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Se il tempo è denaro…

Una stima del KyotoClub ha calcolato che ogni giorno il nostro Paese accumula un debito di oltre 5 milioni di Euro per le spese che saranno necessarie entro il 2012 a rientrare negli obiettivi ambientali del Protocollo di Kyoto. Secondo la ricerca, dal 1° gennaio 2008 questo costo è pari a 63 Euro al secondo. La stima può essere più o meno discutibile, tuttavia di una cosa siamo certi: l’impegno di Kyoto per l’Italia prevedeva una riduzione delle emissioni a 485,7 MtonCO2eq. da realizzare entro il periodo 2008-2012, ma al 2010 arriveremo a 587,3 MtonCO2eq. (GHG trend and projections, EEA 2007). Rispetto all’impegno preso, ciò significa un aumento del 13% rispetto al 1990, anziché una riduzione del 6,5%.

Sembrerebbe dunque emergere una certa incongruenza tra l’inchiostro e le parole spese a favore della sostenibilità e la performance ambientale del nostro Paese. La storia recente è costellata di una serie di occasioni mancate per l’Italia di mettersi in carreggiata verso l’obiettivo di Kyoto. Dalla Delibera CIPE del 1998 in poi, potremmo menzionare un lungo elenco di politiche e misure dichiarate e mai implementate dal nostro Paese (per approfondimenti è possibile consultare lo studio della Scuola Mattei “La strada dell’Italia verso Kyoto: sogni e risvegli”).

Il 23 gennaio l’Unione Europea ha emanato un pacchetto di misure di politica energetica. Al 2020 vengono posti tre obiettivi vincolanti che ciascuno Stato Membro dovrà concorrere a realizzare pro-quota: ridurre del 20% le emissioni di gas serra, ridurre del 20% i consumi di energia primaria, raggiungere una quota di consumi da fonti rinnovabili pari al 20%. Non vi è dubbio che nelle intenzioni della Commissione Europea vi fosse quella di introdurre una vera e propria “rivoluzione” della politica energetica. Per raggiungere questi obiettivi l’unica via possibile prevede grandi investimenti in ricerca e tecnologia estremamente innovativa. Gli Stati Membri sono chiamati ad avviarsi lungo questa strada cogliendo l’opportunità il prima possibile, per godere al meglio dei vantaggi del first mover . Riguardo le fonti rinnovabili, per ciascuno Stato Membro è stato calcolato un sotto-obiettivo, sulla base di una quota minima uguale per tutti e una quota legata al PIL, modulata per considerare la quota di rinnovabili già esistente. Presentazione1 Come si può vedere dal grafico, l’impegno richiesto all’Italia è assolutamente in linea con la media europea: partendo da una quota di rinnovabili pari a 5.2% al 2005 si punta a raggiungere il 17% al 2020.

Se consideriamo che tra gli obiettivi dell’UE vi è anche una riduzione dei consumi di energia primaria del 20%, questo significa che il cambiamento di politica avviato è davvero radicale. Diminuendo i consumi del 20% ed inserendo una quota di rinnovabili del 20%, l’Europa ridurrà considerevolmente la percentuale di consumo di fonti fossili. Di conseguenza, buona parte degli investimenti destinati al settore energetico potrebbe (o meglio dovrebbe) essere riallocata da petrolio e gas verso le fonti rinnovabili.

Ci attendiamo che l’Italia affronti veramente questo obiettivo come un’opportunità e non come un vincolo alla crescita: secondo due studi, uno condotto da Nomisma Energia e l’altro da Ernst&Young, il nostro Paese ha un elevato grado di attrattività per gli investimenti in rinnovabili (in particolare eolico e fotovoltaico), grazie soprattutto ad un elevato rendimento atteso. 

Come evidenziato dal Professor Galeotti nel suo articolo su LaVoce, la Finanziaria 2008 prevede già incentivi sia al risparmio energetico che alle fonti rinnovabili ma ora occorre un documento specifico. Abbiamo due anni di tempo: entro il 31 marzo 2010 l’Italia dovrà presentare un piano di politiche e misure concrete per raggiungere l’obiettivo del 17%. Se consideriamo i tempi tecnici per l’insediamento del nuovo Governo, le consultazioni con tutti gli attori coinvolti, i problemi di accettabilità sociale delle opere pubbliche che da qualche tempo immobilizzano il Paese, il tempo disponibile non è poi molto.

E ogni giorno che passa accumuliamo altri 5 milioni di debito verso l’ambiente…

Postato da: Stefania Migliavacca, Scuola Mattei