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TRE PARADOSSI SULLA LEADERLESS ORGANIZATION

Alcune parole hanno un grande potere evocativo e a volte provocano “un brutto effetto” sulla maggior parte delle persone. Una di queste, e posso dirlo con una certa sicurezza dato che me ne sto occupando ormai da qualche tempo, è CARISMA, che viene generalmente considerato un tema ostico, buono per creare suggestioni e per essere usato come un clichè (ad esempio, con la classica frase ”questo personaggio possiede un grande carisma…”); ma, tutto sommato, è visto come un tema che incute un certo timore e che è preferibile non indagare fino in fondo. Anche perché, a conti fatti, il riferimento immediato sembra essere al tempo stesso estremamente chiaro e vagamente minaccioso: un leader dotato di una personalità forte, seducente ma allo stesso tempo dominante, che può assumere il ruolo il ruolo dell’innovatore ma che può anche produrre guasti irreparabili.

Un’altra parola decisamente controversa è ANARCHIA, che si porta dietro anch’essa una buona quantità di stereotipi e di luoghi comuni non facili da superare. Considerati da secoli inguaribili sognatori e pericolosi sovversivi, gli anarchici sembrano tuttavia tornare oggi alla ribalta dell’attualità grazie a molti dei nuovi fenomeni che stanno accadendo nel mondo del web.

Di carisma abbiamo già altre volte ampiamente discusso in questo blog, ma mi piacerebbe adesso riprendere alcune delle cose dette e metterle in relazione con un tema che sta diventando sempre più attuale per la centralità che sta assumendo nel nuovo “universo digitale”. In un post di qualche tempo fa avevo parlato di “capi senza organizzazione e di organizzazioni senza capi”, con qualche riferimento a forme organizzative più o meno recenti che hanno tuttavia in comune una caratteristica importante: quella di proporre un modello organizzativo che prescinde da una struttura gerarchica e da un centro organizzativo di direzione e controllo, e che funzionano invece con strutture decentralizzate mobili e fluide, nelle quali la presa di decisione avviene piuttosto per condivisione e consenso. Oggi queste esperienze continuano a moltiplicarsi, in quella che viene ormai correntemente definita “wikinomics”; e dunque sempre più spesso sentiamo parlare di leaderless organization, organizzazioni senza leader. Un termine, tuttavia, non del tutto esatto, perché non è la funzione di leadership che viene eliminata ma il suo irrigidimento in una struttura che tende a renderla una funzione istituzionale piuttosto che un elemento propulsore di cambiamento; e qui dunque entra in gioco il carisma, che è tipicamente un fenomeno di tipo aggregativo non istituzionale. Primo paradosso, mettere in relazione carisma e leaderless organization. Tuttavia il leader carismatico che descrive Max Weber non è forse un agente di cambiamento capace di scuotere un establishment dalle fondamenta?

Secondo paradosso: nel nuovo universo digitale siamo oggi profondamente combattuti tra l’esigenza personale di essere sempre più progettuali a livello individuale da una parte e la necessità di mettere costantemente in pratica meccanismi di collaborazione e di condivisione dall’altra. Il percorso dell’identità si gioca oggi in buona parte su questo scarto: da una parte il soggetto ancorato alla sua individualità, sempre meno costretto nell’universo frustrante e depressivo del bisogno e sempre più disponibile a lasciarsi trascinare sul campo mobile del desiderio; dall’altra, la necessità di un’appartenenza fluida, dinamica, capace di raccogliersi intorno a nuclei di valore e di significato e di condividerli con altri in modo che possano diventare elementi propulsori di cambiamento. In fondo, l’universo plastico dei social networks e delle nuove forme espressive del mondo digitale è tutto qui, e ci indica un altro dato fondamentale: la progettualità si è decisamente trasformata in un valore di scambio collettivo.

E’ quasi superfluo a questo punto ricordare che alcuni dei principi che da sempre stanno alla base del movimentismo anarchico – auto-organizzazione, gruppi fondati sul libero consenso di tutti i membri, lotta a ogni potere costituito, associazionismo fondato sulla cooperazione e la condivisione – stanno diventando in modo sempre più evidente una delle piattaforme fondative delle nuove leaderless organization. Terzo paradosso: il pensiero anarchico, da sempre tacciato di utopismo velleitario, sta forse diventando la realtà progettuale alla base delle nuove forme di espressione e di comunicazione?

Tuttavia, siamo consapevoli che si tratta, ancora, di modelli parziali, che possono esercitare un grande fascino su parole e pensieri ma che devono essere sostenuti da esempi concreti per trasformarsi in nuove prassi. Il gruppo che abbiamo recentemente costituito – Fabio Brunazzi, Paolo Bruttini, Paolo De Caro, Daniele Malus, Elisabetta Pasini, Paolo Vicenzi – vuole cercare in qualche modo di colmare questo gap proponendosi di indagare la leaderless organization come nuovo universo di possibilità: partendo da alcune nuove espressioni, dalle sue radici storiche e sociali, ma soprattutto proponendolo come tema di discussione per chi avesse voglia di avventurarsi su questo terreno.

Elisabetta Pasini