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Una comunità di narrazione

Genio e regolatezza XIV

Dorica Castelli Jesi

 

Sembrava impossibile che dietro gli specchi del bazar delle illusioni potesse esserci tutta quella vita vera e palpitante che si dava appuntamento per non dimenticare il bello e il buono dell’umanita […] senza saperlo molti si ritrovavano lungo quella rotta e la sosta in quelle notti significava, per tutti, cambiare abitudini e avere voglia di non dimenticare la forza di quegli incontri.

 

Dall’Episodio N° 33 de Le Aziende in-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini

 

 

C’è una deriva delle parole: se hanno successo, vengono a rappresentare il tutto, essendo nate per designare una parte. È il caso di ‘distretto’, del quale si parla come se tutto il tessuto industriale italiano fosse strutturato per distretti.

Il distretto è caratterizzato dalla prevalenza di un’attività di settore o di prodotto. Tale il distretto della sedia in quel di Udine. Ma quando si dice ‘distretto della Brianza’, si trascura che colà c’è  il mobile e c’è dell’altro.

Voglio ora parlare di altre zone ben definite, unitarie, ma dove coesistono molteplici attività che mantengono tra loro un’integrazione. Le integra una rete di rapporti di fornitura e di servizio che si estende alle istituzioni locali (scuola, P. A.). In più l’attività produttiva è legata a una specifica potenzialità  della zona, quella di genius loci. Ho proposto la denominazione di loci per queste zone.

La Valle  dell’Esino e del Misa, due fiumi con al centro Jesi, è un locus.

Dorica Castelli è in quel locus, produce porte d’arredamento e ben rappresenta questa modalità produttiva.

Un’innovazione di prodotto di Dorica Castelli è la porta non soltanto funzionale, ma complemento d’arredo e arredo essa stessa. Solo produzione di piccola serie per caratterizzare uno specifico abitare: appartamento, edificio o complesso edilizio. Una porta progettata e disegnata, interpretando creativamente le esigenze e le aspirazioni del cliente.

La materia prima è una sola, il legno, nel quale possono essere inseriti elementi decorativi in metallo, vetro soffiato, cristallo, ceramica, specchio.

Il legno offre altre due possibilità creative. Una è l’inserimento di modanature pantografate, non applicate in rilievo, come da tradizione, ma scavate nel corpo del legno. L’altra è la biliatura che mette in evidenza le venature del legno a formare motivi decorativi.

Due sono le risorse strategiche della produzione di Dorica Castelli.

La prima è la disponibilità di macchine a controllo numerico per le lavorazioni, settore nel quale l’Italia detiene un primato mondiale.

La seconda è la qualità professionale e umana dei quaranta collaboratori: solida base tecnologica, sensibilità estetica e appartenenza. La formazione interna e continua ripropone il rapporto maestro-allievo della bottega rinascimentale.

La vita all’interno di Dorica Castelli ferve, animata dalla parola, dal gesto, dall’offerta di ognuno, con l’obiettivo, condiviso, di creare prodotti che contribuiscano a realizzare un ambiente di vita, mettendo il lusso, quello della fantasia, a disposizione di tutti.

È la linea italiana della democrazia del bello.

 

N.B.: Uno dei motori narrativi de Le Aziende in-Visibili è la metamorfosi di oggetti, persone, situazioni, ambienti, una precisa diegesi, classica nella narrazione e apicale in Ovidio.

Nel romanzo a colori , con il favore della concisione, assume una forza trascinante inusitata.

Nell’episodio citato si passa dalla “società di merda” alla “società perfetta dei narratori” con la forza aggiuntiva della contestualizzazione notturna. Si perviene così allo “essere preziosi in quel contesto” in ragione della unicità delle  “vite raccontate. Vite illustri e meno illustri, note e sconosciute, ma tutte degli autentici capolavori umani per la forza che emanavano e per il coinvolgimento che procuravano.” Si giunge, alla fine, “a perdere il contatto con il proprio io, per immergersi nella vita degli altri.”