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Le Aziende In-Visibili -

Le aziende e i segni

07/05/2009

Una comunità di narrazione

Genio e regolatezza XIV

Dorica Castelli Jesi

 

Sembrava impossibile che dietro gli specchi del bazar delle illusioni potesse esserci tutta quella vita vera e palpitante che si dava appuntamento per non dimenticare il bello e il buono dell’umanita […] senza saperlo molti si ritrovavano lungo quella rotta e la sosta in quelle notti significava, per tutti, cambiare abitudini e avere voglia di non dimenticare la forza di quegli incontri.

 

Dall’Episodio N° 33 de Le Aziende in-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini

 

 

C’è una deriva delle parole: se hanno successo, vengono a rappresentare il tutto, essendo nate per designare una parte. È il caso di ‘distretto’, del quale si parla come se tutto il tessuto industriale italiano fosse strutturato per distretti.

Il distretto è caratterizzato dalla prevalenza di un’attività di settore o di prodotto. Tale il distretto della sedia in quel di Udine. Ma quando si dice ‘distretto della Brianza’, si trascura che colà c’è  il mobile e c’è dell’altro.

Voglio ora parlare di altre zone ben definite, unitarie, ma dove coesistono molteplici attività che mantengono tra loro un’integrazione. Le integra una rete di rapporti di fornitura e di servizio che si estende alle istituzioni locali (scuola, P. A.). In più l’attività produttiva è legata a una specifica potenzialità  della zona, quella di genius loci. Ho proposto la denominazione di loci per queste zone.

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06/29/2009

Sa attendere chi viene dalla terra

Genio e regolatezza XIII

Di Piero Trupia

 

 

Nel suo bazar fa carriera solo chi si rende conto dell’altro e realizza che il nemico è in agguato, ma  non fuori bensì dentro. Si, dentro di te. Ha un nome buffo […] si chiama Ego.

Nel bazar […] ognuno impara ad ascoltare se stesso. […] lo stress non c’è […] ti accorgi di una piccola grande Magia […] tutto fila a meraviglia.

Episodio N° 32 de Le Aziende In-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini. Libri Scheiwiller, 2008.

 

Non esistono prodotti poveri, se chi li fabbrica sa arricchirne le prestazioni; non esistono prodotti maturi se si riesce a individuarne nuove prestazioni. Vale per la ruota, la terza invenzione dopo la scheggia di selce, il fuoco e il tronco rotolante.

L’azienda Rosolani di Jesi produce ruote di tutte le dimensioni: per le carrozzine, i carrelli del supermercato e i grandi veicoli industriali compresi i carrelli a spostamento automatico del magazzino merci. Ruote fisse e ruote piroettanti, a semplice rotolamento o motrici.

Non c’è niente di più penoso, per noi, dice l’omonimo titolare, di un carrello al supermercato o all’aeroporto cigolante, zoppicante o che va alla deriva, insensibile al comando, specie quando il carrello è sovraccarico, con merce, valige e un bambino. Per non parlare dei grossi carrelli industriali ove l’efficienza della movimentazione è un anello della catena del valore e il cedimento di una ruota può essere molto pericoloso.

Difficile comprendere l’accanimento negoziale di certi addetti agli acquisti. Non considerano che il prezzo da noi richiesto è il costo di una prestazione fornita e assicurata. Il principio value for money dice che non esiste prezzo alto, se è corrispettivo di un valore d’uso.

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06/22/2009

La perfezione della nicchia

Genius Loci e regolatezza XII

Di Piero Trupia

 

Eppure, e lo avrà pensato di certo anche    Bill H. Fordgate in qualche barlume di desiderio o di alcolico delirio, eppure un’azienda che ha in sé il suo essere perfetto sarà esistita, sarà stata pensata […]. Di certo ci sarà in qualche angolo di tempo e nella mente di qualche visionario dirigente […] un luogo da cui guardare nel passato per riprodurre futuro, anzi un luogo armonioso e amoroso, così platonicamente stabile e sferico da essere un’infinita proiezione del futuro, insensibile a scosse telluriche e scioperi, inattaccabile da esaurimenti nervosi e prepensionamenti forzati.

Dall’Episodio N° 31 de Le Aziende In-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society con 190 immagini di Luigi Serafini

Libri Scheiwiller 2008

 

 

Spesso l’innovazione, quella utile non quella spettacolare e fine a se stessa come il Concorde, nasce da un ripensamento del vecchio invece che da un rinvenimento del nuovo. Nella fisica, nella chimica, nella matematica il nuovo ha un cuore antico. Si tratta di svelarlo, togliere i veli dell’ignoranza, diciamo meglio del saputo, participio passato, per liberare il sapere, infinito presente. Il sapere apre un orizzonte, schiude un sipario; il saputo si adagia in una scenografia nota e stabile. Si può asserire, nel senso di fortemente postulare, che la cornucopia della natura ha finora riversato solo una piccola parte del proprio contenuto, quel che trabocca dal suo arcuato corno. Il resto, il più sta nel fondo. Basti pensare all’antimateria e alla materia oscura. Ma anche da quel poco che si sa, si può cavare conoscenza utile e inedita per la soluzione di problemi tecnici e produttivi.

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06/14/2009

Ogni impresa in questo paese è documento e monumento

Genius loci e regolatezza XI

Di Piero Trupia

[…] a ogni incrocio c’è un monumento che consiste solo d’un piedistallo, solitamente vuoto. […]”Avrai visto molti gestori delle risorse impazzire per il paradosso del monumento vuoto”, disse Deckard a Vajanel, il saggio Direttore Amministrativo [...] Non è un vuoto [….] è  un monumento all’esistenza di ogni singolo cittadino […] che, se volesse, potrebbe esserne il testimone <essente>”…  

Dall’Episodio N° 29 de Le Aziende In-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society Con 190 immagini di Luigi Serafini Libri Scheiwiller 2008

 

Negli anni ’70 i guru del marketing srategico proclamarono una nuova dottrina: la nicchia era la morte della creazione di valore e i beni maturi sarebbero stati prodotti a costi stracciati nei paesi del nuovo sviluppo: impossibile competere. Le piccole imprese italiane conviviali e di genius loci non disobbedirono consapevolmente, né argomentarono la loro persistenza nel vecchio. Semplicemente ignorarono la notizia e andarono avanti per la loro strada. Nessuna meraviglia: l’industria italiana era considerata decotta e strutturalmente ai margini del mercato globale che di lì a poco sarebbe stato l’unico riferimento e l’Italia sarebbe stata definitivamente espulsa dall’economia moderna e ricacciata nell’economia agraria. Le cose non sono andate così e fin qui niente di strano. Si può sbagliare previsione. Strano è invece che nessuno di quei guru abbia riconosciuto l’errore e fatto autocritica. L’industria italiana infatti, proprio alla fine degli anni ’70, diventava uno dei protagonisti dell’industria mondiale, tra i primi sette paesi produttori ed esportatori.

In quegli stessi anni maturava l’offensiva giapponese contro l’industria tradizionale italiana degli strumenti musicali. L’offensiva sbaragliò il centenario sistema produttivo di fisarmoniche di Castelfidardo, ma la disfatta fu una grande opportunità per quel distretto. I produttori di fisarmoniche si spostarono sulla fascia alta e altissima e conquistarono una supremazia mondiale negli strumenti da concerto e per amatori sofisticati, ovviamente a dimensione mondo.

In quegli stessi anni nel locus jesino rinasceva Paradisi che si spostava dalla minuteria meccanica generica a quella di precisione. In particolare le microviti che fissano le lamelle vibranti delle fisarmoniche di Catelfidardo. Vite e lamella fanno un corpo unico vibrante e anche la microvite diventa organo vibrante e musicale.

Mi hanno spiegato, alla Paradisi, che la produzione di fascia alta non si può improvvisare né può essere affidata unicamente o principalmente alle macchine. Le macchine fanno quel che l’operatore vuole che facciano e l’operatore è anch’esso una macchina biologica o bionica per una parte del suo operare, ma per un’altra parte è una mente che apprende, sbaglia e apprende dall’errore, sceglie, decide, giudica liberamente. Gli strumenti musicali vanno accordati e l’accordatura richiede una capacità globale dell’accordatore, correntemente chiamata ‘orecchio’, ma questa macchina bionica è al servizio di una mente nutrita da una cultura e da una storia. La storia del nostro paese da Augusto ai nostri giorni.

Paradisi è una delle innumerevoli imprese italiane  che è ‘uno di uno’, non ‘uno di molti’. Una peculiarità senza confronti che sfugge alle descrizioni statistiche generalizzanti; può essere soltanto narrata e non catalogata. Nel locus jesino e in tutti gli altri loci della Peninsula Locorum, ogni impresa è documento e monumento della e alla capacità inventiva e innovativa a suo modo. È il modo  dell’italico molteplice genius.

N.B.: Le Aziende In-Visibili è un’antologia di squarci narrativi su un territorio inconsueto, eppur riconoscibile, e che, alla fine, diventa familiare. Un doppio veridittivo e, alla fine veridico, di quegli insediamenti produttivi continui che incontriamo ai lati delle strade del nostro paese. La loro verità ci sfuggirebbe, senza la rappresentazione straniante, eppur perentoria, del romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society.

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06/08/2009

Humanisic Management, reale prima che sognato

Genius Loci e Regolatezza X

Di Piero Trupia

 

L’operazione Humanistic Management e il relativo Manifesto lanciato da Marco Minghetti nel 2004. non nacquero da una ricerca empirica. Le tesi del Manifesto non riportano dati reali; illustrano dati sognati che rispecchiano dati reali nell’universo parallelo della razionalità pura, quella della leibniziana Characteristica Universalis. Si parte dal concetto puro di impresa e da lì si giunge, per logica deduzione, alla forma della convivialità e alla condizione di mondo vitale come variabili necessarie di una buona performance produttiva.

Di contro a questo sogno c’era e c’è la testimonianza della drammaturgia scespiriana, il “marcio” in Danimarca evocato da marcello e “le orge triviali che fanno di noi il ludibrio di altri popoli” dell’imprecazione di Amleto. Ma alla fine, dopo il sacrificio, anche in Shakespeare la nobiltà vince, pooichè vive e silenziosamente opera. Alla fine, immancabilmente, “il bosco di Birnam si muove verso Dunsiname”.

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06/01/2009

Un’officina di riparazioni diventa un’impresa globale

Genius loci e regolatezza

Di Piero Trupia

L’impresa italiana conviviale di genius loci assume nel mercato forme organizzzative originali e persegue una sua peculiare innovazione di prodotto. I due obiettivi sono strettemante collegati. FIEM SICE (Jesi) nasce nel 1990 con la presa in affitto di un’industria meccanica dissestata. Cresce in tre anni, cambia prodotto e ragione sociale e si colloca nel mercato della fornitura di componenti a livello globale.  Siamo lontani dalla prassi del private equity che acquista imprese dissestate per risanarle e rivenderle con profitto nel più breve tempo possibile. Nelle Marche, si sa, vige un forte sentimento proprietario, con l’impresa che diventa parte della famiglia.

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05/26/2009

La bellezza che salva i bambini

di Piero Trupia

 

Ha mai visto una cosa più bella? […] ha mai pensato che ci si potesse riuscire? È la democrazia, sa! È la democrazia dell’impresa che questi corpi femminili[e maschili, perché no?]ci danno. Flessibilità, sensibilità, attenzione all’altro, capacità di relazione, capacità di mostrarsi, di farsi guardare dentro.   Non è incredibile? […]L’arte è fondamentale per la produzione, l’arte è l’invenzione, l’arte è il bello che diventa motore  dell’innovazione produttiva e organizzativa. 

                                                           

Da L’insensibile virtual art life, Episodio N° 84 de Le Aziende In-Visibili  Romanzo a colori    di Marco Minghetti & The living mutants Society.  Con 190 immagini  di Luigi Serafini. Lbri Scheiwiller, 2008

Un Gruppo di centri di produzione e di marchi (10) che smentisce con la sua vision e con il suo modo di produrre quei pregiudizi che negli scorsi decenni harvardismo e scientific management ci hanno imposto come pensiero unico egemonico.

Il Gruppo è nato nel 1950 come semplice laboratorio artigianale di sartoria, non come società di capitali, per iniziativa di una signora sensibile al bel vestire anche per i bambini: Maria Bianca Mazzarini Stronati e i suoi tre figli, Roberto, Simonetta e Valeria. Capitale sociale iniziale, zero; capitale immateriale, come know sartoriale e sociale, indefinito ma sufficinete per  un’immediata operatività e crescita aziendale.

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05/11/2009

L’industria del trend-setting guarda oltre la crisi

Genio e regolatezza VII

Di Piero Trupia

 

Era il capo che lo chiamava da un qualche altrove […]voleva informazioni acclarate, dati certi, algoritmi che potessero fornire illuminazioni univoche sul futuro. […] Deckard rivolse lo sguardo a quel riflesso baluginante della coscienza di Fordgate, a quello spettro cui sfuggiva il punto essenziale. […] che il mondo, aziendale o individuale che sia, è costituito da mondi, da opzioni diverse, da influssi sottili fra ciò che è visibile e ciò che non lo è […] quella singolarità instabile, perché congetturale, potenziale, molteplice, di cui tuttavia dobbiamo essere consapevolmente responsabili per poterla rinnovare ogni giorno. “Mi sta parlando di sogni, Deckard. Non sarò così folle da preferire quelle immagini confuse alla chiarezza della veglia” […] “Faccia come crede”, rispose Deckard.

Episodio N° 23 de Le Aziende In-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society, Libri Scheiwiller, 2008.

Smentite le fosche previsioni per l’industria italiana che ancora una volta si dimostra coriacea e capace d’iniziativa quando serve.

Prima la FIAT ora il legno-arredo. Contro questa tendenza reale il catastrofismo dei media che, per vendere il loro principale prodotto, gli spazi pubblicitari, devono fare audience e il miglior modo per farla è l’allarme sociale.

A dire il vero pesava un’ombra sulla vigilia del Salone del Mobile di Milano (24-27 aprile 2009). Quanti produttori avrebbero comprato gli spazi? Quanti visitatori? Da quanti e quali paesi? Quanti compratori? Quanti contratti firmati? Abbiamo la risposta: esattamente quanto nel 2008, anno di boom rispetto al 2007. Espositori 2.700 e 500 sono rimasti fuori per mancanza di spazio, 308.000 visitatori in quattro giorni, di cui 144.000 stranieri provenienti da 145 paesi compreso l’ospite inatteso, il Sud Africa. In più, il fenomeno in crescita, per dimensione e successo, del Fuori-Salone, sale espositive, mostre, spettacoli ed eventi all’insegna della creatività sparsi nel territorio urbano, centro storico e zona di Porta Genova.

Creatività è stata la parola d’ordine di questo Salone 2009.

Il design ha furoreggiato in particolare nella vasta sezione Euroluce, sistemi e apparecchi per l’illuminazione.

Ad ogni edizione di Euroluce si pensa che non ci sia più nulla da inventare nel settore e si è smentiti ad ogni nuovo appuntamento.

All’insegna dello charme de l’impossible la sfida di quest’anno: ecologia e fascia alta dell’offerta a sfidare la crisi. È il modo per battere la concorrenza della produzione a basso costo dei newcomer con  l’ecologia che risponde a un bisogno profondo della clientela, soprattutto nelle nuove generazioni: meno consumo, fino all’80%, ed eliminazione drastica degli inquinanti come il mercurio.

Il Salone ha generato alcune iniziative imprenditoriali. Una responsabilità di Federlegno-Arredo per l’arredamento degli spazi espositivi di Expo 2015 e, nell’immediato, di quelli del G8 a l’Aquila nonché la costruzione, sempre a L’Aquila, di alloggi temporanei e definitivi in legno ecologici e a prova di un ottavo grado Richter.

Gli operatori presenti al Salone nelle numerose interviste concesse – 5.500 i giornalisti accreditati da ogni parte del mondo – hanno accantonato il tradizionale umor nero del contadino per il quale o piove troppo o troppo poco. Hanno sfoggiato fiducia anche per il futuro immediato: manterremo una quota di export superiore al 60% della produzione sempre con un’offerta di fascia alta per il design e la qualità dei materiali. E’ l’unico modo per competere con i paesi emergenti, senza dimenticare la domanda qualificata che proviene da queste aree.

Il Salone del Mobile ha riconfermato il genius loci dell’economia di servizi alla nostra maniera. Non finanza creativa ma il trend-setting del nostro design del quale si è fatto sfoggio nei quattro giorni milanesi. Consolante, in particolare, il Salone Satellite aperto a giovani designer provenienti da tutto il mondo. L’Italia esporta cervelli e importa designer. Uno dei nostri paradossi.

L’indotto generato dal Salone in tutte le sue articolazioni è stato di 300 milioni di €.

Il trend-setting è un industria ad alto valore aggiunto nell’immediato, altissimo nel medio periodo.

N.B.: Tratto narrativo caratterizzante de Le Aziende In – Visibili è il facile configurarsi nel corpo del racconto di una pluralità di mondi, sovramondi, ultramondi esterni e interni alla coscienza, nel senso di immanenti o trascendenti rispetto a essa, reali e virtuali. È un’applicazione creativa della dottrina dei mondi possibili, configuratasi, all’inizio del secolo scorso, ad opera di logici finlandesi, Van Wright e Hintikka in primo luogo. Una vecchia idea di Leibniz, secondo il quale anche il nostro, apparentemente realissimo mondo, è, dal punto di vista metafisico, un mondo possibile tra gli altri. Mondi possibili costituiti o da costituire. I primi, quelli di altri sistemi solari, galassie, universi paralleli o universi divergenti, antimondi. Di essi possiamo dire ben poco e quel poco ha un basso grado di plausibilità, in quanto frutto di una mera estensione del mondo che conosciamo e che non possiamo affatto considerare il modello unico e universale. Paradossalmente, maggiore plausibilità hanno i secondi, quelli progettati e quelli che forma la fantasia creativa della narrazione o del mito. Sono mondi di noi, tra noi. Quello dei cibernauti e quello dei Benedettini di Monte Oliveto Maggiore (dal 1313), quelli delle curve sud e nord e quello sulla vetta del Monte S. Giuliano, sopra Trapani a Erice, il Centro di Ricerca di Fisica Superiore Ettore Maiorana, nonché la Comunità

di Andrea Rostagno, che sopravvive a se stessa dopo l’assassinio del suo omonimo fondatore, e che sta ugualmente a Trapani al livello del mare. Infine, quello dei Saloni di cui sopra, generati dal primitivo Salone e gli altri al momento in gestazione. Il motore narrativo dei mondi possibili è la diègesi che da due ne genera un terzo e da questo, nei suoi accoppiamenti, e in quelli della sua progenie, infiniti altri.

Ritorna in questo nostro tempo, apparentemente arido e schematizzato dalla tecnica,  il pensiero e il narrare di Giordano Bruno, quello che si trova in De l’infinito universo et mondi e quell’altro che sprizza dai fermenti della sua scrittura che ha indotto non pochi sprovveduti critici ad accusarlo di incoerenza. Ritornano i suoi heroici furori.   

                                                                                            

Tratto

05/04/2009

La politica: da l’amico-nemico a l’attore-spettatore

Genio e regolatezza VI

Di Piero Trupia

[…] oscuro o palese che fosse, tutto quel che Deckard mostrava aveva il potere della realtà virtuale, che una volta sperimentata non si può dimenticare né confondere. Nella mente dell’Amministratore Delegato la Corporation si rifletteva in un deserto di dati labili e intercambiabili come grani di sabbia da cui emergevano i pixel che evocavano le figure evocate dall’uomo delle risorse umane. […]Forse la Corporation, pensò Fordgates, non è altro che uno zodiaco di fantasmi della mente. “Il giorno in cui conoscerò tutte le immagini […] riuscirò a possedere il mio impero, finalmente? E il Direttore delle Risorse Umane: “Non si illuda Fordgates: quel giorno lei stesso sarà realtà virtuale tra realtà virtuali”. Episodio N° 22 da Le Aziende In-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini. Libri Scheiwiller 2008


Sul Corriere della Sera del 29.04 Giuseppe De Rita si sofferma sul carattere della nostra democrazia oggi. Meritoriamente sintetizzando, ci dice che in essa l’opinione prevale sull’interesse.

È un paradosso evidente che si chiarisce con il bisogno del popolo di identificarsi e partecipare. Non è questo del resto il senso della democrazia? Costo della vita, scuola, sanità passano in secondo piano. Non emozionano. La stessa sicurezza interessa ed emoziona soltanto come spettacolo: servizi e pezzi di colore in TV, paginate sui giornali e dibatti televisivi con criminologi, psicologi, magistrati in libera uscita, gogna mediatica e il brunovespiano plastico della villetta di Cogne.

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04/25/2009

Un vestito può essere innovativo?

Ma, a proposito, cos’è l’innovazione? Il caso COIMA sas.

Genio e regolatezza IV

Di Piero Trupia

C’era un lago sotterraneo sotto la città, alimentato da una sorgente continua. Da qui il popolo di Isaura […] attingeva gratuitamente un’acqua miracolosa – la chiamavano Fiducia – una risorsa infinita che mandava a buon fine ogni operazione…”
Da LA FIDUCIA E LA PAURA, Episodio N° 20 de Le Aziende In-Visibili, Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini. LIBRI SCHEIWILLER, 2008

Alla fine degli anni ’60 il dottor Spock, autore di un celeberrimo manuale sull’educazione dell’infanzia, dichiarò pubblicamente che buona parte della sua dottrina era errata, chiedeva scusa ai genitori e aggiungeva che in Italia il danno era stato minore in virtù del buon senso tradizionale dei nonni.

Alla fine degli anni ’70 i guru del marketing proclamarono che bisognava abbandonare la nicchia di prodotto e i prodotti maturi. Da qui è nata la new economy e quella dei servizi finanziari e, per li rami, il disastro presente preceduto da avvertimenti, rimasti senza seguito, a causa della fede talebana degli esperti, dei consulenti, dei formatori e, per li rami, dei produttori. Tranne che in Italia, dove, si diceva, quell’indicazione strategica non era stata seguita per provincialismo. Errore! Non era stata seguita per sano buon senso: la gente deve continuare a mangiare, ad arredare, a vestirsi e l’artigianato nell’industria di nicchia è il segreto della qualità. L’innovazione non è la tecnologia in sé. Non si vendono congegni, si vendono macchine che funzionano e sono utili.

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04/20/2009

Gli eredi di Benvenuto Cellini

Genius loci e regolatezza - III

Di Piero Trupia

In ogni momento della giornata mi rasserena il ricordo del volto dei colleghi, il loro ruolo, le caratteristiche del loro lavoro. […] ne ricordo le espressioni, i gesti, i movimenti. […] mi piace spostarmi col pensiero da un’area all’altra dell’headquarter, far tornare alla memoria nomi e facce.
Da L’ALTRO, LO STESSO. Episodio N° 19 de Le Aziende in-Visibili, Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini (Libri Scheiwiller 2008).
 
La SES di Monteroberto è nata dalla passione per la precisione svizzera di un giovane marchigiano. Amava la meccanica, ma ha finito per lavorare non con la plastica, ma per la plastica. Nella sua breve vita ha potuto coltivare la precisione, costruendo stampi per la pressofusione di leghe plastiche. Alla sua morte prematura, la moglie, Vittoria, giovanissima madre di tre bambini e casalinga, decide che l’azienda è parte della famiglia e non deve morire. Una forma di culto par il marito. Diventa imprenditrice al secondo o terzo posto del settore nel mondo, in relazione al parametro scelto. Fabbrica stampi per Mercedes, VW, Audi e per i coltivatori di prugne della California, battendo il primato del più grande stampo mai costruito. Ha mantenuto l’impegno per la precisione, una preghiera per il marito.

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04/14/2009

Mission è funzione di vision e non viceversa.

Genio e regolatezza II

Di Piero Trupia

Cominciò a delinearsi nella sua mente ciò che      volle chiamare la Città del Desiderio. […]Una città irresistibile, punto d’incontro di diversi saperi, diverse culture e diverse religioni. […] La città era sempre gaia. Ogni donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle. 

Il SOGNO IMPRENDITORIALE. Episodio N° 17 da Le Aziende In-Visibili. Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini, Libri Scheiwiller, 2008 

“Io appartengo a me stesso e tramite il mio corpo appartengo al mondo”, affermazione recisa di Maurice Merleau-Ponty nella prefazione dello stesso autore a Fenomenologia della percezione (1945). Così prosegue: “Cartesio, e soprattutto Kant, hanno liberato il soggetto o, ciò che è lo stesso, la coscienza, mostrando che io non potrei afferrare alcunché come esistente, se prima non provassi a me stesso di esistere, se non mi riconoscessi esistente nell’atto di prendere-apprendere qualcosa del mondo.”

Merleau-Ponty richiama quindi Husserl, là dove distingue l’intenzionalità dell’atto – il rivolgersi volontario e consapevole del soggetto verso le cose del mondo – dall’intenzionalità fungente che ci fa presente il mondo anche quando non ne siamo consapevoli, quando, semplicemente, lo sentiamo. La fenomenologia, conclude, è una rivelazione del mondo, ce lo mostra, prima che sia discorsivizzato, che sia razionalizzato. Una filosofia che vuole essere ultrarazionale, si priva di questo contatto immediato.

Questa di Merleau-Ponty non è astrazione, è teoria che descrive il modo come ci rapportiamo con il reale prima ancora di cominciare a parlarne. Questo realismo immediato, istintivo e intuitivo è una caratteristica dell’imprenditorialità. Si traduce nella vision dell’impresa che, solo successivamente, ispira la mission.

Lo scientific management, al contrario, parte dalla mission, che traduce in formule, in base al settore operativo, alle caratteristiche del mercato ecc. e successivamente ne ricava, alla bell’e meglio, una vision buona per la brochure di presentazione e per i discorsi alla convention. Imprese tutte uguali, senz’anima.

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04/06/2009

Torino torna grande

Genius loci e regolatezza 1

Di Piero Trupia

Una sola volta sono andato a Zebrania. Mi recavo alla Zebra Company, i cui uffici sorgono in una di quelle città nate capitali, progettate all’insegna della ridondanza. […] Per le strade molti consulenti neri e varie ragazze bianche con ghostwriter al guinzaglio. Numerosi centri di tatuaggio con designer come stagisti e PR che, nell’indifferenza generale, urlavano comunicati sporgendosi dai cornicioni. 

Da : Episodio N° 18 de  Le Aziende in-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini

Questa volta ho cambiato il titolo della rubrica. Ho tolto la ‘s’ per segnalare un evento di portata storica: l’Europa dà una mano all’America, la FIAT salva l’industria automobilistica USA. Frutto della presenza di regole in Europa e nel suo sistema industriale. La nostra sregolatezza di ieri era difformità rispetto alle regole del sistema egemonico dello scientific management, quello che ha gettato il mondo in una crisi con molti precedenti.

S’è determinata una felice combinatoria di fatti e circostanze solo apparentemente casuale, in realtà segno della reazione a una cultura che ha fattualmente palesato la sua fallacia. I consessi di capi di Stato e di Governo con Sarkò che batte i pugni sul tavolo e Angela che detta le condizioni della Germania, mentre il nostro presidente del consiglio si fa bravamente notare.

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03/30/2009

Il marketing silenzioso di ELICA SpA

Genius loci e sregolatezza VIII

Di Piero Trupia 

L’A.D. ricorda l’epoca in cui ha fondato la Nowhere   Land […] Improvvisamente emerge dal profondo la  sensazione dimenticata dei suoi eroici furori giovanili,   della passione che metteva in tutto ciò che faceva, dell’ entusiasmo con cui contagiava i suoi compagni d’avventura, dell’adrenalina che lo teneva sveglio ogni notte  a  elaborare business plan, posizionamenti strategici,  nuovi progetti. Era il secolo scorso […]                                                              

Acquisition- I,  Episodio N° 16 de Le Aziende In-Visibili,  Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living   Mutants Society, con 190 immagini di Luigi Serafini, Libri Scheiwiller, 2008.

Racconta il titolare di seconda generazione, Francesco Càsoli, della nascita casuale e per puro diletto di ELICA nel 1970. Ermanno, il genitore, era un veterinario con una grande passione per la meccanica, quella che i marchigiani hanno nel sangue da quando il mezzadro, isolato nella campagna e, facendo di necessità prima virtù e poi piacere, riparava i suoi attrezzi.  Non sarebbe però bastato senza l’apporto tecnico e culturale dell’Almanacco Pontremolese, venduto, cascina per cascina, da ambulanti di quella cittadina toscana dove l’Almanacco veniva prodotto. Con uno di loro s’intrattenne a colloquio Leopardi nel Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere del 1834 e gliene compra uno, “il più bello”, per trenta soldi.

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03/22/2009

Il génie malin dell’individualismo

Genius loci e sregolatezza VII

di Piero Trupia


Il presidente e Amministratore unico dallo sfuggente sorriso è perentorio […]La manifattura è lenta e noi qui siamo celeri. Intercettiamo il valore generato altrove – non sappiamo dove e come – e lo moltiplichiamo per dieci, cento, mille. Solo i simboli della ricchezza producono vera ricchezza

Personal Flashforward, Episodio N° 12 da Le Aziende In-Visibili, Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini Di Luigi Serafini Libri Scheiwiller, 2008.


Il sistema della produzione italiana di genius loci non ha alcuna responsabilità nella presente crisi mondiale. Non ne hanno nemmeno i governi di opposto segno del nostro paese che si sono succeduti negli ultimi tre decenni. Anche le nostre banche hanno partecipato solo marginalmente alla follia della finanza creativa e della new economy. Questa la rabbia dei nostri produttori. Ci hanno messo in mezzo, dicono. Solo un limitato rigurgito però contro la globalizzazione. Sono nella grande maggioranza esportatori e sanno di aver bisogno del mercato globale, quello delle merci e non quello della grande truffa del mercato dei titoli e dei ‘prodotti’ finanziari derivati e strutturati. In queste settimane ho incontrato gli artigiani e i piccoli industriali della Brianza, della Valle dell’Esìno e del Misa e del settore dell’arredamento. Non sono furiosi. Sono sconcertati sull’accaduto e perplessi sul da fare. Quando gli racconto che tutto nasce dai mutui americani, quando gli spiego i subprime e il meccanismo perverso dei prodotti strutturati, allargano le braccia sconsolati. Ma come, noi abbiamo un timore reverenziale per il direttore della nostra piccola banca popolare, per il direttore dell’ufficio postale sulla piazza del paese che ci consigliava i nuovi prodotti finanziari ad alto rendimento e sicuri e ora ci venite a dire che le oneste cartolarizzazioni dei mutui fondiari si sono trasformate in titoli tossici che impediscono alle nostre banche di darci il credito ordinario. Ma dov’erano quelle grandi istituzioni, la FED, l’FMI, la Banca mondiale, il WTO, la nostra Banca d’Italia, le agenzie di rating che davano le tre A a Tanzi, a Goldman Sachs, a Citigroup, a Merril Lynch? Così ciechi, così incompetenti, così cointeressati da chiudere gli occhi su quell’alta finanza dei premi Nobel dell’economia che altro non era che la vecchia catena di Sant’Antonio?

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03/16/2009

Idola fori, idola theatri

Genius loci e sregolatezza VII

Di Piero Trupia

A un tratto, quasi per incanto, vide all’orizzonte una città d’incredibile bellezza. […] si ricordò delle parole di un vecchio saggio: “Non è possibile definire moderno tutto ciò che accade nella città ma tutto ciò che si definisce vita moderna accade in città”. I paradossi, le contraddizioni, le ambiguità che costituiscono la realtà aziendale sono indubbiamente presenti in una città: quello, pensò, è il luogo dove storie differenti e realtà plurime possono convivere con fatica ma anche con entusiasmo e passione.

La città gli si rivelò come un simbolo complesso che offre le maggiori possibilità di esprimere la tensione tra razionalità geometrica e groviglio delle esistenze umane, ma anche come un potente paradigma per pensare, progettare e sperimentare un nuovo modello di business, una nuova cultura.

(Tratto dall' Episodio n° 17 da Le Aziende In-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society, con 190 immagini di Luigi Serafini)


Mergo (Ancona) è una città di impianto medievale, murata, oggi di 1.100 abitanti con 400 occupati nell’industria, provenienti dalla provincia e da Bombay.

Nelle aziende di Mergo si raggiunge l’eccellenza produttiva e la leadership europea nel proprio ambito produttivo. Per miracolo? No, per la qualità della leadership e l’intensità conviviale della vita aziendale.

La valle dei fiumi Esìno e Misa su cui guarda Mergo ha poco a che fare con la Silicon Valley e il sapere all’opera nelle sue aziende non è un know-how manageriale, ma un mix artigianale-industriale animato da un contratto non scritto di dare e avere intellettuale con la clientela e con i fornitori.

A Mergo, e in tutta la valle tra i due fiumi, si fa giornaliero autodafé di dottrina e ideologia di Harvard e dell’MIT. Gli idola fori e gli idola theatri dello scientific management non abitano da queste parti.

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03/09/2009

La natura con i suoi ritmi nel ciclo di produzione

Genius loci e sregolatezza VI

Di Piero Trupia 

Sam Deckard osservò a lungo i cuochi astronomi di Adrian all’opera. Li vide osservare il cielo con potenti telescopi e ne lodò la passione e l’abilità nel preparare pietanze tanto raffinate, leggendo i disegni del cosmo. “Ho capito!” […] “Voi vi sentite parte di una tavola immutabile, ingredienti di un piatto grandioso e misterioso. Per questo vi guardate bene di apportare alla vostra cucina e ai vostri piatti il più lieve cambiamento[…]”.

I cuochi si guardarono interdetti.  “Ma perché mai?”, “E chi l’ha detto?”.

“Ma tutte queste innovazioni non turbano il ritmo e l’equilibrio astrale del sistema dal quale la vostra cucina è ispirata e si genera?”, chiese stupito Deckard.

I cuochi astronomi sorrisero. “Così perfetta è la sintonia tra Adrian e il cosmo che ogni cambiamento nelle sue creazioni, negli ingredienti, nelle cotture o nella posizione dei cibi in un piatto determina qualche novità tra le stelle”.  

Episodio N° 117/128 de  Le Aziende In-Visibili, Romanzo a Colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society (Libri Scheiwiller, 2008)                                                                                                                

Cooperlat (Jesi, Ancona) 

Tradizionale nel prodotto, innovativa nella vision e, conseguentemente, nel resto. L’organizzazione, la gestione e la produzione sono funzione della vision, l’unica variabile indipendente dell’Azienda In-Visibile.

La mission di Cooperlat è la valorizzazione di latte e latticini nei luoghi dove si è affermata una qualità specifica, dove abita il genius della pastorizia e dell’allevamento. La produzione Cooperlat si è affermata sulla base di una condivisione di valori culturali della qualità legata alla genuinità naturale e alla tradizione.

Tre leve di marketing: innovazione di prodotto tesa al recupero dei metodi di lavorazione tradizionali, innovazione nel confezionamento, comunicazione alla clientela da associare alla vision aziendale. Leve della gestione sono la struttura e la cultura cooperativa.

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03/02/2009

Una Teografia dei genî d’Italia

Genius Loci e sregolatezza V

Di Piero Trupia 

Dopo una lunga traversata nel paesaggio desertico e polveroso, si giunge al Porto Commerciale di Liquor. Luogo liquido senza una goccia d’acqua[…] di ponti lignei che scavalcano canali metafisici […] Gli abitanti si muovono leggeri per le strade di un villaggio di un bianco andaluso, appaiono e scompaiono come luci nella notte. Gli uomini, le donne, i bambini presentano contorni indefiniti […] Non piove da secoli […] Si cerca l’acqua, si sognano i pozzi, si immaginano i fiumi che forse un tempo solcavano il deserto. Chi arriva non può sopravvivere […] eppure gli uomini sono qui da un tempo immemorabile.

Marco Minghetti & The L.M.S., Le Aziende In-visibili, Episodio N. 40 
 

A Palermo il binomio ‘Genio e sregolatezza’ raggiunge un vertice d’inaudita intensità: devozione quasi fanatica al Genio della città e sregolatezza come progetto di vita e pratica di sofisticata leggerezza.

Passo per piazza Castelnuovo e noto un assembramento attorno a un tavolo dei Radicali per una raccolta di firme. Chiedo a un cittadino che ha appena firmato di che si tratta. Risposta sregolata come da copione “E chi nni sacciu! Firmavu.” Una leggerezza metafisica che dipende dal Genio della città o è un omaggio al medesimo.

Il popolo non ha alcuna idea di cosa esattamente sia il suo Genio e i dotti, dopo averne a lungo disquisito, se non accampano spiegazioni molto ipotetiche, allargano le braccia. “Non siamo riusciti a individuarne l’esatta origine”.

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02/23/2009

Parole che dicono, parole che fanno

Genius loci e sregolatezza IV

Di Piero Trupia 

Da noi si producono e vendono parole[…] parole a catalogo e parole che ci vengono commissionate su misura […] Creiamo anche intere frasi […] Alcuni clienti ci chiedono che la parola possieda un significato, ma rappresentano una minoranza […] Forse ciò che attira oggi il consumatore è la rassicurazione che deriva dal possesso di una parola magica che si presti ad essere venerata durante il sonno e sognata nelle ore di veglia. Sono in continua crescita nelle vendite parole e frasi di possesso esclusivo.

Marco Minghetti & The LMS, Le Aziende in-visibili, Episodio N° 92 

Da alcuni anni la pubblicità comparativa è autorizzata in Italia e gli inserzionisti se ne avvalgono sia pure con pudore. Ricorrono spesso al ‘non detto implicito’. “Miele Ambrosoli. Il massimo del miele” ne è un esempio. Martella da mesi a ridosso del giornale radio.

Non credo che sia necessaria una legge che autorizzi il consumatore a esprimere un suo parere ugualmente comparativo. “Il massimo” sottende il migliore in assoluto nel mercato europeo e nel mondo. Mi permetto di affermare che il miele di castagno dell’Abbazia di Casamari e quello di Corbezzolo di Mario Masè, che dall’etichetta garantisce personalmente, sono di gran lunga migliori e non pretendono di essere il massimo. Si affidano al consumatore, in base al principio “la torta si giudica all’assaggio”.

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02/16/2009

Una chiacchierata contro lo stress della catena di montaggio

Genius loci e sregolatezza III

Di Piero Trupia


Le tue aziende non esistono, Deckard […] la Corporation sta marcendo, minata dalla vanità che uccide il talento, dall’invidia che diventa mobbing, dall’ambizione di una dirigenza che diventa labile e demente.” E Deckard: “Solo se a ogni individuo sarà concesso di prendersi responsabilmente, riflessivamente, cura della crescita personale propria e degli altri, l’impresa sarà un mondo vitale, conviviale, etico, profittevole. Solo così, forse, l’impresa potrà salvarsi.” (Marco Minghetti, Le Aziende In-visibili, Episodio n. 47)

Una precisazione, anzitutto. ‘Sregolatezza’ va inteso, in questi interventi, come scarto del modo di essere e di fare impresa in Italia rispetto allo standard dello scientific management e alla dottrina harvardiana organizzativa e manageriale.

Una minicorporation conviviale è SICA ALTOPARLANTI, sita a Ripe nel locus di Jesi. Opera nel settore della trasduzione acustica (altoparlanti), un prodotto di nicchia.

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02/09/2009

L’invisibilità del potere

"Hai mai pensato, Fordgates, al potere che rende invisibili, compiendo il miracolo di separarti dal mondo abitato da tutti gli altri, su cui avrai potestà di comando?"

Le Aziende In-Visibili, Episodio 65

Genius loci e sregolatezza II

di Piero Trupia

Forse ‘regolatezza’ sarebbe più appropriato alla vicenda che mi accingo a presentare, la vertenza de La 7, una TV di qualità che fa opinione e il 3% di share.

L’estate scorsa il proprietario, Marco Tronchetti Provera, si accorge di uno sbilancio di gestione e inizia a dichiararlo a intervistatori occasionali. Occorre tagliare; è il mercato; c’è una crisi globale; è l’unica strada per un rilancio.

La direzione dell’emittente prontamente annuncia il taglio del 20% della redazione, 14 su 70, solo giornalisti. Chi tagliare? Gli ultimi entrati, i precari, i più giovani, i single? L’alternativa di un 20% in più di frequenze assegnate per fare più share e più utili non viene nominata.

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02/02/2009

Genius Loci e sregolatezza 1 - Le cinque A del caso Italia

"- E che fine fa allora il genius loci?

- I luoghi contano perché ognuno è un insieme unico di esperienze, competenze, linguaggi, legami, prospettive condivise, capitale sociale. E’ la dipendenza da questo contesto che rende una regione, ed una azienda o Divisione della Corporation in quella regione, più o meno creativogenica, più o meno ricca di un suo particolare tipo di creatività. Dopodichè ogni centro creativo deve entrare in connessione con gli altri, condividendo la propria specifica conoscenza e ibridandosi. La Corporation guadagna così la propria consistenza dal duplice orizzonte di passato e di futuro all’interno del quale si colloca. Un orizzonte vero, perché mobile."

Le Aziende In-Visibili, Episodio 35

 

Non conosco altro popolo che, come quello italiano, sia altrettanto disamorato del proprio paese. Può essere un buon segno. Che non c’è ottuso sciovinismo e che sulla necessità di un miglioramento non può esserci discussione.

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01/26/2009

Il volto santo di Lucca

Immagine1 Euristica ed ermeneutica della figura XIV

Di Piero Trupia 

Nella cattedrale di S. Martino a Lucca è custodito il Volto Santo, un crocifisso ligneo scolpito tra XI e XII secolo, forse ad imitazione di uno ancora più antico di area bizantina. Ne darebbero testimonianza alcuni particolari figurativi e la ieratica rigidezza del Cristo. È citato da Dante in Inferno, XXI, 48.

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01/19/2009

Vivere nel lusso della propria libertà

Immagine1 

Fisiopatognomoscopia XV

Rembrandt. Autoritratto giovanile

Di Piero Trupia

Harmenszoon Van Rijn, detto Rembrandt (1609-1669), è artista grande, non soltanto per l’opera ma anche per la biografia, un suo modo di porsi davanti al mondo, all’arte, al mercato. Uomo libero, pagò un alto prezzo per la sua libertà.

Amava il lusso e lo praticò quando ne ebbe l’occasione, all’apice del successo commerciale intorno agli anni ’30 del XVII secolo. Ma per Rembrandt un altro lusso, al di là dell’agio, del consenso sociale, dell’interessamento dei committenti era la sua libertà, quella di perseguire i propri interessi artistici, coltivare la sua visione e renderla con il linguaggio acconcio, ancorché sgradito al pubblico. Quando questo gli voltò le spalle, Rembrandt ridimensionò drasticamente il suo stile di vita e andò avanti con il suo progetto.

Che Rembrandt sia stato un soggetto progettuale, ci è suggerito dal gran numero di autoritratti. Un’indagine su se medesimo, i suoi propositi, il suo destino.

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01/12/2009

Ugolino che possiede e poi guarda

Immagine1

Fisiopatognomoscopia XIV

Di Piero Trupia

Ritengo Agnolo Di Cosimo, detto il Bronzino, il più grande ritrattista di tutti i tempi. Non solo per la verità assoluta dei suoi personaggi, ma anche per la complessità narrativa dei suoi ritratti, frutto di una messa in scena diegeticamente articolata. Ogni particolare una funzione narrativa.

Merita una riflessione la fallacia del più clamoroso luogo comune della modernità, quello del progresso inevitabile, una filosofia della storia, che i grandi capolavori di tutti i tempi, in tutti i campi smentiscono.

Vico ha una posizione articolata: avanti, talvolta indietro, ma le conquiste della civiltà rimangono.

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01/05/2009

Le due vergini di Antonello

Fisiopatognomoscopia XIII

Palermo Antonello da Messina.Vergine Annunziata, Palermo, Galleria Nazionale di Palazzo Abatellis

Di Piero Trupia

Antonello da Messina fu ansioso di apprendere, apprese molto e diffuse liberalmente le sue conoscenze nell’ambiente circostante, in particolare a Venezia dove visse alcuni anni, lavorò e fu ammirato.

Aveva appreso più a Napoli che non a Bruges, dove senza adeguata documentazione lo fa presente il Vasari, la nuova tecnica fiamminga della pittura a olio. Non si rifece però ai fiamminghi nella composizione e nella resa figurativa; restò fedele alla tradizione italica di Piero Della Francesca, dell’Angelico e del Mantegna. Anticipò il Rinascimento per la monumentalità della figura umana e la compostezza del paesaggio. Dei fiamminghi rifiutò la luce fredda e perlacea e mai si staccò da quella italiana calda, solare e che bagna gli oggetti, configurandoli. Luce che manca nella copia apocrifa veneziana dell’Annunziata di Palermo che è rigida nel manto e nel viso, i tratti marcati, le labbra serrate e non distese come nell’originale.

Questa Annunziata di Palermo (1474 o 76) si distacca nettamente dalle altre precedenti versioni sul tema di Antonello, in particolare dalla frequentemente citata nel museo di Monaco di Baviera, del 1470 o 73, e di quella nel museo nazionale di Siracusa del 1474.

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12/29/2008

Otto Dix, Ritratto in maschera

Fisiopatognomoscopia XII

di Piero Trupia

Immagine2 Immagine1

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12/22/2008

Il cane di Ilaria non è umano

Fisiopatognomoscopia XI

di Piero Trupia

Il metodo di lettura dell’opera d’arte qui proposto ha creato in alcuni interlocutori imbarazzo o dubbio.

Imbarazzo per un eccesso di filosofia in quello che dovrebbe essere un semplice discorso critico; dubbio su dove questo mio discorso, dichiaratamente alternativo a quello della critica d’arte, possa andare a parare. Una precisazione può essere utile.

Il punto di vista che propongo al lettore-spettatore è principalmente semantico: cosa l’opera ci vuol dire, talvolta anche senza la piena consapevolezza dello stesso autore. Da qui il duplice approccio: euristico ed ermeneutico.

L’approccio euristico, o esplicativo, per dipanare il sistema dei segni del linguaggio proprio dell’autore.

L’approccio ermeneutico, o interpretativo, per cogliere il senso dell’opera. Questo approccio apre a sua volta due strade, percorsi diversi che hanno come unico punto d’arrivo il referente, la cosa di cui si parla, ma con una concezione radicalmente diversa di esso.

Seguendo la prima strada, quella del debolismo filosofico oggi dominante, il referente non sta fuori dal sistema dei segni, o del linguaggio; non può. Il referente va cercato o in altri segni, dentro il testo, seguendo le catene delle tautologie, sinonimie, altri legami retorici o testuali, oppure in altri testi, altre opere nel nostro caso, con una serrata indagine filologica. Uscire dal sistema dei segni e dei testi ancor prima che scorretto è inutile. In quel fuori non c’è nulla.

Seguendo la seconda strada, poco battuta di questi tempi, il referente è, al contrario, esterno rispetto al sistema dei segni e al linguaggio, li trascende.

Il linguaggio è la funzione di collegamento tra la coscienza-conoscenza soggettiva e la realtà, sia quella intersoggettiva della comunicazione sia quella delle cose del mondo inteso nel senso più ampio come quelle domiciliate nei mondi possibili della fantasia, del sogno, della religione, delle ipotesi e dei modelli scientifici. Anche questi, previa verifica, sono reali. Questa è l’impostazione che seguo nelle mie note. Qui si apre però una vexata quaestio.

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12/15/2008

La pittura italiana del ‘900 contro il nichilismo europeo

Immagine1_2 di  Piero Trupia

Euristica ed ermeneutica della figura XIII

L’origine della metafisica dechirichiana è duplice: la Grecia della sua occasionale nascita e il simbolismo europeo della prima metà dell’800, intriso di romanticismo nordico.

De Chirico s’imbatté con l’opera del simbolista Böcklin a Monaco di Baviera nel 1908.

Del 1910 è la sua prima opera metafisica, L’enigme de l’oracle (coll. Privata) che mette in scena due figure velate, citazione da L’isola dei morti di Böcklin (1883, Alte Nationalgalerie, Berlino).

De Chirico portava però in sé l’imprinting del logos greco e non poteva fermarsi al simbolo, il quale rinvia a qualcosa. A cosa? Per il nichilismo imperante in Europa, al nulla. Il nulla come cosa, concretamente presente e pesante. Per il De Chirico metafisico, al tutto, all’Essere.

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12/08/2008

La mano che ubbidisce all’intelletto

Immagine1 Piero Trupia

Fisiopatognomoscopia XI

La crisi economica di questi giorni ha toccato l’Italia a dispetto della limitata propensione dei risparmiatori italiani per le scommesse finanziarie. Non porterà gravi danni al nostro sistema produttivo in ragione della qualità inimitabile della sua produzione per l’export. In modo netto nell’ambito delle quattro A dell’eccellenza italica: alimentazione, abbigliamento, arredamento, automazione. In altri settori di singole imprese ci sono produzioniImmagine2  allo stesso livello. I pianoforti Fazioli e le fisarmoniche di alta gamma di Castelfidardo , dopo che quelle di qualità corrente sono state monopolizzate dai cinesi tramite imitazione servile. Un caso a parte è la storica, irrangiungibile liuteria di Cremona. Al contrario in campo automobilistico siamo ben lontani dai livelli raggiunti negli anni trenta anche per la produzione di consumo, Lancia e Alfa Romeo in primo luogo. La crisi odierna del settore potrebbe essere un’occasione per tornare a quei livelli.

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12/01/2008

Il realismo magico di Morandi

Immagine1

Piero Trupia

Euristica ed ermeneutica della figura XII

Concludiamo il trittico morandiano: la breve stagione metafisica, il paesaggio con le case cieche e ora la natura morta.

Le nature morte di Morandi mettono in campo comunissimi oggetti della vita quotidiana, bottiglie, vasi e vasetti, caraffe, scatole, palline, lumi a petrolio, fruttiere e zuccheriere d’alluminio, un pezzo di pane, una solitaria chitarra, una testa di pupo, comparsa una sola volta. A sé stante, un vaso con fiori, ripreso fino all’ultimo anno di vita, il 1964.

Il Morandi delle nature morte può essere ascritto al realismo magico, locuzione lanciata da Franz Roh, a proposito de Il Pino sul mare di Carlo Carrà, 1921 (Franz Roh, Nach Expressionismus – Magischer Realismus, 1925). Morandi frequentò Carrà e ne condivise la poetica, purificando vieppiù il linguaggio, al fine di raggiungere, nelle parole di Roh, una “apparizione conchiusa, ben poco minacciata dalla soggezione alla storia.”

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11/24/2008

La breve stagione del Morandi metafisico

Immagine1

Piero Trupia

Euristica ed ermeneutica della figura XI

Dopo le case cieche di Morandi nei suoi paesaggi di Grizzana, passiamo alle nature morte.

Lunedì prossimo ci occuperemo delle sue composizioni più note di bottiglie caraffe, scatolette, conchiglie, palline. Oggetti su cui casualmente s’indirizzava il suo sguardo – una pallina era stata trovata per strada – e che lui custodiva a lungo nel suo studio, disponendoli e ridisponendoli fino al momento in cui, per composizione e per luce, si configurava un messaggio.

Questa volta però ci occupiamo di una morandiana fase zero della sua poetica – anni 1918 e 1919 – quando, con dieci opere, conquista una posizione di rilevo nella nascente pittura metafisica. De Chirico lo riconosce partecipe “del grande lirismo creato dall’ultima profonda arte europea: la metafisica degli oggetti più comuni.” (Introduzione alla mostra collettiva Fiorentina Primaverile, 1922)

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11/17/2008

Le case cieche di Giorgio Morandi

Grizzana_morandi

di Piero Trupia

Euristica ed ermeneutica della figura X

Da lungo tempo m’interesso a Giorgio Morandi e alla sue misteriose bottiglie, caraffe, lumi e altri insignificanti oggetti domestici. Credo di avere afferrato il senso di queste nature morte, di queste Myricae. Non così per l’altra sua produzione, i paesaggi. A parte il cortiletto e i tetti di casa sua in via Fondazza a Bologna, questi venivano ripresi nelle campagne di Grizzana, preappennini, 547 m. s.l.m., poche centinaia di abitanti. Colà le poche case sparse avevano la gentilezza e la timida facondia dell’architettura spontanea contadina ed è proprio a Grizzana, dove soggiornò più a lungo durante la guerra, che Morandi ebbe la rivelazione del vero significato di quel paesaggio, emblematico dell’intero mondo. Sono riuscito a coglierlo nella rappresentazione pittorica che egli ne dà, solo dopo aver letto gli otto versi del contemporaneo Montale, anch’egli lucidamente disincantato sulla vera natura delle cose al di là dell’apparenza.

Forse un mattino andando in un’aria di vetro, / arida, rivolgendomi, vedrò compiersi il miracolo: /

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro / di me, con un terrore d’ubriaco. / Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto / alberi case colli per l’inganno consueto. / Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto / tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto. (Eugenio Montale)

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11/10/2008

L’umanesimo teologico di Lorenzo Lotto

L1_lotto_annunciazrecanati di Piero Trupia

Fisiopatognomoscopia X

Nel 1542, a 62 anni, Lorenzo Lotto scrive nel suo testamento “Solo, senza fedel governo e molto inquieto nella mente”, ove “fedel” è da intendere “su cui poter fare affidamento.” I veneziani suoi concittadini lo trascuravano per Tiziano. Decise allora di farsi oblato presso la Santa Casa di Loreto, donando i suoi averi e il lavoro degli ultimi due anni di vita.

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11/03/2008

Un fascio di buio illumina la coscienza

Immagine1 Di Piero Trupia

Fisiopatognomoscopia IX

Il lettore potrà chiedersi quali sono i miei titoli per fare la critica dei critici. Domanda legittima, alla quale rispondo.

Da linguista faccio una lettura dell’opera come fosse un testo, individuando i segni significanti e ipotizzando un significato (uno tra i possibili). Non proietto sull’opera giudizi esterni al testo, di estetica generale, né faccio ipotesi o affermazioni perentorie sui sentimenti dell’autore e su quelli che l’opera dovrebbe suscitare nello spettatore. Circa l’autore, il suo sentire vale e rileva, soltanto se lo traduce in segni significanti; circa lo spettatore, nessuno può ipotecarne la reazione.

I critici sono preziosi nell’individuare il contesto dell’opera (committenza, destinazione ecc.), la tecnica elaborativi e la scrittura, l’appartenenza a scuole e stili, le ascendenze nella storia dell’arte. Circa il significato, la maggioranza dei critici o resta nel generico, con giudizi anche validi, ma che si attagliano a Giotto e a Picasso indifferentemente, o ci addita la propria risposta emotiva. Scarsa attenzione al significato oggettivo, al messaggio dell’opera.

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10/27/2008

La verità oltre l'opera

di Piero Trupia

Euristica ed ermeneutica della figura IX

L’euristica e l’ermeneutica dell’opera d’arte non mutano al mutare del medium - pittura, scultura, poesia, fotografia – così come non muta la natura del messaggio: il vero nel suo splendore, nella sua purezza essenziale. Muta il linguaggio, lo stile, il procedimento, i segni espressivi, i significanti lessicali e discorsivi, ma la forma e la sostanza del messaggio restano. È la claritas, la verità nel suo splendore che riluce anche nei “triti fatti” (Montale).

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10/19/2008

Estetica del bello o estetica del vero?

Pier

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10/06/2008

L’arte è linguaggio e parla del mondo

Per la serie Euristica ed Ermeneutica della figura, un nuovo post di Piero Trupia

Filiberto Menna ha dominato la critica d’arte nella seconda metà del ‘900, accreditando il paradigma interpretativo della “linea analitica dell’ arte moderna” da Seurat , Matisse, Duchamp fino a Kosuth

(anni ’60).

Menna distingue l’arte moderna da quella, cronologicamente parallela, detta contemporanea.

Ritengo l’operazione menniana sciagurata per tre motivi. Prima di indicarli però, sentiamolo, compulsando il suo volume La linea analitica dell’arte moderna. Le figure e le icone, P.B.E.,1975.

“Ciò che conta non è la corrispondenza tra interno  [del linguaggio] ed esterno, tra il quadro e le apparenze fenomeniche, ma […..] la relazione interna di quelle unità [i segni, le forme, i colori dell’opera], le regole che presiedono all’organizzazione dei dati elementari su fondamenti […] sintattici” (p.11)

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09/29/2008

L’amore profano è inguantato

TizianoEuristica ed ermeneutica della figura IV, di Piero Trupia

L’Amor Sacro e l’Amor Profano non è il titolo apposto dall’ autore, Tiziano Vecellio (1488-1576) ma dal Vasi nel 1792, ultimo di una lunga serie, tra i quali, il più trasparente, Beltà Ornata e Beltà Disornata (Francucci, 1613).

L’opera è del 1515 o 16, 118x279, olio su tela, alla Galleria Borghese di Roma.

Il soggetto potrebbe essere ispirato al Sogno di Poliphilo di Francesco Colonna, principe di Palestrina, stampato nel 1499 da Aldo Manuzio a Venezia con 171 incisioni. Una eccelsa opera tipografica.

Il dipinto viene indicato come celebrativo delle nozze del Gran Cancelliere di Venezia Niccolò Aurelio e più di un segno accredita questa versione. È la narrazione di un processo di trasformazione, in parte poietico (creazione umana), in parte alchemico, risultante dalla fusione di elementi naturali diversi.

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09/21/2008

Inquietudine di filosofo

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Quest’opera di De Chirico è il racconto di una metamorfosi da manichino a persona, racconto diacronico nello svolgimento, sincronico nella rappresentazione.

De Chirico visse la sua esperienza artistica in un periodo di crisi conclamata della ragione. I Maestri del Sospetto avevano portato un attacco concentrico, ancorché non concertato, al pensiero forte e alla tradizione filosofica occidentale. Marx alla coscienza come autonoma produttrice di cultura e consapevolezza di sé, Nietzsche alla morale come regno della libertà dello spirito, Freud alla soggettualità, presunta, di un uomo padrone di sé e delle sue pulsioni. La filosofia, sradicata dalla metafisica, non era più il condensatore universale del sapere, meno che mai la teologia. Roba vecchia, sbrigativamente bollata come “metafisica”. Il nichilismo.

Nella letteratura e nella pittura la figura umana, destrutturata, era ora un caleidoscopio di componenti psichiche da comporre, scomporre, ricomporre occasionalmente.

La pittura italiana, e l’architettura, non si fecero condizionare da questo clima. Opposero il carnevale futurista, da cui però emerse il razionalismo architettonico, e, in pittura, il “ritorno all’ordine”, patrocinato dalla rivista e movimento Valori Plastici. Il pensiero forte e la figurazione rigorosa erano riconquistati, senza tuttavia dimenticare il disordine in agguato.

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09/15/2008

Tra il volto e il teschio

Image0221Fisiopatognomoscopia VIII, di Piero Trupia

Frans Hals, Young man with a skull (1628), London, National Gallery

Frans fu pittore non accademico e nella maturità quasi esclusivamente ritrattista. Nel ritratto condensava una vicenda umana. Olandese ma non fiammingo, prese le distanze da tutte le scuole, a partire da quella, al momento egemone, dei caravaggisti di Utrecht. Nella sua pittura la luce, fiamminga o italiana, non è protagonista; modella la figura e crea lo spazio. Pittura di realtà, fuori da ogni accademia e lontana dall’imperante manierismo. Dipingeva di getto senza disegni preparatori e Reynolds gli rimproverò di non finire i suoi quadri. Ma il non-finito di Michelangelo non è incompleto: ha la sua finitezza nell’apertura all’infinito.

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09/08/2008

Lo scettro del potere non muta nel tempo

Euristica ed ermeneutica della figura III, di Piero Trupia

San_vitale_ravenna_massimiano_2Propongo la lettura di due testi pittorici lontanissimi nel tempo, vicini per la modalità compositiva.
La prima opera è il ritratto di Massimiano con la corte, un mosaico della fine del VI secolo in San Vitale a Ravenna.
Era il vicario dell'imperatore Giustiniano e di papa Vigilio; uomo dotto e grande amministratore.
La scrittura è quella tipica del modus bizantinus: austerità e rigore geometrico.
La cornice riporta lo stile dell'oreficeria del tempo e si ritrova nella decorazione dei due pilastri laterali, nella copertina del messale, nella borchia e nella corona del sovrano.
Intra picturam, vediamo, in basso, l'involontario fregio dei piedi delle undici figure disposti rigorosamente a "v". Sandali per tutti, eccetto Massimiano. Una base che dà stabilità alla composizione e connota l'ideale di durabilità dell'impero bizantino. L'effetto sullo spettatore è presemantico, un immediato impatto.
L'impaginazione è paratattica: le figure sono disposte frontalmente e in orizzontale, senza alcun accenno di gerarchia. Altra connotazione bizantina. Il diverso ruolo è accennato nella modesta differenza dell'abbigliamento, fino alla stola che pende dal braccio del vicario imperiale.
La fisiognomica mostra sottili differenze. La semplice bonarietà dei militi, la compostezza dei funzionari, la ieraticità dei prelati, il sorriso appena accenato di Massimiano che denota la consapevolezza del ruolo.

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08/25/2008

Descrizione di un incontro

Picasso_les_demoiselles_davignon Fisiopatognomoscopia VII

Les Demoiselles d’Avignon

di Piero Trupia

In un immaginario corso di studi di Picasso – di quelli che lui sistematicamente rifiutò – questo dipinto illustrerebbe l’esercizio “Descrizione di un incontro”.

In uno dei 100 studi preparatori, le Demoiselles incontravano uno studente in medicina, con libro e teschio in mano, e un marinaio. Sono stati omessi per rendere l’incontro, meglio un conato di esso, indeterminato e quindi universale.

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08/17/2008

Euristica ed ermeneutica della figura

Czanne_la_montagne_sainte_victoire Fisiopatognomoscopia : Intervallo (Lo spazio mentale della retta, del piano, del solido)

di Piero Trupia

Portare avanti il discorso sulla fisiopatognomoscopia richiede, di tanto in tanto, una sosta per aggiornare e riordinare il viatico di provvigioni per il viaggio, soprattutto idee. In questa sosta ci procureremo le idee della rivoluzione cubista che ha rimpiazzato lo spazio fisico esterno e fattuale con uno spazio mentale dei vissuti spaziali, uno spazio fenomenologico costruito dal soggetto. I prodromi di questa rivoluzione sono in Cézanne e più evidenti in La Montagne Sainte-Victoire del 1904-1906, mentre la proclamazione effettiva si ebbe con Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, nel 1907.

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08/11/2008

Innocenzo X. Da Velasquez a Bacon

Bacon_papa Fisiopatognomoscopia VI, di Piero Trupia.

Eletto papa per le consuete trame delle famiglie regnanti europee (1644-1655), Giovanni Battista Pamphilj pagò il suo debito agli Absburgo confiscando i beni ai Barberini contro il Mazzarino loro protettore. Ordinò subito lavori di abbellimento a piazza Navona su cui, ancor oggi, si affaccia un palazzo di famiglia. Placati con sontuosi benefici i nipoti per allontanarli dal potere, cadde però nelle mani della cognata Olimpia Maidalchini. Via di Donna Olimpia, a Roma, porta al parco, ora pubblico, ove sorge la villa che la dama pretese e ottenne in regalo da Giovanni Battista.

Innocenzo X voleva dominare il teatro politico del tempo e regolare, d’imperio, le questioni ecclesiastiche aperte: giansenismo, strapotere dei gesuiti, persecuzione dei cattolici irlandesi, equiparazione del calvinismo al cattolicesimo negli Stati tedeschi e riaffermazione del principio cuius regio, eius religio affermati nei Trattati di Westfalia. Non ebbe successo, così come nel tentativo di restaurare l’unità e l’autorità della Chiesa in linea con il Concilio di Trento (1545-1563).

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08/03/2008

La Passione del corpo

Fisiopatognomoscopia V

Di Piero Trupia

Per comprendere l’opera di Francis Bacon (1909-1992), e di qualsiasi altro artista, la prima cosa da fare è cercare di coglierne i significanti specifici, d’autore, nella sua scrittura, nella fiducia che, per quanto strani e fuorvianti, essi tuttavia significano, denotano un referente fuori dell’opera: situazione personale o sociale, condizione umana, struttura cosmica.

Se l’opera è valida e se il referente è inedito, nuovo è anche il linguaggio che lo designa. Nascono in tal modo, insieme alle poetiche, gli stili e, a causa della novità, emerge il problema interpretativo.

Talvolta è utile ascoltare il medesimo artista, se parla con sincerità del suo lavoro, sincerità da verificare nel confronto con quanto ha posto sulla tela o sulla pagina.

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07/28/2008

Fisiopatognomoscopia IV - Francis Bacon

Nova_bacon_2607081

di Piero Trupia.

Dopo Ligabue, era mia intenzione presentare, questa settimana, la ritrattistica di Francis Bacon (1909-1992), entrambi in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 29 agosto.

Ho visitato Ligabue due volte e Bacon tre prima di decidere di parlane. Bacon è spiazzante ancor più di Ligabue. Se non ci si vuol fermare all’impatto – fortissimo – se si vuol “leggere” l’opera, occorre studiarne a fondo la semiotica e passare da essa alla semantica.

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07/21/2008

Fisiopatognomoscopia III - Volti

di Piero Trupia.

Il volto è oggetto topico nella rappresentazione pittorica. In esso si raggiunge il massimo dell’intensità espressiva e della densità semantica. Sentimenti, percezione, sensazione, moti dell’animo, come sicurezza o insicurezza, volontà, progettualità, rinuncia, rassegnazione e molto altro ancora. Il ritratto rappresenta, nell’istante, una vita nella sua storia e nella sua prospettiva.

Un caso di grande valore euristico e didattico nella ritrattistica è la serie di autoritratti di Antonio Laccabue, poi Ligabue (Zurigo 1899-Gualtieri 1965). Figlio di una emigrante italiana dopo che il marito si era dileguato, fu cresciuto ed educato al disegno da una famiglia adottiva svizzera. Si firmava anche Ligabün.

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07/08/2008

Fisiopatognomoscopia

I mezzi di trasporto pubblico sono una ribalta di modo di essere, atteggiamenti, proiezioni di un grande pubblico. Non tanto nella conversazione e nelle telefonate ad alta voce ove impera quella desolante uniformità eternata da Verdone in Un sacco bello: ‘ndo state? Che fate? ‘ndo annate?

Informativo è l’abbigliamento, ancorché modulato sull’eccesso, tentativo di mostrare una condizione sociale superiore all’effettivo e ad evocare sognati passaggi in TV.

C’è il griffato da bancarella, il trucco e parrucco da periferia, il pret-à-porter outlet e quello approssimato, per difetto o per eccesso, della boutique sotto casa.

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06/23/2008

Buchi di bilancio

Non è una velina rossa a sostegno di Veltroni sindaco di Roma. E’ una nota di costume politico. Il costume è oggi l’anima della politica italiana. Già dal tempo di Norberto Bobbio. Le sue analisi apparivano starate rispetto alla realtà. Roba da convegni. Idem oggi per le architetture istituzionali di Giovanni Sartori.

L’idea di questa centralità del costume mi ha fulminato stasera al TG 3 delle 19. Di Pietro che dichiara e, ancora una volta, incollato alla sua spalla destra, il faccione drammatico del vice, Leoluca Orlando, già vero, grande leader e ora comprimario muto. Come un qualsiasi passante appostato dietro il corrispondente TV.

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