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La summa narratologica e tecnologica de La Mente InVisibile, di Cristina Marelli

In cielo

Emporio Porpora, Prologo in cielo, 2011

Le tecnologie inclusive del libro e le tecnologie mobili del web vengono reinterpretate e riusate, riunite e messe a confronto nel caso del “romanzo” on line, o “wiki-romance”, La mente InVisibile, di Marco Minghetti e The Living Mutatants Society, gruppo che comprende in questo caso altri nove autori: Luciano Comida, Patrizia Debicke, Antonio Fazio, Gianluca Garrapa, Mario Pireddu, Matteo Domenico Recine, Andrea Sgarro, Piero Trupia, Antonio Tursi.

La mobilità e l’universalità del mezzo e della materia riproducono l’inclusività e la reperibilità enciclopedica della rete, adattata e ricalcata su un modello a sua volta intenzionalmente universale come la Bibbia. Come una Summa Narratologica e Tecnologica, il rifacimento della macchina del “grande codice”  (Northrop Frye, 1981-2) della cultura occidentale, mette a confronto la pluralità volatile dei contatti permessi dal mezzo digitale e una imitativa ricostruzione dei percorsi che la Bibbia ha segnato nella mitografia dell’Occidente. La volontà di mettere freno alla volatilità e dispersività del web è testimoniata da una rigorosa contabilità delle sezioni e numerazione dei capitoli e dei paragrafi, in un labirinto che non vuole essere solo tale.

Anche la struttura della Bibbia è problematicamente costruita dalla tradizione sulla base degli interessi di inclusione religiosa e discriminazione degli apocrifi. Il rifacimento contemporaneo costituito dalla Mente In-Visibile non può che affidarsi all’imitazione strutturante del modello nobile, in cui ovviamente tutto o quasi è sostituito come contenuto mondano e identità dei personaggi, mentre sono tentativamente mantenuti i processi diegetici, cioè i meccanismi delle azioni, il tutto trasfigurato nel cronotopo e dal cronotopo della ricezione attuale. Quindi per esempio al posto di Giobbe abbiamo il celebre produttore di musica pop Phil Spector; il personaggio di Petrus sta per Giovanni Battista, Yana per Salomé e Re Kannan per Erode e così via: non i nomi li identificano, ma i loro discorsi e i loro comportamenti.

Possiamo dire così di trovarci di fronte ad un’orgia di intertestualità: non vi è episodio o personaggio che, sul calco di una trama di episodio biblico, non faccia anche parte di ciò che già sappiamo dalla cronaca, dalla storia o anche dalla finzione letteraria o cinematografica contemporanea. E ogni cosa funge da esca al gioco del riconoscimento, anche quando i nomi delle persone, dei luoghi e delle situazioni non siano stati mantenuti. Sembrano riproporsi quindi al lettore quei metodi di interpretazione biblico-tipologica di origine medievale che collegavano passato e presente, e addirittura suggestioni e suggerimenti per il futuro. Ma il terreno comune dove questo gioco può dipanarsi è quel livello medio-basso della cultura pop dominante alla fine del Novecento, e ora imbarcatosi sull’astronave digitale.

Dal punto di vista strutturale abbiamo alcune cornici, ma principalmente una serie di storie parallele, con incastri più vicini alla sceneggiatura che al romanzo realistico: l’incontro in carcere di Spector con Charles Manson; un reality show dove l’effetto è l’uccisione dei partecipanti col voto telepatico, una più semplice detective story, il tutto attraversando una sequenza di generi e di mondi, dall’orrore al cyberpunk, dalla fantascienza all’erotismo, al sensazionalismo, alla docu-fiction come romanzo storico del presente.

Anche la dizione, ovvero lo stile, apre un largo spettro comprendente i modelli mitici, l’enfasi biblica, l’imitazione del parlato colloquiale e scarno da romanzo nero o giallo d’azione, o una patina finto neutra da linguaggio tecnico e aziendale. Insomma la dimensione enciclopedica riguarda tutti gli aspetti della narratività e della scrittura, dai modelli ai generi ai registri linguistici.

Questa abbondanza di storie, di personaggi, di intrecci, di convenzioni, di agnizioni e finte agnizioni, di livelli di mondo, di scritture collettive, per accostamento, per accumulo, per “sutura”, è tipica dei momenti di passaggio da un periodo storico saturo di tutte queste cose ad un nuovo orizzonte di creatività dove tutto ciò che è pervenuto, scaricatosi come in una discarica appunto, viene riciclato, riusato, riformato dai nuovi strumenti che hanno ancora una base nel libro cartaceo, acquistabile a richiesta, ma più rapidamente e comodamente (?) scaricabile dal web. Il merito non ultimo di questa performance narrativa e tecnologica è di essere un segnale avanzato della situazione in atto.