Da Le Città Invisibili… a Le Aziende InVisibili, 27. Il fondamento letterario, parte terza


Gran_circo_umanotico
Mi spiego meglio prendendo spunto dall’ottimo saggio di Mario Barenghi, Italo Calvino, le linee e i margini. Lo stile di pensiero di Calvino (autodefinitosi, appunto con una antinomia, “un saturnino che aspira ad essere un mercuriale”), scrive Barenghi, si concentra sempre sull’interrelazione, sulla dipendenza e sul condizionamento reciproco che si creano tra termini opposti: espansione vitale e stanziamento critico, energia istintiva e ordinamento razionale, intelligenza e volontà. A questi se ne potrebbero aggiungere innumerevoli altri, mai esattamente sovrapponibili. La forma e la materia; l’arco e le pietre, la forma degli scacchi e i legni che compongono la scacchiera; l’unità e la differenza; l’impurità e la purezza, come nei Cristalli di Ti con zero. La legge interna della narrativa di Calvino è una sorta di dualismo euristico, non rigido, né manicheo o definitorio. Le antinomie calviniane non offrono spiegazioni ultimative, ma servono come strumenti di una ricerca. Quello che conta è il legame intrinseco fra i termini opposti, la loro relazione reciproca: ciò che resta nel mezzo, la scintilla che scocca.

Ad esempio nelle Città Invisibili le città nascoste sono quelle che hanno una potenzialità positiva, in opposizione alla minacciosa marea delle città continue. Le città del desiderio e della memoria fanno parte del “regno del soggettivo” in opposizione a quelle della morte e del cielo, rientranti nel “regno dell’oggettivo”. Ma ogni città è leggibile come un’antinomia (o una serie di antinomie): gli abitanti di Maurilia non s’accorgono che la costanza di nomi e di luoghi non impedisce mutazioni senza posa, equivalenti ad una sostanziale perdita d’identità (come ha benissimo colto Antonella Cilento nella sua trasposizione “aziendale”); la difficile coabitazione di spiritelli stanziali e nomadi è il tratto distintivo di Leandra; l’opposizione fra stabilità e mobilità viene proiettata sull’asse verticale nel caso di Isaura, città dai mille pozzi che si presume sorga su un lago sotterraneo ma le cui aeree impalcature fanno andare verso l’alto. Eutropia nel suo incessante muoversi per ricominciare da capo cela “l’ambiguo miracolo” di una rara permanenza nel tempo. Eccetera.

Anche nella produzione saggistica secondo Barenghi «i procedimenti che Calvino predilige sono l’elenco e la disgiunzione binaria, spesso sotto forma di antitesi». Così la prima lezione americana inizia con le parole «dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso». E nella seconda: «questa apologia della rapidità non intende negare i piaceri dell’indugio». Nella terza il dualismo, lo schema bipolare, si esprime in maniera diversa: l’esattezza non rinvia ad alcun valore positivo, inesattezza e imprecisione sono difetti e basta. L’esattezza tuttavia può essere ricercata in due direzioni divergenti (il rigore geometrico di un disegno, l’adesione strenua a un dato concreto) che non si possono conciliare, sono alternative. Salvo naturalmente la possibilità di escogitare immaginose coppie emblematiche – la farfalla e il granchio, il cristallo e la fiamma, Saturno e Mercurio. La quarta conferenza è incentrata sulla visibilità ed ha il suo contrappunto nella invisibilità, centro focale del nostro progetto. Il concetto di molteplicità, infine, rimanda in Calvino a due idee antitetiche di totalità. Un’immagine negativa, entropica, dove forme ed istituzioni si vanno perdendo, per staticità o degradazione (il trionfo dell’indifferenza, il mare dell’oggettività); e un’immagine positiva, legata a un’idea d’infinita ricchezza e varietà vitale (Complessità).

Non va infine dimenticato che al susseguirsi di dicotonomie si affianca in Calvino l’esigenza di un ordinamento tassonomico, che funga da matrice di tutte le dicotomie, ivi compresa quella fra il tutto e la parte, l’individuo e il mondo. E questo forse era il nocciolo dell’idea di Coerenza (Consistency) con cui avrebbero dovuto chiudersi le Lezioni Americane – e che certamente apre le Variazioni Impermanenti introduttive al Manifesto dello Humanistic Management (intitolate appunto L’identità molteplice).

In apertura: Gran Circo Umanotico, di Luigi Serafini

  • marco minghetti |

    gentile drssa
    mi scuso per l’inconveniente, provvedo subito a correggere la cosa.

  • rosanna santonocito |

    Gentile dottor Minghetti,
    mi scuso per l’uso improprio dei commenti sul suo blog. Le scrivo per segnalarle una imprecisione del blogroll pregandoLa di correggerla al più presto. Il link “Walter Passerini direttore di Job24” che rimanda al portale del lavoro de Il Sole 24 ore è inesatto in quanto Walter Passerini non è più dipendente del Sole24 Ore dal l’estate 2007 e quindi non ha alcun titolo riguardo all’inizativa di Job24.it, online dal 19 settembre 2007 , progetto che ho avuto il compito di studiare, realizzare e di cooordinare dal direttore Ferruccio de Bortoli. Mi sorprende che Lei non ne sia al corrente, dal momento che il blog che Lei tiene fa parte di uno spazio web del Gruppo Sole e e che nel Suo blogroll compare il sito di Enrico Bertolino, che , come amico e curatore della rubrica RealityJob su Job24.it, linka e cita assai spesso il nostro portale
    Grazie e cordiali saluti
    Rosanna Santonocito
    responsabile del portale del lavoro Job24.it /blog Jobtalk

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