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ideaTRE60: una nuova via all’innovazione sociale

Una possibile definizione di innovazione sociale
Cosa è l’innovazione sociale? Questo è il tema che verrà dibattuto oggi  a Milano in una tavola rotonda/happening mediatico (con videostreaminge possibilità di interagire via Twitter e Facebook) realizzata in occasione del lancio ufficiale di ideaTRE60, il nuovo social media dedicato appunto all’innovazione sociale su cui lavoro da un anno.

Un buon punto di partenza per rispondere a questa domanda lo offre il Report realizzato nel 2007  dalla Said Business School di Oxford: “Social innovation, what it is, why it matters and how it can be accelerated”  di Geoff Mulgan con  Simon Tucker, Rushanara Ali e Ben Sanders.

Il testo è veramente ricco di prospettive storiche, spunti teorici e casi pratici, tuttavia in questa sede mi interessa focalizzare solo alcuni di questi aspetti, il primo dei quali è: esiste una buona definizione di innovazione sociale, laddove per buona si intende semplice da capire e al tempo stesso sufficientemente appropriata?

Mulgan propone la seguente: “si ha innovazione sociale quando nuove idee che funzionano (“new ideas that work”) danno soluzioni a bisogni sociali ancora insoddisfatti.  Ma l’aggettivo “sociale” ha anche un altro significato: indica il ruolo  attivo di persone (consumatori, cittadini, ma anche istituzioni e organizzazioni) nella realizzazione concreta dei processi di innovazione.

Con questa definizione possiamo così raccogliere fenomeni e processi di innovazione sociale molto ampi e diversificati che vanno dall’ imprenditorialità sociale all’educazione a distanza, dai movimenti per il riconoscimento dei diritti delle donne alle riforme sanitarie e pensionistiche, dai nuovi modelli di sostenibilità alle pratiche collaborative sui codici open source.

Mi sembra un buon punto di partenza, che naturalmente deve essere meglio dettagliato per cogliere in particolare da una parte la coerenza, dall’altra parte gli elementi di innovatività, proposti, rispetto a questo schema generale,  da ideaTRE60.

Aggregare individui, organizzazioni e istituzioni
Un primo punto importante sottolineato da Mulgan è che i promotori dell’innovazione sociale sono senza dubbio singoli individui di genio (gli inventori del microcredito o del codice html, ad esempio) ma anche organizzazioni private e pubbliche: “L’innovazione sociale non è specifica del terzo settore. Essa può essere guidata dalla politica e dai governi (ad esempio, per realizzare nuovi modelli di sanità pubblica), dai mercati (ad esempio quelli del software open source o dei cibi biologici), da movimenti (ad esempio  il cosiddetto “fair trade”), dal mondo accademico e universitario (ad esempio per mettere a punto nuovi modelli pedagogici), dall’imprenditoria sociale (microcredito).La maggioranza degli innovatori di successo hanno imparato ad operare attraverso i confini tra questi ambiti e l’innovazione scaturisce con tanta più forza quanto più sono forti le alleanze concrete fra piccole organizzazioni e gli imprenditori sociali  (le “api” che sono mobili, veloci e in grado di effettuare cross-impollinazioni) e le grandi organizzazioni (gli “alberi” con radici, forza e dimensioni significative) che consentono alle idee di essere realizzate in grande scala”.

L’innovazione sociale dunque nasce in primo luogo dalla capacità di aggregare imprese e associazioni, fondazioni e Università, Istituzioni pubbliche e private: esattamente il compito che si propone di svolgere ideaTRE60, che già al momento della  nascita presenta al suo fianco realtà altamente rappresentative di tutti questi mondi e che si propone di raccogliere intorno a sé tutte le migliori espressioni della società civile.

La logica ternaria dell’innovazione sociale

In secondo luogo è interessante osservare come il processo di sviluppo dell’innovazione sociale tracciato da Mulgan è articolato in tre fasi esattamente come accade nel modello ternario proposto da ideaTRE60, che appunto enfatizza questa logica tripartita nel processo di individuazione, sviluppo e realizzazione dell’idea. Tale logica  si rispecchia nelle tre aree funzionali che costituiscono il cuore del nostro social media: Condividi (per il social networking), Concorri (per la raccolta delle idee e la loro trasformazione in concrete realizzazioni), Sostieni (per trovare rapidamente le risorse economiche, tecniche e umane necessarie alla esecuzione di progetti di fattibilità già definiti).

Un processo in cui è centrale il ruolo abilitante della tecnologia e in particolare delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione  2.0.  Ecco perché è necessaria oggi la presenza di  un social media come ideaTRE60, che si propone di rendere protagonisti gli sperimentatori, le persone di talento, i ricercatori, ma in generale ogni individuo che sia alla ricerca di uno strumento semplice e concreto per esercitare il proprio diritto-dovere alla cittadinanza attiva.  “Noi guardiamo – scrive Mulgan – a come le innovazioni si sviluppano attraverso una serie di fasi: dalla generazione di idée attraverso prototipi e progetti pilota, fino alla produzione su larga scala e all’apprendimento. E ci rendiamo conto di come almeno in alcuni settori alcune di queste fasi essenziali siano del tutto mancanti o supportate in maniera inadeguata.  Se poniamo infine attenzione al ruolo della tecnologia vediamo quanta inefficienza ancora ci sia nell’attuare il pieno potenziale sociale anche di tecnologie mature… In questo quadro gli utilizzatori giocano sempre un ruolo decisivo nell’innovazione sociale – un ruolo sempre più riconosciuto anche nel mondo del business.”

L’incrocio metadisciplinare

Vorrei poi sottolineare un altro elemento importante nelle analisi oxfordiane, l’enfasi sull’approccio meta disciplinare, tema che a me sta a cuore da molti anni (è al centro ad esempio delle riflessioni contenute ne  Il manifesto dello Humanistic Management,  ma è anche l’ingrediente fondamentale dell’Effetto Medici descritto da Johansson che ho avuto il piacere di introdurre in Italia,  così come dell’esperienza de Le Aziende InVisibili, da cui nasce questo stesso meta-blog). Così esprime il concetto Mulgan: “Noi descriviamo una teoria dell’innovazione sociale caratterizzata dalla capacità di connettere le differenze, che enfatizza tre dimensioni chiave delle maggiori innovazioni sociali: 1) di norma si tratta di nuove combinazioni o ibridi  di elementi già esistenti, piuttosto che essere interamente originali in se stesse (in questo senso ideaTRE60 si connota per spostare l’utilizzo del consolidato strumento delle call for ideas dall’ambito puramente profit in cui è in genere utilizzato  al settore della pubblica utilità), 2) mettere in pratica le innovazioni sociali significa attraversare i confini fra organizzazioni, settori o discipline diverse (non a caso il primo concorso per idee lanciato sul nostro social media, “Alimentarsi bene, vivere meglio”,  riguarda la ricerca di strumenti tecnologici che servano a diffondere a larghi strati di popolazione i principi basilari di una sana educazione alimentare, il che significa doversi avvalere al tempo stesso di competenze tecnologiche, economiche, mediche, sociologiche, nutrizionali, solo per citare alcune delle discipline potenzialmente implicate), 3) le innovazioni sociali si ottengono solo creando nuove relazioni fra individui o organizzazioni precedentemente non interconnessi (e abbiamo già sottolineato il ruolo di aggregatore di ideaTRE60).”

I tempi di realizzazione

Vorrei chiudere queste rapide osservazioni, con un appunto relativo ai tempi di realizzazione dell’innovazione sociale. Secondo Mulgan,  l’innovazione sociale può focalizzarsi intorno a quattro diversi orizzonti temporali e di relativa presa di decisione: “1. La gestione del giorno per giorno, per affrontare problemi immediati con soluzioni tempestive, 2. L’innovazione incrementale che traguarda realizzazioni concrete in un arco temporale di 1-3 anni, 3. Lo sviluppo di opzioni più radicali in molti campi diversi che per divenire “mainstream” necessitano di periodi anche ventennali, 4) Cambi totali di paradigma che traguardano intere generazioni su temi quali le riforme pensionistiche o il climate change”.

Fermo restando che oggetto del dibatto su ideaTRE60 sono temi relativi a tutti e quattro questi orizzonti temporali, noi abbiamo un forte orientamento all’innovazione incrementale: l’individuazione di idée progettuali che traguardano realizzazioni concrete nell’arco massimo di un triennio. In un mondo in cui si parla tanto di Responsabilità Sociale ma ben poco poi si fa, puntare ad ottenere effettivi avanzamenti in prodotti e servizi che vadano a vantaggio della collettività rendendo attivamente partecipi tutti i cittadini credo sia un obiettivo ambizioso: un sogno, forse. Ma non perseguire i propri sogni ha un’unico risultato: lasciare le cose come sono.