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Una roadmap per la Fabbrica Intelligente

La digitalizzazione dei processi produttivi: dall’automazione allo Smart Manufacturing

Sempre più frequentemente si sente parlare di Fabbrica 4.0 come evento legato all’impatto sul settore manifatturiero di fenomeni come l’Internet of Things e i Big Data.

A parte il fatto che la manifattura intelligente è fatta di molti altri elementi (dalla robotica avanzata alla produzione virtuale passando per le stampanti 3D), francamente trovo un po’ spiazzante il fatto che il manifatturiero sia improvvisamente passato dall’essere un settore ancora immerso in modelli culturali, organizzativi e tecnologici taylor-fordisti totalmente “0.0” all’essere un settore di punta della Digital Transformation in atto, attraverso una crasi tanto creativa quanto improbabile fra i concetti di “quarta rivoluzione industriale” e “web 2.0”: l’ignoranza genera mostri, che gli addetti ai mass media non hanno mancato, come da copione, di sbattere in prima pagina.

Come infatti è ormai largamente noto, da una parte, il concetto di web 2.0 è stato introdotto da Tim 0’Reilly per indicare il passaggio dal concetto di Web 1.0, inteso come modo per visualizzare documenti ipertestuali statici, creati con l’uso del linguaggio HTML (1989, Tim Berners-Lee), nel contesto del quale l’utente resta un semplice “lettore”, a quello di Web 2.0, che determina una vera e propria rivoluzione copernicana in quanto mette al centro il singolo essere umano con la sua rete di relazioni. In altre parole, ci si riferisce alla trasformazione del Web da una estensione del sistema dei massmedia basato sul broadcasting dei contenuti a uno spazio basato su un nuovo ruolo della persona: dalla semplice lettura alla possibilità di contribuire popolando il Web non solo alimentandolo con propri contenuti, ma anche riaggregando in maniera personale i contributi immessi da altri.

Dall’altra, in un ambito concettuale e semantico completamente diverso, si parla di “quarta” rivoluzione industriale perché, secondo una linea interpretativa ampiamente discutibile, ci sarebbero state:

una prima rivoluzione industriale, guidata dalla meccanizzazione delle produzioni tessili, resa possibile dall’energia idraulica, ma soprattutto dall’invenzione della macchina a vapore; la data simbolo è il 1784, anno di introduzione del primo telaio meccanico;

la seconda rivoluzione industriale, caratterizzata dall’avvio della produzione di massa, resa possibile dalla divisione del lavoro e dall’uso dell’energia elettrica; la data fondamentale è il 1870, anno di introduzione della prima linea di assemblaggio;

la terza rivoluzione industriale, avvenuta quando le tecnologie informatiche hanno consentito di automatizzare i processi, introdurre i robot e velocizzare i tempi e delocalizzare le produzioni; il 1969 è l’anno che ha visto il primo controller logico programmabile;

la quarta rivoluzione industriale, che è in pieno svolgimento ed è caratterizzata dalla digitalizzazione di tutta la gestione, che consente la virtualizzazione di una parte delle operazioni (come ad esempio la realizzazione di prototipi), il dialogo a distanza tra macchine, sensori e computer e la possibilità di monitorare e correggere in tempo reale ogni singolo dettaglio del processo.

Chiarito quindi che “Fabbrica 4.0” è una vera e propria teratologia concettuale che mette insieme ambiti diversi in maniera del tutto inappropriata, resta che diventa urgente capire più esattamente in cosa consista il fenomeno  più propriamente indicato con i termini Smart Manifacturing o Fabbrica Intelligente, dal momento che stiamo parlando di un settore che rappresenta il 15% del PIL generato nel nostro Paese. In particolare, i beni strumentali costituiscono il primo settore dell’export italiano e assicurano così all’Italia una posizione molto forte nel panorama internazionale. Si stima, inoltre, che per ogni posto di lavoro nell’industria, si creino circa due posti supplementari nei servizi ad essa associati.

Il punto sulla questione verrà fatto ad un convegno promosso da Autoware dal titolo “La digitalizzazione dei processi produttivi: dall’automazione allo Smart Manufacturing” che si svolgerà a Vicenza, nella Sala Odèo del Teatro Olimpico il 20 maggio dalle 14 e 30. “L’evento – afferma il CEO di Autoware Luigi Bernardini – punta ad affrontare un tema che in questo momento è molto sentito dalle aziende manifatturiere, dando visibilità ai processi di trasformazione che sono in corso nel contesto produttivo. L’arrivo della Fabbrica intelligente sta cambiando le regole del gioco per aziende di tutte le dimensioni, ed anche chi fino ad ora non sembrava interessato ad introdurre elementi digitali in produzione si sta rendendo conto della necessità di evolvere, ed è interessato a conoscere storie e punti di vista di altre realtà in cui questo cambiamento sia già avvenuto”. L’idea è di creare un’occasione in cui alcune persone, con una visione particolarmente lungimirante e proiettata al futuro, si confrontino a beneficio del pubblico su quanto hanno fatto, stanno facendo o sulle direzioni che prenderanno con le proprie aziende in ambito Smart Manufacturing, e sulle loro opinioni rispetto ai trend emergenti.

In questo quadro risulta preziosissima l’attività di roadmapping del Cluster Fabbrica Intelligente, che si basa sulla definizione di visioni e strategie per la ricerca e l’innovazione con lo scopo di individuare gli scenari di sviluppo del manifatturiero italiano con un orizzonte temporale di medio/lungo periodo. L’attività svolta ha portato all’elaborazione, già nel 2014, di una roadmap strategica pluriennale che costituisce un documento di posizionamento ufficiale per il manifatturiero, condiviso da tutti i Membri del Cluster, attualmente oggetto di una importante revisione. Ne parliamo con uno degli autori del Documento, il Prof Flavio Tonelli della Scuola Politecnica dell’Università di Genova, che sarà anche uno dei protagonisti dell’evento vicentino.

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Il cluster Fabbrica Intelligente

Minghetti: Professore, cosa è il cluster Fabbrica Intelligente e in cosa consiste la roadmap che avete redatto?

Tonelli: In un quadro di valorizzazione delle opportunità offerte al mercato dalle rapide evoluzioni delle tecnologie abilitanti, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha emesso un Avviso per lo sviluppo e il potenziamento di Cluster Tecnologici Nazionali, identificati come propulsori della crescita economica sostenibile dei territori dell’intero sistema economico nazionale, in termini di nuovi prodotti, servizi e settori produttivi.

Con il termine cluster s’intendono “aggregazioni organizzate di imprese, università, altre istituzioni pubbliche o private di ricerca, altri soggetti anche finanziari attivi nel campo dell’innovazione, articolate in più aggregazioni pubblico-private, ivi compresi i Distretti Tecnologici già esistenti, presenti su diversi ambiti territoriali, guidate da uno specifico organo di coordinamento e gestione, focalizzate su uno specifico ambito tecnologico e applicativo, idonee a contribuire alla competitività internazionale sia dei territori di riferimento sia del sistema economico nazionale.”(Avviso MIUR, art.1 §4)

Il Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente (CFI) è risultato il primo degli otto Cluster ammessi dall’avviso del MIUR alle agevolazioni, sulla base delle valutazioni espresse da esperti internazionali relativamente al Piano di Sviluppo Strategico e ai primi quattro progetti di ricerca applicata proposti per la candidatura del Cluster stesso.

Il Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente si pone l’obiettivo di sviluppare e attuare una strategia basata sulla ricerca e sull’innovazione in grado di consolidare e incrementare i vantaggi competitivi nazionali e, al contempo, di indirizzare la trasformazione del settore manifatturiero italiano verso nuovi sistemi di prodotto, processi/tecnologie, sistemi produttivi, coerentemente con le agende strategiche dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione.

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Oltre alla realizzazione di progetti di ricerca pre-competitiva, destinati allo sviluppo di tecnologie abilitanti per diversi settori industriali, l’azione del Cluster Fabbrica Intelligente si articola secondo altre attività quali: trasferimento tecnologico, condivisione delle infrastrutture di ricerca e mobilità, sostegno a un’imprenditorialità intelligente e sostenibile, foresight tecnologico a livello regionale, nazionale e internazionale nel settore della fabbrica intelligente, supporto alla crescita del capitale umano.

Dal settembre 2012, il Cluster Fabbrica Intelligente si è costituito in Associazione senza fini di lucro che, attualmente, raccoglie quasi 300 soggetti, tra imprese di grandi e medio-piccole dimensioni (membri industriali), università e centri di ricerca (membri di ricerca), associazioni imprenditoriali, distretti tecnologici, organizzazioni non governative e altri stakeholder attivi nel settore del Manufacturing e della Fabbrica Intelligente (membri associati).

In questo quadro è stata redatta la “Roadmap per la ricerca e l’innovazione”. Il documento è sviluppato in coerenza e continuità con le politiche di ricerca europee di Horizon2020 e in armonia con quanto definito nell’ambito delle Smart Specialization regionali. Propone un approccio congiunto top down/ bottom up: dai megatrend e dalla situazione nazionale con un approccio top-down si fanno discendere un insieme di sfide a cui le diverse linee di ricerca individuate possono dare una risposta, mentre con un approccio bottom up si associano le specifiche tematiche di ricerca proposte dai membri del cluster alle priorità di ricerca contenute nelle linee di ricerca.

Roadmap per la Ricerca e l'Innovazione[1]

Sistemi per la produzione personalizzata

Minghetti: Le sfide specifiche poste dai megatrend in atto (a livello demografico, economico, culturale, tecnologico, eccetera) devono essere affrontate implementando strategie industriali declinate attraverso lo sviluppo di opportune linee di intervento (vedi figura sopra riportata). La prima di quelle proposte dal cluster è rappresentata dai “Sistemi per la produzione personalizzata”.

Tonelli: La produzione personalizzata è emersa negli ultimi 15 anni come una delle strategie che permette alle aziende di differenziare la propria offerta attraverso prodotti innovativi ad alto valore aggiunto. Questo approccio permette di fornire ai consumatori, e alle relative nicchie di mercato, prodotti personalizzati rispondenti ai loro bisogni specifici, realizzati su larga scala grazie ad alti livelli di flessibilità dei sistemi produttivi.

Nel caso dei beni di consumo (abbigliamento, calzature, articoli per lo sport, occhiali, …) l’elevato livello di customizzazione permette di enfatizzare la forza del Made in Italy offrendo ai consumatori finali, anche in settori tradizionali, un prodotto che coniuga in soluzioni avanzate design e stile, aspetti fashion ma anche prestazioni funzionali e comfort. Anche macchine utensili e prodotti medicali (protesi ortopediche, dentistiche, …) possono beneficiare di questo approccio cogliendo le opportunità e le sfide legate ad una crescente domanda, sia a livello europeo che mondiale, di prodotti che permettano al consumatore di differenziarsi, per valore, funzionalità e prestazioni.

Per le aziende la produzione personalizzata significa principalmente la centralità del consumatore implicando sia una revisione dei modelli di gestione della filiera produttiva sia l’impiego di tecnologie innovative (stampanti 3D, nuovi materiali, …) che facilitino la produzione di componentistica e di prodotti ad hoc.

L’obiettivo di questa linea di intervento è la realizzazione di sistemi e modelli industriali per la produzione efficiente di prodotti personalizzati ad alto valore aggiunto. Tali sistemi dovranno essere in grado di configurarsi e riconfigurarsi in tempi ridotti per soddisfare i requisiti di produzioni personalizzate, ma dovranno altresì garantire un elevato grado di integrazione con i clienti che diventano gli artefici principali della soluzione prodotta.

Le tematiche di ricerca e di innovazione prioritarie sono legate a diversi aspetti di sviluppo comprendendo soluzioni ICT per l’acquisizione dei requisiti del cliente, configuratori di prodotto, sistemi di misurazione antropometrici, piattaforme per il monitoraggio cliente, tecnologie innovative per la produzione personalizzata, quali additive manufacturing, micro-manufacturing, processi ibridi, etc. Inoltre sono necessari nuovi modelli di supply chain flessibili e agili che tengano conto di strategie di modularizzazione del prodotto, postponement e “multi decoupling-point” in ottica di personalizzazione.

2 Roadmap per la Ricerca e l'Innovazione[1]

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Minghetti: Quali sono le priorità di ricerca e innovazione individuate per questa linea di intervento?

Tonelli: La prima è relativa agli Strumenti avanzati per la configurazione e progettazione di soluzioni personalizzate. Intendiamo con questo in primo luogo lo sviluppo di tecnologie e applicazioni che permettano il coinvolgimento del cliente nella catena manifatturiera incorporandone i bisogni e le aspettative a partire dalla progettazione del prodotto fino ai servizi innovativi associati alla sua realizzazione.

Minghetti: Si tratta quindi di mettere in pratica uno dei principi chiave dello Humanistic Management, la Co-creazione, che così è definita da Wikipedia: “una forma di mercato o di strategia di business e di marketing che enfatizza la generazione e la realizzazione di un valore aziendale condiviso con il cliente. Il concetto vede il mercato come un luogo dove aziende e clienti/consumatori condividono, combinano e rinnovano insieme risorse e capacita’ per creare valore attraverso nuove forme di interazione, servizio e metodologie di apprendimento. Si differenza dal modello, che possiamo definire tradizionale, dove sono presenti aziende attive e consumatori/clienti passivi.

Il valore condiviso (co-creato) aumenta nella forma di una esperienza personalizzata ed unica per il cliente/consumatore (valore in uso) e in una migliorata, più profittevole e conscia prestazione di mercato per l’azienda (fedeltà, relazione, passaparola). Il valore è co-creato con il cliente/consumatore se e quando il cliente/consumatore è in grado di personalizzare la sua esperienza usando la soluzione (prodotto-servizio) proposta dell’azienda – nel suo ciclo di vita – al livello che è il migliore per portare a termine il suo lavoro o l’obiettivo d’uso definito e, allo stesso tempo, far derivare all’azienda il maggiore valore dall’investimento nella soluzione proposta in termini di nuova conoscenza, maggiore ricavi e profittabilita’ e/o un maggiore valore di brand/marca e fedelta’ alla stessa”.

Tonelli: Esattamente. Nel documento ci riferiamo quindi anche ai sistemi per la progettazione e la configurazione di prodotto basati su paradigma mobile economy. I configuratori di prodotto devono dare la possibilità al cliente di definire le proprie necessità in modo oggettivo per renderle facilmente gestibili a livello di produzione. Il cliente diventa un Consum-attore che ha un ruolo attivo nella definizione del proprio prodotto. In particolare si può pensare all’utilizzo della realtà aumentata (AR) al fine di supportare la configurazione e la prova di prodotti personalizzati.

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Minghetti: Una seconda priorità fa riferimento alle soluzioni per la produzione efficiente di prodotti personalizzati funzionali ad alto valore aggiunto.

Tonelli: L’adozione di tecnologie innovative per la produzione personalizzata di consumer goods ad alto valore aggiunto rappresenta una sfida che, partendo da settori chiave del Made in Italy quali quello della moda-calzatura, estende le sue potenzialità sino a prodotti per il benessere e la salute del consumatore ed ai prodotti ad alto valore aggiunto della meccanica avanzata, sensoristica, microelettronica ed optoelettronica. In tal senso, la concezione e lo sviluppo di soluzioni di produzione dedicate, basate su approcci di hybrid ed additive manufacturing, risulta cruciale per lo sviluppo di componenti e parti funzionali del prodotto finale, quali oggetti caratterizzati da proprietà e comportamenti dinamici differenziati in risposta ai bisogni ed alle esigenze del consumatore. L’ibridazione di tecnologie tradizionali, ossia l’integrazione in una singola machina di differenti processi di trasformazione, è un passo verso una diversificazione potenzialmente molto ampia di alternative tecnologiche. Le tecnologie ibride/additive supportate da approcci innovativi al processo produttivo ed al suo controllo consentiranno lo sviluppo di macchine dedicate sia per la personalizzazione nel B2B che nel B2C per la personalizzazione di componenti e di prodotti con sistemi flessibili.

Minghetti: In questo quadro assumono grande importanza i modelli e gli strumenti per la creazione di reti dinamiche per la produzione personalizzata.

Tonelli: A fronte delle tecnologie richieste per la produzione personalizzata, le aziende devono riorganizzare i propri processi sia interni che di relazione con altre aziende con cui collaborano. Devono essere quindi sviluppati modelli di organizzazione delle reti di produzione basati sull’ottimizzazione e la simulazione dei processi di progettazione e di produzione considerando l’intero ciclo di vita dei prodotti-processi-sistemi per soluzioni personalizzate. Sono altresì necessari modelli per supportare le aziende nella definizione di scenari di personalizzazione in cui strategie di postponement, di modularizzazione del prodotto, di gestione del punto di disaccoppiamento dell’ordine vengono confrontate in modo dinamico per ottimizzare la gestione della filiera. Nel contempo è necessario ottimizzare il trade-off tra sostenibilità, gestione dei magazzini, stock e trasporti per la customizzazione dei prodotti. A supporto di ciò occorrono nuovi strumenti per la configurazione di network aziendali per favorire e promuovere la composizione di reti di imprese adattive e interoperabili che consentano la collaborazione e la comunicazione tra i vari attori della catena del valore di prodotto-servizio.

Aggiungo che la grande variabilità del mercato chiede alle aziende di acquisire la capacità di rispondere on-demand alle esigenze del mercato. L’e-business e i bisogni di individualizzazione stanno spingendo in particolare verso sistemi prodotto/servizio in grado di combinare capacità di produzione con tempi rapidi e flessibili. Da un punto di vista tecnologico è fondamentale che la produzione demand- driven sia sincronizzata nella gestione degli ordini dei clienti, nella schedulazione e nella produzione attraverso una gestione coordinata dei flussi di materiali e di informazioni.

Infine è necessario sviluppare nuovi sistemi per migliorare la capacità delle aziende di gestire grandi moli di dati provenienti da diverse fonti (clienti, fornitori, social media), al fine di supportare la configurazione e gestione dei network di produzione e di distribuzione attraverso la gestione dei dati tra i vari attori in tempo reale.

La valorizzazione delle persone

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Minghetti: Il cuore della Roadmap è forse costituito da capitolo dedicato a Strategie, metodi e strumenti per la sostenibilità industriale. La sostenibilità è infatti diventata una tematica centrale nell’agenda dei politici e del settore, portando a un nuovo concetto chiamato Sostenibilità Industriale, finalizzata a comprendere meglio come rispondere alle sfide ambientali, sociali ed economiche e trasformare il comportamento industriale. Secondo quanto leggiamo nel documento tre importanti cambiamenti sono in atto e modelleranno il sistema industriale nel corso dei prossimi due decenni: miglioramento delle prestazioni ambientali senza modificare prodotti e processi in corso, sviluppo e introduzione di nuove tecnologie, cambiamento del sistema industriale nel suo complesso.

Ma niente di tutto questo sarà possibile se non verranno sviluppati nuovi sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Tonelli: L’obiettivo è la concezione e lo sviluppo di sistemi produttivi in grado di accogliere le persone e valorizzare le loro competenze al fine di contribuire alla soddisfazione e al benessere dei lavoratori. La fabbrica nel futuro si troverà infatti sempre più a fronteggiare problemi legati per esempio all’invecchiamento della popolazione che, riflettendosi in una estensione della vita lavorativa, rende necessario mettere le persone nella condizione di svolgere il proprio lavoro compatibilmente con l’evoluzione ed il cambiamento delle proprie capacità cognitive e fisiche. Tutto questo richiede uno sforzo elevato sia dal punto di vista tecnologico che organizzativo.

Le fabbriche innovative dovranno quindi essere sempre più inclusive, ovvero fortemente orientate al coinvolgimento e alla partecipazione delle persone (utenti, operatori, manager) che potranno esplicare attività complesse ad elevato valore aggiunto con il supporto di strumenti e dispositivi innovativi.

Ne risulta che le persone e le macchine dovranno essere nella condizione di poter cooperare sinergicamente, condividendo attività in modo efficiente e sicuro. Il posto di lavoro dovrà essere riprogettato sulla base di specifiche regole di ergonomia ed organizzato in base a ritmi di lavoro adattabili per fornire un ambiente e condizioni di lavoro adeguato alle diverse persone, per dare la possibilità di operare in modo produttivo indipendentemente dalle caratteristiche in termini di età, sesso e stato fisiologico o patologico.

Allo stesso modo l’uso di tecnologie abilitanti volte alla rappresentazione digitale della fabbrica favoriscono l’integrazione a livello di informazione e conoscenza. La persona deve quindi essere ritenuta elemento centrale rispetto a tutti i livelli e tutte le dimensioni attraverso cui è definita la fabbrica. In un contesto caratterizzato da fabbriche nelle quali prodotti, processi e tecnologie evolvono attraverso dinamiche articolate, la conoscenza e la capacità di interpretare fenomeni produttivi complessi e identificare soluzioni basate sull’esperienza, rappresenta una sfida fondamentale.

E’ quindi essenziale investire strategicamente anche nelle tecnologie abilitanti a supporto di una interazione intuitiva e diretta delle persone con le risorse stesse, così come nella formalizzazione e riutilizzo di tali esperienze attraverso rappresentazioni opportune dell’informazione e della conoscenza (ad esempio semantiche ed ontologiche).

Minghetti: In concreto, quali sono le linee di azione suggerite?

Tonelli: La prima è quella che guarda alla condivisione e codifica della conoscenza all’interno delle fabbriche, che richiedono da un lato lo sviluppo di modelli di rappresentazione della conoscenza e dall’altro la possibilità di condividere tra diversi addetti impegnati in diverse funzioni aziendali gli aspetti legati alla conoscenza del processo produttivo o di progettazione. Per l’effettiva valorizzazione della conoscenza non strutturata all’interno delle fabbriche è necessario sviluppare ricerche multidisciplinari che fanno riferimento sia al settore dell’ICT che a quello del machine learning e in cui diverse competenze dell’area, ad esempio psicologica ed ingegneristica, devono convergere in modelli a supporto della gestione della conoscenza.

Occorre quindi puntare su tecnologie atte a rendere attrattivo ed accogliente il lavoro tenendo in considerazione le diverse tipologie di target e di addetti che confluiscono nell’ambiente fabbrica: giovani, anziani, persone provenienti da altri paesi e culture, ragazzi ed adolescenti che devono scegliere il proprio percorso formativo o la tipologia di impiego, ecc. Nuove soluzioni basate su strumenti ICT e sull’automazione volte a garantire luoghi di lavoro ad elevata accessibilità, usabilità, ergonomia e sicurezza in particolare per lavoratori anziani e diversamente abili. Ad esempio, interfacce adattive e adattative, intuitive e mobili, postazioni di lavoro appositamente progettate per anziani e disabili, ecc.

In terzo luogo vi è l’applicazione di nuovi materiali e nuove tecnologie per la sicurezza sul posto di lavoro basate sull’interazione tra l’operatore e l’ambiente di lavoro nel quale è chiamato ad operare possono essere sviluppate per migliorare la qualità del lavoro. Parliamo di nuovi materiali ad alta capacità di assorbimento di energia meccanica e termica, prodotti (sensori, abiti di lavoro) e strumenti per la sicurezza sul posto di lavoro.

Ancora, non va dimenticata la Realtà Virtuale/ Aumentata per la gestione del prodotto-processo-sistema. La realtà aumentata permette di aggiungere alla realtà informazioni digitali fruibili potenzialmente da ogni categoria di utente. E’ principalmente utilizzata nel campo della visione, ma non mancano applicazioni per l’udito o la percezione tattile. Queste applicazioni hanno già trovato largo impiego in molti prodotti. Bisogna ora puntare l’attenzione sullo sviluppo di applicazioni a supporto di servizi innovativi dove può essere utilmente sfruttata per fornire le informazioni di prodotto, processo e avanza- mento della produzione sia all’operatore che ai responsabili di linea in maniera più naturale ed efficace.

Inoltre, la realtà virtuale, quale espressione più avanzata della computer graphics, è ormai una tecnologia matura che può trovare applicazione in una serie di applica- zioni/servizi all’interno della fabbrica. Essa può inoltre essere la base tecnologica per lo sviluppo di ambienti digitali o serious game per diverse finalità: factory layout design, monitoraggio/controllo, training, etc.

La Realtà Virtuale e Aumentata (AR/VR) sono infine tecnologie che possono supportare metodologie di formazione per promuovere l’interesse dei giovani talenti per il Manufacturing e supportare la loro formazione.

5 Roadmap per la Ricerca e l'Innovazione[1]

Anche l’utilizzo dei social media grazie all’utilizzo di APP per smartphone, tablet etc accompagnate a metodologie innovative, può rendere disponibili funzioni di supporto all’utente, gestire la conoscenza e la formazione per classi di utenti quali i giovani e le persone anziane, tutto ciò al fine di sviluppare/ incrementare competenze nel settore manifatturiero.

Inoltre possono essere sviluppate nuove metodologie da utilizzare per la formazione nel contesto manifatturiero come per esempio i serious games, teaching factories, ossia fabbriche progettate come ambiente di formazione e ricerca che possono dare origine a nuovi frame pedagogici per aumentare l’attrattività del mondo manifatturiero e l’efficacia della formazione.

Minghetti: Questo per quanto riguarda gli strumenti. Ma che dire rispetto ai modelli di formazione, addestramento e supporto operatore in ambito Smart Manufacturing?

Tonelli: In questi ultimi anni, si è venuta a creare una condizione tale per cui la corretta adozione e il miglior utilizzo di nuovi sistemi IT richiede lo sviluppo rapido di nuove competenze digitali che in molti casi non sono disponibili. Sarà pertanto necessario sviluppare e sperimentare nuovi sistemi tecnologici per la formazione e l’addestramento, da utilizzare sul posto di lavoro, in grado di diagnosticare gli skill operativi e condividere l’esperienza di utenti esperti, contestualizzando sempre più la reperibilità di informazioni e percorsi formativi personalizzati.

Questi nuovi sistemi di formazione devono nel contempo garantire il monitoraggio delle performance degli utenti al fine di consentire un miglioramento continuo dei processi e delle procedure informatiche sottesi, direttamente sul luogo di lavoro (Workplace Learning), per ridurre lo ‘skill gap’ digitale nello smart manufacturing.

La roadmap di sviluppo dovrà pertanto prevedere tematiche che includono lo sviluppo di strumenti e soluzioni innovative che migliorino l’apprendimento di nuovi processi aziendali abilitati da soluzioni IT all’interno dell’impresa manifatturiera, nella sua catena produttiva, di approvvigionamento e di distribuzione, riducendo la curva di apprendimento degli operatori.