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I teatri in-visibili. PAssato (1999), PResente1-PResente2 (2008)

Gg2006

Suggestioni sul IV capitolo delle Aziende In-Visibili.

di Gianluca Garrapa

PA Il mana, o il fato o la Società o la malattia, è l’altro-sconosciuto che agisce e impone all’individuo di eliminare il sé della coscienza individualizzante e pensante: il corpo diventa uno strumento nell’ingranaggio meccanico, la mente non riconosce il proprio gesto, mente e corpo s’obliano a vicenda. La schizofrenia chiude l’individuo in un circolo vizioso di meccanizzazione ed estraneità del corpo-mente (la mente dell’operaio che s’abitua a non pensare), mentre il trapasso mitico-religioso (o teatrale) permette la riconciliazione virtuale della mente col corpo in una forma di comunicazione che diviene naturale e umana, dopo aver vissuto e superato l’ostacolo del proprio disfacimento analogico.

PR1 Quotidiano disfacimento di chi sopravvive nelle società dominate dall’ethos del lavoro (p. 160, Aziende In-Visibili). PR2 Ci pensavo l’altra sera al ristorante, sommerso da una montagna di piatti da lavare.

PA L’ethos è quel processo che crea e garantisce l’inter-soggettività preservando l’umano dalla caduta verso il cosmo meccanico delle cose che lo manipola spossessandolo del corpo e del pensiero. Ernesto De Martino, ne La fine del Mondo, parla di ethos del trascendimento, il dover-esserci dell’individuo il cui rischio di crollo è sempre possibile: l’essere umano può alienarsi nel mondo e perdere la propria individuale Presenza. PR2 Nella Seconda Vita si esorcizza la nostra paura di non esserci. L’avatar è catalitica catartica.

PA L’ethos deve, per natura, oltrepassare, superando qualsivoglia tipo di blocco psico-sociale, e in ciò l’attore ritrova sempre un se stesso diverso da quello precedente, essendo l’organismo umano in continuo divenire: di qui l’importanza del sentirsi straniero-sempre, e della concentrazione con cui l’attore deve scavare dentro se stesso per esprimere immagini tratte dall’inconscio.

PR1 Un parco giochi globale e transculturale […] multitemporale e multietnico… (p. 159, Aziende In-Visibili) dove il mio avatar mi insegna a rivivere il passato e progettare il futuro presente ormai illeggibile tra le linee di queste mani. Le mani non mi appartengono più. Sarà il detersivo dei piatti?

PA Il teatro di Grotowski trasformato in swieto, festa, vacanza, momento di studio antropologico delle condizioni e delle possibilità che rendono possibile la comunicazione totale tra il gruppo e l’individuo, a qualsiasi latitudine e in ogni tipo di società. PR2 Chat quadrimensionali costruiranno il tempo libero senza vuoti di pensiero e senza depressioni.

PR1 Rifondazione di un linguaggio comune (p. 165, Aziende In-Visibili) che noi potremmo usare per scambiare le nostre lingue. PR2 Diversissime, le nostre lingue hanno in comune questo linguaggio elettrico della vita e della morte. Questi corpi temporali, lontanissimi e interassenti, si somigliano nella danza di avatar. Dormiamo a sogni aperti e ci incontriamo nel terreno elettrico nell’intramondo. Astinenti di scariche elettriche.

PA Il rapporto che l’attore ha con il testo: l’attore esce fuori da sé e ritorna a sé vedendosi altro, diverso. Lo schema si mantiene anche nell’ambito del gruppo teatrale che viaggia in luoghi sempre diversi e torna motivato da nuove partenze: il viaggio, la maschera, la parte e il tutto, posseggono lo stretto connettersi di un organismo complesso, il teatro è una macchina non-banale.

PR1 La ZEM Hard oscillava in uno stato d’indeterminazione quantistica, onda e corpuscolo, una e doppia: cresceva e moriva (p. 166, Aziende In-Visibili). PA Io sono onda e particella. L’individuo-particella e la storia-onda sono due aspetti di un’unica realtà che è il divenire. E proprio il divenire è l’evento fondamentale del teatro che esiste perché diviene, e diviene qualità dell’unico criterio: il rapporto sempre differito, sospeso, con l’invedibile. PR2 Sai? Mi sento così. Come un fiammifero che brucia mentre illumina e si spegne, come una candela la cui fiammella sta vacillando, inesorabilmente. È come riscrivere il passato. Il futuro mi si allontana con la stessa statica insignificanza del presente. Faccio fatica a fare qualsiasi cosa. Nella testa ho un grande caos di schiuma e frattali.

PR1 Il marketing esperienziale è la nuova frontiera della comunicazione integrata (p.173, Aziende In-Visibili). PR2 Ci daranno mondi da bere. Ce la daranno a bere. Come sempre. Perché amiamo sognare. Ma i sogni, lo so, non esistono più.

PA La contrapposizione mitica dell’uno e della parte, del ritmo personale entro quello collettivo: una comune di individui nella quale ogni membro, nella propria solitudine, è anche parte fondamentale del gruppo. La comune-intersoggettività in viaggio è il divenire dell’io e dell’altro, inestricabile svolgimento di acquisizione e baratto, cambiamento e permanenza, autodisciplina e autoriforma permanente. Ciò significa una certa flessibilità della disciplina e un utilizzo del training che varia col passare degli anni: laboratori aperti, viaggi materiali e spirituali oltre il teatro della rappresentazione, di cui dobbiamo affrontare con decisione il limite, lo stereotipo del ripetere storico, creando un gesto vivo, unendo gli opposti, disturbando e affermando, ricercando una globalità totalizzante (senza essere globalizzazione totalizzatrice!), affrontando un divenire, vivendo un continuo trapasso, una permanente metamorfosi delle forme.

PR1 Il Grande Avversario di Selfya è solo il Tempo, ogni Tempo, tutti i tempi (p.176, Aziende In-Visibili). PA Chi sono io? Io sono il tempo. Sono il fiume del tempo che mi trascina. È un modo-fiume che scorre sotto un ponte-come tra realtà e virtualità; realmente ci stiamo chiedendo cosa è l’essere ma, dubitando virtualmente che ci sia un solo modo di essere, determiniamo una contraddizione che si risolve felicemente nell’assunto metafisico-religioso del logos occidentale. Tra il Tempo Mitico della ripetizione dell’identico e il Tempo Irreversibile Cristiano, esiste il Tempo Teatrale; il Tempo della sospensione, della maschera, del processo che avviene senza un donde e dove. Lavoro dell’attore che punta le sue energie nell’azione senza considerare il risultato, il prodotto. Il lavoro sul corpo-mente avviene nel viaggio antropologico, a partire dal confronto etnologico, la trascendenza orizzontale è questa: né ripetizione schizofrenica a vuoto né irreversibilità registica. PR1 Non occorre una formazione di tipo tecnico, ma una vera e propria educazione sentimentale (p.178, Aziende In-Visibili). PR2 La netiquette dell’empatia a distanza. PA Il virtuale è maschera anche per un altro motivo: accedervi vuol dire stabilire dei tagli, i flussi elettrici del virtuale devono essere codificati. Quantificati e quali per le esigenze della comunicazione. Vi è per questo una grande libertà di scelta, purché il reale sia mediato, mascherato dal virtuale: la disciplina, spesso imposta, esige anche nel linguaggio elettrico una messa-in-forma del flusso virtuale. Si tratta di evitare il rischio della monotonia e dell’inerzia, e trasformare il lavoro in espressione personale. PR2 Il digitale è la volgarizzazione del teatrale. PA Bisogna cercare la differenziazione all’interno di uno stesso gruppo di attori. Eugenio Barba: “Nella vita di un gruppo, come in quella di un individuo, viene il momento in cui le condizioni per una certa sicurezza sono consolidate. Ci si trova, allora, nell’alternativa fra routine e accumulazione. Per sfuggire alla morsa è importante a questo punto imparare a conoscere in quale direzione proiettare le proprie energie. È il momento critico quando il filo rischia di rompersi. Ognuno, per sfuggire alla morsa, cerca una sua strada. La spinta diventa così centrifuga da frantumare il gruppo in progetti individuali o fughe verso l’esterno per cercare ossigeno, nuove sfide, nuove relazioni.” PR1 Ci vuole davvero poco a passare dall’Eutropia all’Entropia […] e non c’è più movimento (p.162, Aziende In-Visibili). PR2 Così ora restiamo immobili. Non muoviamo nemmeno un dito. Solo le nostre visioni, mentre un cavo le trasporta fino alla memoria centrale, che genera le danze dei corpi magnetici.

PR1 La Corporation sta marcendo, minata dalla vanità che uccide il talento, dall’invidia che diventa mobbing, dall’ambizione di una dirigenza psicolabile e demente (pag. 151, Aziende In-Visibili). PR2 A cosa serve tutto questo? Il potere è ottuso, ottusi i servi, ottusi i rivoluzionari. E di nuovo tutto si ripete. Tutto crolla e io vorrei tanto vivere almeno un poco veramente prima della fine. Perché è vicina! Sai? Nel sorriso e nella rabbia, nell’affanno e nel disincanto. Nell’estrema solitudine di chi ha il destino fermo sulla soglia d’un’agonia al tramonto, l’estate, mentre urlanti i bimbi giocano e tu non senti nulla e vedi solo un vuoto che sai non se ne andrà mai più dalla tua vita, contorta e fatiscente.