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Le Aziende In-Visibili -

Economia

07/13/2009

Il locus loquens della pietra gabina

Genio e regolatezza

Genio e regolatezza XV

Di Piero Trupia

“Non vi racconterò delle cazzate”, aveva esordito   allegramente, “cercheremo invece di capire insieme

ciò che davvero interessa anche voi”. Doveva togliere, sfrondare. Avrebbe fatto piazza pulita di tutto quello che era ormai morto e sepolto, di tutto quello che era sedimentato in gravose incrostazioni nozionistiche, di ciò che aveva contribuito a creare generazioni di frustrati, avrebbe cancellato le parole e anche i pensieri più negativi e oppressivi. In cambio avrebbe dato alla classe parole di verità, parole sincere sulla bellezza del mondo, avrebbe raccontato la saggezza dei savi, avrebbe mostrato il valore degli esseri umani. […] La sapienza antica […] impregnava di sé quei giovani che per troppo tempo erano stati assetati del vero, senza nemmeno esserne coscienti.”

Episodio N° 41 de  Le Aziende In-Visibili Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini Di Luigi Serafini

 

 

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CATEGORIE: Economia

07/05/2009

Una comunità di narrazione

Genio e regolatezza XIV

Dorica Castelli Jesi

 

Sembrava impossibile che dietro gli specchi del bazar delle illusioni potesse esserci tutta quella vita vera e palpitante che si dava appuntamento per non dimenticare il bello e il buono dell’umanita […] senza saperlo molti si ritrovavano lungo quella rotta e la sosta in quelle notti significava, per tutti, cambiare abitudini e avere voglia di non dimenticare la forza di quegli incontri.

 

Dall’Episodio N° 33 de Le Aziende in-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini

 

 

C’è una deriva delle parole: se hanno successo, vengono a rappresentare il tutto, essendo nate per designare una parte. È il caso di ‘distretto’, del quale si parla come se tutto il tessuto industriale italiano fosse strutturato per distretti.

Il distretto è caratterizzato dalla prevalenza di un’attività di settore o di prodotto. Tale il distretto della sedia in quel di Udine. Ma quando si dice ‘distretto della Brianza’, si trascura che colà c’è  il mobile e c’è dell’altro.

Voglio ora parlare di altre zone ben definite, unitarie, ma dove coesistono molteplici attività che mantengono tra loro un’integrazione. Le integra una rete di rapporti di fornitura e di servizio che si estende alle istituzioni locali (scuola, P. A.). In più l’attività produttiva è legata a una specifica potenzialità  della zona, quella di genius loci. Ho proposto la denominazione di loci per queste zone.

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06/29/2009

Sa attendere chi viene dalla terra

Genio e regolatezza XIII

Di Piero Trupia

 

 

Nel suo bazar fa carriera solo chi si rende conto dell’altro e realizza che il nemico è in agguato, ma  non fuori bensì dentro. Si, dentro di te. Ha un nome buffo […] si chiama Ego.

Nel bazar […] ognuno impara ad ascoltare se stesso. […] lo stress non c’è […] ti accorgi di una piccola grande Magia […] tutto fila a meraviglia.

Episodio N° 32 de Le Aziende In-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini. Libri Scheiwiller, 2008.

 

Non esistono prodotti poveri, se chi li fabbrica sa arricchirne le prestazioni; non esistono prodotti maturi se si riesce a individuarne nuove prestazioni. Vale per la ruota, la terza invenzione dopo la scheggia di selce, il fuoco e il tronco rotolante.

L’azienda Rosolani di Jesi produce ruote di tutte le dimensioni: per le carrozzine, i carrelli del supermercato e i grandi veicoli industriali compresi i carrelli a spostamento automatico del magazzino merci. Ruote fisse e ruote piroettanti, a semplice rotolamento o motrici.

Non c’è niente di più penoso, per noi, dice l’omonimo titolare, di un carrello al supermercato o all’aeroporto cigolante, zoppicante o che va alla deriva, insensibile al comando, specie quando il carrello è sovraccarico, con merce, valige e un bambino. Per non parlare dei grossi carrelli industriali ove l’efficienza della movimentazione è un anello della catena del valore e il cedimento di una ruota può essere molto pericoloso.

Difficile comprendere l’accanimento negoziale di certi addetti agli acquisti. Non considerano che il prezzo da noi richiesto è il costo di una prestazione fornita e assicurata. Il principio value for money dice che non esiste prezzo alto, se è corrispettivo di un valore d’uso.

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06/22/2009

La perfezione della nicchia

Genius Loci e regolatezza XII

Di Piero Trupia

 

Eppure, e lo avrà pensato di certo anche    Bill H. Fordgate in qualche barlume di desiderio o di alcolico delirio, eppure un’azienda che ha in sé il suo essere perfetto sarà esistita, sarà stata pensata […]. Di certo ci sarà in qualche angolo di tempo e nella mente di qualche visionario dirigente […] un luogo da cui guardare nel passato per riprodurre futuro, anzi un luogo armonioso e amoroso, così platonicamente stabile e sferico da essere un’infinita proiezione del futuro, insensibile a scosse telluriche e scioperi, inattaccabile da esaurimenti nervosi e prepensionamenti forzati.

Dall’Episodio N° 31 de Le Aziende In-Visibili romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society con 190 immagini di Luigi Serafini

Libri Scheiwiller 2008

 

 

Spesso l’innovazione, quella utile non quella spettacolare e fine a se stessa come il Concorde, nasce da un ripensamento del vecchio invece che da un rinvenimento del nuovo. Nella fisica, nella chimica, nella matematica il nuovo ha un cuore antico. Si tratta di svelarlo, togliere i veli dell’ignoranza, diciamo meglio del saputo, participio passato, per liberare il sapere, infinito presente. Il sapere apre un orizzonte, schiude un sipario; il saputo si adagia in una scenografia nota e stabile. Si può asserire, nel senso di fortemente postulare, che la cornucopia della natura ha finora riversato solo una piccola parte del proprio contenuto, quel che trabocca dal suo arcuato corno. Il resto, il più sta nel fondo. Basti pensare all’antimateria e alla materia oscura. Ma anche da quel poco che si sa, si può cavare conoscenza utile e inedita per la soluzione di problemi tecnici e produttivi.

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06/19/2009

Il manager di ghiaccio

Da un insuccesso professionale si può risorgere. Per quanto grave sia stato l’errore è il caso di mettersi a caccia di una via d’uscita. Perché isolarsi non serve, fuggire è vano, nascondersi è inutile: non esistono luoghi assolutamente appartati, si lasciano sempre tracce, si verrà comunque scovati.

E’ un po’ come alle alte latitudini del globo, quando un lungo inverno copre di ghiaccio ogni segno ed indizio, illudendo che le prove, le testimonianze, le impronte della vita verranno cancellate. Ma poi, per quanto breve, verrà l’estate, i ghiacci si scioglieranno, la terra riapparirà e i residui maleodoranti del nostro passato rispunteranno inesorabilmente. Perché il ghiaccio ha una memoria.

Lo stesso ricordare di cui parla la svedese (di nascita)-canadese spagnola gallese (d’adozione) Kitty Sewell, nel suo recente best seller (tradotto in 14 lingue in 20 paesi del mondo) “La memoria del ghiaccio”. Lo stesso fuggire di Dafydd Woodruff, chirurgo di Cardiff protagonista del romanzo, che scappò lontano, al Nord, dopo un gravissimo errore professionale giovanile, e che al tempo attuale di narrazione vive in Uk, apparentemente immune dai ricordi di quel suo passato.

L’importante è la buona fede - che certo non esime dalle responsabilità e che, anzi, può rendere anche più severa la valutazione sulla propria eventuale inettitudine professionale - ma che comunque salva l’etica, la moralità dei comportamenti, la deontologia dell’agire. Perché oggi, proprio nella bufera della crisi, che non è solo economica ma anche di capacità gestionali dei manager, ciò che si chiede per non perseverare negli errori del passato è prima di tutto la buona fede, l’etica degli affari e del gestire che dovrà essere premessa di ogni business.

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06/14/2009

Ogni impresa in questo paese è documento e monumento

Genius loci e regolatezza XI

Di Piero Trupia

[…] a ogni incrocio c’è un monumento che consiste solo d’un piedistallo, solitamente vuoto. […]”Avrai visto molti gestori delle risorse impazzire per il paradosso del monumento vuoto”, disse Deckard a Vajanel, il saggio Direttore Amministrativo [...] Non è un vuoto [….] è  un monumento all’esistenza di ogni singolo cittadino […] che, se volesse, potrebbe esserne il testimone <essente>”…  

Dall’Episodio N° 29 de Le Aziende In-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society Con 190 immagini di Luigi Serafini Libri Scheiwiller 2008

 

Negli anni ’70 i guru del marketing srategico proclamarono una nuova dottrina: la nicchia era la morte della creazione di valore e i beni maturi sarebbero stati prodotti a costi stracciati nei paesi del nuovo sviluppo: impossibile competere. Le piccole imprese italiane conviviali e di genius loci non disobbedirono consapevolmente, né argomentarono la loro persistenza nel vecchio. Semplicemente ignorarono la notizia e andarono avanti per la loro strada. Nessuna meraviglia: l’industria italiana era considerata decotta e strutturalmente ai margini del mercato globale che di lì a poco sarebbe stato l’unico riferimento e l’Italia sarebbe stata definitivamente espulsa dall’economia moderna e ricacciata nell’economia agraria. Le cose non sono andate così e fin qui niente di strano. Si può sbagliare previsione. Strano è invece che nessuno di quei guru abbia riconosciuto l’errore e fatto autocritica. L’industria italiana infatti, proprio alla fine degli anni ’70, diventava uno dei protagonisti dell’industria mondiale, tra i primi sette paesi produttori ed esportatori.

In quegli stessi anni maturava l’offensiva giapponese contro l’industria tradizionale italiana degli strumenti musicali. L’offensiva sbaragliò il centenario sistema produttivo di fisarmoniche di Castelfidardo, ma la disfatta fu una grande opportunità per quel distretto. I produttori di fisarmoniche si spostarono sulla fascia alta e altissima e conquistarono una supremazia mondiale negli strumenti da concerto e per amatori sofisticati, ovviamente a dimensione mondo.

In quegli stessi anni nel locus jesino rinasceva Paradisi che si spostava dalla minuteria meccanica generica a quella di precisione. In particolare le microviti che fissano le lamelle vibranti delle fisarmoniche di Catelfidardo. Vite e lamella fanno un corpo unico vibrante e anche la microvite diventa organo vibrante e musicale.

Mi hanno spiegato, alla Paradisi, che la produzione di fascia alta non si può improvvisare né può essere affidata unicamente o principalmente alle macchine. Le macchine fanno quel che l’operatore vuole che facciano e l’operatore è anch’esso una macchina biologica o bionica per una parte del suo operare, ma per un’altra parte è una mente che apprende, sbaglia e apprende dall’errore, sceglie, decide, giudica liberamente. Gli strumenti musicali vanno accordati e l’accordatura richiede una capacità globale dell’accordatore, correntemente chiamata ‘orecchio’, ma questa macchina bionica è al servizio di una mente nutrita da una cultura e da una storia. La storia del nostro paese da Augusto ai nostri giorni.

Paradisi è una delle innumerevoli imprese italiane  che è ‘uno di uno’, non ‘uno di molti’. Una peculiarità senza confronti che sfugge alle descrizioni statistiche generalizzanti; può essere soltanto narrata e non catalogata. Nel locus jesino e in tutti gli altri loci della Peninsula Locorum, ogni impresa è documento e monumento della e alla capacità inventiva e innovativa a suo modo. È il modo  dell’italico molteplice genius.

N.B.: Le Aziende In-Visibili è un’antologia di squarci narrativi su un territorio inconsueto, eppur riconoscibile, e che, alla fine, diventa familiare. Un doppio veridittivo e, alla fine veridico, di quegli insediamenti produttivi continui che incontriamo ai lati delle strade del nostro paese. La loro verità ci sfuggirebbe, senza la rappresentazione straniante, eppur perentoria, del romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society.

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06/08/2009

Humanisic Management, reale prima che sognato

Genius Loci e Regolatezza X

Di Piero Trupia

 

L’operazione Humanistic Management e il relativo Manifesto lanciato da Marco Minghetti nel 2004. non nacquero da una ricerca empirica. Le tesi del Manifesto non riportano dati reali; illustrano dati sognati che rispecchiano dati reali nell’universo parallelo della razionalità pura, quella della leibniziana Characteristica Universalis. Si parte dal concetto puro di impresa e da lì si giunge, per logica deduzione, alla forma della convivialità e alla condizione di mondo vitale come variabili necessarie di una buona performance produttiva.

Di contro a questo sogno c’era e c’è la testimonianza della drammaturgia scespiriana, il “marcio” in Danimarca evocato da marcello e “le orge triviali che fanno di noi il ludibrio di altri popoli” dell’imprecazione di Amleto. Ma alla fine, dopo il sacrificio, anche in Shakespeare la nobiltà vince, pooichè vive e silenziosamente opera. Alla fine, immancabilmente, “il bosco di Birnam si muove verso Dunsiname”.

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06/01/2009

Un’officina di riparazioni diventa un’impresa globale

Genius loci e regolatezza

Di Piero Trupia

L’impresa italiana conviviale di genius loci assume nel mercato forme organizzzative originali e persegue una sua peculiare innovazione di prodotto. I due obiettivi sono strettemante collegati. FIEM SICE (Jesi) nasce nel 1990 con la presa in affitto di un’industria meccanica dissestata. Cresce in tre anni, cambia prodotto e ragione sociale e si colloca nel mercato della fornitura di componenti a livello globale.  Siamo lontani dalla prassi del private equity che acquista imprese dissestate per risanarle e rivenderle con profitto nel più breve tempo possibile. Nelle Marche, si sa, vige un forte sentimento proprietario, con l’impresa che diventa parte della famiglia.

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05/26/2009

Moda e tecnologia it

“Quali sfide per il settore Moda. Artigianato globale e innovazione IT: due fattori chiave per competere con successo”. E’ questo il tema del convegno che si è svolto ieri in Assolombarda a Milano in occasione della presentazione dell’indagine su moda e tecnologia, realizzata dalla Fondazione Italiana Accenture e dalla Fondazione Politecnico di Milano. 

Sono intervenuti:  Adolfo Urso, Viceministro al Ministero dello Sviluppo Economico; Giampio Bracchi, Presidente della Fondazione Politecnico di Milano; Fabio Benasso, Amministratore Delegato di Accenture; Gerolamo Caccia Dominioni, Amministratore Delegato Gruppo Benetton; Claudio Cattaneo, Vice Presidente GM Sistema Moda di Assolombarda; Marco Rotondo, Responsabile global della practice Fashion e Luxury di Accenture; Chiara Francalanci, Professore di Sistemi Informativi, Politecnico di Milano. Alla tavola rotonda, moderata dal direttore responsabile dell’Harvard Business Review Enrico Sassoon, partecipano: Luciano Bandi, Direttore Generale Divisione Filati di Loro Piana; Alba Cappellieri, Professore di design del gioiello, Dipartimento INDACO (Industrial Design, Arti, Comunicazione e Moda), Politecnico di Milano; Marina Garzoni, Fondatrice e Presidente Moda e Tecnologia; Ernesto Greco, Direttore Generale Gruppo Ferragamo; Donatella Paschina, CIO Ermenegildo Zegna Group; Carlo Privitera, Corporate CIO Luxottica Group.

 

Lo studio Fondazione Italiana Accenture-Fondazione Politecnico di Milano sottolinea aspetti innovativi del connubio tra creatività e tecnologia, con preciso riferimento ai fenomeni della globalizzazione e della delocalizzazione. In particolare, le soluzioni tecnologiche sono chiamate a ridurre la distanza tra azienda e cliente, fornendo a tutti gli attori della filiera le informazioni e gli input necessari alla costruzione di un’offerta altamente personalizzata. 

 

Tra le questioni aperte vi è però una realistica analisi di quale sia la capacità di adozione di tali opportunità da parte delle imprese del settore in Italia e quali i possibili sviluppi futuri.

 

Per dare una risposta significativa a queste domande, sedici tra le principali aziende italiane della moda che da sole rappresentano il 74% del fatturato delle grandi aziende italiane della moda, sono state coinvolte nella ricerca “Quali Sfide per il settore Moda: artigianato globale e innovazione IT”. I Chief Technology Officer (CIO) intervistati hanno descritto dettagliatamente lo stato dei sistemi informativi da loro gestiti e fornito valutazioni riguardanti le possibili aree di intervento.

 

La fotografia che emerge dall’analisi è sorprendente.

 

Da un lato, infatti, non sono state riscontrate correlazioni evidenti tra presenza globale, dimensioni aziendali e integrazione tecnologica: le aziende hanno fatto precedere la globalizzazione all'informatizzazione del processo di vendita, privilegiando la vendita in senso stretto rispetto all'utilizzo dei canali di vendita come mezzo per conoscere i clienti e migliorare il livello di servizio. Un vero e proprio artigianato globale.

 

Dall’altro lato, però, risulta evidente come si stia procedendo verso l’integrazione dei dati tra punti vendita e sedi centrali. Nel 75% dei casi sono condivisi i dati del cliente, nell’85% dei casi i dati di sell out, Infine nel 56% dei casi è possibile effettuare una tracciabilità del prodotto lungo il suo ciclo di vita. 

 

Se la tecnologia può offrire ampie opportunità di sviluppo nel supportare la relazione con i clienti ad oggi solo nel 13% dei casi i sistemi di Business Intelligence elaborano i dati raccolti sui clienti e nessuna azienda traccia lo stock out.

 

Il punto vendita rimane il principale canale di contatto tra aziende e cliente, ma nel contesto globale riveste sempre maggiore importanza la capacità di presidiare efficacemente anche il canale web il cui grado di maturità è ancora piuttosto basso. L’analisi delle aziende del campione ha rivelato come solo il 13% abbia un sito con “maturità” elevata, mentre il 53% non ha affatto un sito internet con funzionalità di e-commerce, o comunque ha un sito molto poco sviluppato e utilizzato.

 

Il 73% delle aziende intervistate mantiene traccia dei difetti di produzione, ma l’integrazione tra i sistemi utilizzati da aziende e façonisti avviene solo nel 13% dei casi.

 

La ricerca fa emergere come i margini di miglioramento sono ancora piuttosto ampi, soprattutto per quanto riguarda il ruolo giocato dall’ICT nella gestione della qualità della relazione con i clienti. Iniziando dal punto vendita, spiccano numerose soluzioni in grado di garantire contemporaneamente una customer experience distintiva, la raccolta di informazioni fondamentali per il monitoraggio e la comprensione delle abitudini d’acquisto. Tra le soluzioni che incidono direttamente su tutte le fasi del ciclo relazionale tra store e cliente possiamo citare le vetrine interattive e i “magic mirror” per la fase di attrazione del cliente (attract), le tecnologie di riconoscimento e di CRM (Customer Relationship Management) per il momento di accoglienza (welcome), gli “interactive shelf” e i sistemi di analisi dell’audience di contenuti proiettati su uno schermo per la proposta di contenuti esperienziali (experience), la “digital pen” per la fase di check-out.

 

Dal 2003 al 2007 il settore ha vissuto una forte crescita con un tasso di incremento medio annuo (CAGR) del 5%. L’effetto della crisi globale, che si è espresso principalmente in una contrazione dei consumi, ha visto le vendite contrarsi del -6% nel 2008 rispetto all’anno precedente.

 

Sono dunque numerosi i fattori di complessità che devono poter essere governati contemporaneamente nei nuovi scenari globali del settore moda, e l’innovazione tecnologica, diventa lo strumento-chiave per gestire, in ottica evolutiva, la clientela, la distribuzione, la supply chain, i brand e i prodotti.

 

“L’information technology ha portato a innovazioni che oggi costituiscono un fondamento imprescindibile per lo sviluppo del settore – commenta Giampio Bracchi, Presidente della Fondazione Politecnico di Milano – ma hanno una reale utilità solo se esistono le condizioni necessarie ad attuare il cambiamento. L’auspicio è che il quadro presentato oggi, ancor più nel contesto della crisi che stiamo attraversando, possa costituire un utile strumento di lettura e di comprensione del ruolo chiave della tecnologia, a volte considerata di secondaria importanza ma, a nostro avviso, fonte primaria di innovazione e vantaggio competitivo, anche e soprattutto in un settore ad elevato valore aggiunto come quello della moda.”

 

"L'eccellenza di prodotto è certo un asset centrale del successo della moda italiana nel mondo ma è questo il momento in cui le nostre imprese devono saper compiere un salto di qualità strutturale per il quale il ruolo della tecnologia è assolutamente centrale - afferma Fabio Benasso, amministratore delegato di Accenture. Parlare di imprese con tecnologia globale significa adottare operatori capaci di dare la stessa qualità di servizio a livello mondiale, competenze diffuse, infrastrutture, chiarezza, semplicità di approccio e visione strategica. Credo che la capacità di adottare tali soluzioni strategiche permetterà al Made in Italy di liberare un enorme potenziale e di aumentare le occasioni di espansione internazionale di un settore ad alto tasso di crescita come quello della moda".

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05/23/2009

Le sfide della Moda

Il mercato della moda e del lusso nel 2008 è stato stimato circa € 950 miliardi. Dal 2003 al 2007 ha vissuto una forte crescita con un tasso di incremento medio annuo (CAGR) del 5%.  

L’effetto della crisi globale, che si è espresso principalmente in una contrazione dei consumi, ha visto le vendite contrarsi del -6% nel 2008 rispetto all’anno precedente. Ma nonostante tutto il sistema Moda si è attestato nel 2008 come uno dei pochi settori manifatturieri con saldo in attivo (fonte: Camera Nazionale della Moda Italiana).   

Il convegno Quali Sfide per il settore Moda che si terrà lunedì 25 maggio presso la sede di Assolombarda di Milano offre l’occasione di presentare e discutere insieme ad aziende leader di mercato, referenti del mondo accademico ed istituzionale, i risultati di una ricerca condotta da Fondazione Italiana Accenture e Fondazione Politecnico di Milano per indagare lo stato attuale del sistema Moda, le sue peculiarità, ma soprattutto le sue sfide per il prossimo futuro. 

La ricerca presentata, frutto di un confronto tra 16 aziende che insieme registrano il 74% del fatturato italiano della moda, fa emergere come il vero vantaggio competitivo risieda oggi nella capacità di evolvere attraverso un modello di offerta dinamico e reattivo. L’innovazione tecnologica è la bussola per percorrere questa strada senza rischiare di perdersi.

 

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05/11/2009

L’industria del trend-setting guarda oltre la crisi

Genio e regolatezza VII

Di Piero Trupia

 

Era il capo che lo chiamava da un qualche altrove […]voleva informazioni acclarate, dati certi, algoritmi che potessero fornire illuminazioni univoche sul futuro. […] Deckard rivolse lo sguardo a quel riflesso baluginante della coscienza di Fordgate, a quello spettro cui sfuggiva il punto essenziale. […] che il mondo, aziendale o individuale che sia, è costituito da mondi, da opzioni diverse, da influssi sottili fra ciò che è visibile e ciò che non lo è […] quella singolarità instabile, perché congetturale, potenziale, molteplice, di cui tuttavia dobbiamo essere consapevolmente responsabili per poterla rinnovare ogni giorno. “Mi sta parlando di sogni, Deckard. Non sarò così folle da preferire quelle immagini confuse alla chiarezza della veglia” […] “Faccia come crede”, rispose Deckard.

Episodio N° 23 de Le Aziende In-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society, Libri Scheiwiller, 2008.

Smentite le fosche previsioni per l’industria italiana che ancora una volta si dimostra coriacea e capace d’iniziativa quando serve.

Prima la FIAT ora il legno-arredo. Contro questa tendenza reale il catastrofismo dei media che, per vendere il loro principale prodotto, gli spazi pubblicitari, devono fare audience e il miglior modo per farla è l’allarme sociale.

A dire il vero pesava un’ombra sulla vigilia del Salone del Mobile di Milano (24-27 aprile 2009). Quanti produttori avrebbero comprato gli spazi? Quanti visitatori? Da quanti e quali paesi? Quanti compratori? Quanti contratti firmati? Abbiamo la risposta: esattamente quanto nel 2008, anno di boom rispetto al 2007. Espositori 2.700 e 500 sono rimasti fuori per mancanza di spazio, 308.000 visitatori in quattro giorni, di cui 144.000 stranieri provenienti da 145 paesi compreso l’ospite inatteso, il Sud Africa. In più, il fenomeno in crescita, per dimensione e successo, del Fuori-Salone, sale espositive, mostre, spettacoli ed eventi all’insegna della creatività sparsi nel territorio urbano, centro storico e zona di Porta Genova.

Creatività è stata la parola d’ordine di questo Salone 2009.

Il design ha furoreggiato in particolare nella vasta sezione Euroluce, sistemi e apparecchi per l’illuminazione.

Ad ogni edizione di Euroluce si pensa che non ci sia più nulla da inventare nel settore e si è smentiti ad ogni nuovo appuntamento.

All’insegna dello charme de l’impossible la sfida di quest’anno: ecologia e fascia alta dell’offerta a sfidare la crisi. È il modo per battere la concorrenza della produzione a basso costo dei newcomer con  l’ecologia che risponde a un bisogno profondo della clientela, soprattutto nelle nuove generazioni: meno consumo, fino all’80%, ed eliminazione drastica degli inquinanti come il mercurio.

Il Salone ha generato alcune iniziative imprenditoriali. Una responsabilità di Federlegno-Arredo per l’arredamento degli spazi espositivi di Expo 2015 e, nell’immediato, di quelli del G8 a l’Aquila nonché la costruzione, sempre a L’Aquila, di alloggi temporanei e definitivi in legno ecologici e a prova di un ottavo grado Richter.

Gli operatori presenti al Salone nelle numerose interviste concesse – 5.500 i giornalisti accreditati da ogni parte del mondo – hanno accantonato il tradizionale umor nero del contadino per il quale o piove troppo o troppo poco. Hanno sfoggiato fiducia anche per il futuro immediato: manterremo una quota di export superiore al 60% della produzione sempre con un’offerta di fascia alta per il design e la qualità dei materiali. E’ l’unico modo per competere con i paesi emergenti, senza dimenticare la domanda qualificata che proviene da queste aree.

Il Salone del Mobile ha riconfermato il genius loci dell’economia di servizi alla nostra maniera. Non finanza creativa ma il trend-setting del nostro design del quale si è fatto sfoggio nei quattro giorni milanesi. Consolante, in particolare, il Salone Satellite aperto a giovani designer provenienti da tutto il mondo. L’Italia esporta cervelli e importa designer. Uno dei nostri paradossi.

L’indotto generato dal Salone in tutte le sue articolazioni è stato di 300 milioni di €.

Il trend-setting è un industria ad alto valore aggiunto nell’immediato, altissimo nel medio periodo.

N.B.: Tratto narrativo caratterizzante de Le Aziende In – Visibili è il facile configurarsi nel corpo del racconto di una pluralità di mondi, sovramondi, ultramondi esterni e interni alla coscienza, nel senso di immanenti o trascendenti rispetto a essa, reali e virtuali. È un’applicazione creativa della dottrina dei mondi possibili, configuratasi, all’inizio del secolo scorso, ad opera di logici finlandesi, Van Wright e Hintikka in primo luogo. Una vecchia idea di Leibniz, secondo il quale anche il nostro, apparentemente realissimo mondo, è, dal punto di vista metafisico, un mondo possibile tra gli altri. Mondi possibili costituiti o da costituire. I primi, quelli di altri sistemi solari, galassie, universi paralleli o universi divergenti, antimondi. Di essi possiamo dire ben poco e quel poco ha un basso grado di plausibilità, in quanto frutto di una mera estensione del mondo che conosciamo e che non possiamo affatto considerare il modello unico e universale. Paradossalmente, maggiore plausibilità hanno i secondi, quelli progettati e quelli che forma la fantasia creativa della narrazione o del mito. Sono mondi di noi, tra noi. Quello dei cibernauti e quello dei Benedettini di Monte Oliveto Maggiore (dal 1313), quelli delle curve sud e nord e quello sulla vetta del Monte S. Giuliano, sopra Trapani a Erice, il Centro di Ricerca di Fisica Superiore Ettore Maiorana, nonché la Comunità

di Andrea Rostagno, che sopravvive a se stessa dopo l’assassinio del suo omonimo fondatore, e che sta ugualmente a Trapani al livello del mare. Infine, quello dei Saloni di cui sopra, generati dal primitivo Salone e gli altri al momento in gestazione. Il motore narrativo dei mondi possibili è la diègesi che da due ne genera un terzo e da questo, nei suoi accoppiamenti, e in quelli della sua progenie, infiniti altri.

Ritorna in questo nostro tempo, apparentemente arido e schematizzato dalla tecnica,  il pensiero e il narrare di Giordano Bruno, quello che si trova in De l’infinito universo et mondi e quell’altro che sprizza dai fermenti della sua scrittura che ha indotto non pochi sprovveduti critici ad accusarlo di incoerenza. Ritornano i suoi heroici furori.   

                                                                                            

Tratto

04/20/2009

Gli eredi di Benvenuto Cellini

Genius loci e regolatezza - III

Di Piero Trupia

In ogni momento della giornata mi rasserena il ricordo del volto dei colleghi, il loro ruolo, le caratteristiche del loro lavoro. […] ne ricordo le espressioni, i gesti, i movimenti. […] mi piace spostarmi col pensiero da un’area all’altra dell’headquarter, far tornare alla memoria nomi e facce.
Da L’ALTRO, LO STESSO. Episodio N° 19 de Le Aziende in-Visibili, Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini (Libri Scheiwiller 2008).
 
La SES di Monteroberto è nata dalla passione per la precisione svizzera di un giovane marchigiano. Amava la meccanica, ma ha finito per lavorare non con la plastica, ma per la plastica. Nella sua breve vita ha potuto coltivare la precisione, costruendo stampi per la pressofusione di leghe plastiche. Alla sua morte prematura, la moglie, Vittoria, giovanissima madre di tre bambini e casalinga, decide che l’azienda è parte della famiglia e non deve morire. Una forma di culto par il marito. Diventa imprenditrice al secondo o terzo posto del settore nel mondo, in relazione al parametro scelto. Fabbrica stampi per Mercedes, VW, Audi e per i coltivatori di prugne della California, battendo il primato del più grande stampo mai costruito. Ha mantenuto l’impegno per la precisione, una preghiera per il marito.

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04/14/2009

Mission è funzione di vision e non viceversa.

Genio e regolatezza II

Di Piero Trupia

Cominciò a delinearsi nella sua mente ciò che      volle chiamare la Città del Desiderio. […]Una città irresistibile, punto d’incontro di diversi saperi, diverse culture e diverse religioni. […] La città era sempre gaia. Ogni donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle. 

Il SOGNO IMPRENDITORIALE. Episodio N° 17 da Le Aziende In-Visibili. Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini, Libri Scheiwiller, 2008 

“Io appartengo a me stesso e tramite il mio corpo appartengo al mondo”, affermazione recisa di Maurice Merleau-Ponty nella prefazione dello stesso autore a Fenomenologia della percezione (1945). Così prosegue: “Cartesio, e soprattutto Kant, hanno liberato il soggetto o, ciò che è lo stesso, la coscienza, mostrando che io non potrei afferrare alcunché come esistente, se prima non provassi a me stesso di esistere, se non mi riconoscessi esistente nell’atto di prendere-apprendere qualcosa del mondo.”

Merleau-Ponty richiama quindi Husserl, là dove distingue l’intenzionalità dell’atto – il rivolgersi volontario e consapevole del soggetto verso le cose del mondo – dall’intenzionalità fungente che ci fa presente il mondo anche quando non ne siamo consapevoli, quando, semplicemente, lo sentiamo. La fenomenologia, conclude, è una rivelazione del mondo, ce lo mostra, prima che sia discorsivizzato, che sia razionalizzato. Una filosofia che vuole essere ultrarazionale, si priva di questo contatto immediato.

Questa di Merleau-Ponty non è astrazione, è teoria che descrive il modo come ci rapportiamo con il reale prima ancora di cominciare a parlarne. Questo realismo immediato, istintivo e intuitivo è una caratteristica dell’imprenditorialità. Si traduce nella vision dell’impresa che, solo successivamente, ispira la mission.

Lo scientific management, al contrario, parte dalla mission, che traduce in formule, in base al settore operativo, alle caratteristiche del mercato ecc. e successivamente ne ricava, alla bell’e meglio, una vision buona per la brochure di presentazione e per i discorsi alla convention. Imprese tutte uguali, senz’anima.

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04/06/2009

Torino torna grande

Genius loci e regolatezza 1

Di Piero Trupia

Una sola volta sono andato a Zebrania. Mi recavo alla Zebra Company, i cui uffici sorgono in una di quelle città nate capitali, progettate all’insegna della ridondanza. […] Per le strade molti consulenti neri e varie ragazze bianche con ghostwriter al guinzaglio. Numerosi centri di tatuaggio con designer come stagisti e PR che, nell’indifferenza generale, urlavano comunicati sporgendosi dai cornicioni. 

Da : Episodio N° 18 de  Le Aziende in-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini di Luigi Serafini

Questa volta ho cambiato il titolo della rubrica. Ho tolto la ‘s’ per segnalare un evento di portata storica: l’Europa dà una mano all’America, la FIAT salva l’industria automobilistica USA. Frutto della presenza di regole in Europa e nel suo sistema industriale. La nostra sregolatezza di ieri era difformità rispetto alle regole del sistema egemonico dello scientific management, quello che ha gettato il mondo in una crisi con molti precedenti.

S’è determinata una felice combinatoria di fatti e circostanze solo apparentemente casuale, in realtà segno della reazione a una cultura che ha fattualmente palesato la sua fallacia. I consessi di capi di Stato e di Governo con Sarkò che batte i pugni sul tavolo e Angela che detta le condizioni della Germania, mentre il nostro presidente del consiglio si fa bravamente notare.

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03/22/2009

Il génie malin dell’individualismo

Genius loci e sregolatezza VII

di Piero Trupia


Il presidente e Amministratore unico dallo sfuggente sorriso è perentorio […]La manifattura è lenta e noi qui siamo celeri. Intercettiamo il valore generato altrove – non sappiamo dove e come – e lo moltiplichiamo per dieci, cento, mille. Solo i simboli della ricchezza producono vera ricchezza

Personal Flashforward, Episodio N° 12 da Le Aziende In-Visibili, Romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society. Con 190 immagini Di Luigi Serafini Libri Scheiwiller, 2008.


Il sistema della produzione italiana di genius loci non ha alcuna responsabilità nella presente crisi mondiale. Non ne hanno nemmeno i governi di opposto segno del nostro paese che si sono succeduti negli ultimi tre decenni. Anche le nostre banche hanno partecipato solo marginalmente alla follia della finanza creativa e della new economy. Questa la rabbia dei nostri produttori. Ci hanno messo in mezzo, dicono. Solo un limitato rigurgito però contro la globalizzazione. Sono nella grande maggioranza esportatori e sanno di aver bisogno del mercato globale, quello delle merci e non quello della grande truffa del mercato dei titoli e dei ‘prodotti’ finanziari derivati e strutturati. In queste settimane ho incontrato gli artigiani e i piccoli industriali della Brianza, della Valle dell’Esìno e del Misa e del settore dell’arredamento. Non sono furiosi. Sono sconcertati sull’accaduto e perplessi sul da fare. Quando gli racconto che tutto nasce dai mutui americani, quando gli spiego i subprime e il meccanismo perverso dei prodotti strutturati, allargano le braccia sconsolati. Ma come, noi abbiamo un timore reverenziale per il direttore della nostra piccola banca popolare, per il direttore dell’ufficio postale sulla piazza del paese che ci consigliava i nuovi prodotti finanziari ad alto rendimento e sicuri e ora ci venite a dire che le oneste cartolarizzazioni dei mutui fondiari si sono trasformate in titoli tossici che impediscono alle nostre banche di darci il credito ordinario. Ma dov’erano quelle grandi istituzioni, la FED, l’FMI, la Banca mondiale, il WTO, la nostra Banca d’Italia, le agenzie di rating che davano le tre A a Tanzi, a Goldman Sachs, a Citigroup, a Merril Lynch? Così ciechi, così incompetenti, così cointeressati da chiudere gli occhi su quell’alta finanza dei premi Nobel dell’economia che altro non era che la vecchia catena di Sant’Antonio?

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03/16/2009

Idola fori, idola theatri

Genius loci e sregolatezza VII

Di Piero Trupia

A un tratto, quasi per incanto, vide all’orizzonte una città d’incredibile bellezza. […] si ricordò delle parole di un vecchio saggio: “Non è possibile definire moderno tutto ciò che accade nella città ma tutto ciò che si definisce vita moderna accade in città”. I paradossi, le contraddizioni, le ambiguità che costituiscono la realtà aziendale sono indubbiamente presenti in una città: quello, pensò, è il luogo dove storie differenti e realtà plurime possono convivere con fatica ma anche con entusiasmo e passione.

La città gli si rivelò come un simbolo complesso che offre le maggiori possibilità di esprimere la tensione tra razionalità geometrica e groviglio delle esistenze umane, ma anche come un potente paradigma per pensare, progettare e sperimentare un nuovo modello di business, una nuova cultura.

(Tratto dall' Episodio n° 17 da Le Aziende In-Visibili, romanzo a colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society, con 190 immagini di Luigi Serafini)


Mergo (Ancona) è una città di impianto medievale, murata, oggi di 1.100 abitanti con 400 occupati nell’industria, provenienti dalla provincia e da Bombay.

Nelle aziende di Mergo si raggiunge l’eccellenza produttiva e la leadership europea nel proprio ambito produttivo. Per miracolo? No, per la qualità della leadership e l’intensità conviviale della vita aziendale.

La valle dei fiumi Esìno e Misa su cui guarda Mergo ha poco a che fare con la Silicon Valley e il sapere all’opera nelle sue aziende non è un know-how manageriale, ma un mix artigianale-industriale animato da un contratto non scritto di dare e avere intellettuale con la clientela e con i fornitori.

A Mergo, e in tutta la valle tra i due fiumi, si fa giornaliero autodafé di dottrina e ideologia di Harvard e dell’MIT. Gli idola fori e gli idola theatri dello scientific management non abitano da queste parti.

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03/09/2009

La natura con i suoi ritmi nel ciclo di produzione

Genius loci e sregolatezza VI

Di Piero Trupia 

Sam Deckard osservò a lungo i cuochi astronomi di Adrian all’opera. Li vide osservare il cielo con potenti telescopi e ne lodò la passione e l’abilità nel preparare pietanze tanto raffinate, leggendo i disegni del cosmo. “Ho capito!” […] “Voi vi sentite parte di una tavola immutabile, ingredienti di un piatto grandioso e misterioso. Per questo vi guardate bene di apportare alla vostra cucina e ai vostri piatti il più lieve cambiamento[…]”.

I cuochi si guardarono interdetti.  “Ma perché mai?”, “E chi l’ha detto?”.

“Ma tutte queste innovazioni non turbano il ritmo e l’equilibrio astrale del sistema dal quale la vostra cucina è ispirata e si genera?”, chiese stupito Deckard.

I cuochi astronomi sorrisero. “Così perfetta è la sintonia tra Adrian e il cosmo che ogni cambiamento nelle sue creazioni, negli ingredienti, nelle cotture o nella posizione dei cibi in un piatto determina qualche novità tra le stelle”.  

Episodio N° 117/128 de  Le Aziende In-Visibili, Romanzo a Colori di Marco Minghetti & The Living Mutants Society (Libri Scheiwiller, 2008)                                                                                                                

Cooperlat (Jesi, Ancona) 

Tradizionale nel prodotto, innovativa nella vision e, conseguentemente, nel resto. L’organizzazione, la gestione e la produzione sono funzione della vision, l’unica variabile indipendente dell’Azienda In-Visibile.

La mission di Cooperlat è la valorizzazione di latte e latticini nei luoghi dove si è affermata una qualità specifica, dove abita il genius della pastorizia e dell’allevamento. La produzione Cooperlat si è affermata sulla base di una condivisione di valori culturali della qualità legata alla genuinità naturale e alla tradizione.

Tre leve di marketing: innovazione di prodotto tesa al recupero dei metodi di lavorazione tradizionali, innovazione nel confezionamento, comunicazione alla clientela da associare alla vision aziendale. Leve della gestione sono la struttura e la cultura cooperativa.

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03/06/2009

Il Foglio propone lo humanistic management de Le Aziende In-Visibili come antitodo alla crisi

Il Foglio di oggi dedica gran parte del giornale ad una disamina della "crisi che sfida le leggi dell'economia".

Credo sia interessante per i nostri lettori segnalare che questa articolata analisi così si conclude: "L'epoca del tecnicismo è finita. La crisi fa paura e ovunque si diffondono nuove varianti di umanesimo aziendale. Come ha fatto Marco Minghetti, manager e docente di humanistic management presso l'Università di Pavia che su Facebook è divenuto popolare per la sua newsletter Le Aziende In-Visibili ispirata a Calvino. Perchè prima o poi avremo avuto ragione di desiderare una nuova economia. In sintonia con il futuro anteriore".

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PROMETEO LIBERATO

Informal_organization OVVERO: IL WEB 2.0 PER SBLOCCARE IL LATO INVISIBILE DELL’IMPRESA

Ci sono molte più cose in cielo e in terra che nei sogni della filosofia”. Shakespeare vale ancora oggi, nonostante che un gruppo di Twitter-maniaci abbia compresso “La Bisbetica Domata” in battute di soli 140 caratteri. Si può parafrasare Shakespeare anche nell’ambito organizzativo affermando che ci sono molte più risorse sconosciute o sottovalutate all’esterno dell’organizzazione che non al suo interno. Niente di nuovo sotto al sole, per proseguire con le citazioni. Però le tecnologie imperniate sulla wikinomics e il social web possono sprigionare le risorse invisibili di un’azienda, secondo una strategia e una tecnologia che capovolgono le prospettive tradizionali.

La struttura informale di un’azienda può essere concepita come un insieme nebuloso di professionalità, abitudini, competenze, comunità sociali, motivazioni ed emozioni personali che vivono dentro e fuori le mura dell’organizzazione formale. Il suo valore si esprime nel mediare tra l’assetto delle norme astratte che governano l’azienda e i soggetti coinvolti che operano in quell’azienda. Perciò l’organizzazione formale può diventare l’interfaccia decisiva per potenziare i processi produttivi, fronteggiare problemi inaspettati, sviluppare un’innovazione spontanea, risolvere problemi oltre i perimetri formali di ruoli e funzioni. Tuttavia l’invisibilità dell’organizzazione informale impedisce alla leadership aziendale di farla emergere e sprigionare il suo valore.

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CATEGORIE: Economia, Prima pagina

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02/27/2009

WIKINVEST

Wikinvest  LA WIKI-ALTERNATIVA PER L’INFORMAZIONE FINANZIARIA

Il fallimento di prestigiose istituzioni finanziarie a seguito della crisi dei mercati globali ha trasmesso un forte segnale di sfiducia nei piccoli investitori. Il web diventa un laboratorio aperto per sperimentare un’alternativa basata sulla creazione e la condivisione delle informazioni per investire sui mercati.

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CATEGORIE: Economia, Prima pagina

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02/23/2009

Parole che dicono, parole che fanno

Genius loci e sregolatezza IV

Di Piero Trupia 

Da noi si producono e vendono parole[…] parole a catalogo e parole che ci vengono commissionate su misura […] Creiamo anche intere frasi […] Alcuni clienti ci chiedono che la parola possieda un significato, ma rappresentano una minoranza […] Forse ciò che attira oggi il consumatore è la rassicurazione che deriva dal possesso di una parola magica che si presti ad essere venerata durante il sonno e sognata nelle ore di veglia. Sono in continua crescita nelle vendite parole e frasi di possesso esclusivo.

Marco Minghetti & The LMS, Le Aziende in-visibili, Episodio N° 92 

Da alcuni anni la pubblicità comparativa è autorizzata in Italia e gli inserzionisti se ne avvalgono sia pure con pudore. Ricorrono spesso al ‘non detto implicito’. “Miele Ambrosoli. Il massimo del miele” ne è un esempio. Martella da mesi a ridosso del giornale radio.

Non credo che sia necessaria una legge che autorizzi il consumatore a esprimere un suo parere ugualmente comparativo. “Il massimo” sottende il migliore in assoluto nel mercato europeo e nel mondo. Mi permetto di affermare che il miele di castagno dell’Abbazia di Casamari e quello di Corbezzolo di Mario Masè, che dall’etichetta garantisce personalmente, sono di gran lunga migliori e non pretendono di essere il massimo. Si affidano al consumatore, in base al principio “la torta si giudica all’assaggio”.

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02/18/2009

Diversity in a sustainable coffee heaven

La diversità per Lavazza non è semplicemente un valore ma una vera e propria opportunità, un bene da tutelare e valorizzare. “La diversità è una passione, è il rispetto per coloro che lavorano con noi e che ci scelgono.” Energia, impegno, progettualità e prodotto eccellente è il modo in cui Lavazza ha tradotto in pratica il suo senso di responsabilità d’impresa.


Il ruolo dei giovani nel sviluppare la tematica e viverla in prima persona diventa fondamentale per dar corpo ad un futuro sostenibile . “Un’importante opportunità che offre AIESEC è proprio quella di dare la possibilità agli studenti di confrontarsi e di costruire una fitta rete di intenti e di obiettivi condivisi.” Francesca Lavazza – Direttore Corporate Image Luigi Lavazza S.p.A.  

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CATEGORIE: Economia

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02/16/2009

La comunicazione istantanea

"Irresistibilmente attratto dalla visione si immerse nel condotto, fra quelle liquide luminescenze: sembrava che le idee e i progetti dalla piazza fossero entrati nel tunnel diventando nuovi oggetti di uso quotidiano – abiti, accessori, mobili, lampade, schermi, fotocamere, laptop ed altri strumenti informatici - ma anche cibi e sensazioni. E ancora vide  un mangiadischi della sua  infanzia, il primo shaker apparso in un bar, la televisione portatile Brionvega, la Fiat 500, le lampade Eclisse e Tolomeo, il carrello da ufficio, la Vespa 50, il telefono Grillo,  una Moka Express, una Olivetti Lettera 22, le figurine Calciatori della Panini, la poltrona gonfiabile Blow e il Jelly  Fish della Swatch, trasformarsi in un albero d’acciaio che caricava le batterie di giorno con pannelli solari e rilasciava luce di notte, in un computer a manovella, in protesi artificiali per chi aveva perso le dita delle mani, in un’auto-moto elettrica  a tre ruote, in un forno-scatola che permetteva di cucinare senza ricorrere ad altra energia se non quella dei raggi del sole."

Le Aziende In-Visibili, Episodio 13

 

Comunicazione e azienda. È un titolo – un argomento – che, nell'accezione tradizionale, quella dell'impresa vecchia maniera, lascia a intendere qualcosa di intuitivamente noioso. Viene da pensare alla comunicazione aziendale: da un lato quella per promuovere i prodotti, che sfocia nella pubblicità, menzognera per definizione, e dall'altro nella comunicazione istituzionale.

Il ragionamento fila se ci fermiamo a cavallo fra gli anni ottanta e novanta, perché poi le cose sono iniziate a cambiare. Il sistema della comunicazione oggi si è ribaltato e il panorama che ci troviamo ad affrontare è completamente differente.

Riprendo, in anteprima, le cose che ho raccontato oggi all'Innovative Day alla Camera di Commercio di Monza, con un'ottica leggermente differente. Si è parlato di design, in senso aperto, andando oltre l'idea di forma del prodotto. Il concetto di design dell'oggetto, la sua percezione estetica, la forma in relazione alla funzionalità, sono stati elementi che per decenni hanno caratterizzato certi tipi di prodotto. Vi sono degli oggetti di design diventati luoghi comuni della cultura contemporanea. In questi giorni va in onda su tutti i canali uno spot televisivo in cui un automobilista viaggia in un luogo surreale dove compaiono diversi elementi evocativi fra cui nel bel mezzo di un campo, alto come un grattacelo, campeggia uno spremiagrumi Alessi, il Juicy Salif progettato dal designer francese Philippe Stark nel 1990.

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Una chiacchierata contro lo stress della catena di montaggio

Genius loci e sregolatezza III

Di Piero Trupia


Le tue aziende non esistono, Deckard […] la Corporation sta marcendo, minata dalla vanità che uccide il talento, dall’invidia che diventa mobbing, dall’ambizione di una dirigenza che diventa labile e demente.” E Deckard: “Solo se a ogni individuo sarà concesso di prendersi responsabilmente, riflessivamente, cura della crescita personale propria e degli altri, l’impresa sarà un mondo vitale, conviviale, etico, profittevole. Solo così, forse, l’impresa potrà salvarsi.” (Marco Minghetti, Le Aziende In-visibili, Episodio n. 47)

Una precisazione, anzitutto. ‘Sregolatezza’ va inteso, in questi interventi, come scarto del modo di essere e di fare impresa in Italia rispetto allo standard dello scientific management e alla dottrina harvardiana organizzativa e manageriale.

Una minicorporation conviviale è SICA ALTOPARLANTI, sita a Ripe nel locus di Jesi. Opera nel settore della trasduzione acustica (altoparlanti), un prodotto di nicchia.

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02/11/2009

TRE PARADOSSI SULLA LEADERLESS ORGANIZATION

Alcune parole hanno un grande potere evocativo e a volte provocano “un brutto effetto” sulla maggior parte delle persone. Una di queste, e posso dirlo con una certa sicurezza dato che me ne sto occupando ormai da qualche tempo, è CARISMA, che viene generalmente considerato un tema ostico, buono per creare suggestioni e per essere usato come un clichè (ad esempio, con la classica frase ”questo personaggio possiede un grande carisma…”); ma, tutto sommato, è visto come un tema che incute un certo timore e che è preferibile non indagare fino in fondo. Anche perché, a conti fatti, il riferimento immediato sembra essere al tempo stesso estremamente chiaro e vagamente minaccioso: un leader dotato di una personalità forte, seducente ma allo stesso tempo dominante, che può assumere il ruolo il ruolo dell’innovatore ma che può anche produrre guasti irreparabili.

Un’altra parola decisamente controversa è ANARCHIA, che si porta dietro anch’essa una buona quantità di stereotipi e di luoghi comuni non facili da superare. Considerati da secoli inguaribili sognatori e pericolosi sovversivi, gli anarchici sembrano tuttavia tornare oggi alla ribalta dell’attualità grazie a molti dei nuovi fenomeni che stanno accadendo nel mondo del web.

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02/10/2009

La Diversità in-visibile - intervista a Jean Claude Le Grand, Global Diversity Manager di L’Orèal

"- La bellezza non risiede in una astratta “geniatà” ma nella concreta singolarità. L’organizzazione che, in nome di una Bellezza prescritta, omologa tutti ad un unico modello, nasce già morta; ma è possibile anche una impresa conviviale e partecipativa - di più, erotica - dove tutti possono fare risplendere la propria bellezza singolare, riflettendosi in quella altrui."

Le Aziende In-Visibili, Episodio 132

 

La Diversità come must del business” Questa la definizione data da Jean Claude Le Grand, Global Diversity Manager di L’Orèal che ha risposto alle nostre domande in quanto partner del 51° Global leaders Summit.

L’Orèal riconosce nella diversità una delle leve della bellezza che cessa di esistere nel momento in cui vi è omogeneità di colore, razza e origini. Elemento essenziale dell’esperienza che i giovani vivono all’interno dell’azienda giorno dopo giorno che permette loro di interagire e sviluppare nuove idee innovative che diano valore aggiunto all’azienda.

L’Oréal celebrerà la diversità insieme ai ragazzi di AIESEC che si riuniranno a Roma per il 51° Global Leaders’ Summit il 17 di Febbraio presso la facoltà di economia di Roma Sapienza. http://www.gls2009.org

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CATEGORIE: Economia

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02/09/2009

L’invisibilità del potere

"Hai mai pensato, Fordgates, al potere che rende invisibili, compiendo il miracolo di separarti dal mondo abitato da tutti gli altri, su cui avrai potestà di comando?"

Le Aziende In-Visibili, Episodio 65

Genius loci e sregolatezza II

di Piero Trupia

Forse ‘regolatezza’ sarebbe più appropriato alla vicenda che mi accingo a presentare, la vertenza de La 7, una TV di qualità che fa opinione e il 3% di share.

L’estate scorsa il proprietario, Marco Tronchetti Provera, si accorge di uno sbilancio di gestione e inizia a dichiararlo a intervistatori occasionali. Occorre tagliare; è il mercato; c’è una crisi globale; è l’unica strada per un rilancio.

La direzione dell’emittente prontamente annuncia il taglio del 20% della redazione, 14 su 70, solo giornalisti. Chi tagliare? Gli ultimi entrati, i precari, i più giovani, i single? L’alternativa di un 20% in più di frequenze assegnate per fare più share e più utili non viene nominata.

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02/08/2009

Imaginary Money Graveyard di Eifachfilm Vacirca


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Present_art 3, di Roxelo Babenco
Foto di Arco Rosca e Eifachfilm Vacirca

Imaginary Money Graveyard by d-oo-b.cc

Un cimitero per tutti questi soldi che morirono alla fine dell 'anno 2008.
Attenzione alle fatture zombie che possono prendere tutti i vostri soldi.

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02/02/2009

Genius Loci e sregolatezza 1 - Le cinque A del caso Italia

"- E che fine fa allora il genius loci?

- I luoghi contano perché ognuno è un insieme unico di esperienze, competenze, linguaggi, legami, prospettive condivise, capitale sociale. E’ la dipendenza da questo contesto che rende una regione, ed una azienda o Divisione della Corporation in quella regione, più o meno creativogenica, più o meno ricca di un suo particolare tipo di creatività. Dopodichè ogni centro creativo deve entrare in connessione con gli altri, condividendo la propria specifica conoscenza e ibridandosi. La Corporation guadagna così la propria consistenza dal duplice orizzonte di passato e di futuro all’interno del quale si colloca. Un orizzonte vero, perché mobile."

Le Aziende In-Visibili, Episodio 35

 

Non conosco altro popolo che, come quello italiano, sia altrettanto disamorato del proprio paese. Può essere un buon segno. Che non c’è ottuso sciovinismo e che sulla necessità di un miglioramento non può esserci discussione.

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01/29/2009

I manager giurassici e la frontiera crossmediale

I risultati del Rapporto sulla Multicanalità della School of Management del Politecnico di Milano

Da molto tempo vado sostenendo la necessità che le aziende si adeguino ai processi di cambiamento in atto,  modificando radicalmente  l'atteggiamento giurassico da loro tenuto nei confronti di Internet e del Web 2.0: un mix di paura, chiusura e rifiuto, condito con l'ipocrisia di una pomposa retorica manageriale infarcita di slogan tipo "guerra dei talenti" o "centralità della risorsa umana". Il tutto nel quadro di una ferrea adesione culturale e operativa al modello fordista del "Comando e Controllo".
Ancora oggi, nel quadro di una indagine dedicata alla comunicazione aziendale pubblicata sul numero di NOVA  in edicola, ribadisco l'importanza di mettere a punto strategie di comunicazione integrata (interna, esterna e customer) che valorizzino le piattaforme online, a partire da Facebook e Second Life, utilizzandole in maniera sinergica. Non solo cioè è dannoso, come accade quasi ovunque, sia nel pubblico sia nel privato, impedire che i dipendenti accedano a Internet (dove ormai viaggiano una gran parte delle informazioni e dei dati indispensabili al lavoro di ognuno di noi), ma neppure è utile creare un Gruppo di Fan del prodotto tale in FB o creare un'isola in SL ispirata al brand talatro, se a monte non c'è una chiara idea di quale contenuto  veicolare e come farlo, ma soprattutto se non c'è una profonda comprensione di come utilizzare tutti questi mezzi in un'ottica multicanale, su piattaforme online (blog, social network, ecc.) che non si prestano a manipolazioni autoritarie, ma solo allo sviluppo di relazioni improntate a fiducia e garantite dall'autorevolezza, dalla credibilità, dell'emittente.

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01/21/2009

Facebook vs HR

Credo non sia azzardato affermare che oggi in Italia la Direzione del Personale è una delle funzioni manageriali più retrive e arroccate sulla difesa di posizioni fordiste ormai ampiamente superate. Di questa situazione sono ovviamente responsabili i top manager delle aziende nostrane che nonostante tanta retorica sbandierata continuano (anche se le eccezioni non mancano) a usare le HR con funzioni di controllo e comando. Questa situazione rende impossibile l'accesso del mondo web 2.0 alle aziende. Ho espresso più compiutamente il mio pensiero qui, in tempi non sospetti, in un post intitolato "La nuova era della Wikinomics e i brontosauri dello scientific management".
Tuttavia è giunta l'ora che gli italici manager  si scuotano dal sonno dogmatico in cui sono beatamente sprofondati e comincino a rendersi conto che  a) il mondo sta cambiando, b) è necessario che si adeguino rapidamente se non vogliono che... sia il mondo a cambiare loro. Non nel senso di modificarli ma di rimuoverli dalle loro posizioni di potere una volta per tutte.
 
In questo senso ho trovato utile una nota pubblicata in Facebook da Carlo Mazzucchelli che riassume le conclusioni di un recente studio di Gartner Group, che riprongo qui in quanto
"conferma la  percezione e convinzione su un ritardo cronico da parte delle Human Resources aziendali nel comprendere l’importanza e l'impatto del software sociale e in particolare dei social network sulle organizzazioni e sull’immagine aziendale.

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01/20/2009

Progetto Kublai. Tour nell'Italia dei creativi - 4

Il Creativo dello sviluppo. Il profilo del Progetto Kublai del Ministero dello Sviluppo Economico

  Kublai

Questo video racconta dell'editore Navarra di Marsala, uno dei progettisti di Kublai, che conclude la serie di videoreportage da una terra inesplorata, quella della creatività italiana che spinge per trovare la giusta valvola di sfogo e riversare valore sul territorio.

La creatività emersa in un anno  di attività di scouting promossa dal Dipartimento per le politiche economiche del Ministero dello sviluppo è tanta. Le iniziative che hanno chiesto al Progetto Kublai di crescere hanno raggiunto quota 63. Alcuni ce la faranno, altri no.

Vero è che si è scoperta una botola su un aspetto dell'italianità che non si può più richiudere. Una dimensione creativa e produttiva, prima a livello di idee, che può anzi fare gioco in un momento di crisi profonda come quello attuale, in cui occorre ripensare e inventare.

Questa tappa traccia il profilo del "Creativo per lo sviluppo", che il team di Kublai non ha inventato, ma è stato il primo a chiamare per nome. 

http://www.progettokublai.net/


La paga dei padroni

di Anna Puccio

Il prossimo mercoledi 21 gennaio alle ore 18 a Milano presso  il Circolo della Stampa l’ALDAI, Associazione Lombarda Dirigenti Industriale, ospitera’ la conferenza sul tema del libro ‘La paga dei padroni’ di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti.

Parteciperanno al dibattito insieme ai due autori Dario Di Vico (Corriere della Sera), il Presidente ALDAI Renato Garbarini, il Direttore ALDAI Marco Cecchini e la sottoscritta in qualita’ di membro di consigli d’amministrazione e comitati remunerazioni di aziende quotate.

Vi anticipo un paio di spunti di discussione tratti da una mia chiacchierata con uno degli autori Gianni Dragoni (Sole 24 Ore).


'La paga dei padroni' e' stato scritto e poi pubblicato proprio agli

inizi della crisi economica. Che relazione c'e' tra il risultato delle vostre

analisi e la situazione del mondo industriale/finanziario in Italia?

Abbiamo cominciato a ragionare su un libro inchiesta sul capitalismo italiano nel novembre 2007, proponendoci di leggere i meccanismi del nostro capitalismo, attraverso gli stipendi dei top manager delle imprese quotate in Borsa e i loro risultati economici, finanziari e industriali. E' un capitalismo povero di capitali, ma ricco di relazioni, autoreferenziale, come dimostra l'intreccio di relazioni tra i soci di Mediobanca, Rcs, Generali, che tocca anche Intesa Sanpaolo e Unicredit, le due principali banche italiane, ormai presenti in tutti gli affari economici più importanti. 

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CATEGORIE: Economia, Libri

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01/12/2009

Progetto Kublai. Tour nell'Italia dei creativi - 3

Il Caffè Galante

Kublai

Un caffè degli anni Trenta riapre i battenti.

Ma non è un locale qualsiasi. Si tratta infatti di un antico caffè letterario, frequentato nientepopodimenoché da Salvatore Quasimodo.

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01/10/2009

Il futuro del solare termico in Italia

di Davide Chiaroni, Federico Frattini e Riccardo Terruzzi

Ad oggi sono disponibili tre principali tecnologie (cfr Il business dell’energia solare) per sfruttare l’energia che proviene dal sole: il fotovoltaico, il solare termodinamico o a concentrazione, e il solare termico. Quest’ultimo rappresenta l’oggetto della nostra attenzione in questo articolo.

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01/03/2009

Progetto Kublai. Tour nell'Italia dei creativi - 2

Il Festival Radicazioni

Kublai Ad Alessandria del Carretto (Cosenza) il team del Progetto Kublai ha 'scovato' un gruppo di giovani saldamente legati alla propria terra, che organizza da quattro anni un festival di musica etnica capace di coinvolgere un'intera comunità e i suoi dintorni. Un modo per non perdere le proprie tradizioni, le proprie origini, la propria identità.

Un luogo impervio, immerso del meraviglioso entroterra montano tra il Parco del Pollino e l'Aspromonte, che dimostra come l'anima dei luoghi annaspa ancora per continuare a esistere e, di più, per ispirare lo sviluppo locale. Un festival del genere, infatti, potrebbe essere volano di crescita e motivo di sopravvivenza per un luogo che lotta contro lo spopolamento.

Attraverso l'Etnomusicologia si può raccontare tanto di una civiltà. L'intuizione dei creativi di Alessandria del Carretto ha in questa chiave le carte in regola per espandersi e rafforzarsi, dando un importante contributo a una delle vocazioni - spesso un po' sopite - della nostra Italia.

Ulteriori informazioni su http://www.progettokublai.net/.

Festival Radicazioni, Alessandria del Carretto, Cosenza

12/26/2008

Progetto Kublai. Tour nell'Italia dei creativi - 1

Kublai Il Lucania Film Festival

Proponiamo da oggi il video reportage a puntate realizzato dal team del Progetto Kublai, iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico avviata da Studiare Sviluppo per scovare la creatività virtuosa in termini di sviluppo locale. Un viaggio nella cosiddetta 'Italia minore', che mostra slanci di cultura e di amore per il territorio.

Il Lucania Film Festival è uno di questi progetti culturali di sviluppo, nato attorno all'idea di un festival dell'arte cinematografica che dalla provincia di Matera (siamo a Pisticci) guarda verso l'Italia e l'estero. Nelle sue dieci edizioni, infatti, il festival è riuscito e gudagnarsi un'importante collocazione nell'ambito dei festival del cortometraggio a livello internazionale.

Alberto Cottica, responsabile del Progetto Kublai, ci porta in giro per l'Italia per darci un'idea del grande fermento artistico e culturale che si agita nella parte a volte 'invisibile' (perché il suo grido spesso non raggiunge i cosiddetti mass media) del nostro paese.

Progetto Kublai dimostra come oggi alzare la voce e farsi sentire è possibile grazie alle nuove tecnologie della comunicazione che l'iniziativa utilizza in maniera potente: blog, social network e mondi virtuali on line come Second Life.

Ulteriori informazioni su http://www.progettokublai.net/.

Lucania Film Festival, Pisticci, Matera

11/24/2008

INNOVAZIONE E MARKETING PER I MERCATI ISLAMICI - I PRODOTTI HALAL

di V. Lazzarotti, R. Manzini, E. Pizzurno

Lo sviluppo continuo di nuovi prodotti è ormai diventato un fattore di primaria importanza per competere con successo sui mercati globali e, in questo contesto, la creatività e la capacità di incontrare i gusti e le esigenze dei consumatori sono da sempre segno distintivo delle aziende italiane, che iniziano ora ad intercettare una domanda parzialmente inespressa e quindi scarsamente servita: quella islamica dei prodotti halal.

Il termine halal, che in arabo significa permesso, attiene a tutto ciò che il Creatore ha fatto lecito; mentre il suo opposto, haram (illecito, non permesso), a tutto ciò da cui il consumatore di fede islamica si deve astenere. Un concetto, quello dell’halal, che rappresenta per ogni Musulmano non la semplice indicazione di un comportamento da tenere, ma un completo stile di vita.

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11/23/2008

Il mercato fotovoltaico è in grande crescita…

... quali le reali opportunità per il made in Italy?

di Davide Chiaroni e Federico Frattini

Il valore del mercato italiano del fotovoltaico nel 2008 sarà pari a poco più di 1 miliardo di € (cfr Il business dell’energia solare), quasi equamente suddiviso fra le installazioni residenziali (395 milioni di euro, corrispondenti a circa 62 MW di potenza installati), quelle industriali e commerciali (345 milioni di euro per circa 56 MW) – ove prevale la componente di autoconsumo dell’energia prodotta – e la realizzazione di vere e proprie centrali elettriche (330 milioni di euro in oltre 80 impianti, per un totale di circa 52 MW). I tassi di crescita attesi per il futuro, nonostante il periodo di crisi economica globale e gli effetti restrittivi del credit crunch, rimangono comunque stabilmente a due cifre, almeno per i prossimi cinque anni. Questo rende il nostro mercato estremamente interessante, non solo per gli operatori italiani, ma anche per quelli stranieri attualmente in cerca di un nuovo Eldorado, dopo che la Germania prima e la Spagna poi – una volta raggiunti nel 2007 valori di potenza installata rispettivamente pari a 3.862 MW e 576 MW, ovvero 64 e 10 volte quelli raggiunti in Italia alla fine del 2007 – hanno avviato un graduale ma inesorabile processo di riduzione degli incentivi pubblici all’installazione.

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11/18/2008

Le Aziende In-Visibili al FormFilmFest

Anche Marco Minghetti sarà presente alla “Rassegna del cinema per la formazione”, organizzato da AIF in collaborazione con la Cineteca di Bologna (Bologna 20-22 novembre 2008, Cinema Lumière, via Azzo Gardino, 65 – Bologna).con una relazione sull’esperienza di scrittura collettiva de Le Aziende In-Visibili e sui progetti in corso per una declinazione del romanzo in nuovi percorsi multimediali.

Così come auspicato in tempi non sospetti nel Manifesto dello Humanistic Management, sempre più di frequente l’utilizzo  dei supporti audiovisivi caratterizza i percorsi di formazione degli adulti. Il cinema poi, grazie alla forza simbolica, emozionale e narrativa del suo linguaggio e delle sue storie, rappresenta sempre più spesso una risorsa e uno strumento efficace nel favorire apprendimento e riflessione critica sui comportamenti, tanto a livello individuale che organizzativo.

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10/30/2008

Il business dell’energia solare

Un’opportunità per le imprese italiane

di Davide Chiaroni e Federico Frattini

L’attuale scenario energetico globale, le preoccupazioni per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e di utilizzo delle fonti rinnovabili sanciti a livello comunitario (i cosiddetti obiettivi “20-20-20”), hanno stimolato l’interesse per l’energia solare e per le tecnologie utilizzabili per il suo sfruttamento. L'energia solare, rispetto ad altre fonti rinnovabili, sembra avere un maggiore potenziale di sviluppo grazie alla sua disponibilità e accessibilità, alla varietà di tecnologie attraverso cui può essere sfruttata, nonché al ruolo importante che essa potrebbe rivestire in un sistema di generazione dell’energia maggiormente distribuito (per la vicinanza tra il luogo di conversione e di consumo che essa consente di realizzare).

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09/11/2008

Wikinomics: nuove prospettive per la “mass collaboration”

Visto l'interesse suscitato dalla nostra recensione di Wikinomics, Elisabetta Pasina propone un nuovo approfondimento di questo testo.

“Se non avete mai avuto a che fare con la Geek Squad, provate a immaginarvi una via di mezzo tra Ghostbusters, Men in Black e Dragonet. Gli agenti della Geek Squad hanno tutti un badge speciale, vestono con pantaloni neri, camicia bianca, cravatta nera sottile, calzini bianchi e scarpe nere lucide. Tutti si attribuiscono un titolo speciale, come Missione Controllo, Agente Speciale, e Operazioni in Nero per i più tecnologici. Oltre a tutto ciò, gli agenti della Geek Squad arrivano dai clienti guidando una VW Beetle nera.”

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09/06/2008

My Ideal Business: Bibim Bab

Bibim_bab_1Un progetto di Anna Kim

La serie di post “My Ideal Business” si riferiscono ai diversi progetti elaborati dagli studenti del corso di Master in Business Design di Domus Academy, un innovativo master che ha lo scopo di creare nuovi e intensi rapporti tra il mondo del business e quello del design. Ogni anno all’interno del workshop, che dà il nome alla serie di post, agli studenti, provenienti da diversi paesi del mondo,  viene chiesto di elaborare una proposta innovativa di progetto di business ideale. Uno solo obbligo per tutti: la fattibilità economico-finanziaria della proposta. Il resto tutto alla loro creatività e alla loro capacità di leggere il mercato, i nuovi trend, i comportamenti di consumo...

A voi, descritti direttamente dagli studenti, alcuni dei progetti di quest’anno, in grado di combinare in maniera interessante estro, inventiva con caratteristiche organizzative, spirito di imprenditori e aspetti strettamente di business.

Food not only sustains life but lends itself to the field of design, as it is a cultural item that represents its respective country.  “Bibim bab” is a proposal for a Korean restaurant which fully exploits all the sensorial joys of food including sight, smell, and sound.

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09/04/2008

QUANTO SONO INNOVATIVE LE IMPRESE ITALIANE?

Si sente ripetere sempre più spesso che fare innovazione è l’unica possibilità di sopravvivenza per le imprese italiane (vedi post precedente di Emanuele Pizzurno), in un contesto di competizione globale che rischia di stritolare le aziende, soprattutto quelle medio-piccole, in una continua riduzione dei costi e dei prezzi. Per un’azienda diventa allora importante analizzare la propria capacità innovativa, ossia la capacità di portare sul mercato prodotti e/o processi nuovi (o migliorati rispetto a quelli esistenti) in maniera efficiente ed efficace. Diventa importante essere in grado di attribuire un valore alla propria capacità innovativa, di metterla in relazione a quella dei concorrenti, di valutarne i miglioramenti e/o i peggioramenti nel tempo. Per fare tutto questo è sicuramente indispensabile definire dei sistemi di misura della capacità delle imprese di fare innovazione. Ma è ipotizzabile tutto ciò? Certamente non è semplice: già definire la capacità innovativa è arduo, misurarla poi è certamente ancor più sfidante. Nonostante ciò, qualcosa sicuramente si può fare, seguendo alcune indicazioni tratte dalla letteratura e dall’esperienza empirica che le imprese iniziano ad accumulare sul tema.

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CATEGORIE: Economia, Prima pagina

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09/02/2008

ENERGIA, ALTERNATIVE POSSIBILI

Facendo seguito alla recensione "L'Invisibile che da speranza" riceviamo questo video da Michele Dotti che ci scrive: "E' il frutto di settimane di lavoro di ricerca, prima delle riprese e del montaggio... Ne sono molto soddisfatto perché mi pare che riesca nell'intento di smontare l'inganno nucleare, presentando al contempo le molte alternative possibili nel campo delle fonti rinnovabili! Credo sia nostro dovere in questo momento contrastare con forza l'assurdo tentativo in atto di legittimare il nucleare agli occhi dell'opinione pubblica." Il dibattito è aperto.
CATEGORIE: Ecologia, Economia

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08/30/2008

RAINBOW MARKETING 2

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Nuovi segmenti di mercato nell’etero-geneità omo-sessuale Progetto di Nattakarn Wattanamongkolsil - Parte2

Tornando a parlare del marketing gay/lesbico e del progetto di tesi di Umi – ndr vedi prima parte post - per avere una chiara definizione del target di riferimento, va anzitutto compreso che la comunità gay/lesbica non è un gruppo omogeneo ma un mosaico di numerosi sub-segmenti che possono essere simili in alcune aree ma totalmente differenti in altre. Da qui la convinzione di Umi che l’intera popolazione gay/lesbica è un rainbow planet ed ogni sub-segmento una tribù. Ogni tribù è un’unità sociale che condivide la stessa visione. L’analisi dei comportamenti d’acquisto, i diversi lifestyle e bisogni, i profili demografici  e la consumer intelligence sono stati tradotti ed hanno generato sei segmenti principali, tanti quanto i colori della bandiera arcobaleno simbolo dell’intera comunità. Solo attraverso la conoscenza profonda di questi segmenti è possibile generare strategie di marketing vincenti. Di seguito i sub-segmenti individuati.

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08/28/2008

LE PMI E I NETWORK PER L’INNOVAZIONE

Sempre più frequentemente, sia in contesti accademici che industriali, si parla di “open innovation” e di “innovation networks”, ossia della crescente tendenza delle imprese a creare un sistema di relazioni con l’esterno per scambiare e/o condividere tecnologie e competenze al fine di sviluppare innovazione tecnologica. La letteratura accademica e la pratica delle imprese hanno messo in luce quali sono i potenziali vantaggi e, al tempo stesso, quali i potenziali rischi connessi alla “apertura” dei processi di innovazione delle imprese.

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CATEGORIE: Economia, Prima pagina

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08/26/2008

Le motivazioni del middle manager

Da un po’ di tempo sto notando uomini e donne vestiti tutti allo stesso modo, che si incontrano al bar o al ristorantino self service per la pausa pranzo. Lui con abito intero grigio scuro, camicia bianca, cravatta con nodo grosso un po’ allentato, scarpe a punta. Il taglio del vestito è piuttosto dozzinale, si capisce che il tipo è cresciuto con i jeans strappati sulle ginocchia, ma da quando ha avuto quel posto e ha cominciato a fare un po’ di carriera gli tocca vestirsi così. Lei con tailleur gessato scuro, camicetta con un accenno di jabot ma più spesso bianca con cravattina, tacchi alti, un filo di trucco. Anche lei non è proprio a suo agio, e si vede a un miglio che prima di quel posto si vestiva molto casual.

Chi sono?

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CATEGORIE: Economia

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08/23/2008

RAINBOW MARKETING 1

Rainbow_cosmos1a Nuovi segmenti di mercato nell’etero-geneità omo-sessuale

Progetto di Nattakarn Wattanamongkolsil

Parte1

“Gay e lesbiche sono parte della nostra società come altri segmenti del mercato. Seppure aderiscono a contesti omogenei – profilo demografico, normative, tradizioni - è possibile individuare fattori di eterogeneità. Spesso hanno comunità di riferimento con cui condividono valori, attitudini, lifestyle e cultura. Questa distinzione crea segmenti di mercato dalle forti potenzialità in cui le aziende dovrebbero investire”. Queste le riflessioni iniziali, che nell’anno accademico 2007, hanno portato la studentessa thailandese Nattakarn Wattanamongkolsil, per tutti Umi  - wattanamongkolsil@yahoo.com – ad elaborare un progetto di tesi di master dal titolo rivelatore ”Conquering rainbow cosmos. The guideline for rainbow marketing”, che potremmo definire una proposta ardita ma lungimirante e ricca di prospettive.

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08/16/2008

Shopping Experience

Un progetto di Marianne Mazzanti

La ricerca è centrata sui temi del retail, un settore oggi in prepotente evoluzione. I nuovi oggetti richiedono nuovi modelli di vendita e il settore si sta articolando in un numero impressionante di nuovi progetti: i negozi fast fashion, le bancarelle del lusso nei  mercati ambulanti, i temporary store, incursioni guerrigliere delle grandi brand nel territorio metropolitano, gli epicenter, vere gallerie d’arte nel campo della moda, i concept store, negozi che propongono al consumatore l’esperienza coordinata di un progetto e di uno stile (Dolce&Gabbana, Ralph Laurent). Marianne1

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