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Il locus loquens della pietra gabina

Genio e regolatezz

Genio e regolatezza XV

Di Piero Trupia 

 “Non vi racconterò delle cazzate”, aveva esordito   allegramente, “cercheremo invece di capire insieme  ciò che davvero interessa anche voi”. Doveva togliere, sfrondare. Avrebbe fatto piazza pulita di tutto quello che era ormai morto e sepolto, di tutto quello che era sedimentato in gravose incrostazioni nozionistiche, di ciò che aveva contribuito a creare generazioni di frustrati, avrebbe cancellato le parole e anche i pensieri più negativi e oppressivi. In cambio avrebbe dato alla classe parole di verità, parole sincere sulla bellezza del mondo, avrebbe raccontato la saggezza dei savi, avrebbe mostrato il valore degli esseri umani. […] La sapienza antica […] impregnava di sé quei giovani che per troppo tempo erano stati assetati del vero, senza nemmeno esserne coscienti.”

(Episodio N° 41 de  Le Aziende In-Visibili , Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini Di Luigi Serafini)

Visitate le necropoli etrusche di Vulci, Cerveteri, Tarquinia, Vetralla, Chiusi. Percorrete i sentieri tra le abitazioni dei defunti, ascoltate la voce di quella pietra sobria, impregnata di tempo. Non è la superbia della dolomia, lo splendore cristallino della silice, la forza contenuta del granito. Qui è la pietra di Gabi, la stessa terra sciolta dei campi, mineralizzata e poi declinata nel linguaggio della metafisica etrusca dell’oltrevita, antologizzata nei tumuli e nelle sale funerarie dell’eterno  banchetto mortuario.

Delle case e dei templi in legno non è rimasto che qualche fregio in terracotta, in terra sigillata. È rimasta, fortunatamente, la sintassi dei cunei dell’arco, nato in questi luoghi, la parola perentoria della sua chiave di volta. Da lì la tradizione italica della rupex erecta, poi roccia ornamentale che oggi porta nel mondo una delle nostre lingue della bellezza, quel nostro genius loci che là dove s’insedia diventa locus loquens.

Da pochi decenni gli Stati Uniti hanno scoperto la pietra naturale come roccia ornamentale per il rivestimento degli interni. Sta rimpiazzando l’imitazione in plastica del marmo che il tempo opacizza e gli incendi trasformano in bomba chimica di gas tossici.

Si era creduto a quella dottrina del marketing strategico secondo la quale una materia prima così vecchia non abbia più nulla da dire e da dare. La pietra sarebbe stata un prodotto maturo da ammirare nei monumenti e nei centri storici italiani.

Crepi l’astrologo! Tutte le materie vecchie si sono rinnovate per nuove prestazioni, nuovi impieghi, nuovo look. Non esistono prodotti maturi. Matura è soltanto l’intelligenza degli esperti.

Caduca si è rivelata anche la dottrina, illustrata per tre decenni nelle aule di formazione, dell’opposizione tra innovazione di processo e innovazione  di prodotto. Un processo innovativo conduce spesso a un nuovo prodotto, lo rende possibile, in alcuni casi lo suggerisce. Per la roccia ornamentale ha giocato un ruolo importante anche l’innovazione schumpeteriana di una nuova domanda che ha aperto nuovi mercati.

Marmomeccanica di Jesi raggiunge risultati inediti nella qualità della roccia ornamentale con l’impiego di macchine utensili ad elevatissima prestazione. Taglio, sagomatura, politura rivelano nuove prestazioni estetiche e funzionali della pietra. Lame diamantate e frese al carborundum, seghe con denti sinterizzatti di lega  bronzo-cobalto che inglobano grani di diamante, una lama il cui filo è una collana di perline diamantate, infine, un getto d’acqua a 300 atmosfere che taglia fino a cinque cm. di spessore con un solco non superiore a 1,5 mm. Strumenti costosi che richiedono conduttori di altissima professionalità.

Queste macchine hanno liberato la capacità professionale dei designer. Lavorazione dei bordi, taglio curvo, lucidatura e smerigliatura delle superficie con asse obliquo regalano all’occhio effetti di luce e di colore mai visti.

Per la produzione di pezzi di particolare pregio si progettano macchine utensili dedicate: è un esempio di collegamento funzionale organico tra innovazione di processo e innovazione di prodotto. Produzioni di nicchia ad alto valore aggiunto che smentiscono la morte della nicchia anch’essa profetizzata dal marketing.

Un prodotto del tutto nuovo, brevetto italiano, è la engineering stone: scarti lapidei assemblati in autoclave con un 5% di resine epossidiche. Ma nella fascia alta dell’offerta la pietra di cava s’impone. La luce naturale, variamente articolata con il taglio e la politura, ne fanno un gioiello dell’arredamento domestico.

Marmomeccanica è una comunità di lavoro: collaboratori interni, venditori, progettisti, outsourcer per alcune lavorazioni speciali, realizzate però con macchine fornite in comodato dall’azienda. Macchine di più di 3000 componenti, hardware e software sofisticatissimi, che  invitano la mano dell’uomo e prolungano quella dell’operatore. Non protesi, complemento: come lo scalpello dello scultore.

Dicono a Marmomeccanica: impossibile nel nostro settore il lavoro interinale, in affitto, a progetto. Il nostro lavoro è una seconda natura di tutti coloro che lo fanno.

NB: L’Episodio N° 41 rivela con leggerezza verità fondamentali che la moda, nelle parole del Leopardi dei Dialoghi, aveva sepolto. Che i giovani, anche quelli delle solitamente uggiose scuole medie, hanno fame di parole vere e alte, della “saggezza dei savi”, di “parole sincere sulla bellezza del mondo” e sul “valore degli esseri umani.” Ma non è solo questa testimonianza culturale sulle attese dei giovani che rileva. Rileva il tono semplice del dialogo che le espone come una verità ordinaria che attendeva soltanto l’atto di coraggio di un semplice richiamo ai distratti. Un richiamo anche a tutti coloro che hanno a che fare con aule e studenti e che considerano l’interessamento dei loro giovani un’eccezione, mentre è la regola. L’eccezione è un insegnante che abbia il coraggio di pronunciare quelle parole.