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Quando la costrizione è creativa

Una nota di Paolo Melissi, redattore della rivista Bookshop (mercato editoriale). Cura la sezione sulla scrittura in rete di Ibridamenti, progetto dell’Università Cà Foscari di Venezia dedicato allo studio della “Blogosfera”. Per Le Aziende In-Visibili ha basato la “riscrittura” di Zirma sulla “moltiplicazione” del rapporto segni/memoria (Episodio 19, L’altro, lo stesso).

La costrizione è strumento creativo, che amplifica le possibilità (probabilità) di raggiungere soluzioni originali, bizzarre: l’essere «costretti» a seguire certe regole induce uno sforzo di fantasia; la costrizione non restringe l’orizzonte delle strategie narrative dello scrittore, al contrario ne allarga le «potenzialità visionarie», paradossalmente è «un inno alla libertà d’invenzione», capace, come «il meccanismo più artificiale», «di risvegliare in noi i demoni poetici più inaspettati e più segreti» (Italo Calvino, «Perec, gnomo e cabalista», la Repubblica, 6 marzo 1982, p. 18)1

In queste righe per me è racchiuso il senso dell’esperienza che ha portato alla “riscrittura” della calviniana città di Zirma per Le aziende invisibili.

Nelle parole di Italo Calvino si fa riferimento a Georges Perec e a una prassi creativa che, in più di un’occasione (i casi dei due romanzi lipogrammatici La disparition e Les revenentes sono i più “eclatanti”) viene affidata e sottomessa a una contrainte, a un obbligo. Nel caso di Perec l’obbligo poteva coincidere con la decisione di non utilizzare nella stesura di un romanzo la vocale E. Paradossalmente, da una costrizione progettata a tavolino scaturiva per Perec una smisurata libertà espressiva: la restrizione diventava una sorta di “moltiplicatore” espressivo.

Scrivere il contributo per Le aziende In Visibili è stato, infatti, sottoporsi volontariamente a un obbligo. Non quello di scrivere un testo escludendo l’uso della lettera E, ma di scriverlo tenendo conto di un impegnativo referente come un capitolo de Le città invisibili di Calvino, da cui discostarsi muovendosi su un altro piano ma senza mai perderlo di vista.

Un esercizio breve e costretto che, però ha svelato un piacere: quello, appunto, di un’imprevista libertà espressiva. Libertà che nel mio caso ha, alla fine, significato la creazione di una piccola vertigine, racchiusa tutta nell’amplificazione del concetto che sta alla base della città calviniana toccatami in sorte. In Zirma la memoria è ridondante, ripete i segni perché la città cominci a esistere. Nella Zirma aziendale ho cercato di moltiplicare questa ridondanza di partenza, di riverberare il nesso tra la memoria, il meccanismo mnemonico la costituzione di una realtà cittadina. Moltiplicando anche la consapevolezza dell’io narrante, che in un altro io ricordante trova conferma e ulteriore ridondanza.

Intanto leggo Le aziende In Visibili, e mi piace pensare che tutti i partecipanti al progetto siano partiti dalla contrainte comune per seguire un libero percorso, ognuno a modo suo, trovando una propria strada.

Come dire, Le aziende In Visibili è una piattaforma obbligata di creatività.

Paolo Melissi

Melpunk.splinder.com

1 in Paolo Albani, Immaginazione e creatività regolata nella poetica dell’Oulipo, Seminario su “Linguaggio figurato, immaginazione e creatività”, 26 maggio 2004, presso il Corso di Laurea di Filosofie e Scienza della Comunicazione e della conoscenza della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cosenza