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Le Aziende In-Visibili -

Le aziende e il desiderio

05/25/2008

Il sottile fascino del copyleft

E' con molto piacere che segnalo anche su questo blog il progetto letterario di un gruppo di audaci. Già, perchè è dai tempi riformati di Q (degli allora Luther Blisset) che il mestiere del libraio è un pericoloso affascinante viatico verso la perdizione.

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04/28/2008

Sindrome di casta

201_pa16_2008 Ci risiamo. Dopo la beffa a "Il Filo" il venticello di legalità sensazionalistica che vende e “fa opinione”, ha colpito ancora. Come spesso accade il colpo è “a rimorchio”. E se dietro al già mediocre Codice Da Vinci s’accodarono una miriade di pedanti e grotteschi codicilli, così a seguito del fortunato e obbiettivamente interessante La Casta di Stella, puntuali arrivano figli e cuginetti, magari validi anche loro ma nondimeno, editorialmente parlando, a rimorchio. L’elenco è presto fatto: Stefano Livadiotti per Bompiani pubblica L'altra casta. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale. L'inchiesta sul sindacato, una non identificata “Lady Asl” è autrice de La casta della Sanità. Fatti e misfatti per Editori Riuniti, Beppe Lopez per Nuovi equilibri è in libreria con La casta dei giornali. Così l'editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici e Luigi Bacialli, sullo stesso filone dà alle stampe per Mursia il suo Casta stampata. Vizi, virtù e privilegi dei giornalisti. Giunti alla fine della catena alimentare, dal più grosso al più piccolo, anche il giornalista “incastato” cerca di trovare qualcuno cui dare il “ce l’hai” dell’ammanicamento. Restano da imboccare due sentieri incorciati: accademia ed editoria. Nel primo caso s’è pensato di lasciare a Pulcinella i suoi segreti (in tempi non sospetti Maurizio Ferraris ci aveva dato però Unikea di Università) e la seconda via è decisamente più agevole. Così dall’articolo di Mariarosa Mancuso apparso su «Panorama» del 22 aprile, esplicitamente intitolato La casta dei favori, apprendiamo che esiste anche una casta delle lettere. Nel sottotitolo si legge “Nella casta delle lettere Critici che scrivono romanzi. Recensioni reciproche quantomeno sospette. Complicità evidenti e vantaggi comuni. Una rete di mutuo soccorso della quale i lettori sanno poco o nulla”.

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04/17/2008

Canoni e riserve.

Europoetscover_1Kevin Prufer e Wayne Miller, curatori dell’antologia New European Poets (Graywolf) hanno tentato l’impossibile: stabilire un canone della nuova poesia europea, ovvero della poesia pubblicata in Europa a partire dagli anni Settanta. I non  proprio “chiarissimi” Marella Feltrin-Morris, Peter Covino e Chad Davidson sono i tre temerari critici cui è stata affidato l’arduo compito di censire l’Italia. Sorvoliamo sulle scelte e limitiamoci a pensare alla difficoltà di un lavoro del genere e ad ipotizzare che il pubblico anglofono sia più preparato di quello italiano…

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03/17/2008

Carta o non carta: è questo il problema?

KindlecloseupDal prossimo autunno si potrà trovare in libreria una nuova rivista semestrale di taglio specialistico (la prima tipologia citata in magazine wars): "Studi pasoliniani", diretta da Guido Santato nasce con il proposito di promuovere le ricerche su Pasolini e la sua opera pubblicando saggi critici, analisi, commenti di testi e offrendo un sistematico aggiornamento bibliografico degli studi dedicati al poeta di Casarsa in Italia e nel mondo. Vanta un comitato scientifico di rango (Zygmunt Baranski, Marco Antonio Bazzocchi, Daniela Bini, Gian Piero Brunetta, Guido Davico Bonino, Cesare De Michelis, Gian Carlo Ferretti, Massimo Fusillo, Hervé Joubert-Laurencin, Carlo Ossola, Rinaldo Rinaldi, Maurizio Viano, Pasquale Voza) ed è prevista per gli abbonati la versione Online full-text, in tutto identica rispetto a quella cartacea. Lorenzo Tomasin nell'articolo Pasolini val bene una rivista pubblicato sul domenicale del Sole 24 Ore (p. 35) ironizza sull'effettiva necessità di riviste che hanno scarsa visibilità ma nascono grazie all'l'incontro di esigenze editoriali e accademiche: "sono comparsi sul mercato editori che propongono servizi a prezzi competitivi" e, di concerto, come Tomasin sa bene , è diventato oggi indispensabile per gli studiosi "fare curriculum", accumulare pubblicazioni che verosimilmente leggeranno solo le persone chiamate a giudicare in sede d'esame il tuo operato.

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03/10/2008

Mercati, mecenati, mercanti: le beffe dell’editoria a pagamento

Moalboalmercato2 A rincalzo dalla crudele beffa portata a segno dal Giornale - un mega polpettone di versi, che mischia Tagore, Califano, e Gaber, viene spedito all’editore il Filo, che pubblica chiedendo 1800 euro – è uscito su Repubblica un interessante articolo di Simonetta Fiori, subito rimbalzato sui blog. Nel frattempo, come qualche anno fa Miriam Bendia con Editori a perdere (Stampa Alternativa), oggi Silvia Ognibene nel suo Esordienti da spennare (terredimezzo) mette il dito sul problema degli editori a pagamento, che forse vero problema non è. E non perché Moccia ha esordito con Il Ventaglio, e Paola Mastrocola, dopo aver mandato le sue poesie a Scheiwiller, per pubblicare il suo Stupefatti ha pagato Genesi, ma perché dal pur bell’articolo pubblicato a pagina doppia su "Repubblica", sembra un po’ che le vittime dell’editoria a pagamento siano i presunti autori "frodati" e non i lettori, come invece sarebbe se gli editori a pagamento facessero effettivamente lo stesso lavoro degli editori (che a differenza loro leggono, correggono, valutano, investono, promuovono attraverso l’ufficio stampa etc), ed avessero la loro stessa rete di distribuzione.

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03/03/2008

La rete pesca sul fondo.

Lc7umkowi5nleskf8pga80id_500Internet è una fotocopiatrice. Per spedire un messaggio da un punto all’altro della rete, il sistema di comunicazione lo copia più volte durante il percorso. Ogni singolo dato prodotto da ogni computer viene copiato da qualche altra parte. A differenza delle riproduzioni di massa del passato, queste copie non sono semplicemente a buon mercato: sono gratis. Anzi, circolano con tale libertà che potremmo quasi pensare a internet come a un sistema di superdistribuzione in cui le copie scorrono all'infinito, come l'elettricità in un superconduttore. E soprattutto non spariscono mai. Anche i sassi sanno che nulla può essere cancellato una volta che finisce su internet. Oggi l’economia si basa su questo sistema di superdistribuzione: la nostra ricchezza poggia su una gigantesca macchina che sforna copie in modo promiscuo e continuo. In passato, però, l’economia si basava sulla vendita di copie che avevano un valore preciso. Quindi la libera circolazione di copie gratuite può mettere a repentaglio l’ordine costituito. Ma come si fa a guadagnare vendendo copie gratuite? La mia risposta è che quando le copie sono troppe, diventano inutili. E quello che non si può copiare diventa raro e prezioso. Quando le copie sono gratis, bisogna vendere qualcosa che non si può copiare. La fiducia, per esempio, non si può copiare né comprare. Bisogna guadagnarsela con il tempo. Non si può scaricare da internet o falsificare, almeno per il momento.

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02/25/2008

Magazine wars: il desiderio farfalla

LorenzattrattoreAbbiamo parlato di rischio d’impresa e di editoria e abbiamo specificato che investire sulla poesia per un editore equivale a farsi un portafoglio di soli futures; amando il rischio, continuo su questa china specificando che per un editore quanto e forse ancor più che sulla poesia è rischioso puntare a su una rivista.

Certo, Il Mulino pubblica «Strumenti Critici» e Thigler «Nuova Corrente», due esempi a caso, ma queste sono riviste che si rivolgono a un ristretto pubblico di studiosi, a quel pubblico che il settimanale di informazione bibliografia «Livres Hebdò» segnalerebbe come publique motivé. Il problema si crea allorché si voglia raggiungere un pubblico non necessariamente demotivé, ma più vasto di una cerchia di specialisti. Questo vollero fare o fanno riviste letterarie sostenuti da grandi editori come «Panta» (Bompiani), «Nuovi Argomenti» (Mondadori) o la monografica «Riga» di Marcos y Marcos, che, tra parentesi, è l’editore anche di «Testo a Fronte». Tuttavia anche molte altre riviste nascono e sopravvivono anche senza avere dietro un editore, o, allorché lo trovano, in qualche modo esauriscono la loro parabola storica. Non paia esagerato parlare di storia: nell’era dell’informazione, e dei curriculum non è difficile ottenere una qualche visibilità, labile, temporanea, o anche meno. Un battito d’ali che aspira al ciclone.

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02/18/2008

Capitale simbolico e valore di mercato

Cenerentola20dulaqDa tempo i best sellers non sono più appannaggio esclusivo dei grandi editori e non da ieri. Se oggi Nottetempo, e/o, Piemme riescono a conseguire grandi numeri e a dominare le classifiche, chi si andasse a rivedere il catalogo Lerici degli anni Settanta o il catalogo di Tullio Pironti degli anni Ottanta noterebbe che spesso le piccole case editrici sono state la vera testa di ponte per le future scelte dei grandi editori. Lo stesso Levi dovette attendere quasi dieci anni perché il suo Se Questo è un Uomo pubblicato con Franco Antonicelli destasse gli interessi di Einaudi che, attraverso Natalia Ginzburg a suo tempo fece pervenire un cortese rifiuto. Gli editori che pubblicano poesia e i poeti che tentano di pubblicare a spese altrui, cioè attraverso un editore che se la senta di puntare su di loro, conoscono questa situazione in maniera ancora più radicale e scoraggiante, non essendo dato il best seller, ma solo il riconoscimento, spesso tardivo, di un qualche “capitale simbolico”, per dirla con Bourdieu.

(per la serie le Aziende e il Desiderio il post settimanale inviato da Andrea Amerio)

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02/11/2008

Leggere You tube: un esperimento critico

Ungaretti_sDa Andrea Amerio un nuovo post per la sezione Le Aziende e il Desiderio.

All'inizio del febbraio di 120 anni fa, l'8 per l'esattezza, nasceva ad Alessandria d'Egitto Giuseppe Ungaretti, il poeta della memoria, ma anche il poeta dell’oblio. Visto che in un precedente post abbiamo già usato Ungaretti per esemplificare le oscillazioni del valore letterario, a lui rivolgiamoci ancora per fare un altra piccola serie di considerazioni sulle modalità con cui le nuove tecnologie riconfigurano il nostro modo di vedere il passato e come ne ricostruiscono il senso. 

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02/04/2008

Mutazione, linguaggio, intuizione

281 Deleuze e Pierre Levy ipotizzarono una nozione di “virtualità” non come l’opposto, o il contrario della realtà ma come sinonimo di una sua “mutazione”: «la virtualizzazione non è una derealizzazione, ma un cambiamento di identità». La letteratura nella rete (Bollati Boringhieri), stimolante saggio di Arturo Mazzarella, docente di letterature comparate a Roma (già citato nel nostro metablog) parrebbe riportare a quell’irriducibile dibattito tra le “due culture”, apparentemente risolto, ma che è bene invece riproporre in altra veste: evidenziando cioè il valore pre-cognitivo di alcune intuizioni della letteratura che presero forma solo molto dopo, e, immesse sul mercato, divennero realtà.

Andrea Amerio per la sezione Le aziende e il desiderio

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01/28/2008

I futures della poesia: Croce come Jerome Kerviel

Rosa_bianca_2 Intuire le oscillazioni di lungo di quella concrezione legittimante che è la storia della letteratura è molto difficile. Per la poesia, quasi impossibile. Anche per questo, l’indagine della “nuova critica storica” da una trentina d’anni cerca di sostituire all’idea di una civiltà letteraria, una dialettica di differenti culture. Come la rosa a capo del vigneto, la prima ad ammalarsi per salvare grappoli e vino, la poesia è la prima ad aver avvertito i sintomi di questa disgregazione.....

Da Andrea Amerio un nuovo intervento per la serie Le aziende e il desiderio.

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01/14/2008

Le aziende e il desiderio - Editoria e valore d’impresa

Ultima_opera In questa  sezione del nostro Metablog si parlerà di libri e di editoria, di valore estetico e di valore d’impresa, del rapporto tra nuove tecnologie e discipline umanistiche. Quale il nesso con il desiderio? Vengono in mente Deleuze e Guttuari, e la teoria dei “corpi desideranti” che tanto successo riscosse negli anni Settanta, quando si trattava di ricucire quella frattura tra spirito e materia che, da Platone a San Paolo, da Cartesio a Hegel, ha connotato una buona parte del pensiero occidentale. La sua filosofia, radicalmente antiplatonica, tentò una via radicalmente “antirappresentativa”, cioè capace di fare a meno del concetto di “rappresentazione” (eikasía). Di tempo ne è passato e sulle “rappresentazioni” e sulla forza “rappresentativa” dei corpi aziendali quale “corpo sociale” si è detto e scritto molto. Parafrasando Deleuze potremmo dire che queste pagine, fedeli all’assunto che muove questa society, intendono provare a “mutare” i “corpi desideranti” in “aziende desideranti”, e i “soggetti”, in “comunità d’impresa”.

Il primo post della sezione "le aziende e il desiderio",  a cura di Andrea Amerio

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