MEDIOEVO ELETTRICO E MARCESCENZA DIGITALE I.

 […] Krisis, momento che separa una maniera di essere da un’altra differente. […]

 da IL CERCHIO E IL CENTRO, episodio n° 63, capitolo V, pag. 190 de Le Aziende In-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society con 190 immagini di Luigi Serafini, Libri Scheiwiller, 2008.

  MEDIOEVO ELETTRICO E MARCESCENZA DIGITALE I.

  di  Gianluca Garrapa.

  premessa: ogni riferimento a fatti o persone è necessariamente causale. Il briciolo di polemica che intendo solleticare nel becco di piccioni sedentari, è appunto: esiste realmente un Rinascimento della rinascenza (che io piuttosto assimilo alla prima Rinascenza Carolingia dell’Alto Medioevo) che sia prodromica del mondo moderno? Suppongo di no, ancora e forse.

 nota bene: ciò di cui si dice qui sotto va letto, anche, alla luce dell’esperienza Facebook, che ho definitivamente concluso ieri, 16 aprile 2009, e ripreso sempre ieri con nome differente dal mio proprio e con l’idea di utilizzare la piattaforma FB come modalità di interazione scritturale e non di interassenza relazionale. FB come un blog o un blog come potenziale network (psico) sociale, variante on-line di videoscrittura dove post note e commenti ecc. siano varianti ritmiche all’interno del flusso e del pensiero-in-azione. Mutare e riprendere la sperimentazione in-visibile attraverso la messa-in-piattaforma di qualsivoglia narrazione.

pensare il pensiero

Ogni cosa può essere considerata come cosa o come segno: quest’ultima è un’affermazione di Bonaventura da Bagnoregio, nel XIII secolo.” Questo afferma Ferdinando Taviani in Le due visioni: visione dell’attore, visione dello spettatore, a pag. 258 de L’arte segreta dell’attore, un dizionario di Antropologia Teatrale, (Eugenio Barba – Nicola Savarese.)

Perché riprendo l’affermazione di un’affermazione? E perché parto da così lontano per arrivare a SL? Al benedetto metaversaccio? Reculer pour mieux sauter: il principio della negazione è una regola nota agli attori che cominciano “un’azione partendo dalla direzione opposta a quella verso cui è diretta” e io, in forma mentale attoriale non posso che, e con piacere mi affido, seguire il comportamento a salti del pensiero.

Affermare l’affermazione, o pensare il pensiero, come nella litografia Dessiner del 1948 di Maurits Cornelis Escher (1898 – 1972) …

[mentre attendevo il crunching del pensare il pensiero pensavo all’attesa dell’attore che io sono nella costruzione del post, e nella spesa dello spettatore che ho nella legatura del testo. ovvero il crunching come visione d’avanzamento dell’informazione. crunching come metafora del critico teatrale che vede la visione spettacolare nel suo farsi. ma non è questo quello che intendo scrivere. semmai questo è lapsus scripturae, deviazione e deriva inconscia rispetto all’azione principale dell’io. esempio anche di salto del pensiero.]

significa che il rischio del caos incombe e che dobbiamo ammutolire i pre-giudizi. Far pensare il pensiero, dunque. Il mio modo di stare sul palco mentale e scritturale di un post, post-portamento extra-quotidiano del de-scrivere. Svengo al dunque: il medioevo elettrico di cui siamo spettatori, crisi e depressione critica a parte, ci fa attori di un marcescente digitale sempre più rappresentativo dell’umano che non sappiamo essere in ambito attoriale, e sempre meno avatar. Senza nulla togliere o aggiungere al Rinascimento Virtuale, il Second Theatre non può che essere, lì e ora, medioevale. Se vogliamo parlare di Rinascenza Carolingia Virtuale è meglio. Il Rinascimento è l’avvenire. Per ora si sta prolungando la morte del virtuale. Altro non può essere, se il correlativo oggettivo del benedetto metaversaccio rinascimentale è la realtà: allora il secondo pensiero è un pensiero aumentato e l’avatar è la persona che sta dietro l’avatar. Altra caratterizzazione del metaverso e del social network tout court è la collaboratività: prestabilita, monodirezionale, neo-lineare, spesso. Mi sbaglio? Poco importa. Viaggio su onde cerebrali saltuarie. Dunque, con buona pace per gli artisti di Stato Rinascimentale, il Second Theatre non è ancora. Dopo la tecnologia vocale polimicrofonale di Carmelo Bene, ci vorrebbe un non-avatar. Chi può distinguere la danza dal danzatore? si chiede Eugenio Barba in IL CORPO DILATATO e chi l’avatar dall’utenza quotidiana che ne indossa il nickname, la non ancora maschera?

Ovviamente, fottendomene del quotidiano socializzare in rete su cazzate ed eventi archimediali e sullo stato dell’arte disartrica, intendo approcciare la Seconda Attorialità da un punto di vista operativo antropologico. La già vecchia antropologia teatrale in ambiente digitale, premoniva l’idea di un inconscio elettrico e dilatava il corpo delle utenze in mind book. Presumeva che il prosumerfosse personaggio elettrico e ora invece e inoltre, nel fallimento continuo e imperituro della giacenza non attoriale di (double)face book e nella sua conculcata libertà artistica (non censurata ma indifferita) e sottostante al pre-giudizio di cui sopra, di mai sopra, invece e inoltre devo fare i calcoli con organonimo e elettronimo.

Per la verità, se di verità può dirsi, dell’elettronimo s’era già praticata la quiescente dissociazione in dissocial network con i vari leo bloom, ramon, bimodale e gg, vari eteronimi elettrici che sussumono stili di pensiero e di scrittura totalmente differenti tra loro e dall’utenza del sottoscritto. Dunque, tanto per cominciare, o per finire, o per restare nel medium, l’avatar non sono io, l’elettronimo non è mai l’io quotidiano ma la sua dilatazione digitale extra-quotidiana. Altre volte l’elettronimo è il pre-espressivo digitale che prepara il post-acolo, lo spettacolo del post. L’esperimento mentale mette in post il pre-espressivo digitale: l’elettronimo leo bloom monta diverse piattaforme per presentificare il pensiero-in-post.

Energia nello spazio è questo starmene in elencante aporia digitale, in tensione verso la spazialità organonimica. Questo è il punto a cui non sarei voluto arrivare: l’organonimo come dilatazione analogica dell’elettronimo. L’organonimo come utente digitale. Pensare per salti è linkare il corpo per isole buone di teatralità. Allora si avrà l’Umanesimo dell’elettronimo: il lavoro dell’avatar su se stesso. Quando? Non mai, se a (quella) realtà corrisponde sempre (questa) altra realtà. Semmai fuori della crisi in direzione di una Krisis che eventualizzi la morte dell’Uomo Ego-nomicus. Metavisione dello spettacolo e martirizzazione.

Sul corpo e sulla visione del paradosso, il Medioevo stato e quello attuale Stato, architettato ad assemblare fittizie Rinascenze di botteghino per bene culturale, si è agito il pulpito da cui conculcare la libertà espressiva della Quaresima e il dissacrante riso del Carnevale. L’avatar tra identità Quaresimale dell’io medioevale e coscienza carnascialesca (si vedano i miei maschere-elettronimi) del sé digitale.

Perché se l’avatar è l’utente, il noi-utente non può che essere del medioevo elettrico. Va da sé la medioevalmente ancora aperta questione dell’omosessuale e della prostituta, del mendico barbone, della donna violatissima quotidianamente e del bimbo in padronale padronaggio lavorativo o disdicevole altro. Siamo nel secolo ‘maschio’ che non poteva degenerare in crisi prima di rinascere. Ma non di questo volevo dire, piuttosto della illuminante, invece, rilettura mutata de Il corpo nel Medioevo (Une histoire du corps au Moyen Age) di Jacques Le Goff e della ridisposizione organonimica dell’elettronimo.

Di medioevo elettrico e marcescenza digitale, appunto. Con un combattimento postdigitale tra Medioevo stato e medioevo Stato.

Pieter Bruegel: Combattimento tra il Carnevale e la Quaresima (1559)

 

 

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