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Alice, la humanistic manager – Alice annotata 10

What is the use of a book without pictures or conversations?”: fin da subito Alice propone la sua radicale diversità, anche rispetto alle forme dominanti di trasmissione della cultura. Una diversità che anticipa,  abbiamo detto nella Nota 1 e   approfondito nella Nota 8b,    la crisi del modello di comunicazione caratteristico della modernità solida: top down, gerarchico, direttivo-prescrittivo, omogeneizzante. Un modello che dal secondo dopoguerra ad oggi ha trovato il suo più significativo strumento di espressione nella Televisione Catodica. Ma anche questo strumento, o meglio questo tipo di utilizzo delle strumento, è finito nella Rete che, come ha ben messo in rilievo Riccardo Luna in un articolo pubblicato su Repubblica  [i], ne ha decretato la morte: o meglio la sua resurrezione ma con le modalità fluide tipiche della postmodernità liquidità delle quali le “Alici Hacker” (vedi ancora Nota 8b) contemporanee sono maestre e attraverso cui sanciscono la propria diversità rispetto al passato. Una diversità che va difesa attentamente, perchè la modernità solida è un virus letale, così pervasivo che può penetrare anche in Internet. Il declino di Wikipedia,  come ho documentato in un post precedente che ogni giorno si riempie di commenti e testimonianze, è sostanzialmente legato al fatto che, nel tentativo di emulare gli standard di affidabilità dell’Enciclopedia Britannica, ha finito per clonarne la divisione disciplinare “scientifica” e  le modalità di inclusione/esclusione dei contenuti aventi “rilevanza enciclopedica” (decisi, come voleva Taylor, dagli Esperti della Materia certificati da altri Esperti che a loro volta li certificano, utilizzando un linguaggio tecnico per iniziati, in un circolo vizioso che finisce per escludere proprio quella libera collaborazione dal basso in cui consisteva la forza iniziale dei wikipediani).

Dunque  è importante rilevare che la diversità della Alice carrolliana come dei Nativi Digitali attuali è l’altra faccia della loro singolarità. La coglie bene l’Unicorno (una endiadi mitologica, a proposito delle sintesi e dei raddoppiamenti di cui abbiamo parlato in precedenza, nelle Note Contrazioni/Raddoppiamenti, 1 – Alice annotata 4aContrazioni/Raddoppiamenti, 2 – Alice annotata 4b,  Alice la Hacker – Alice annotata 9a), che incontrando Alice nel Paese Al di Là dello Specchio commenta: ‘Una bambina? Ma io ho sempre pensato che fossero solo dei mostri favolosi!’. La stessa opinione che hanno gli scientific manager (offline ed online) rispetto a tutti i portatori di differenze. Le organizzazioni tradizionali come gli attuali Tecnocrati di Wikipedia, nonostante le dichiarazioni di facciata,  non cercano individui di talento, personalità originali, ma dei cloni, dei ripetitori razionali di compiti e mansioni. In cambio della propria individualità le persone ottengono la sicurezza derivante appunto dalla omologazione di tutti a codici di comportamento chiaramente definiti e sempre uguali; anche i prodotti che queste organizzazioni propongono al cliente generano questo senso di sicurezza”  [ii].

Ma a dimostrare l’illusorietà di questo modello è la crisi economica globale in cui siamo caduti ormai da anni e di cui non si vede la fine, dimostrando di essere ben più profonda della tana del Coniglio Bianco – per inciso, personaggio fantozziano fin dalla sua prima apparizione: in ritardo, di corsa, angosciato dalla paura delle tremende punizioni che gli potranno essere inflitte, proprio come Fantozzi nell’indimenticabile sequenza iniziale del primo film della serie, emblematica della pervasività del paradigma tayloristico “tempi e metodi” che incombe su tutti noi non solo in azienda ma in ogni aspetto della vita privata, culminante nel disastroso tentativo di “prendere l’autobus al volo”[iii]: “we are, all of us, now, perpettually late for a very important date, but that apprehension of being late, late is for many among us an anxious   expectation”. [iv]

Per usare le parole definitive di Žižek: “il sistema capitalistico globale si sta avvicinando ad un apocalittico punto zero”.[v] Il che equivale al collasso dello scientific management non solo come modello economico e produttivo, ma anche e soprattutto come modello cognitivo: un modello che affonda  le sue origini in testi come La ricchezza delle nazioni (1776) e nelle esperienze della rivoluzione industriale, imponendosi  come disciplina a sé stante agli inizi del Novecento, con gli scritti di Taylor e le pratiche della fabbrica fordista.  “Qui si radica lo scientific management, che ha avuto il  merito di rappresentare un punto di vista precipuo, specificatamente caratterizzato, con una straordinaria capacità costruttivistica e interpretativa della realtà e dell’esperienza organizzativa. A livello della produzione, i riferimenti sono stati la serialità, la standardizzazione, la specializzazione del lavoro e delle mansioni; a livello dello scambio, il mercato di massa e l’orientamento al prodotto e alla quantità. Le organizzazioni – sia quelle con un preciso obiettivo economico, sia quelle di servizio pubblico e, in generale, le grandi burocrazie – sono state orientate da culture e meccanismi operativi fondati sulla centralità del comando, su un’attenzione ossessiva ai processi di esecuzione. Il modello cognitivo sottostante è definibile dalla massimizzazione dei risultati nel minor tempo possibile, dal riduzionismo di ogni varianza, da una deresponsabilizzazione personale sul risultato finale e dal trionfalismo funzionale, specchio della negazione sistematica della indispensabilità relazionale con l’altro. Le organizzazioni ispirate e gestite attraverso la prospettiva paradigmatica dello scientific management si pongono come soggetti collettivi chiusi, con una forte capacità previsiva e una visione lineare/sequenziale del processo decisionale. Il modello comunicazionale è quello, one-way, “ricevuto-passo”, anzi “ricevuto-chiudo”; le soluzioni tecnologiche sono quelle standardizzabili e da incorporare in un prodotto stabilizzato per il suo ciclo di vita commerciale. Molte innovazioni possibili vengono trascurate, non solo per ragioni commerciali, ma anche produttive (sono extrastandard). L’attitudine culturale è quella del conformismo alle soluzioni stabilite come le più efficienti e che vengono capitalizzate come thesaurus. Appare evidente l’inadeguatezza di un tale procedere a fronte di un mondo “complesso”, vale a dire plurale, nonché in rapido e continuo mutamento nel tempo e nello spazio remoto e di prossimità”.[vi]

Occorre dunque un nuovo discorso, lo humanistic management,  in grado di opporsi a questo disastroso scientific management, proprio come la postmoderna Alice si contrappone al già tayloristico Bianconiglio, simbolico contrasto che era ben presente allo stesso Carroll. Il reverendo nel suo articolo Alice on the stage scriveva: “And the White Rabbit, what of him? Was he framed on the “Alice” lines, or meant as a contrast? As a contrast, distinctly. For her “youth”, “audacity”, “vigour”, and “swift directness of purpose”, read “elderly”, “timid”, “feeble”, and “nervously shilly-shallying” and you will get something of what I meant him to be”. Insomma da una parte un tipo alla Don Abbondio, dall’altra una figura la cui descrizione calzerebbe a pennello alla “Sposa” dei due volumi di  Kill Bill.

Alice annotata                10. Continua.

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[ii] Nulla due volte, cit., pp. 160-162

[iii] Fantozzi, regia di Luciano Salce, 1975. La prima scena: http://www.youtube.com/watch?v=62dh8wz5oj0

[iv] Bloom, cit., p. 6.

[v] Zizek, Slavoj, Salani Editore, 2011, p. 10.