Marco Minghetti -

Le aziende e gli occhi

10/06/08

Il teatro nella formazione per la sicurezza

Mascheraneutra La legge dà alle aziende indicazioni precise sull’obbligo di formazione nell'ambito della sicurezza; se la cornice normativa è fondamentale, la criticità consiste nel trovare il modo di progettare ed erogare un tipo di formazione che realmente possa modificare gli atteggiamenti ed i comportamenti disfunzionali.

Acquisire una nuova conoscenza, persino riconoscere che sia veritiera, si rivela insufficiente nel promuovere modifiche ai comportamenti di persone legate a vincoli organizzativi spesso in contrasto con le esigenze della prevenzione>: sapere, per esempio che le maschere difendono dalle polveri, saper cosa fare (la maschera si usa in questo modo, in queste circostanze…) non vuol dire che i lavoratori automaticamente useranno il prescritto Dispositivo di Protezione individuale. Questo naturalmente nell'ipotesi migliore e cioè che gli stessi siano presenti, infatti non è detto che il datore di lavoro a sua volta, pur avendo acquisito informazioni atte a dimostrargli che, conti alla mano, è suo interesse investire in sicurezza, si deciderà ad agire in questa direzione.

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07/06/08

Quel video fa l'azienda: i revisori edizione YouTube

di Andrea Notarnicola

Le imprese di revisione, tacciate per anni di grigiore e di scarso appeal, hanno deciso negli USA di investire sulla comunicazione interna, creando esperienze video e polisensoriali dedicate alla Generazione Y. Risultato? Sono oggi ai vertici delle classifiche delle imprese "dove è meglio cominciare una carriera".

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01/05/08

C'era una volta New L-Deal: vedere X servire

A spasso nelle città europee negli anni in cui si facevano passi avanti nel servizio e nell'esperienza: dal 2002 al 2006 tra Londra, Barcellona, Parigi, Berlino, Bruxelles con un salto oltre oceano. Per poi tornare in Italia e scoprire che la figura del servo a teatro (operazione del vedere) ci aveva già detto tutto, dalla commedia latina ad oggi.

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20/04/08

Un New L-Deal per il punto vendita

Attraversando le grandi città (Londra negli anni 2003-2007, Shanghai quest'anno), gli occhi scoprono che gestire il punto vendita è azione simile alla regia di uno spettacolo a teatro. Come a teatro infatti ogni dettaglio della rappresentazione che offriamo, dalla scenografia al gesto del servizio, dalle luci al contenuto d’intrattenimento, è frutto di una scelta precisa e consapevole. Il copione non è casuale: il risultato è la sintesi di una capacità creativa degli autori i quali scrivono un preciso copione. La regia integra tutte le arti, la parola e la musica, la scenografia e la luce creando un insieme coerente e di effetto. La sequenza delle azioni, la progressione e la durata degli eventi, i ritmi e i tempi rendono avvincente l’esperienza teatrale. L’imprenditore e il manager acquisiscono la capacità organizzativa propria del produttore teatrale il quale conosce tutte le regole della gestione anche legale di queste attività.

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29/03/08

Sorridi! Questo era il New L-Deal

Manipolazione o gratificazione? La serendipity del primo anno cattura dettagli negli hotel e nei luoghi di consumo: sono le foto degli employee of the month, esposti per segnalare persone che, con il loro comportamento ed il loro sorriso, hanno rappresentato al meglio i valori aziendali. Coinvolgimento della popolazione aziendale? O parte dello show-pping richiesto dai clienti?

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22/03/08

Città così vicina

Un nuova tappa del viaggio attraverso il nuovo mondo in cui si muovono le imprese e gli individui  visto con gli occhi di Andrea Notarnicola.

E’ in scena in questi giorni al Teatro Sloveno di Trieste “Città così vicina”, di Maiurs Isvaškevičius (generazione 1973), rappresentante di spicco della giovane generazione di scrittori e drammaturghi lituani che nel 2005 scrive un dramma contemporaneo sulla vita come “zapping esistenziale” o ricerca di uno zapping fuori dagli usuali contesti (il matrimonio, il contesto delle tradizioni, la propria città). Nello spettacolo il marito di Annika si allontana spesso da casa per andare in un “Città così vicina”, un luogo altro misterioso oltre il mare che la donna non ha mai conosciuto. Anche Annika decide di attraversare il mare, per scoprire i segreti di questa città e quindi i segreti del marito, ed esplora in questo luogo il suo “zapping” dei desideri.

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15/03/08

Il New L-Deal: il treno come format tv

Per la serie Le Aziende e gli occhi, un  nuovo viaggio di Andrea Notarnicola nel mondo dell'esperienza di consumo.

A voi è mai venuta la voglia di iniziare un percorso di serendipity?

L’idea di iniziare il viaggio che ho chiamato New L-Deal mi era venuta su un treno nel 2003. Sì, preferisco il treno all’auto o all’aereo. Il treno ha un palinsesto di stazioni e mi permette di muovere gli occhi – appunto gli occhi - dove voglio io (e non di doverli tenere necessariamente puntati avanti).

Non ero però in Italia. Stavo arrivando a Londra.

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08/03/08

C'era una volta New L-Deal

Esiste un diario degli occhi? Provate a scrivere il vostro. Io, che saltuariamente butto l’occhio dentro questo blog e partecipo, potrei scrivervi il mio. Per quattro anni ho vissuto il mio percorso parallelo, un “altrove” di visite, esperienze sul campo, osservazione e serendipity in sigla New L-Deal (new living deal? new learning deal? new London deal?). Ormai è troppo tardi perchè io decida i contenuti di questa l, perché il “cammin di nostra vita” nell’economia dell’esperienza è terminato.

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04/02/08

Last letters from Hav

Per la serie Le aziende e gli occhi, Andrea Notarnicola ci scrive un post da Hav, la città che non esiste.

Rileggendo le città invisibili, più volte ho ripensato all’opera di Jan Morris. Ho conosciuto questa autrice grazie a Trieste: nella mia città avevo sentito parlare dell’opera “Trieste and the meaning of nowhere”, scritta da un soldato americano che aveva vissuto gli anni del secondo dopoguerra nel capoluogo giuliano occupato sino al 1954 dalle forze alleate.

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28/01/08

Marylin!

Lucilla Giagnoni, una  delle cento personalità mutanti della LMS , è in scena a Milano dal 29 gennaio al 10 febbraio.Image9

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13/01/08

Le Aziende e gli occhi 1, di Andrea Notarnicola

Occhi per leggere uno sguardo, occhi per esprimere, occhi per cogliere il dettaglio di un servizio, occhi per assistere allo spettacolo dell’offerta, occhi per navigare. Nell’era dello show-pping, nella quale l’esperienza commerciale si trasforma in un servizio spettacolare, gli occhi sono protagonisti. Certo, l’esperienza del cliente si dice debba essere polisensoriale, eppure la radice stesso della parola “servizio” è indoeuropea ed è “swer” cioè vedere. “Felice chi ha ogni giorno Fillide sotto gli occhi e non finisce mai di vedere le cose che contiene". Tutta la retorica manageriale richiama la ricchezza del vedere e il valore creato per coloro che possono con gli occhi cogliere l’innovazione di un prodotto di design, un lettering originale, una immagine generativa. La grande città del marketing dell’esperienza (è una città, ma possono essere davvero “una, nessuna, centomila”) si fonda sulla capacità dei servizi di diventare palcoscenici unici nei quali il cliente sta al centro. Dai punti vendita all’hospitality, dal sito on line al cinema in un film ricco di product placement, dagli eventi all’ambiente commerciale di una città, l’immagine avvolge complessivamente, oltre lo spot da trenta secondi, colui che vive nella città del business. Anche all’interno delle aziende, l’organizzazione vuole farsi vedere: con la comunicazione interna complessiva, attraverso convention spettacolari, eventi formativi ricchi di esperienze, business tv, siti intranet ecc. “la città sembra continui in prospettiva moltiplicando il suo repertorio d'immagini” (Moriana). Ed è protagonista il manager che si fa vedere: in un convegno, in un evento, in diretta con i suoi collaboratori. La comunicazione multimediale facilita questo protagonismo degli occhi: l’organizzazione virtuale rappresenta una immagine dell’organizzazione reale e la diventa. Del resto “la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio” (Valdrada). Eppure mai come in un’epoca in cui tutto deve essere così visibile, le imprese sembrano così invisibili, sfuggenti. La loro stessa offerta sembra evanescente. “Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un'ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame” (Bauci). Le imprese stanno lassù, lontane dalla realtà, e si presentano con le loro immagini, insieme alla politica, alle organizzazioni non profit, alle chiese. Mille immagini evocano la presenza di organizzazioni che sembrano in realtà non esistere, lasciando nella solitudine l’individuo circondato da tante immagini e da poche autentiche relazioni. Cosa evocano al manager di questi anni gli occhi delle città invisibili di Calvino? “È l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma”. E l’umore delle persone delle aziende, secondo la mia esperienza, è in media abbastanza basso. Non parliamo neppure dell’umore dei clienti. Se gli occhi vedono ciò che l’umore dice di vedere, non basterà elevare alla ennesima potenza il numero delle immagini. Ciascuno vede, pur avendo davanti agli occhi un affastellarsi di immagini, il grande vuoto. Prendete l’immagine delle aziende o di una sola e ditemi cosa ci vedete.

Andrea Notarnicola, consulente di direzione, opera dal 1997 per l’integrazione dei linguaggi del mondo delle imprese, del teatro e della multimedialità. E' partner di Newton Management Innovation, docente di corporate tv all’Università Cattolica di Milano, coordinatore dei format e dei linguaggi di MASTER 24, il primo master a distanza del SOLE 24 ORE.

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