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Prof., ma lei ha Facebook?

Facebook

Ritorno, dopo un po’ di latitanza, con una delle mie interviste doppie, questa volta sul tema “Facebook e istruzione”. I nostri due ospiti sono entrambi professori di materie umanistiche rispettivamente all’università (il professor Iacoli, docente di letterature comparate) e alla scuola superiore (il professor Olivieri, docente di italiano presso un liceo classico). Ho voluto realizzare questa intervista parallela per cercare di dare, se possibile, un quadro abbastanza ampio del rapporto fra la rete, nella sua declinazione del social network, e il mondo scolastico in senso ampio. Fatte le debite premesse, passiamo alle interviste!

Conoscere e condividere: la rete è nata per questo.

Progettato come strumento di collegamento fra i computer del ministero della difesa degli Stati Uniti e successivamente fra alcune università Usa, il web nasce e si sviluppa come strumento di comunicazione finalizzata al sapere.

Oggi internet è diventato invece per molti, soprattutto per i suoi detrattori, sinonimo di vacuità, informazione ridondante, coacervo di ogni perversione e futilità, vaso di Pandora nel quale sguazzano liberamente tutti i contenuti più degradanti.

Oggi “si perde tempo in rete”, i rapporti si insteriliscono grazie ai social network e alle chat, vero male del nostro secolo.

Ma sarà poi tutto vero?

Domanda retorica visto il luogo in cui scrivo questo post, ma meno retorico è il chiedersi se quegli stessi strumenti tanto deprecati dalla maggioranza degli addetti al settore della cultura possano diventare, nella percezione comune, mezzo di formazione.

Gli Ibridi effettivamente sono la punta avanzata di questo processo di creazione di una nuova visione della rete e ne è un esempio il progetto Università del futuro, ma la realtà off-line vissuta quotidianamente da tanti docenti e studenti è ben lontana da queste vette.

Ho dunque pensato di aprire il dibattito ad un docente universitario della facoltà di lettere di Parma, estraneo a Ibridamenti , ma non privo di interesse verso i social network e la rete.

In particolare mi sono soffermata su questioni inerenti Facebook, come luogo di incontro, svago, comunicazione e, ancora una volta, condivisione.

Questo per verificare se vi può essere un’effettiva corrispondenza d’intenti e futuribili prospettive fra chi lavora quotidianamente a progetti legati alla rete e all’accademia e chi, da fuori o da off che dir si voglia, può mostrare il suo interesse.

Accantono ulteriori indugi e lascio spazio all’intervista. Risponde alle mia domande Giulio Iacoli.

Prima domanda assolutamente di rito, come mai ha deciso di iscriversi a Facebook?

Invitato da amici – ho una collega e amica che viveva in Inghilterra e ci raccontava già da tempo l’ “esplosione” del social network da loro, e la possibilità di tenere contatti con amici distanti nello spazio.

Non ha mai avuto delle riserve circa la gestione della privacy all’interno dei social network?

Sì, eccome; ritrovate persone che altrimenti non si sarebbero rifatte vive; si sono creati gelosie, fraintendimenti… Per informazioni immesse da altri in bacheca e che non avrei voluto condividere…

Si tratta della sua prima esperienza con il mondo social o aveva già avuto modo di provare altre forme di comunicazione e condivisione di rete come i blog, i forum o il mondo wiki?

Mah qualche intervento su forum sì, ma sempre in maniera occasionale e non protagonistica (partecipazione a forum per la formazione degli insegnanti, ad alcuni intorno a riviste…)

Che rapporto ha con la rete?

Eh molto assorbente: controllo di continuo la posta, la stampa quotidiana, alcuni siti professionali, riviste on-line, siti di ‘funnies’ (snoopy.com) ecc.. Sì, direi formazione e comunicazione senza dubbio, e inoltre distrazione (alcune delle applicazioni connesse a facebook, per esempio)

Veniamo alle domande più inerenti al tema Università e rete. Come vive il rapporto docente- studente all’interno di facebook?

Direi in maniera casuale, disordinata: accetto richieste di amicizia quasi sempre direi, dovrei riconoscere i miei ‘pochi’ allievi; difficile però che si creino dialoghi spontanei, qualche intervento di commento al massimo, a parte casi di persone più sfrontate (una/due) che affrontano temi più intimi senza diciamo ricevere troppa corda da parte mia. ma generalmente la mia/loro timidezza prevale.

Crede che esista la possibilità di sfruttare questo strumento, come altri offerti da internet, per la formazione?

Sì senza dubbio, se ci fosse la possibilità di creare gruppi-classe, la discussione potrebbe proseguire e sarebbe molto efficace suggerire link, accludere materiali (che so, da film, dipinti e altro) – dovrebbe prevalere però l’idea che l’università entri in maniera serena nel mondo divertente e ‘amicone’ di facebook, e forse le discipline che insegno io lo permettono, meno forse filologia germanica o scienza delle costruzioni

Ritiene che l’università italiana oggi, anche paragonata a quella di altri paesi, abbia colto e sia in grado di utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalla rete?

Eh il confronto con gli altri paesi è sfavorevole, ben poche da noi le aule attrezzate per la connessione a internet (e anche solo youtube è una miniera di documenti per l’analisi della storia culturale contemporanea) – manca una condivisa agilità nel riferirsi alle risorse della rete, generalmente, nella prassi dell’insegnamento come nella costruzione dei percorsi didattici

In che modo (se lo ritiene possibile) si potrebbe trarre maggior profitto dall’integrazione fra università e mondo virtuale?

Credo che, vista anche la generale insufficienza di dotazioni nelle aule di cui si è detto, varrebbe la pena insistere molto sulle ricerche personali dello studente, con spunti, indicazioni di ricerca, informazioni più capillari sulla qualità delle stesse risorse (ad esempio, fare capire in lezioni metodologiche che se si imposta una tesina/tesi è utile diffidare di wikipedia, e invece valorizzare strumenti come il dizionario merriam-webster on line) – insomma, credo sia accessibile la proposta di concepire il lavoro su materiali virtuali come parte del cosiddetto ‘lavoro domestico’ degli allievi, e fornire un orientamento minimo sulle risorse che possono esperite, e monitorate dal docente, intorno alle singole discipline.

Quali modifiche nel modo di intendere internet sarebbero necessarie per una sua maggiore fruizione anche in ambito accademico?

Un passo fondamentale da compiere sarebbe relativo a una qualificazione adeguata (e in primis in senso legislativo), per quanto concerne la ricerca, delle riviste online. anche qui, una forma di provincialismo ottuso e una serie di pregiudizi tendono a svalutare prodotti della ricerca spesso prestigiosi tendendo a considerare volatile,inadeguato e frammentario il sapere depositato in rete. dovremmo analizzare e discutere atti di convegni disponibili online, riviste di grande interesse, e renderle maggiormente fruibili (visibili) agli studenti, e fra di noi colleghi.

Grazie.

Passiamo ora la parola al professor Maurizio Olivieri, come già detto, professore d’italiano al liceo classico.

Prima domanda assolutamente di rito, come mai ha deciso di iscriversi a Facebook?

Su invito di uno studente e di un ex-studente.

Non ha mai avuto delle riserve circa la gestione della privacy all’interno dei social network?

Sì, notevoli. soprattutto per la possibilità che immagini personali diventino disponibili per chiunque, che applicazioni possano accedere al pc ed eventualmente acquisire dati sulla rete di ‘relazioni’

Si tratta della sua prima esperienza con il mondo social o aveva già avuto modo di provare altre forme di comunicazione e condivisione di rete come i blog, i forum o il mondo wiki?

Ho usato Nicenet, che era più che altro una piattaforma didattica, forum pochi e e wikipedia da utente.

Che rapporto ha con la rete? ( la utilizza come strumento di informazione, di svago, di comunicazione, di formazione….)

Di svago e comunicazione, per lavoro, per raccolta di informazioni e formazione, per acquisti.

Veniamo alle domande più inerenti al temascuola e rete. Come vive il rapporto docente- studente all’interno di facebook?

Non lo vivo: sono rapporti personali, non docente-studente, perché sono fuori da un rapporto didattico e non è un contesto formativo/didattico. E’ come incontrare gli studenti nel cortile della scuola, ma con un’aggravante: che loro vedono quello che tutti ti scrivono in bacheca e, ancora peggio, tu vieni a sapere quello che scrivono loro.

Crede che esista la possibilità di sfruttare questo strumento, come altri offerti da internet ,per la formazione?

Sì, internet ha enormi potenzialità per la formazione, ma da come è configurato adesso FB, direi di no, almeno per come la conosco (poco) io. Deve essere possibile lasciare materiali anche non video (documenti, links) scaricare materiali vari, e soprattutto avere più privacy sia all’interno della classe che distinguendo fra la dimensione classe e quella ‘normale’.

Ritiene che la scuola italiana oggi, anche paragonata a quella di altri paesi, abbia colto e sia in grado di utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalla rete?

Direi di no. I docenti non hanno una buona alfabetizzazione informatica, in generale, e il PC è più temuto che usato, mancano i luoghi fisici per fruire di una didattica diversa (uno dovrebbe farlo a casa, sia come produzione che come fruizione di didattica on line; C’è qualche esperienza positiva e sporadicissima nella scuola a distanza (montagna, isole etc…). Gli unici che la usano sono quelli del businness delle università a pagamento, sostanzialmente per azzerare i costi e la serietà delle lezioni.

In che modo (se lo ritiene possibile) si potrebbe trarre maggior profitto dall’integrazione fra scuola e mondo virtuale?

È già disponibile tutta una serie di opportunità: test e prove in rete, accesso a materiali e lezioni video-registrate. Scambio di informazioni e materiali fra famiglia e scuola. Uso di testi in formato elettronico o stampabili tramite internet, per diminuire i costi.

Quali modifiche nel modo di intendere internet sarebbero necessarie per una sua maggiore fruizione anche in ambito scolastico?

Nessuna, se non la creazione di contenitori specifici e la sicurezza degli utenti.

Grazie

A chiusa di questo post posso solo aggiungere che l’intervista è stata realizzata tramite Facebook, ovviamente, come sapete, sull’argomento sono di parte!

Scritto dalla personalità mutante di: Caterina Bonetti