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Le Aziende In-Visibili -

Letteratura per i Manager

07/04/2009

Il manager dandy

Viviamo in un paese deragliato. Offeso, bruciato ed esploso come le cisterne assassine di Viareggio. Siamo in un tempo economicamente dissennato, svillaneggiato da una finanza che, troppo spesso, s’è dimenticata dell’etica (ne ha avuta mai memoria?). Subiamo un’economia decimata da un’epidemia di aziende mal gestite, a infimo tasso di innovazione. Nasce così in qualcuno una subdola tentazione: scappare. Per chi può, cambiare paese.

Ma c’è anche un’altra via, tutta intellettuale. Come se fosse il momento del rifiuto globale. Del rifugio in qualcosa di più estetizzante, in una sorta di decadentismo postmoderno ultraindividualista e superisolazionista. Rispetto al quale, grazie al cielo, esiste però un dejà vu letterario, che esplora tutte le implicazioni del rifiuto della socialità e che, magistralmente, svela la vacuità e la malattia devastante a cui può portare vivere A rebours . Cioè in un rivoltarsi su se stessi così come fece nel 1884 Joris-Karl Huysmans con il suo libro, considerato il manifesto del decadentismo, pubblicato in Italia con il titolo A ritroso.

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06/19/2009

Il manager di ghiaccio

Da un insuccesso professionale si può risorgere. Per quanto grave sia stato l’errore è il caso di mettersi a caccia di una via d’uscita. Perché isolarsi non serve, fuggire è vano, nascondersi è inutile: non esistono luoghi assolutamente appartati, si lasciano sempre tracce, si verrà comunque scovati.

E’ un po’ come alle alte latitudini del globo, quando un lungo inverno copre di ghiaccio ogni segno ed indizio, illudendo che le prove, le testimonianze, le impronte della vita verranno cancellate. Ma poi, per quanto breve, verrà l’estate, i ghiacci si scioglieranno, la terra riapparirà e i residui maleodoranti del nostro passato rispunteranno inesorabilmente. Perché il ghiaccio ha una memoria.

Lo stesso ricordare di cui parla la svedese (di nascita)-canadese spagnola gallese (d’adozione) Kitty Sewell, nel suo recente best seller (tradotto in 14 lingue in 20 paesi del mondo) “La memoria del ghiaccio”. Lo stesso fuggire di Dafydd Woodruff, chirurgo di Cardiff protagonista del romanzo, che scappò lontano, al Nord, dopo un gravissimo errore professionale giovanile, e che al tempo attuale di narrazione vive in Uk, apparentemente immune dai ricordi di quel suo passato.

L’importante è la buona fede - che certo non esime dalle responsabilità e che, anzi, può rendere anche più severa la valutazione sulla propria eventuale inettitudine professionale - ma che comunque salva l’etica, la moralità dei comportamenti, la deontologia dell’agire. Perché oggi, proprio nella bufera della crisi, che non è solo economica ma anche di capacità gestionali dei manager, ciò che si chiede per non perseverare negli errori del passato è prima di tutto la buona fede, l’etica degli affari e del gestire che dovrà essere premessa di ogni business.

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05/22/2009

Profondo blu

di Enzo Riboni

“Ormai Lara stava singhiozzando, le spalle curve per la disperazione. ‘Ma chi sei? Non mi conosci nemmeno…’ . ‘Ti sbagli Lara – sussurrò lui studiando la sua angoscia proprio come un campione di scacchi avrebbe fissato il volto di un avversario sconfitto – So tutto di te. Fin nei minimi particolari”.

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05/08/2009

Il manager galeotto

di Enzo Riboni


Da galeotto a imprenditore-manager. Ora che nel mondo certi dirigenti e finanzieri compiono il cammino opposto - chi entrando letteralmente in cella e chi incassando il ludibrio e la qualifica di squalo dagli investitori truffati o dai dipendenti licenziati - la vicenda del “miserabile” Jean Valjean appare davvero illuminante (e per chi non disdegna il buonismo, anche edificante).

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04/18/2009

Il manager poeta

In una bufera dell’economica come questa, perché mai un manager dovrebbe perdere tempo a leggere poesie? «Dopo tutto la poesia è la cosa meno necessaria di questo mondo», diceva della sua “oscena passione” Guido Gozzano. Ma il punto e il perché stanno proprio qui: in tutta l’inutilità che si crede possa esserci in certi versi è così potente la forza d’evocazione che la fotografia ingiallita fa rivivere il dagherrotipo del tempo e la bellezza si fa dolce malinconia da sfogliare e desiderare:

“Ha diciassette anni la Nonna! Carlotta quasi lo stesso

Da poco hanno avuto il permesso d’aggiungere un cerchio alla gonna

Il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine:

più snella da la crinoline emerge la vita di vespa” 

Ma è proprio questa futile inutilità - nei versi della poesia di Gozzano forse più famosa, “L’amica di nonna Speranza” – che ci spinge ad andare a vanti, a leggere un verso in più, a entrare nel mondo passato, a trasformare quella inutilità in un indispensabile piacere e tutta la “necessità” di questo nostro mondo presente in una cosa che si può mettere da parte, almeno per il tempo di una poesia.

Sta qui la ragione che ci invita a leggere - lasciando da parte per un po’ ciò che si crede indifferibile - la poesia e un poeta come Gozzano in particolare. E così, riflessi e filtrati dallo specchio sgranato del ricordo e dell’evocazione, capire di più la “necessità” degli altri uomini, a partire da chi ci sta accanto oggi e che lavora con noi, proprio se ce ne stacchiamo un po’.

In Guido Gozzano – Tutte le poesie troviamo proprio questa straordinaria facoltà di oscillare tra la “bellezza” del non partecipare, del mettersi da parte a scrivere o a leggere versi, e invece la malinconia del non aver vissuto che ci spinge, proprio noi che non siamo poeti ma uomini, a rituffarci con più passione nella vita, nel lavoro, nella voglia di fare. “La vita è ancora bella”, dice Gozzano, ma solo “per chi ha la scaltrezza di non prendervi parte, di salvarsi in tempo”.

Ma poi, lui prima di tutti, non ne è poi così convinto e nella poesia Un’altra risorta ci dice: 

“Che bel novembre! E’ come una menzogna

primaverile! E lei, compagno inerte

se ne va solo per le vie deserte

col trasognato viso di chi sogna.

Fare bisogna. Vivere bisogna

la bella vita dalle mille offerte”. 

Già… “le mille offerte” della vita. Persi nel turbinare incalzante del ritmo di lavoro, nello stress che ci spinge a masticare obiettivi e a inseguire compensi sempre più alti. O viceversa, in questo periodo problematico, frenetici a correre di più per la paura di perdere il posto, di arretrare, o quanto meno non tenere il passo nella carriera, di cercare nelle ferree leggi del management un’improbabile stampella per restare “vincenti”. E così ci scordiamo delle “mille offerte” della vita, tendiamo a stare piatti, con la pancia sul lavoro, a non godere di quanto ci viene offerto, ad essere soli pur se circondati da tanti. Una trappola della quale Gozzano ci offre la chiave per uscire, lui che pure fu un poeta solitario, uno spirito sofferente per la sua malattia (morì di tisi a soli 32 anni nel 1916) ma sempre arso dalla speranza di vivere in modo diverso e meno “arido”. E se non lo si può fare nella quotidianità, ci dice, fatelo nel sogno, quel sogno di cui la poesia è tanto esperta. Come fa il suo Totò Merùmeni:

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04/04/2009

Delitti pitagorici

di Enzo Riboni

 

Spegnere le idee, contrastare le scoperte, opporsi allo sviluppo della verità (di quali verità si dirà poi) è una velleità antistorica, che dalla storia stessa viene sistematicamente sconfitta. E’ una legge vecchia quanto la cultura umana. Andate per esempio indietro di 25 secoli e risvegliate lo spirito di Ippaso di Metaponto, giovane matematico del quinto secolo avanti cristo appena ammesso alla scuola di Pitagora. Ippaso aveva scoperto una cosa che già era nota agli altri pitagorici più anziani (ma ferramente nascosta al resto del mondo): lato e diagonale del quadrato non ammettono un sottomultiplo comune. In altre parole il loro rapporto non era un numero (razionale), per lo meno nel senso affermato dal grande maestro Pitagora, che diceva “Tutto è numero”. E poiché Autòs éfa, cioè Ipse dixit (L’ha detto lui) nessuno doveva metterlo in dubbio e, nel caso, quantomeno tacerlo. E ciò fino al punto di… Sì, fino al punto d’essere messo a tacere per sempre.

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03/21/2009

Orgoglio e pregiudio del manager

di Enzo Riboni

“Orgoglio e pregiudizio”, qualche cittadina della provincia inglese, le diatribe tra madri tese a piazzare le figlie da marito, i giovanotti prede da cacciare, il cambiare idea sulle prime impressioni. Con un’apparenza futile che apre a una profonda analisi psicologica. Insomma, l’arte di far passare i valori sotto la leggerezza dei discorsi da salotto. In altre parole il genio di Jane Austen come modello aziendale per conoscere le persone, gestirle e trarne gli aspetti migliori, spesso invisibili al nostro rigido mondo organizzativo. Imparando a dismettere l’orgoglio (appunto) di chi occupa una posizione di potere nell’organigramma e il pregiudizio (proprio) di chi vede nella leadership solo la gerarchia dei ruoli aziendali.

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02/27/2009

La bastarda di Instanbul

Cos’hanno in comune l’odore di cannella e i tacchi a spillo, il velo islamico e i tatuaggi, la minigonna e il genocidio degli armeni? E soprattutto, quali meccanismi possono far assomigliare una famiglia turca allargata a un’azienda organizzata sul modello occidentale? Lo si può scoprire (le donne un po’ prima: partono avvantaggiate) leggendo “La bastarda di Instanbul” della bravissima Elif Shakaf.

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02/14/2009

Il manager romantico

San Bartolomeo era uno dei dodici apostoli di Gesù. Sembra che finì molto male in Siria: martirizzato per scuoiamento. Più che come apostolo, però, gli inesperti di vita dei santi e di martirologia lo ricordano per una strage storica. Quella dei cattolici contro i protestanti ugonotti: ne sterminarono 20 mila in tutta la Francia, nella notte tra 23 e il 24 agosto del 1572. Appunto la “Notte di San Bartolomeo”, perché il 24 agosto i calendari cristiani festeggiano proprio quel santo e l’onomastico di tutti i Bartolomeo del mondo.

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02/07/2009

Il manager matematico

Ultimo-teorema-femat  Il matematico come un Indiana Jones. Un avventuroso del pensiero che corre per arrivare primo con la mente. Verso una meta che ha già intuito, ma per raggiungere la quale non ha ancora idea di quale sia la strada da seguire. Un percorso ad ostacoli pieno di serpenti concettuali che avvelenano un’idea, di trabocchetti logici che fanno precipitare in cunicoli deduttivi senza sbocco, di labirinti della mente che imprigionano in circoli viziosi. Ma, come un’Indiana, può alla fine raggiungere un premio, un’arca perduta, un santo Graal che sembra di valore inestimabile solo per lui, o al massimo per la ristretta comunità di matematici super specialisti: la dimostrazione della tesi. Ma un teorema non è individuale, è una vittoria universale che rischia di immortalare: dimenticheremo mai Pitagora, Euclide, Cartesio o Newton?

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06/21/2008

Il manager "diverso"

Enzo Riboni su: Danny l’eletto, di Chaim Potok.

8811685222 La comunità ebraica di Brooklyn negli anni della seconda guerra mondiale sembra un luogo piuttosto insolito per andare a cercare lumi sulle dinamiche di impresa. Temi come il diversity management o come la vision dei leader aziendali sembrano infatti solo frutti recenti delle teorie gestionali. Eppure proprio lì, tra ortodossi ed integrati che giocano a baseball, si possono trovare insegnamenti, leggendo il libro scritto da Chaim Potok nel 1967: Danny l’eletto.

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06/14/2008

Il manager moschettiere

The_three_musketeers_fairbanks Se anche in azienda, come in certi romanzi, fosse sempre così chiaro da che parte stanno i “buoni” e dove i “cattivi”, sarebbe molto più semplice stabilire alleanze e migliorare i team. Ma un libro come i Tre moschettieri - opera arcinota di Dumas, stra-amata da molti e da altrettanti cordialmente detestata perché considerata romanzetto per bambini (ma ho il dubbio che chi lo rifiuta non l’abbia letto) – riesce a fare del manicheismo della bontà una straordinaria bussola aziendale.

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06/07/2008

Il manager caotico

CopertinalibrocaoscalmoEnzo Riboni riflette su: Caos calmo, di Sandro Veronesi

Ancora una volta la matematica. E la fisica. Due discipline scientifiche hard che corrono in soccorso all’arte del management passando per soffici vie umanistiche. Mettendo in campo un concetto ottocentesco delle scienze naturali, l’entropia. E un moderno oggetto geometrico, il frattale. Il tutto (forse inconsapevolmente) grazie a Sandro Veronesi e al suo (ultradimoda) Caos calmo.

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05/31/2008

Il manager preistorico

Troglodita!…

Un’offesa o un suggerimento per gestire le imprese? Una provocazione o un back to the past che fa scoprire scenari da futuro aziendale? Con nuove idee per conquistare quote di mercato o per affrontare meglio questioni come collaborazione, cooperazione creativa, competizione, leadership, innovazione, vision. E in effetti, proprio se cercate un libro sulla “vision”, non potete avere dubbi, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, scritto nel 1960 dall’inglese Roy Lewis, è il vostro romanzo.

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05/24/2008

Il manager finzionale

Product247871 Per la serie Letteratura per i manager Enzo Riboni questa settimana commenta: Finzioni, di Jorge Louis Borges.

Quando la logica matematica passa attraverso la letteratura fantastica, nasce una reciproca e feconda ibridazione. Due antitesi apparenti che, messe l’una di fronte all’altra, scoprono di avere molte più cose in comune di quanto si possa pensare. Generando modi diversi di leggere il mondo e le organizzazioni umane, non escluse quelle aziendali.

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05/17/2008

I manager duellanti

18472369 Per la serie "Letteratura per i manager " Enzo Riboni presenta: Il duello di Joseph Conrad.

Incrociate le lame e preparatevi a un duello lungo 14 anni. Quasi tre lustri di cruenti combattimenti all’arma bianca, prima sciabola, poi fioretto, spada e avanti così in tutte le varianti. Con un finale in bellezza: sfida alla pistola. Il tutto per studiare concetti quali: autoaffermazione, carriera, competizione, colleganza, emarginazione, fedeltà, immobilismo, mobbing, opportunismo, ostinazione, progresso, rivalità. Vissuti attraverso una storia scritta nel 1908 da Joseph Conrad, Il duello, da leggere come una miniera di insegnamenti di management.

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05/10/2008

Il Manager Vampiro

Dracula20christopher20lee Per la serie "Letteratura per i manager " Enzo Riboni presenta: Dracula di Bram Stoker

Chi mai andrebbe a lezione di business da un vampiro? Con il che non penso a una qualche metafora tipo “management vampiresco”, “organizzazione vampirizzante”, “azienda succhiasangue”. No, affatto, intendo proprio da lui (dalla sua “letterarietà”) dal vampiro personificato, dal capostipite sinistro di ogni sinistra leggenda di “non-morti”, da Dracula in persona. Perché c’è chi ci vuol proprio affidare al tenebroso personaggio creato nel 1897 dall’irlandese Bram Stoker. Si tratta del libro (da poco pubblicato da Etas) “Letteratura per manager”, il quale, oltre che le lezioni “draculiane”, propone altre 49 opere-personaggi da cui andare a studiare per “far di management” meglio di quanto si faccia oggi.

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