Marco Minghetti -

Le aziende e i segni

03/08/08

La Passione del corpo

Fisiopatognomoscopia V

Di Piero Trupia

Per comprendere l’opera di Francis Bacon (1909-1992), e di qualsiasi altro artista, la prima cosa da fare è cercare di coglierne i significanti specifici, d’autore, nella sua scrittura, nella fiducia che, per quanto strani e fuorvianti, essi tuttavia significano, denotano un referente fuori dell’opera: situazione personale o sociale, condizione umana, struttura cosmica.

Se l’opera è valida e se il referente è inedito, nuovo è anche il linguaggio che lo designa. Nascono in tal modo, insieme alle poetiche, gli stili e, a causa della novità, emerge il problema interpretativo.

Talvolta è utile ascoltare il medesimo artista, se parla con sincerità del suo lavoro, sincerità da verificare nel confronto con quanto ha posto sulla tela o sulla pagina.

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28/07/08

Fisiopatognomoscopia IV - Francis Bacon

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di Piero Trupia.

Dopo Ligabue, era mia intenzione presentare, questa settimana, la ritrattistica di Francis Bacon (1909-1992), entrambi in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 29 agosto.

Ho visitato Ligabue due volte e Bacon tre prima di decidere di parlane. Bacon è spiazzante ancor più di Ligabue. Se non ci si vuol fermare all’impatto – fortissimo – se si vuol “leggere” l’opera, occorre studiarne a fondo la semiotica e passare da essa alla semantica.

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21/07/08

Fisiopatognomoscopia III - Volti

di Piero Trupia.

Il volto è oggetto topico nella rappresentazione pittorica. In esso si raggiunge il massimo dell’intensità espressiva e della densità semantica. Sentimenti, percezione, sensazione, moti dell’animo, come sicurezza o insicurezza, volontà, progettualità, rinuncia, rassegnazione e molto altro ancora. Il ritratto rappresenta, nell’istante, una vita nella sua storia e nella sua prospettiva.

Un caso di grande valore euristico e didattico nella ritrattistica è la serie di autoritratti di Antonio Laccabue, poi Ligabue (Zurigo 1899-Gualtieri 1965). Figlio di una emigrante italiana dopo che il marito si era dileguato, fu cresciuto ed educato al disegno da una famiglia adottiva svizzera. Si firmava anche Ligabün.

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08/07/08

Fisiopatognomoscopia

I mezzi di trasporto pubblico sono una ribalta di modo di essere, atteggiamenti, proiezioni di un grande pubblico. Non tanto nella conversazione e nelle telefonate ad alta voce ove impera quella desolante uniformità eternata da Verdone in Un sacco bello: ‘ndo state? Che fate? ‘ndo annate?

Informativo è l’abbigliamento, ancorché modulato sull’eccesso, tentativo di mostrare una condizione sociale superiore all’effettivo e ad evocare sognati passaggi in TV.

C’è il griffato da bancarella, il trucco e parrucco da periferia, il pret-à-porter outlet e quello approssimato, per difetto o per eccesso, della boutique sotto casa.

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23/06/08

Buchi di bilancio

Non è una velina rossa a sostegno di Veltroni sindaco di Roma. E’ una nota di costume politico. Il costume è oggi l’anima della politica italiana. Già dal tempo di Norberto Bobbio. Le sue analisi apparivano starate rispetto alla realtà. Roba da convegni. Idem oggi per le architetture istituzionali di Giovanni Sartori.

L’idea di questa centralità del costume mi ha fulminato stasera al TG 3 delle 19. Di Pietro che dichiara e, ancora una volta, incollato alla sua spalla destra, il faccione drammatico del vice, Leoluca Orlando, già vero, grande leader e ora comprimario muto. Come un qualsiasi passante appostato dietro il corrispondente TV.

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17/06/08

Miracoli

Lo ammetto: credo ai miracoli.

Ho una preparazione scientifica, filosofica ed epistemologica e credo ai miracoli.

Ne fanno fatti Don Bosco e don Zeno, Maria Montessori e Don Lorenzo Milani, Madre Teresa e Nelson Mandela.

Ne ho fatti anch’io; di tre conservo il ricordo, di uno di essi la documentazione

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10/06/08

Piccoli segni

Quelli spontanei sono rivelativi. Parliamo di alcuni colti sul piccolo schermo.

Una volta esisteva il controllo della buona pronuncia e se, dopo la correzione, si insisteva, scattava la multa. È stato abolito come la grammatica a scuola, oggi ripristinata senza affibbiare crediti ad un paio di generazioni. In TV e alla radio manàgement e pèrformance dilagano. Il primo accento nasce dallo spontaneo napoletanismo di buona parte dei parlanti italiani, il secondo dalla convinzione di alcuni raffinati che il corretto perfòrmance sia napoletano mentre invece è puro Oxford.

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02/06/08

Oriana Fallaci. In memoriam

Zu Chu, cittadina del Se Chu Han colpita dal terremoto. Un cerchio di madri in ginocchio, piangenti mostrano la foto del figli, 140, morti nello sbriciolamento della scuola. Al centro, a quattro zampe, un uomo di mezza età, responsabile locale dell’edilizia scolastica, antisismica per legge, invoca di non denunciarlo alle autorità superiori, pronto a indennizzare personalmente le famiglie. Richiesta respinta e le autorità assicurano che sarà fatta giustizia.

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26/05/08

A Scampia! A Scampia!

Geometria perfetta di un universo funzionale. Le Vele di Scampia, serbatoio di manovalanza criminale e accademia di formazione alla violenza al servizio di Gomorra, i laboratori clandestini del falso, i cinesi al lavoro schiavistico, gestiti da cinesi aguzzini melliflui per conto di appaltatori locali appena ripuliti che riforniscono via Monte Napoleone con valore aggiunto di 1000 a 1. Flusso inverso di rifiuti tossici da fabbrichette e fabbriconi del Nord alle discariche abusive del Sud. Bidoni e morti ammazzati accuratamente interrati. Il tutto "clean", alla luce del sole, appalti e lettere di viaggio in regola, filiera laterale di collusioni e complicità. In regola anche le coscienze di tutti gli anelli della catena. Lo smaltimento è inevitabile, la delocalizzazione un'opportunità, se i cinesi e i guaglioni non li ingaggiamo noi, muoiono di fame, posti di lavoro non ce n'è, aggià campà. Innumerevoli dita, falangi, falangine, falangette della mano invisibile del mercato globale. Pioggia e pioggerella d'oro.
Nulla da aggiungere alla varchettiana recensione di Gomorra. Solo due domande.

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19/05/08

Diffidare della cultura di un solo paradigma

Mi consento una profezia: il tramonto dell'egemonia culturale USA. Quattro le ragioni: l'esistenza di uno stato ebraico attrattivo di talenti quanto lo è stata l'America nel '900; il mancato passaggio generazionale nella generazione scientifica USA ebraico-tedesca; l'attrattività dell'Europa, non dell'Italia, anche per qualità di vita; l'esaurimento del moderno e della cultura che l'ha sostenuto.
Mi soffermo su quest'ultimo punto.

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12/05/08

Considerato che le sfogliatelle non si fanno con la mozzarella…

ScansioneQuando un leader politico perde la faccia, non rimuove la causa; ingaggia un consulente. Così Bassolino con la crisi dei rifiuti: ha nominato assessore al turismo Claudio Velardi, già spin doctor di Massimo D’Alema premier. L’idea è di far accettare la Campania qual è. Soluzione omeopatica, già adottata, anche se non intenzionalmente, da Thomas Mann con Morte a Venezia. Morte del protagonista e morte della città con il colera e cumuli d’immondizia in fiamme. Da allora (1913) folle di romantici accorrono, sperando nel momento topico per sé e per la città.

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05/05/08

Basta il lavoro ben fatto?

Enrico Cuccia era parte di un ristretto gruppo informale di economisti, banchieri, finanzieri: Cuccia, Beneduce, Menichella, Mattioli, Firpo, Einaudi, Baffi. Statisti, poiché nell’agire sempre avevano di mira l’interesse pubblico.

Hanno attraversato il fascismo senza compromessi, lavorando per lo Stato e non per il regime; verso la fine hanno cospirato. Dopo la seconda guerra mondiale hanno ricostruito il paese.

Scriveva Cuccia nella relazione al primo bilancio di Mediobanca: “In un momento in cui il nostro Paese muove i primi passi per uscire dal labirinto delle sue rovine…”. I punti sospensivi stanno per ricostruzione, miracolo economico, creazione del settimo sistema industriale del mondo.

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28/04/08

Cultura d’impresa

Società della conoscenza, cultura d’impresa risuonano nelle aule di formazione. Di fronte a certe “imprese”ci si chiede però: quale conoscenza, quale cultura? Dei mercati, della tecnologia, dei modelli organizzativi è la risposta. No, vengono dopo, quando l’impresa c’è già, come la logistica o il controllo di gestione.

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14/04/08

Vita da cani

Marcel20duchamp_3L'arte è una segnica, ma non ogni segnica è arte. Neanche quella che crea emozione, poiché l'arte è emozione ma non ogni emozione è arte. Il segno della scienza è denotante, quello dell'arte è connotante: della presenza dell'essere nell' esistenza.  Lo sdegno, la rivolta, il dolore sono emozioni, ma soltanto lo sdegno di Antonio nel Giulio Cesare, la rivolta de L'uomo in rivolta di Camus, lo sdegno, la rivolta e il dolore insieme di Antigone sono arte. L'essere dell'arte è la claritas di Tommaso: la verità assoluta che splende nelle cose disincrostate dalla fattualità.

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08/04/08

Leader si? Leader no?

Colours Per la serie Le Aziende e i segni  un nuovo post di Adriana Quaglia.

In questi 20 anni di mestieri, i piu’ variegati, in organizzazioni e ambiti differenti, ho incontrato tanti capi di old economy, leader di new economy, responsabili di “risorse”, manager.
Appellativi differenti per definire un ruolo sempre uguale a se stesso e che ha un minimo comune denominatore: non avere istruzioni per l’uso.
Certo le competenze sono importanti, le capacità ancor di piu’, il comportamento organizzativo, l’orientamento alle performances, l’attenzione allo sviluppo e alla crescita dei collaboratori, la comunicazione…a ben leggere le migliaia di pagine scritte sul ruolo manageriale il sapore inconfondibile del “leggimi e in pochi minuti imparerai a diventare un buon manager” e’ il leit motiv che impera.
Ho sempre diffidato di chi ha la pretesa di trovare risposte semplici a domande complesse …

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07/04/08

Cannoli e finanza

Cannoli24_n Soldi_6141                                                         

La complessificazione della finanza è andata di pari passo con lo sviluppo del risparmio gestito che ha divorato - bruciato si dice elegantemente - buona parte delle liquidazioni della povera gente. Solo pochi promotori finanziari porta a porta ci hanno rimesso le penne. i più hanno cambiato mestiere o hanno aspettato che passasse l'emozione per ricominciare con le loro proposte di guadagni mirabolanti. Del resto, se la gente crede al Bingo e al gratta e vinci, perché non dovrebbe credere a loro e alle banche che li mandano?

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31/03/08

GUIDA AI PERPLESSI

All’approssimarsi della consultazione elettorale regionale in Sicilia circola la battuta "Speriamo di non dover rimpiangere Totò Cuffaro". Si sa, la Sicilia è terra di rimpianti. Giustamente. Le dominazioni che si sono succedute - greci al Sud, fenici al Nord come testa di serie; sono state un declino qualitativo, tranne Federico II di Svevia, fatto fuori da due papi con tre scomuniche e ripetuti complotti.

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24/03/08

Elogio dell'incompletezza

Del venditore che in voce mi ha venduto l'abbonamento telefonico-adsl-tutto-incluso,senza-canone-provvediamo-noi-a disdire-il- Suo-precedente-contratto, non conosco neanche il nome. Una pura virtualità ha fatto irruzione nella mia vita costringendomi a lottare per ventuno giorni per l'attivazione del servizio che mi era stata promessa entro le 24 ore. Impossibile, mi dice la prima voce del call center - "un nostro consulente" in gergo - che riesco ad agganciare dopo cinquanta digiditazioni e ripetute cadute del collegamento.

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17/03/08

L’ESPERIENZA, FONTE DELLE NOSTRE IDEE. (Locke)

Se solo parte delle nostre idee sono innate allora gran parte della loro origine e’ da ricercare nell’esperienza. Un indirizzo questo che vede nell’esperienza manageriale l’origine del processo conoscitivo. L’idea si pone al centro del pensiero manageriale perche’ e’ la fonte dalla quale nasce ogni processo di acquisizione della conoscenza. Se innata e’ la facolta’ di apprendere, allora non esistono verita’ assolute al di fuori di cio’ che si acquisisce con pazienza, metodo e perseveranza.

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NO, LA PROPOSTA NO. DIMMI DEL TUO PROTOTIPO.

Lockehobbes_3 Thomas_hobbes_leviathan E' vero che i programmi dei due poli sono l'uno la copia dell'altro. La cosa non è in sè scandalosa. Potrebbe essere il segno di quella bipartizanship di tanto in tanto invocata a fronte dei problemi del paese che, si dice, non sono di sinistra, di destra o di centro. Ma potrebbe anche essere un'inquietante convergenza nel buco nero dell'indistinzione: il massimo dell'antipolitica praticata dagli stessi politici.

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10/03/08

SISTEMI CHIUSI, MIRATI, A VISUALE ALTAMENTE RISTRETTA

Hegel2_2 Herbert Simon ci ha avvertito fin d'agli anni '40: i sistemi a razionalità totale non esistono. Ogni sistema è a razionalità limitata, cieco di fronte all'imprevisto.

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09/03/08

La Luce della Gloria

Una riflessione sul  Commitment di Adriana Quaglia.

Nelle aziende la parola potere non viene quasi piu’ utilizzata. Sostituita da un termine piu’ moderno: Committment.

Eppure il significato originale del verbo commit ha una miriade di sfumature. Il committee dovrebbe essere un gruppo di persone a cui e’ stata affidata la responsabilita’ di un qualche business; il committment qualcosa che ha a che fare con la responsabilita’ affidata a qualcuno di portare avanti obiettivi tramite azioni concrete o addirittura con qualcosa che si avvicina alla promessa di raggiungere un risultato, una specie di impegno condiviso e da condividere.
Nel linguaggio comune il committente e’ invece un commissioner: un cliente che affida la fornitura di un prodotto/servizio.
Se il committment racchiude questi significati allora il potere in ambito aziendale dovrebbe essere concepito come responsabilita’, promessa, impegno a fornire un risultato. Accezioni che inducono ad una percezione positiva del termine .
Eppure si sente affermare sempre piu’ spesso: “Il committment di agire in questo modo dipende da …”Per la realizzazione di questo progetto ho avuto il committment di…”. E piu’ il committment arriva dai vertici piu’ viene vissuto come un dovere a dare priorita’ assoluta a questa o quell’altra cosa, dovere implicito di raggiungere un risultato di eccellenza. E questo percepito e’ c osi’ forte da implicare tacitamente l’altrettanto dovere di escalare ad ogni minimo ostacolo. E’ sufficiente nominare questo o quell’altro committent che le porte si aprono magicamente. Escalare ovvero l’arte di arrivare a chi ha piu’ potere decisionale.
Se la visione aziendale e’ condivisa e la missione predeterminata perche’ e’ necessario il committment?

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03/03/08

Vivere senza miti?

Difficile vivere senza miti, checché ne pensi Paolo Flores D'Arcais o Piergiorgio Odifreddi (che hanno quelli loro propri). Ancora più difficile credere che siano innocenti credenze vagamente consolatorie. I miti nascondono sempre un interesse di potere o una paura male esorcizzata. E' una chiave interpretativa della tragedia greca.

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25/02/08

I Buoni e i Cattivi

E' possibile un confronto tra i valori con il criterio buono/cattivo? Sì. I valori della purezza razziale sono cattivi, quelli della dell'accoglienza e ancor più della tolleranza sono buoni, ma il giudizio si fonda su una Weltanschauung esterna, parte integrante del patrimonio cognitivo ed etico di ogni  soggetto giudicante; non è intrinseco alla logica della cosa giudicata (la razza, ad esempio).

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18/02/08

Liberalismo e liberismo

American_gangster_poster1 American Gangster di Ridley Scott è l’ennesimo film di denuncia americano di ciò che va storto in America.

Il segno emblematico è il cappotto di cincillà che la moglie regala al marito Frank e che lui indossa. Al primo commento sarcastico però lo butta tra le fiamme del camino. Meglio il basso profilo. Frank ha inventato una formula per l’import diretto di eroina dal Viet Nam. La droga viaggia nel sottofondo dei cofani mortuari dei caduti e viene spacciata, attivando una completa catena di corruzione: autorità aeroportuali militari USA e addetti alla morgue dei caduti a Saigon, dogana, poliziotti di quartiere, Squadra Narcotici, giudici. Un bel film con una concessione alla retorica nello scontro finale diretto tra il poliziotto e il gangster. Lo convince a collaborare in cambio di uno sconto di pena e la connection, che coinvolge due terzi della Squadra Narcotici, viene sgominata. Nessuna querela essendo la storia direttamente ispirata alla cronaca passata in giudicato.

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11/02/08

Un vescovo si spoglia

Da Piero Trupia un nuovo post della serie Le Aziende e i Segni.

La stella dello sceriffo, il suo cavallo o una vettura blindata con lanterna blu e scorta. Segni dell’autorità della legge o della sua parodia, fino alla Regata Fiat d’epoca con lanterna blu e anziano autista di un vecchio dirigente ministeriale che è riuscito a salvarla da un naufragio di carriera.

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03/02/08

Neokantismo pseudocategoriale: "Identità"

Per la serie Le aziende (politiche) e i segni, ecco l'intervento settimanale curato da Piero Trupia.

È l’arma assoluta delle minimanze e relative frazioni (miniminimanze). Hanno il potere di bloccare decisioni ragionevoli e di far cadere governi. E la frammentazione del quadro politico, si dice, va eliminata, al più presto, rispettando però le identità, ossia la frammentazione.

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27/01/08

Neologismi: mastellismo

Da Piero Trupia una nuova riflessione per la serie Le aziende e i segni.

C’è un’essenziale differenza tra

la Sicilia

e

la Padania.

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21/01/08

Le Aziende e i segni - 2, di Piero Trupia

Competenza e appartenenza
Le vicende politiche campane sulle nomine sanitarie hanno generato l'unanimità su un punto: imporre la nomina di un cardiochirurgo a primario in base all'appartenenza politica non è reato, riguarda tutt'al più il costume. Lo fanno tutti, dice il politico; fin dai tempi dei Romani chiosa l'esperto in TV: societas non potest delinquere (massima del diritto romano).
L'unanimità non è solo costume; è segno di un fatto strutturale: non esistono istituzioni in grado di garantire la competenza, neanche le grandi università. E se non garantiscono i titoli (laurea, voto di laurea, specializzazione), garantisce il politico.
Si accede alla facoltà di medicina a numero chiuso, i testi d'ingresso  sono truccati e vincono i parenti dei baroni. Si accede alla specializzazione a numero chiusissimo e, senza test, vincono gli stessi parenti. Si ottiene la nomina a primario o a direttore sanitario, a numero ristrettisimo, con il padrinato politico. L'accademia ha consegnato il professionista alla società e quindi agli eletti dal popolo. Si è chiuso non il numero, ma il cerchio. E chi non appartiene? Emigra. Fuggono i cervelli e restano i raccomandati che curano i malati poveri per necessità e quelli della sinistra radicale per convinzione ideologica. Gli altri seguono i cervelli.
U megghiu spitali è l'aroplanu (proverbio siciliano).

09/01/08

Le aziende e i segni - 1, di Piero Trupia

La vita è sogno o segno? Entrambe le cose. Sogniamo nel sonno e nell’immaginazione (mai però nel sonno della ragione). Sogniamo attraverso i segni delle cose sognate e la lettura dei segni è la vera interpretazione dei sogni. Non c’è conoscenza se non passando per i segni, perché è con i segni che rappresentiamo e possediamo le cose. E anche quando ci appropriamo direttamente delle cose – l’alimentazione, il sesso – rivestiamo di segni le cose da appropriarci: il menu o la semplice lista della spesa, la tavola apparecchiata, i fiori, la candela, l’abat-jour, la lingerie, le moine, i preliminari. I segni sono la veste dell’esperienza, il suo ornamento nell’estetica, la sublimazione nella poesia. I segni tendono però a costituirsi, ma solo per chi non ha nulla da dire, come mondo chiuso. Quando pretendono di essere in se stessi esperienza di cose-segno o di segni-cosa. È l’autosufficienza della cosalità del segno. Come chi al ristorante legge il menu, paga il conto di ciò che ha gustato e si allontana (su un altro piano è il destino del pornografo). Avviene nel simbolismo fine a se stesso, nel lettering, nel graffitismo di meri sgorbi e, per alcuni critici sofisticati, nella pura struttura sintattica o retorica del testo. Dimenticano che il segno o è aliquid pro aliquo o non è; è sempre cenno di qualcosa di reale e per sé fuori del segno e della lingua, qualcosa che persiste in eterno anche se nessuno ne fa cenno. La rosa di Silesio che, non vista, non colta, fiorisce nel deserto. Per alcuni fa eccezione il simbolo: avrebbe valore semantico in proprio. Può darsi, ma solo nella connotazione, per la sua carica di nostalgia, che è il dolore di un improbabile ritorno. Ma è reale il luogo del ritorno, ancorché arduo o proibito. E così anche questo simbolo connotato dalla nostalgia è segno di quel frammento di un intero con il quale, se e quando, ricongiungersi. Il segno che denota se stesso come nel simbolismo vuoto o che denota soltanto un altro segno è quella degenerazione detta semiosi infinita: una pornografia della scrittura. Anche l’economia è fatta di segni più o meno denotanti. Il PIL che denota ricchezza, ancorché statistica, che è indice di performance e di un ottimo stato di salute dell’economia nazionale. E pazienza per chi sta sotto la soglia di povertà: con il benessere da PIL la felicità dei cittadini è assicurata e pazienza se non è percepita. Investire, innovare, spingere la produttività, generare un PIL più ampio.

Piero Trupia, linguista, cognitivista, filosofo del linguaggio, studioso di politica, economia e management, è uno dei redattori del Manifesto dello humanitic management.

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