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Oltre le dicotomie – Alice annotata 11b

L’esplosione di Internet e del web 2.0 segna il tramonto cognitivo delle categorizzazioni dicotomiche e quindi del mondo fenomenico che da quelle categorie scaturiva: reale-virtuale, vero-falso, pubblico-privato, globale-locale, vero Sé – falso Sé, Sé monolitico – Sé frammentato. Ed è stata quella scrittura digitale della Rete, fatta di immagini e conversazioni, a metterci di fronte a questa tragica e vertiginosa consapevolezza: una scrittura multivocale, fatta di suoni, immagini, simboli, una scrittura fluida, infinitamente soggetta a riproduzione e revisione; insomma una scrittura ologrammatica che veicola in sé il messaggio di una società e di una umanità nuova. Come dire: stiamo inevitabilmente passando dal Medioevo ford-tayloristico  che taglia con il rasoio di Occam (1288-1379), noto appunto anche come Principio di Economia, le monolitiche Istituzioni Totali in cui ancor oggi in larga misura operiamo, al Nuovo Umanesimo che, attualizzando il pensiero di Niccolò Cusano (1401-1464), potremmo definire dei Mondi Vitali dall’Identità Molteplice  [i]: come osserva Pinhas Ben-Zvi, commentando le innumerevoli trasformazioni cui l’identità di Alice viene sottoposta in Wonderland,  “she is very glad to find herself still in existence”. Da vera postmoderna ci introduce in un mondo in cui l’idealismo di Platone convive con il “panta rei” di Eraclito.

Un mondo infine in cui è centrale il ruolo dell’Eros, anche e soprattutto nel contesto lavorativo, tanto che ho scritto un intero capitolo sull’erotismo aziendale in Nulla due volte. L’erotismo aziendale è la strada per la creatività.  Fedro nel Convivio esalta l’eros come agente di aggregazione sociale. Egli afferma  che “Se esistesse un mezzo per mettere insieme una città o un esercito fatti solo di amanti, essi si darebbero certamente il miglior governo che ci sia”. Una mia studentessa, Gloria Olivari, in una tesina scritta per sostenere l’esame di Humanistic Management, così ha sintetizzato il punto: “Nella “città/azienda” ciò significa che responsabilità del manager è quella di favorire e promuovere le relazioni interpersonali “erotiche” come punto di forza per l’integrazione, perché fondate non solo sulla fiducia, ma ancora di più sull’attenzione verso e per l’amato: sulla relazione radicale con l’altro. Occorre costruire una community, composta in modo equo da due tipi di membri: chi ti aiuta e ti sostiene e quelli che invece aiuti e sostieni tu. Questi ultimi sono indispensabili a rafforzare l’autostima. L’eros è anche fondamentale nella costruzione dell’identità motore dell’autosviluppo. Esso ci fa scoprire che la nostra è “un’identità molteplice” e grazie ai nostri differenti aspetti possiamo entrare in rapporto non solo con una persona ma con molte e lasciarci arricchire da esse. È con questo spirito di condivisione dei propri saperi e della propria personalità che l’azienda abbandona lo stampo dello scientific management per crescere e diventare un’impresa più umana. Un imprenditore dovrebbe tenere a mente Socrate quando dice che l’Amore è creazione nella bellezza.  La creatività deve essere l’obiettivo a cui tendere per perseguire gli obiettivi aziendali. In definitiva il compito di un buon management è quello di prendersi cura dell’azienda, dei dipendenti come dell’ambiente. In filosofia fu Heidegger a valorizzare questa parola. Per Heidegger l’uomo ha come sua determinazione esistenziale la relazione con gli altri enti che nell’azienda sono risorse tecniche, economiche e umane ma comunque enti fatti di uomini. Heidegger sostiene che ci si possa prendere cura degli altri in due modi. Il primo modo svilupperà una “coesistenza inautentica”, impersonale, basata sul si: si dice, si fa, si giudica per essere sicuri che nessuno si distingua. Ma questo è tipico dello scientific management, del taylorismo e del mobbing in cui chi detiene il potere prescrive la verità senza diritto di replica. L’altra modalità è il sogno di Bill, il protagonista dell’Episodio Il sogno imprenditoriale  de Le Aziende InVisibili: quella che consente a ognuno di vivere in maniera autentica e felice. Prendersi cura dell’altro significa valorizzare la sua identità individuale e sfruttarla al meglio per un obiettivo comune. Non si cerca di soffocare la distinzione, ma la si fa emergere in maniera concreta”:  giorno per giorno, aggiungerei, in un continuo divenire-insieme che è “il modo visibile dell’armonia, che diffonde appartenenza, consolidando la percezione individuale di essere un bene prezioso per l’impresa, stimola la piacevolezza di lavorare, agevola la cura verso gli altri, innesca la creatività”, afferma Deckard nell’Episodio 107 de Le Aziende In-Visibili.

Il neoplatonismo postmoderno (eracliteo!) e shakespeariano di Alice: ecco quel che ci occorre.

Alice annotata       11b. Continua

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[i] Cfr. L’unità molteplice. Variazioni impermanenti, in  Marco Minghetti e Fabiana Cutrano, Le nuove frontiera della cultura d’impresa.Manifesto dello Humanistic management, ETAS, 2004.