Marco Minghetti -

Le aziende e gli scambi

29/05/08

Umanesimo, per una nuova scienza

di Paolo Costa

Uomo_vitruviano Che suono emette un albero che sta morendo? È una domanda che un umanista come Leonardo da Vinci avrebbe potuto porsi. E che forse si è posto, insieme a molte altre rimaste inevase nell’agenda del genio rinascimentale. La domanda di un umanista, appunto, il quale non distingueva fra il suo sguardo di artista e quello di scienziato. La stessa domanda che, secoli più tardi, si è posto il neo-leonardiano David Dunn e che ha trovato risposta attraverso una serie di registrazioni effettuate in un bosco del New Mexico.

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23/05/08

Arte, scienza e tecnologia nell’epoca delle reti

R_mailna di Paolo Costa
Leonardo da Vinci, ovvero l’umanesimo come ponte fra arte, scienza e tecnologia. Leonardo/ISATS, ovvero la Società internazionale per le arti, le scienze e la tecnologia, fondata da Roger Malina (foto a sinistra), geniale figura che coniuga il suo lavoro di astrofisico a Marsiglia con l’impegno nella ricerca delle connessioni fra la cultura umanistica e le tecnoscienze. “Leonardo”, ovvero la rivista dell’MIT Press che, dal 1968, si occupa di indagare le possibili applicazioni della scienza contemporanea e della tecnologia all’arte e alla musica. Malina che ci parla di “dark universe”, alludendo al fatto che il 97% del contenuto di materia ed energia dell'universo è sconosciuto, nel senso che non è percepibile né direttamente né indirettamente (in forma tecnologicamente mediata) dai nostri sensi. Malina che indica nell’arte un serbatoio di concetti, metafore e visioni utili a descrivere il cosmo e quindi importanti per disegnare la scienza del futuro. Malina che viene a Milano a parlarci di tutto questo, a spiegarci che arte, scienza e tecnologia non devono essere considerate discipline autonome, ma culture connesse, che condividono gli stessi media. A dirci che dobbiamo riorganizzare noi stessi, se vogliamo creare le condizioni per diventare dei nuovi Leonardo. L’appuntamento è per mercoledì 28 maggio, dalle 17.30 alle 19.30, presso l'Aula Magna Edificio Amaranto Campus Nuova Accademia di Belle Arti Milano, NABA (via Darwin 16)

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06/05/08

L’ecosistema di Google

di Paolo Costa

Google_innovation_ecosystem Google è, semplicemente, il più grande business fin qui mai realizzato in Rete, o può essere descritto nei termini di un attore chiave di un ecosistema, ovvero una struttura in stato di equilibrio stazionario, come azzardano Bala Iyer e Thomas H. Davenport sul numero di aprile 2008 di “Harvard Business Review” (Reverse Engineering Google’s Innovation Machine, 58-68)? In altri termini, che ruolo esercita la piattaforma per l’innovazione di Google?

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30/04/08

Splendori e miserie del blog

di Paolo Costa

Riprendo i tasselli del dibattito avviato con i miei post precedenti Blog, modelli cognitivi ed etica della comunicazione e Molto blog, poca partecipazione. Fin qui mi sono posto due fondamentali domande. La prima riguarda la capacità del blog di sostenere un’intelligenza di tipo collettivo, attraverso meccanismi di differenziazione e integrazione, competizione e collaborazione. La seconda riguarda la capacità del blog di promuovere forme di autoregolazione che ne tutelino la dimensione intersoggettiva. Si tratta, com’è ovvio, di due aspetti strettamente collegati. Se il blog non è uno spazio intersoggettivo, mi sembra difficile che possa valorizzare meccanismi di intelligenza collettiva basati su collaborazione/competizione. E quindi non saremmo autorizzati a parlare di un medium sociale.

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15/04/08

Blog, modelli cognitivi ed etica della comunicazione

di Paolo Costa

I commenti al mio post della scorsa settimana Molto blog, poca partecipazione mi inducono a proporre un supplemento di riflessione. Il tema, lo ricordo, è l’insterilirsi della posizione dei blog nel panorama dei media sociali. Non ci stiamo domandando, genericamente, se il blog sia qualcosa di bello, piacevole o raccomandabile. La questione è: il blog è un medium sociale? Quello che occorre capire, dal mio punto di vista, è se il blogging possa supportare meccanismi di intelligenza collettiva, ovvero forme di differenziazione e integrazione, competizione e collaborazione. Tale capacità dipende da due fattori: il controllo dell’esplosione combinatoria e la possibilità di promuovere la fiducia.

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09/04/08

Molto blog, poca partecipazione

di Paolo Costa

Mi aggiungo alla nutrita lista di coloro che, in qualche modo, proclamano la morte del blog. Non sono il primo a sospettare che il blog sia defunto. E so, peraltro, che sollevare un dubbio simile proprio in questa sede rischia di essere irriverente, quasi blasfemo. A maggior ragione nel momento in cui la cultura del blogging sembra aver raggiunto livelli inauditi di popolarità (Technorati.com censiva, nel dicembre 2007, oltre 112 milioni di blog nel mondo). Eppure stiamo scoprendo che la posizione dei blog nel panorama dei media sociali, ammesso che ne abbiano ricoperta una in passato, si sta oggi insterilendo.

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11/03/08

Paolo Costa, Una pelle elettronica

Eskin_2 Jill Scott è a Milano. La si potrà incontrare sabato 15 marzo p.v. allo Spazio Oberdan di viale Vittorio Veneto 2, alle 14.30. Scott presenterà il progetto E-skin (”creare una pelle elettronica per persone con disabilità visiva”). Direttrice della Hochschule für Gestaltung und Kunst di Zurigo e del programma di ricerca PhD Z-Node, Scott è uno degli interpreti contemporanei di maggior spicco del rapporto tra arte e scienza. Autrice di molti articoli su arte, scienza e tecnologia, ha esposto in tutto il mondo i suoi lavori, performance, video, installazioni interattive. Per farsi un’idea dei sui lavori, vale la pena di visitare il programma Artist in Labs. E-skin è anche il nome di un team interdisciplinare di designer, scienziati e ingegneri guidati da Jill Scott. Le ultime pubblicazioni di Scott comprendono Artistsinlabs-Processes of Inquiry (Springer Press, 2006) e Coded Characters (Hatji Cantz, 2003).

05/03/08

Paolo Costa, 8 marzo: smettere di fuggire

Celebro il mio 8 marzo leggendo Passi affrettati, testo per il teatro di Dacia Maraini edito nel 2007 da Ianeri (piccolo stampatore pescarese) e messo in scena in questi giorni a Piombino e Tivoli. I passi affrettati sono quelli delle sette donne-simbolo cui la scrittrice dà voce nel suo libro. Donne in fuga dai loro padri, dai loro mariti, dalle loro famiglie. In fuga dalla violenza degli uomini e dalla discriminazione. Per Lhakpa, Aisha, Civita, Juliette, Amina, Teresa e Viollca scappare non è solo un modo per evitare la sopraffazione. È anche un obbligo sociale. Perché le donne non possono esprimere il proprio dolore. Devono soffocarlo. La società patriarcale si aspetta che la donna reagisca all’oltraggio proseguendo il proprio cammino con passi silenziosi e discreti. Passi affrettati, appunto. E invece Maraini le fa parlare, queste donne.

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04/03/08

Paolo Costa, Comprereste un’auto usata da questo avatar?

Saul_leven_small_4 Voglio dire: comprereste un’auto usata da chi si relaziona con voi attraverso un alterego che – programmaticamente, anche se non dichiaratamente – fa da schermo alla sua identità reale, celandola o modificandola almeno in alcuni tratti? La comprereste, quest’auto, da un uomo che vuol farvi credere di essere robusto, calvo e dotato di una barba canuta da lupo di mare bretone, quando forse la sua apparenza reale (scusate, non è un gioco di parole) è assai diversa? Quando potrebbe barare anche sul proprio sesso? E se quest’uomo fosse una donna? La soluzione è in fondo al post.

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19/02/08

Paolo Costa, Rovistando fra la spazzatura

"Forse questo nostro dialogo si sta svolgendo fra due straccioni soprannominati Kublai Khan e Marco Polo, che stanno rovistano in uno scarico di spazzatura, ammucchiando rottami arrugginiti, brandelli di stoffa, cartaccia, e ubriachi per pochi sorsi di cattivo vino vedono intorno a loro splendere tutti i tesori dell'Oriente."

(Italo Calvino, Le città invisibili)

Spazzatura_3 L’organizzazione è uscita con le ossa rotte dal secolo che l’aveva posta sull’altare, innalzandola a dignità di scienza. Ben lo sanno i manager: quanto più si ostinano a organizzare, tanto più si trovano poltiglia fra le mani. Perché dunque ci interessano le reti sociali abilitate dalle tecnologie informatiche?

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12/02/08

Paolo Costa, Sublimazione tecnologica: scorciatoria etica o nuova estetica?

La prospettiva postumanista, nella quale ci proietta la diffusione delle tecnologie numeriche, significa non un’elusione del corpo, ma un suo smarrimento. Una sorta di dolce, vertiginoso naufragio. Il corpo introietta l’artificio tecnologico: il bios allo stato puro non esiste più. Sperimentiamo forme di soggettività estese, aumentate, protesizzate. Siamo noi, a sentire, o piuttosto la macchina che in noi è incorporata? Siamo diventati sensori senza corpi (vedi mio post precedente), anziché corpi senzienti?

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05/02/08

Paolo Costa, Cattura e annullamento numerico del corpo

Forse non tutti saremo extropiani (vedi mio post precedente), ma probabilmente tutti rischiamo di essere scopofili. E, a ben considerare, anche questa rappresenta una fuga irresponsabile dal corpo e dalle sue istanze. La proliferazione di immagini, resa possibile dall’avvento delle tecniche di digitalizzazione, ci pone in una condizione di voyeurismo permanente.

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29/01/08

Paolo Costa, Transumanesimo e trascendenza tecnologica

Conoscete gli extropiani? Sono una setta bizzarra, con base a Los Angeles, la quale propugna l’extropy (‘extropia’), ovvero l’uploading della coscienza umana – sinapsi dopo sinapsi – in un software di emulazione installato su un computer. L’idea è di trasferire tutte le funzioni del cervello umano all’interno del programma, fino a rendere inutile la struttura fisica, fino allo spegnimento del corpo con un semplice click di interruttore. Questa cyberutopia, descritta con dovizia di particolari da Hans Moravec in Mind Children (1988), postula l’inessenzialità del corpo all’essere umano.

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21/01/08

Le aziende e gli scambi, 3 - Ancora a proposito di post-umanesimo, di Paolo Costa

Andate a vedervi la videoinstallazione di TAFKAV (The Artist Formerly Known As Vanda), presentata al recente Body Process Art Festival (Istanbul, 9-11 novembre 2007). Mi sembra un esempio interessante di riflessione sulle condizioni della comunicazione in epoca di post-umanesimo. L'idea è che la nostra relazione con le forme di vita biologica si dia, in misura crescente, come "negoziato culturale". Il che esclude una visione umanistica ingenua, in cui fra noi (al centro) e la natura (intorno) ci sia sostanziale armonia. Vi rimando alla work explanation dell'autore, Francesco Monico, e all'intervista rilasciata a Digimag.

Paolo Costa

14/01/08

Le aziende e gli scambi, 2 - Sulla convergenza rettamente intesa, di Paolo Costa

8850326297_2 Sorprende che qualcuno parli ancora di convergenza esclusivamente in senso tecnologico. Dovrebbe essere chiaro, ormai, che la convergenza non è un coltellino svizzero digitale. Un buon viatico contro questa visione è costituito dalla prospettiva di Henry Jenkins, direttore del Comparative Media Studies Program del MIT. Jenkins ha sempre guardato alla convergenza delle culture, più che a quella delle piattaforme. La convergenza ha a che fare con le modalità di circolazione dei contenuti e delle idee (il flusso). Le riflessioni di Jenkins, ordinate in senso cronologico nel suo blog, sono sistematizzate in un volume disponibile da pochi mesi in edizione italiana (Cultura convergente, Milano, Apogeo, 2007), la cui lettura è largamente raccomandabile.

Il concetto che amo riprendere, in particolare, è quello di “convergenza grassrooots”. Uno dei portati maggiori dei cosiddetti new media consiste nella possibilità, per i consumatori, di annotare, modificare, espropriare e ridistribuire un contenuto. Spesso questi flussi di contenuti mediatici, informali e non autorizzati (grassroots, appunto), si muovono in contrapposizione agli obiettivi della convergenza corporate, cioè i flussi diretti in una prospettiva commerciale. Interessante, in questo senso, l’analisi che Jenkins fa della fan fiction nata intorno ai libri di Henry Potter. “Le grandi aziende immaginano la partecipazione come qualcosa da poter accendere e spegnere, incanalare e instradare, mercificare e vendere. I proibizionisti tentano di impedirne la variante non autorizzata, mentre i collaborazionisti provano a tirare dalla loro parte i creatori grassroots. Sul fronte opposto, i consumatori rivendicano il diritto di partecipare alla della loro cultura nei loro termini e nelle loro modalità.” (p. 179)

Da vedere:

The Daily Prophet (esempio di fan fiction nato intorno alla saga di Henry Potter)

Perfect Immagination (sul concetto di beta-lettore, che dialoga con l’autore di un testo prima che quest’ultimo sia pubblicato)

Paolo Costa

13/01/08

Le aziende e gli scambi - Dichiarazione di intenti, di Paolo Costa

Il programma, oggi più che mai, mi sembra essere quello di una critica umanistica alla tecnologia, una critica cioè che parta da un nocciolo pervicace di umanità, nel tentativo di verificare quali spazi esistano per una scelta dell'individuo nella tecnosfera globale.  Esercizio reso complesso proprio dalla circostanza nuova in cui ci troviamo. La velocità di fuga delle nuove tecnologie supera di gran lunga quella della nostra elaborazione simbolica e ci sottopone a un costante tech-leg. D'altronde è alterata la percezione stessa della realtà: a quella in atto, materiale, atomica, corrispondono infinite realtà in potenza, virtuali, aumentate.  Ma proprio questi vincoli rappresentano, al tempo stesso e per paradosso, il nostro vantaggio competitivo nei confronti delle tecnologie. Lo stato della tecnologia è per definizione provvisorio e quindi obsoleto. Ciò che si salva, in questa obsolescenza, è l'individuo. Un individuo nuovo, capace di esplorare futuri inauditi e di selezionare possibilità.

Abbiamo i nostri nemici. Il primo si chiama determinismo tecnologico. È l’idea che la tecnologia "abbia impatto" sulla società, come un martello impatta su un chiodo. Noi riteniamo semmai che lo sviluppo tecnologico e le pratiche sociali si co-determinino. Il secondo nemico è più difficile da scovare. È una visione ingenua, insostenibile dell’umano. Perché l’interazione fra essere umano e tecnologia ha cambiato non solo intensità, ma anche qualità. Le tecnologie dell’elettricità hanno un doppio effetto, già analizzato da McLuhan: da un lato producono un’apertura virtualizzante dell’umano, dall’altro rendono l’inorganico sempre più somigliante all’organico.

Nella definizione di umano non si può prescindere da ciò che umano non è, e soprattutto non si può prescindere dall’organico. Non solo il corpo deborda oltre i confini della propria pelle attraverso estensioni tecnologiche, ma accoglie al suo interno l’alterità, ed è “agito” dal complesso relazionale che si produce tra sé e il mondo.”

(Mario Pireddu, in Post-umano. Relazioni tra uomo e tecnologia nella società delle reti, Milano, Guerini e Associati, 2006, p. 21).

Cominciamo a sentirci più a nostro agio quando parliamo di post-umanesimo.

Paolo Costa

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