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Astrogrammi – 4

Calvino, Jung e I Ching
di Andrea Biggio

Tra le città sottili di Calvino vi è Isaura, che sorge sopra un lago sepolto, le cui rive buie sono esattamente corrispondenti al perimetro verdeggiante della città sovrastante. Mille sono i pozzi, i lunghi buchi verticali che arrivano fino al lago sotterraneo per consentire all’acqua di essere tirata su. Un’unica sorgente, il lago invisibile, nutre tutti indistintamente gli abitanti di Isaura: gli dei che abitano queste profondità sono gli dei della città in cui credono alcuni; altri credono invece agli dei dell’alto, quelli più visibili e materializzati costituiti dai secchi che scendono, dalle carrucole, dagli argani, dai tubi, dai saliscendi, dalle pompe, dai serbatoi, dalle sonde, che – agendo dall’alto nelle viscere della terra – regalano all’uomo l’acqua.

Naturalmente sono vere tutt’e due le concezioni delle locali divinità, la divinità infatti si cela non solo nelle profondità ma anche nelle aeree impalcature d’Isaura stessa, città che si muove verso l’alto. Jung dice che, se vogliamo che le foglie del nostro albero possano toccare il cielo, dobbiamo consentire alle nostre radici di scendere fino all’inferno. E’ la potenzialità di approfondimento, di calata negli inferi, che ci permette di ascendere in modo sicuramente proporzionale alla discesa. Il nostro inconscio ci condiziona: “un paesaggio invisibile condiziona quello visibile” dice Calvino che amava molto Jung. L’accesso ad un nutrimento profondo, all’acqua della vita, è ciò che ci consente di vedere e coltivare i legami con gli altri: l’acqua che nutre gli abitanti d’Isaura è uguale per ognuno; per Jung oltre ad una parte inconscia personale vi è anche una parte che tutti condividiamo, l’inconscio collettivo, a cui è importante rivolgersi. Nel Libro dei Mutamenti, I Ching (Yi Jing), che Jung ha presentato al mondo occidentale con una magnifica prefazione, vi è un esagramma che racchiude in sei linee tale grande concezione della vita. Si tratta del n° 48 Il Pozzo. 井 JING. Nell’etimo ideografico cinese, viene raffigurato il “sistema pozzo”, un tipo di insediamento rurale tradizionale. Terreno diviso in 9 parti facilmente visibile nel pittogramma (più che ideogramma) Jing. Il significato dei due trigrammi, legno sopra e acqua sotto, è proprio quello del secchio di Legno che viene immerso in fondo all’Acqua (principio vitale) del pozzo, per portarla in superficie a disposizione di tutti. Il pozzo è dunque l’accesso ad un nutrimento collettivo, attraverso la comunicazione e la condivisione. Rappresenta, nello stesso tempo, la sorgente invisibile, disponibile per ciascuno in permanenza, ed il centro immobile attorno al quale si organizzano anche gli scambi tra esseri umani: è ciò che nutre perché è ciò che lega. Il pozzo è il luogo che propizia la circolazione delle idee. Quando nelle case non esisteva l’acqua corrente si andava a prenderla nello stesso luogo e si chiacchierava e si faceva amicizia e ci si innamorava pure, come accade nell’Alchimista di Coelho. Il pozzo è quindi un luogo intorno al quale le persone comunicano, circolano le idee, e le persone si influenzano a vicenda, dato che hanno in comune sia la stessa fonte che le stesse divinità. Intorno al pozzo si organizza anche una comunicazione non verbale ma fatta di gesti, di costumi, di abitudini, e di tradizioni. Il Pozzo ci parla di un nutrimento e di un rapporto invisibile: l’acqua di cui si tratta è quella della vita. Lo I Ching, con questo esagramma, ci invita a sviluppare un’organizzazione armoniosa: beviamo l’acqua della vita e con questa nutriamo anche i nostri simili, cerchiamo anche noi stessi di essere delle sorgenti alle quali far avvicinare i nostri simili. L’acqua del Pozzo, è quella che sostiene la vita ma più ancora l’acqua della quale la vita è fatta, la sua stessa sostanza. In essa non vi sono dei semplici elementi che la compongono, ma c’è anche una forza vitale, data dalle divinità che agiscono nel profondo dell’essere umano che, perchè essere anche sociale, ha bisogno di comunicare e scambiarsi. Le ricchezze umane che giacciono nel profondo, vanno messe a disposizione degli altri poiché ogni individuo ha la capacità di nutrire non solo se stesso ma anche i propri simili. L’esagramma n°48, nell’ambito del corpus del Libro, fa parte della quadrilogia dell’ALIMENTAZIONE (sia spirituale e animica che materiale), insieme ai n° 5 L’Attesa, n°27 Il Nutrimento, n° 50 Il Calderone. La nostra sorgente interiore, evocata da Il Pozzo, è anche il “Sé” di cui parla Jung, lo strato più profondo della psiche. Proprio come il nostro inconscio che comunica con quello degli altri senza che noi ce ne rendiamo conto, il Sé ci collega all’essenza stessa della vita, alla sorgente comune a partire dalla quale l’essere umano è stato strutturato sin dalle più lontane origini. Entrare in relazione con il Sé, sia come percorso di analisi del profondo che come cammino spirituale, non è cosa facile perché esso è nascosto negli anfratti più bui, proprio come il lago del sottosuolo che alimenta i mille pozzi d’Isaura.