Le città senza mare
Sergio di Giorgi: ancora su Gomorra e dintorni
Recensendo su questo blog “Gomorra” (dove Matteo Garrone ha saputo reinventare, anche sul piano narrativo, il romanzo-reportage di Saviano), Giuseppe Varchetta giustamente notava come “nel film non si vede mai il mare”. In effetti, vedendo il film per la prima volta, non ci avevo fatto caso, almeno consciamente. Allora ho subito pensato alla città dove ho abitato (quasi) ininterrottamente per oltre 40 anni, Palermo. Anche a Palermo non è stato mai facile vedere il mare: devi uscire fuori, oppure andartelo a cercare, trovando varchi tra i palazzi di cemento, oltrepassando terrapieni friabili e scivolosi. Per decenni, il lungomare cittadino, proprio di fronte ai palazzi della nobiltà che fu, i cui saloni sontuosi -un tempo affacciati proprio sul mare- ora ospitano locali alla moda o ricevimenti per “nuovi ricchi”, è stato letteralmente ostruito da un gigantesco quanto miserrimo lunapark, per lo più piste per autoscontro e grandi ruote girevoli, deserto in genere, tranne un po’ la domenica. Per molti anni, l’ex sindaco Leoluca Orlando condusse una battaglia per estirpare quell’obbrobrio; alla fine ci riuscì, forse anche per la mafia che lo gestiva da sempre, quel business doveva apparire ormai troppo modesto. Ora (da anni) c’è un altro sindaco e al posto del lunapark c’è un prato un po’ malconcio, con panchine impreziosite da un noto artista locale della ceramica e da altre opere, di gusto discutibile. Però almeno, si vede il mare...









