stesso che anima un Medico Senza Frontiere o  di una persona che cede il proprio tempo e la propria competenza per realizzare, ad esempio, un software a favore di una associazione di volontariato.

E’ bene infine specificare che questa regola (cessione della proprietà intellettuale dell’idea vincente a favore della realizzazione di un progetto di chiara utilità collettiva) vale per questo specifico primo concorso, indetto da Fondazione Italiana Accenture: altre organizzazioni che lanceranno in futuro concorsi diversi potrebbero adottare regole differenti. In ogni caso noi vigileremo sempre affinché, qualsiasi sia il meccanismo giuridico prescelto relativo alla proprietà intellettuale dell’idea vincente, sia garantito il principio etico dell’interesse pubblico cui deve essere sacrificato qualsiasi interesse privato.