Spaesamento
di Claudio Visentin.
Timbuctu è una città che quasi tutti conoscono, ma che pochi saprebbero collocare su una carta geografica (per inciso è in Mali). Qualcuno pensa addirittura che non esista. Più che una meta reale, Timbuctu è un altrove mitico e irraggiungibile: è lì che il perfido maggiordomo Edgar de “Gli Aristogatti” cerca di spedire i tre gattini rinchiusi in una cassa, finendoci invece lui. Un’immagine che si è formata nel XIX secolo, quando le società geografiche promettevano premi favolosi a chi avesse raggiunto per primo la “perla del deserto” (e fu René Caillié, nel 1828, a riuscirvi). In realtà Timbuctu era stata per secoli una ricca città commerciale, favorita dalla posizione strategica lungo il fiume Niger, sul confine tra deserto e savana: e dunque tutt’altro che alla fine del mondo, ma piuttosto al centro di un mondo. Questo affascinante gioco di specchi è raccontato nell’ultimo, riuscito libro dell’antropologo Marco Aime, frutto di un interesse di lunga data e di pazienti ricerche sul campo.







