Marco Minghetti -

Recensioni

04/07/08

SENTIERI ROSSI NELLA METROPOLI

Per una storia delle brigate rosse a Milano

di Andrea Saccoman (Ed. CUEM)

Sintesi di una conversazione tenuta alla Casa della Cultura di Milano fra Giorgio Galli, Aldo Giannuli, Giovanni Scirocco e Andrea Saccoman.

A cura di Ferruccio Capelli.

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03/07/08

Le città senza mare

Sergio di Giorgi: ancora su Gomorra e dintorni

Recensendo su questo blog “Gomorra” (dove Matteo Garrone ha saputo reinventare, anche sul piano narrativo, il romanzo-reportage di Saviano), Giuseppe Varchetta giustamente notava come “nel film non si vede mai il mare”. In effetti, vedendo il film per la prima volta, non ci avevo fatto caso, almeno consciamente. Allora ho subito pensato alla città dove ho abitato (quasi) ininterrottamente per oltre 40 anni, Palermo. Anche a Palermo non è stato mai facile vedere il mare: devi uscire fuori, oppure andartelo a cercare, trovando varchi tra i palazzi di cemento, oltrepassando terrapieni friabili e scivolosi. Per decenni, il lungomare cittadino, proprio di fronte ai palazzi della nobiltà che fu, i cui saloni sontuosi -un tempo affacciati proprio sul mare- ora ospitano locali alla moda o ricevimenti per “nuovi ricchi”, è stato letteralmente ostruito da un gigantesco quanto miserrimo lunapark, per lo più piste per autoscontro e grandi ruote girevoli, deserto in genere, tranne un po’ la domenica. Per molti anni, l’ex sindaco Leoluca Orlando condusse una battaglia per estirpare quell’obbrobrio; alla fine ci riuscì, forse anche per la mafia che lo gestiva da sempre, quel business doveva apparire ormai troppo modesto. Ora (da anni) c’è un altro sindaco e al posto del lunapark c’è un prato un po’ malconcio, con panchine impreziosite da un noto artista locale della ceramica e da altre opere, di gusto discutibile. Però almeno, si vede il mare...

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29/06/08

La città invisibile

Copertina_osborneQualche settimana fa abbiamo parlato di Timbuctu, la città del Mali che molti pensano non esista nella realtà. Shangri-La è il suo opposto: è una città immaginaria, ma molti credono che esista davvero; tra questi, l’interessato governo della Cina.

Un viaggio di Claudio Visentin.

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26/06/08

La città palazzo

Pino Varchetta: Il Divo (regia di Paolo Sorrentino)

Il potere non vive nella città. Non la attraversa, non la calpesta, non si fa contaminare dall'aria che i cittadini normali respirano, ignora della città le strutture, le reti, i luoghi di convegno, i luoghi solitari. Il potere abita il palazzo, chiuso in grandi stanze ermetiche, con porte ma senza finestre, nelle quali il potere riceve. Ascolta il potere quasi assonnato, apparentemente assente, capace di registrare, all'opposto, ogni palpito, ogni batter di ciglia, ogni vocalizzo, e capace di registrare tutto in una memoria onnipotente quanto assurda, che separa fatti da emozioni, i corpi dalle anime.

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20/06/08

Lezioni di filosofia della comunicazione

9788842085317La comunicazione è ovunque, a un livello sub-linguistico come sovra-linguistico, nell'arte, nella politica, nelle città, nella letteratura, nel cinema. Il linguaggio è una parte, anche se certamente dominante, della comunicazione. Questo volume non affronta solo lo studio tecnico o semiotico della comunicazione e la descrizione sociologica dei suoi contesti, ma analizza come la stessa natura umana sia determinata dal nostro carattere comunicativo. Ugo Volli offre una triplice definizione della comunicazione, come tre sono i livelli del coinvolgimento comunicativo. Il primo livello, il cerchio. La nostra umanità non può realizzarsi al di fuori di una "sfera discorsiva", l'ambiente comunicativo in cui siamo inseriti. Il secondo livello: la rete. Nella sfera della comunicazione costituiamo di continuo relazioni, costruiamo scambi, assumiamo responsabilità. Ogni atto di comunicazione è per qualcuno e si traduce nel dialogo. Questo è il livello dove nascono l'etica e l'estetica. Il terzo livello, lo sguardo. La comunicazione ci impone di costruire senso, di interpretare gli atti comunicativi cui siamo esposti, dando loro prospettiva e finalità. È a questo livello che nascono le religioni, le culture, le grandi narrazioni e i meccanismi collettivi di interpretazione del reale.

Ne hanno discusso alla Casa della Cultura l'autore e Maria Bettetini, in una sessione coordinata da Ferruccio Capelli, di cui offriamo un breve sunto, curato dallo stesso Capelli.

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19/06/08

La città campo

Pino Varchetta su: Alexandra (regia di Aleksandr Sokurov)

La guerra è orribile. Solo le donne e gli uomini fanno la guerra alle donne e agli uomini, distruggendosi reciprocamente. Questo accade perché le donne e gli uomini hanno la mente e la mente è un problema, con la sua capacità di generare fantasmi, che quando non vengono elaborati, individualmente e collettivamente alimentano la guerra come elaborazione "paranoica" del lutto. La guerra esiste perché abbiamo un pensiero duale; perché riusciamo a pensare la guerra e la pace, in quanto fuggiamo il conflitto. Il conflitto è il terzo, che non c'è, e che va costruito: con dolore, con ansia, attraversando una zona grigia, che, evidentemente, alla donna e all'uomo fa più paura dell'orrore della guerra e della sonnolenza delle false paci.

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13/06/08

L'Unione Europea al bivio

"L'Unione Europea. Una storia non ufficiale" di Riccardo Perissich è un’opera “godibile”, che intreccia la storia dell’Europa con eventi che illustrano il quotidiano della vita della sua burocrazia. Una burocrazia che spesso è stata valida interprete dell’interesse politico quando la politica - non infrequentemente negli ultimi decenni – ha smarrito il proprio ruolo di guida. Ma Perissich, egli stesso funzionario europeo, prima di divenire alto dirigente Telecom nella gestione Tronchetti Provera, fa un ritratto realistico, non privo di complimenti né di critiche, dell’Europa. Con il suo orgoglio della burocrazia, intesa come luogo dove il bene comune può essere perseguito, direttamente e indirettamente, smaschera le mancanze dell’Europa.

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12/06/08

La città orrore

Pino Varchetta su: Sotto le bombe (regia di Philippe Aractingi)

Il territorio è quello del Libano del sud, dilaniato dalle bombe della guerra dell'estate 2006 tra Israele e gli Hezbollah. La terra è a dir poco martoriata; nella bellissima sequenza iniziale del film la città, le città, presepi abbarbicati su colline spoglie, sembrano attendere attonite e impotenti l'arrivo delle bombe, che punteggiano qua e là l'orizzonte, lasciando crateri enormi che inghiottono case, case, case, e con esse bambini, donne, uomini, vecchi, mobili, suppellettili, macchine, elettrodomestici, in un dolore indescrivibile, polveroso, sordo. Una donna, Zeina, una musulmana sciita, parte per un viaggio pieno di speranza alla ricerca della sorella abitante nella casa avita, cui aveva lasciato in cura il piccolo bimbo, frutto di un matrimonio ora in piena crisi.

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26/05/08

Ancora su "Sinistra light"

Dopo la riflessione di Francesco Morace, prosegue il dibattito sul libro  "sinistra light", con la cronaca di un dialogo fra l'autore Ferrucci Capelli e Roberto Escobar, Giorgio Grossi, Fulvio Papi.

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23/05/08

Capi senza organizzazione, organizzazioni senza capi.

Ori Brafman e Rod Beckstrom sono due giovani imprenditori del web che qualche anno fa hanno scritto un libro dal titolo intrigante: The Starfish and the Spider (La Stella Marina e il Ragno). La tesi che sostengono i due autori è molto semplice: se si taglia la testa di un ragno, il ragno muore; ma se si taglia la punta di una stella marina cresce un’altra punta, e da quella tagliata nasce un’altra stella.

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20/05/08

La città "aperta"

Pino Varchetta su: Gomorra (regia di Matteo Garrone)

"Il mare non bagna Napoli" scriveva ormai molti anni fa Anna Maria Ortese, e in questo nuovo film di Matteo Garrone - il regista de L'imbalsamatore - non si vede mai il mare, ma il film è girato tutto a Napoli, due terzi a Scampia, quella sorta di artefatto abitativo, metafora strutturale di ogni caduta del nostro tempo, nel quale convive un'autentica "comunità di pratiche", un gruppo umano, donne, vecchi, uomini, bambini, con ruoli diversi, con pratiche diverse, insieme connessi da un mostro chiamato camorra.

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18/05/08

Sinistra light

Facendo seguito al dibattito innescato qualche giorno fa dalla vignetta di Stefano Disegni sull' "Atticismo militante" Renata Borgato ha intervistato per noi Ferruccio Cappelli,  di cui è appena uscito il libro: “Sinistra light. Populismo mediatico e silenzio delle idee”.

Il tuo libro ha un titolo forte, che ruota attorno a concetti inconsueti nel nostro dibattito. Perfino con un tocco provocatorio. Cosa intendi infatti con un’espressione così forte come “silenzio delle idee”?

Si tratta di un grido di allarme per la caduta di qualità del dibattito pubblico. Esso è stato sostituito dalla proposizione di emergenze continue (gridate), di “issues” che variano a ritmo continuo, da un rumore assordante. Colpisce soprattutto il silenzio fragoroso degli intellettuali. Le conseguenze per la vita democratica sono enormi: il dibattito pubblico è, diceva Dewey, la “a priori”, l’ingrediente più importante per la democrazia..

La causa può essere individuata con precisione: lo spazio pubblico è stato completamente assorbito dai media. Non si è strattato di un semplice trasloco (dall’agorà e dalle istituzioni alla “neoTv”): esso ha portato con sè cambiamenti profondissimi. L’informazione è stata spettacolarizzata, omologata e virtualizzata; il linguaggio pubblico, modellato su quello pubblicitario, è stato semplificato: dal ragionamento alla suasione; la presentificazione assoluta ha generato la perdita della memoria e la disabitudine ai pensieri lunghi; nella cultura prevale la logica dell’effimero.Soprattutto: la politica è stata colpita profondamente: ne è derivata la personalizzazione esasperata, la passivizzazione dei cittadini, la scomparsa dell’idea di bene comune.

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17/05/08

I manager duellanti

18472369 Per la serie "Letteratura per i manager " Enzo Riboni presenta: Il duello di Joseph Conrad.

Incrociate le lame e preparatevi a un duello lungo 14 anni. Quasi tre lustri di cruenti combattimenti all’arma bianca, prima sciabola, poi fioretto, spada e avanti così in tutte le varianti. Con un finale in bellezza: sfida alla pistola. Il tutto per studiare concetti quali: autoaffermazione, carriera, competizione, colleganza, emarginazione, fedeltà, immobilismo, mobbing, opportunismo, ostinazione, progresso, rivalità. Vissuti attraverso una storia scritta nel 1908 da Joseph Conrad, Il duello, da leggere come una miniera di insegnamenti di management.

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09/05/08

Ancora su "Societing"

La recensione di Diomira Cennamo relativa a Societing, l'ultimo libro di Giampaolo Fabris, oltre ad essere stato uno dei post più cliccati negli ultimi giorni è stato ripreso anche sul sito della Ferpi, dove si possono trovare interessanti materiali di approfondimento.

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La città ferroviaria

IltrenoperildarjeelingPino Varchetta su: Il treno per Darjeeling (regia di Wes Anderson)

Muore un padre e la famiglia entra in quello che Freud ha definito il vero lutto per le donne e per gli uomini. Questa è una famiglia è sfaldata da tempo, non si sa per quali motivi; per molti aspetti non si sa neppure dove di preciso questa famiglia abbia vissuto e viva oggi. Si ipotizza l'America del Nord, ma senza fondate certezze. Quello che è certo è un frammento di amore che sembra rinascere, a un anno di distanza dalla morte del padre, tra i tre figli, tra i tre fratelli (interpretati da Wilson e Schwartzman, già presenze stabili nella ditta di Wes Anderson, e dal nuovo arrivato Adrien Brody, quello de Il pianista).

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02/05/08

Societing

Copertina_societing Un'epoca volge al termine. L'epoca delle grandi certezze, delle ideologie, dello sviluppo lineare, della fede illuministica nel progresso. Una nuova - all'insegna della complessità, dell'incertezza, del dubbio sistematico, del relativismo - va prendendo consistenza davanti ai nostri occhi". E proprio in questo nuovo contesto, come sostiene il sociologo Giampaolo Fabris (nel suo "Societing. Il marketing nella società postmoderna", ed. Egea), la funzione marketing deve assolutamente rinnovarsi se vuole riprendere ad essere centrale nella conduzione dell'impresa. E' infatti risaputo che le strategie di marketing hanno ultimamente perso molta della loro efficacia.

Ma come deve avvenire il cambiamento di questa disciplina che si rifà ancora ai principi del fordismo/taylorismo, in cui ha preso la sua forma originaria?
E' necessaria, secondo Fabris, una rivoluzione epistemologica e copernicana del marketing.

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Il dono del dettaglio

postato dalla personalità mutante di Josephine Pace

L’ultimo libro di Antonella Anedda, Dal balcone del corpo - Mondadori 2007, vincitore tra l’altro anche del prestigioso Premio Napoli, è una tappa obbligata per chi, come noi, voglia capire la funzione della poesia contemporanea, carpirne le sue espressioni più autentiche e significative…Tornaimmagine1

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01/05/08

La città fortezza

Zona Pino Varchetta recensisce:  La zona (regia di R. Plà)

Al di là del muro il caos brulicante di un desolato, enorme, termitaio umano, la megalopoli più estesa del continente sudamericano, un susseguirsi caotico di favelas brulicanti di vita, di soprusi, di una battaglia quotidiana per la sopravvivenza, un alternarsi con aree di apparente normalità, con i ritmi e le apparenze dei modelli di sviluppo occidentali. Al di qua del muro, "la zona", un ritaglio residenziale, dove tutto è lindo, ordinato, civilizzato, retto da una oligarchia condominiale con proprie norme interne, una propria polizia e una sorta di contratto che aliena la zona dalla legge dello stato, in un'autonomia che per tutelare va ogni giorno nutrita da un sistema di corruzione, vero medium tra il dentro e fuori quel muro di cinta.

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24/04/08

Microstati

Se Andorra, S.Marino e Lichtenstein vi inquietano per la loro vastità, benvenuti nel mondo dei microstati, a cui Lonely Planet ha dedicato la prima guida turistica mai pubblicata intorno a questo tema.

Ma cos’è esattamente uno Stato? Secondo Frank Zappa, “non puoi essere un vero Stato se non hai una birra e una compagnia aerea – una squadra di calcio o qualche bomba nucleare non guastano, ma l’essenziale è una birra”. Più seriamente, i requisiti dovrebbero essere: avere un territorio definito, una  popolazione stabile, un governo, la capacità di intrattenere relazioni con gli altri Stati. Niente di troppo complicato, tanto è vero che anche gli Stati minuscoli soddisfano di solito queste condizioni. Purtroppo occorre anche essere riconosciuti da Stati che lo siano a loro volta, e qui il gioco diventa più difficile per i nani dell’arena internazionale. Ma a parte questo difetto – peraltro comune a Stati di tutto rispetto, quali la Palestina o Taiwan, che attendono da tempo il loro seggio alle Nazioni Unite – i microstati sono spesso un esempio di consapevolezza e orgoglio nazionale, con tanto di costituzione, bandiera, inno, monete, francobolli, passaporti e visti.

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La città deserta

Banda

Pino Varchetta recensisce:   La banda (regia di E. Kolirin)
Un'antica leggenda racconta che gli arabi abbiano inventato il numero zero perché hanno sempre avuto l'esperienza del deserto. Al di là della fondatezza della leggenda, resta la circostanza che il deserto è per molti di noi esperienza da una parte inquietante, dall'altra accogliente, da una parte densa di ansie per la illimitatezza del vacuum, dall'altra occasione di autoesplorazione, fino a una scoperta nuova del sé. Un gruppo di musici, chiusi in una elegante divisa azzurro chiaro - sono la banda della polizia cittadina di Alessandria - riempie lo schermo con la mdp che li presenta in una sequenza frontale, da sinistra a destra, con gli strumenti musicali delicatamente appoggiati a terra, attoniti, persi, con lo sguardo fisso sul deserto israeliano.

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03/04/08

La città famiglia

LocandinaPino Varchetta su : Onora il padre e la madre (regia di Sidney Lumet)

La storia è totalmente decontestualizzata e i luoghi dove la tragedia si origina, si nutre e si svolge, sono del tutto omologabili dentro alla galassia dell'occidente cosiddetto civilizzato. Due genitori ormai anziani gestiscono da sempre una gioielleria, tipico business famigliare, nei sobborghi della città che peraltro non appare mai in una sua distintività culturale in tutto il racconto.

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27/03/08

La città natura

IntothewildPino Varchetta su: Into the wild  (regia di Sean Penn)

Il giovane uomo attraversa il suo mondo, dal centro verso il sud e successivamente dal sud verso il nord dentro il mito di una natura selvaggia, quella delle terre sconfinate, incontaminate, dove le basse temperature sono sinonimo di purezza, trasparenza, e dove tali tratti della natura fanno da contrappunto alla non purezza, alla non trasparenza delle relazioni delle donne e degli uomini.

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13/03/08

La città scomparsa

Paesepervecchi Pino Varchetta su: Non è un paese per vecchi (regia di Joel e Ethan Coen)

Qualcuno ha parlato di western contemporaneo. I mentori del film, uno sceriffo e il suo vice, hanno una lunga tradizione familiare, pressoché un fatto genetico, di servizio per la legge. Il padre ha fatto lo sceriffo, il nonno che ha fatto lo sceriffo, il bisnonno ha fatto lo sceriffo. La famiglia ha attraversato le città del Texas, per meglio dire i villaggi del Texas, quelli con la strada in mezzo che tagliava in due l'agglomerato urbano, due file di edifici di legno, un emporio, il saloon, l'albergo, le abitazioni, l'ufficio dello sceriffo, qualche volta la chiesa. Polvere, cavalli, brutti ceffi in giro, e lo sceriffo, quello con la stella sul petto, qualche volta coraggioso, qualche volta corrotto, quasi mai vile.

Per vedere il trailer del film clicca qui:

Download non_un_paese_per_vecchi_trailer_italiano_bm_ita.WMV

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09/03/08

La sottile commercializzazione della letteratura

Il post di questa settimana è dedicato alla presentazione di un libro molto particolare che ho appena terminato di leggere, nei ritagli di sguardi assenti che mi concedo sulla RER parigina. Si tratta del romanzo Il generatore di storie, di Philippe Vasset, edito in Italia da Minimum Fax.

Trovo che l'argomento trattato dallo scrittore francese abbia molto a  che vedere, anche per negazione, con il progetto delle Aziende Invisibili. Chi non è rimasto mai affascinato dal tema 'individualità dell'autore- creatività dell'opera'? In tempi di massificazione, non necessariamente degenerante, della letteratura, Vasset sviluppa un'idea interessantissima.

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06/03/08

La città falsa

Il_falsario Pino Varchetta su : Il falsario (regia di Stefan Ruzowitzky)

In un incipit indimenticabile e straordinario a commento dell'edizione critica dell'opera omnia di Primo Levi, Daniele Del Giudice ricorda che a Primo Levi era accaduta la circostanza di sperimentare personalmente le due esperienze fondamentali che hanno caratterizzato il '900: la manipolazione della materia e l'esperienza concentrazionaria. Primo Levi è stato infatti un chimico industriale che ha per lunghi anni nel suo tempo di lavoro "mescolato" vernici e ha patito la Shoah ad Auschwitz.

Vedi il trailer cliccando qui: Download il_falsario_trailer_bm_ita.WMV

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28/02/08

La città divisa

Sognidelitti Pino Varchetta su: Sogni e delitti (regia di Woody Allen)

La città da sempre capitale insulare del continente si distende enorme alle foci del fiume, bella, carica di memoria, scrigno di una tradizione secolare, libera da condizionamenti, orgogliosa, ma capace, sembra, di accettare il moderno e il contemporaneo. E questo da sempre. In questi ultimi anni, tuttavia, questa sua voglia di riemergere, di competere con l'altra grande capitale continentale a qualche centinaio di chilometri nel paese da sempre amico-nemico, è ricomparsa poderosa, quasi caratterizzata da quella capacità di contrapporsi agli altri e di vincere, che da sempre è competenza distintiva di questa gente.

(Vedi il trailer del film cliccando qui  sotto)

Download sogni_e_delitti_cassandras_dream_di_woody_allen_trailer.WMV

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14/02/08

La città muta

Giorninuvole La città muta si distende lunga e grigia accompagnando il mare con un colloquio silenzioso, che molti dicono misterioso. Il porto era stato un grande luogo, una metropolis irta di uomini, pennoni e corde. Da molto tempo ormai è in attesa di un'occasione che non giunge mai e i container, segno della contemporaneità, non hanno l'identità sicura di quelle navi, di quei pennoni, di quelle corde. Più che stare, sembrano galleggiare incerti, bare per merci che sono arrivate lì, ma che sarebbero dovute arrivare altrove e sembrano colme di una rabbia nostalgica per quello che avrebbero dovuto trovare e non hanno trovato.

(Pino Varchetta per la serie Le Aziende Nascoste recensisce: Giorni e nuvole  - regia di Silvio Soldini. Vedi il trailer ufficiale: http://it.youtube.com/watch?v=hiyORFElMGg)

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07/02/08

La città falsa

Per la serie Le Aziende nascoste, una nuova rensione postata da Pino Varchetta: La famiglia Savage (regia Tamara Jenkins)

E' tutto uguale: il colore del cielo che si specchia senza soluzione di continuità su quello delle case, allineate, una uguale all'altra, come lo sono i cammelli ai limiti del deserto in procinto di formare la carovana per il lungo viaggio che li attende. Le case corrono dritte, formando lunghi viali percorsi da rare, silenziose vetture, sempre guidate da una sola persona, per lo più donna, per lo più di età media.

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28/01/08

La città vorace

Recensione al film Cous Cous (regia Abdellati Kechiche) curata da Pino Varchetta per la serie Le Aziende Nascoste.

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21/01/08

Pino Varchetta: Lascia perdere Johnny

Immagini senza ascolto
Ti accade di incontrare donne e uomini che ascoltano, sensibili e aperti alle voci del mondo, capaci come Re Lear di sentire il battito delle ali delle farfalle dorate. E incontri persone che vedono solo, che non si fanno toccare dai mondi, che penetrano instancabili, come prese da un'ossessione performativa, che le distacca dalla realtà. E di questo nostro mondo non sanno cogliere né l'immensità, né i particolari. Sono persone invisibili a se stesse e che, non sapendo ascoltare, non sanno pensare.
Non sempre tale bestiario umano è volgare; talvolta ha anche stile e può apparire empatico, può sembrare in altre parole pensoso circa la possibilità di provare esperienze che possono essere sperimentate anche da altri. E se lo stile è tutto, talvolta è ingannevole e copre, di fatto, una separazione netta dal mondo, una chiusura mal celata da una capacità furba, o per meglio dire astuta, di stare al mondo. E si può andare al cinema e incontrare storie siffatte - e i cinefili ingordi corrono questo rischio nelle circostanze in cui la programmazione non corra più veloce del loro bisogno di ombre amiche sullo schermo. Un film che gira sugli schermi in questo giorni è la prima prova registica di un attore italiano a suo modo geniale e indubbiamente simpatico, Fabrizio Bentivoglio, che anima spesso personaggi tipici della commedia brillante italiana, con una recitazione sapientemente allusiva, di primi piani scorati, capaci di nutrire e raccogliere simpatia giù nel buio delle sale. Il film - Lascia perdere, Johnny - racconta la storia di un gruppo scalcinato, calato in una cultura partenopea di modo, che riceve un personaggio venuto dal nord, il cui incontro con un giovane, tenero e aperto all'imprevisto, produce un risalire della coppia al nord e uno sfaldarsi progressivo dei sogni del giovane. Il tutto in un'atmosfera agrodolce che oscilla tra il Fellini degli esordi (I vitelloni) e alcune citazioni dai Basilischi della Wertmueller. La camera di Bentivoglio si muove bene, narra con empatica disinvoltura, scava nei volti, penetra, ma, come si diceva all'inizio, non ascolta. Le voci del nostro mondo non sembrano stupire l'autore e i suoi personaggi che, chiusi in una sterile autoreferenzialità, non si elevano minimamente, non escono da un bozzettismo saputo, che alla fine non può non suonare presuntuoso e sterile. I personaggi sembrano consegnarsi passivamente alla normalità, senza tentare di automolestarsi, senza tentare di realizzare un qualche compito simbolico e progressivamente, lungo le immagini del racconto lassù sullo schermo, perdono qualunque irrequietezza, fino a una perdita del sé, minacciati da un orrore del mondo al quale non sembrano saper far fronte. E il mondo è sempre lì, pronto a ingoiarli, non ostacolato in questo dal sogno ad occhi aperti dell'immagine che conclude il racconto.
Nova100