Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il social business al punto di svolta

Dalla teoria alla pratica: dopo il tanto parlare che se ne è fatto soprattutto in questo ultimo anno (si pensi a quanto abbiamo riportato in questo blog sulle analisi effettuate da  Gary Hamel, Boston Consulting Group,  McKinsey,  Gartner, fra gli altri) è giunta l’ora per le aziende di sperimentare concretamente i nuovi modelli di Enterprise 2.0. Questa è l'ambizione della Quinta Edizione del Social Business Forum, l'evento italiano più importante per chi si interessa della trasformazione delle imprese  tradizionali in social organization e che si svolgerà il  4 e 5 Giugno 2012 a Milano presso l'Hotel Marriott (via Washington 66).

Sotto i riflettori troviamo  temi centrali dello Humanistic Management 2.0:

La Intranet come hub collaborativo di interazione, relazione e comunicazione

I social nework interni per la condivisione di conoscenza e l’accesso agli esperti

Il Social CRM per collegare i social media ai processi di interazione con il cliente

L’evoluzione dei modelli organizzativi, di leadership, management e business

Il social media marketing e monitoring per amplificare le conversazioni e la capacità di raggiungere i clienti

L’aumento dell'agilità e dell’efficienza tramite le community di dipendenti

La socializzazione dei processi di gestione del cliente, innovazione e sviluppo del prodotto

La misurazione del ritorno dell'investimento e della vitalità delle community

Strumenti di analisi degli scambi informali e dei network partecipativi

Gamification e meccanismi di gioco per il coinvolgimento degli utenti.

Per saperne di più abbiamo parlato con uno degli “inventori” del Forum: Emanuele Quintarelli, Partner & Social Business Strategist di Open Knowledge.

Marco Minghetti:  Come nasce l'idea del social Business Forum, con quale filosofia e con quali obiettivi?

Emanuele Quintarelli: Il Social Business Forum nasce nel 2008 a Varese come International Forum on Enterprise 2.0, quasi in contemporanea all'avvio del percorso di Open Knowledge, come momento di aggregazione internazionale intorno a quello che all'epoca si chiamava Enterprise 2.0: l'utilizzo della collaborazione, degli scambi informali, della partecipazione dal basso all'interno dell'impresa. Da subito l'iniziativa si è contraddistinta per i tempi nuovissimi per l'Italia e per la partecipazione di personaggi del calibro di Thomas Vander Wal, Stewart Mader, Luis Saurez, David Terrar e dei primi progetti di 2.0 italiani come Vodafone Lab, Lago e Bticino. Negli anni successivi l'evento ha continuato a crescere senza sosta sia in termini di partecipanti che di visibilità anticipando costantemente i temi più caldi sulla scena mondiale, non più solamente per quanto riguarda l'interno dell'impresa, ma sempre più anche la parte di customer engagement e di innovazione collaborativa. Gli obiettivi sono invece rimasti immutati nel tempo:

Connettere Italia, Europa e Stati Uniti portando allo stesso tavolo i maggiori visionari di business / management, i più interessanti casi di successi, gli esperti sui temi verticali che continuano a nascere in questo ambito

Aumentare la consapevolezza delle aziende sugli impatti di business derivanti dalla transizione di modelli attualmente in corso

Condividere esperienze pratiche e framework di intervento riutilizzabili immediatamente

Facilitare il social networking e generare opportunità di business per tutti i partecipanti.

Marco Minghetti: Quali sono i principali risultati ottenuti nelle edizioni precedenti?

Emanuele Quintarelli: La conferenza è partita da poco più di 350 persone al primo anno fino ad arrivare a 1400 registrazioni e più di 55 speaker sul palco in un solo giorno nel 2011. Ad una crescita nel numero di partecipanti si è accompagnato anche un aumento sistematico dei media partner (HBR è oggi il principale), dei patrocini e dei vendor internazionali che rappresentano un'ulteriore opportunità di approfondimento sulla tecnologia per chi partecipa all'evento. Un altro aspetto interessante è la composizione dei presenti. Non trattandosi di una conferenza tecnologica, ma piuttosto di una grande conversazione su management, leadership, modelli di business, evoluzione dei processi e dell'organizzazione, l'interlocutore d'elezione è la linea di business (HR, Comunicazione Interna, Formazione, Marketing, R&D, Vendite, Supporto) e non solamente l'IT come accade in molte conferenze. Ecco, uno dei risultati più importanti per quanto mi riguarda è proprio il far capire alle aziende come il Social Business sia un percorso da esplorare coinvolgendo ed evolvendo allo stesso tempo tutte le funzioni. Un'altra storia che amo raccontare è quella di una grande telco italiana le cui persone, dopo aver partecipato nel pubblico all'edizione del 2008, sono tornate dal management ottenendo l'approvazione per far nascere un progetto poi portato sul palco come caso di successo nell'edizione 2009. Forse anche le conferenze, nel loro piccolo, posso fornire ispirazione ed aiutare il paese a cambiare.

Marco Minghetti: Dal tuo osservatorio, quale è il panorama del social business che si prospetta per il 2012 e quali saranno le tematiche al centro dell'evento di quest'anno?

Il Social Business Forum abbraccia ormai a 360° tutte le aree più calde in cui i social media stanno determinando ed accelerando l'evoluzione organizzativa. Si va dal mondo delle Risorse Umane e della Formazione (HR 2.0), potenzialmente al centro di ogni iniziativa che riguardi le persone, ma di fatto ancora indietro per quanto riguarda gli approcci più aperti e trasparenti di coinvolgimento ispirati dalla rete, a tutta l'interazione con il cliente (Il Social CRM) in cui sotto la spinta dei social network pubblici tantissime aziende si stanno chiedendo come far leva sui nuovi canali per abilitare relazioni di lungo termine tramite cui generare valore insieme al mercato e non solamente per il mercato. Senza ovviamente dimenticare il cambiamento in corso sulle intranet che diventano più sociali e sui processi di innovazione ripensati tramite crowdsourcing ed inclusione di tutta l'azienda o addirittura dell'intero ecosistema organizzativo. Non possono infine mancare le discussioni sul ritorno dell'investimento, divenuto ormai elemento imprescindibile nei progetti che vogliono considerare il Social Business come leva strategica di competizione ed efficientamento. Per quanto riguarda il forum, queste tematiche saranno discusse tramite keynote, interventi singoli, casi di successo e panel di discussione.

Marco Minghetti: Il Forum di quest’anno ha il suo focus nel passaggio dalla teoria alla pratica. Quali sono le case history di riferimento?

Emanuele Quintarelli: Alcuni anni fa durante un convegno sull'Enterprise 2.0, un giornalista de Il Sole 24 Ore aveva ripreso polemicamente un mio intervento sostenendo che di storie rappresentative dell'organizzazione del 21 secolo ce ne fossero poche e che ad essere raccontate fossero sempre le stesse. Il Social Business Forum dimostra a colpo d'occhio (basta guardare l'home page) che non è così. Proprio l'ambizione di portare sul palco decine di nuove storie ogni anno ha caratterizzato l'evento in tutte le edizioni più recenti. Quest'anno di progetti internazionali legati alla partecipazione dei dipendenti, al coinvolgimento dei clienti o all'innovazione collaborativa ne avremo più di 15 con aziende in ogni settore: farmaceutico, bancario, telecomunicazioni, tecnologia, manifattura, servizi, tecnologia, etc. Proprio l'ascolto di così tante esperienze dalla vivavoce dei protagonisti è ciò che più spinge migliaia di persone ad intervenire all'evento. Tra i nomi confermati abbiamo Luxottica, British Telecom, Corepla, Legrand, Sanofi, Citigroup, Deutsche Bank, Alcatel Lucent, Pernod, BNP Paribas, Scania, Seat Pagine Gialle, 3M, Amadori, Johnson & Johnson. Insomma c'è l'imbarazzo della scelta se si vuole trovare ispirazione ed approcci di successo da applicare nella propria realtà.

Marco Minghetti: Questo per quanto riguarda le aziende. Ma chi sono  i relatori di quest’anno?

Emanuele Quintarelli: A fianco dei casi di successo c'è  la visione portata da 8 keynote con manager,  visionari, ricercatori di livello mondiale quasi sempre per la prima volta in Italia. Tra loro posso citare John Hagel autore di The Shift Index e di Power of Pull nel quale esplora i profondi cambiamenti economici che negli ultimi 40 anni hanno colpito l'intera economia in qualunque settore, mostrando come sia necessario pensare ad un nuovo tipo di organizzazione, quella che molti ormai chiamano Social Business, per rispondere e trarre vantaggio alla enorme sfida che abbiamo di fronte. Come descritto nel suo nuovo libro @Your Service, Frank Eliason, Senior Vice President in Citigroup, è il pioniere che ha mostrato in Comcast come utilizzare i social media per rivoluzionare il supporto e dare risposte finalmente tempestive, accurate, umane al cliente. In passato VP in Forrester, Ray Wang con Constellation Research ha creato un nuovo concetto di ricerca aiutando centinaia delle maggiori aziende al mondo nell'evoluzione dei propri processi. Al Social Business Forum si occuperà di un tema caldissimo come l'Enterprise Gamification. La lista completa comprende più di 50 speaker italiani ed internazionali con esperienze di eccellenza nell'ambito del Social Business.

Marco Minghetti: Come sai su questo blog ci occupiamo molto di HR 2.0.  Dal tuo punto di vista, la funzione forse più tradizionale del mondo sta veramente cambiando? E' in grado accettare un modello organizzativo e operativo, ma ancor prima cognitivo e culturale, come quello della social organization, basato su principi come  Apertura, Co-creazione di valorComplessitàConvivialitàCreativitàEtica?

Emanuele Quintarelli: Molte aziende si sono negli ultimi anni avvicinate al mondo dei social network attirate dalla possibilità di interagire su larghissima scala, a basso costo ed in modo disintermediato con milioni o decine di milioni di individui sparsi nel mondo. Se aprire una pagina in Facebook è alla portata di qualunque impresa, collegare i nuovi paradigmi che la partecipazione online introduce ai meccanismi dell'organizzazione è un compito ancora poco compreso e certamente più complesso. Aldilà dei risvolti di comunicazione, il Social Business rappresenta in realtà un radicale ripensamento degli stessi principi su cui le aziende basano il proprio funzionamento e generano valore. Realtà come Dell, P&G, Starbucks, Zappos fanno vedere con chiarezza come la portata del social si sia ormai estesa a tutti i processi customer-facing, ma anche interni dell'organizzazione scardinando gerarchie, imponendo nuove logiche di misurazione ed incentivazione, rendendo obsolete le pratiche tradizionali di recruiting, formazione, retention. Quelli che abbiamo davanti sono i primi segnali di un'impresa più agile, trasparente, aperta, umana totalmente antitetica ai dettami del management scientifico o a quanto appreso da tanti dirigenti negli scorsi decenni. Il Social Business Forum vuole condividere questa visione a partire da storie e framework concreti, prendendo le aziende per mano e facilitando il loro percorso verso l'organizzazione del futuro.