di Davide Chiaroni, Federico Frattini e Riccardo Terruzzi
Ad oggi sono disponibili tre principali tecnologie (cfrIl business dell’energia solare) per sfruttare l’energia che proviene dal sole: il fotovoltaico, il solare termodinamico o a concentrazione, e il solare termico. Quest’ultimo rappresenta l’oggetto della nostra attenzione in questo articolo.
...quali le reali opportunità per il made in Italy?
di Davide Chiaroni e Federico Frattini
Il valore del mercato italiano del fotovoltaico nel 2008 sarà pari a poco più di 1 miliardo di € (cfr Il business dell’energia solare), quasi equamente suddiviso fra le installazioni residenziali (395 milioni di euro, corrispondenti a circa 62 MW di potenza installati), quelle industriali e commerciali (345 milioni di euro per circa 56 MW) – ove prevale la componente di autoconsumo dell’energia prodotta – e la realizzazione di vere e proprie centrali elettriche (330 milioni di euro in oltre 80 impianti, per un totale di circa 52 MW). I tassi di crescita attesi per il futuro, nonostante il periodo di crisi economica globale e gli effetti restrittivi del credit crunch, rimangono comunque stabilmente a due cifre, almeno per i prossimi cinque anni. Questo rende il nostro mercato estremamente interessante, non solo per gli operatori italiani, ma anche per quelli stranieri attualmente in cerca di un nuovo Eldorado, dopo che la Germania prima e la Spagna poi – una volta raggiunti nel 2007 valori di potenza installata rispettivamente pari a 3.862 MW e 576 MW, ovvero 64 e 10 volte quelli raggiunti in Italia alla fine del 2007 – hanno avviato un graduale ma inesorabile processo di riduzione degli incentivi pubblici all’installazione.
L’attuale scenario energetico globale, le preoccupazioni per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e di utilizzo delle fonti rinnovabili sanciti a livello comunitario (i cosiddetti obiettivi “20-20-20”), hanno stimolato l’interesse per l’energia solare e per le tecnologie utilizzabili per il suo sfruttamento. L'energia solare, rispetto ad altre fonti rinnovabili, sembra avere un maggiore potenziale di sviluppo grazie alla sua disponibilità e accessibilità, alla varietà di tecnologie attraverso cui può essere sfruttata, nonché al ruolo importante che essa potrebbe rivestire in un sistema di generazione dell’energia maggiormente distribuito (per la vicinanza tra il luogo di conversione e di consumo che essa consente di realizzare).
Facendo seguito alla recensione "L'Invisibile che da speranza" riceviamo questo video da Michele Dotti che ci scrive:
"E' il frutto di settimane di lavoro di ricerca, prima delle riprese e del montaggio...
Ne sono molto soddisfatto perché mi pare che riesca nell'intento di smontare l'inganno nucleare, presentando al contempo le molte alternative possibili nel campo delle fonti rinnovabili!
Credo sia nostro dovere in questo momento contrastare con forza l'assurdo tentativo in atto di legittimare il nucleare agli occhi dell'opinione pubblica."
Il dibattito è aperto.
“What a different world!” Questa frase tratta dalla presentazione fatta da Carlo Carraro, dell’Università di Venezia, alla prima conferenza IAASM (“International Alumni Association of Scuola Mattei”) dedicata al tema del cambiamento climatico ben sintetizza il messaggio principale della conferenza stessa.
Che suono emette un albero che sta morendo? È una domanda che un umanista come Leonardo da Vinci avrebbe potuto porsi. E che forse si è posto, insieme a molte altre rimaste inevase nell’agenda del genio rinascimentale. La domanda di un umanista, appunto, il quale non distingueva fra il suo sguardo di artista e quello di scienziato. La stessa domanda che, secoli più tardi, si è posto il neo-leonardiano David Dunn e che ha trovato risposta attraverso una serie di registrazioni effettuate in un bosco del New Mexico.
Il tema del cambiamento climatico sta assumendo un’importanza straordinariamente crescente nello scenario internazionale, tanto in quello scientifico quanto in quello politico. Espressioni quali “global warming”, “gas serra”, “stoccaggio del carbonio”, sono entrate a far parte del nostro vocabolario corrente. Eppure, a fronte di tale abbondanza di informazione, non sembra esservi una crescita corrispondente della conoscenza del fenomeno.
L’articolo “Le certezze ecologiche sono insostenibili (forse)” di Luca De Biase, apparso su Nòva-Il Sole 24 Ore di giovedì 1° maggio 2008, pizzica puntualmente alcune questioni metodologiche legate alla comprensione del fenomeno cambiamento climatico. In questa vasta arena d’opinioni in cui ideologie politiche si fondono e si scontrano con teorie scientifiche, alcuni temi rimangono dibattuti. De Biase ci accompagna in un volo su princìpi e teorie, sotto il cielo del principio di precauzione, fulcro dall’Earth Summit di Rio de Janiero del 1992.
Una stima del KyotoClub ha calcolato che ogni giorno il nostro Paese accumula un debito di oltre 5 milioni di Euro per le spese che saranno necessarie entro il 2012 a rientrare negli obiettivi ambientali del Protocollo di Kyoto. Secondo la ricerca, dal 1° gennaio 2008 questo costo è pari a 63 Euro al secondo. La stima può essere più o meno discutibile, tuttavia di una cosa siamo certi: l’impegno di Kyoto per l’Italia prevedeva una riduzione delle emissioni a 485,7 MtonCO2eq. da realizzare entro il periodo 2008-2012, ma al 2010 arriveremo a 587,3 MtonCO2eq.(GHG trend and projections, EEA 2007). Rispetto all’impegno preso, ciò significa un aumento del 13% rispetto al 1990, anziché una riduzione del 6,5%.
Nel contesto della lotta al cambiamento climatico, il Protocollo di Kyoto rimane un punto fermo, ma debole: i) il principale paese responsabile delle emissioni (gli Stati Uniti) non aderisce all’accordo; ii) i paesi in via di sviluppo - soprattutto Cina e India – le cui emissioni sono in forte crescita, e supereranno quelle dei paesi OCSE prima del 2015 (IEA, World Energy Outlook 2006), non sono soggette a vincoli; iii) gli obiettivi di mitigazione previsti dal Protocollo sono, allo stesso tempo, troppo deboli per contrastare efficacemente il riscaldamento globale, e troppo onerosi per i Paesi, a causa di una rigidità solo parzialmente attenuata da un mercato dei crediti di limitate dimensioni.
L’efficienza energetica è, all’interno del panorama delle misure ambientalmente sostenibili, uno degli strumenti di policy più facilmente implementabili. Alcune sono le ragioni di questa preferenza. Innanzitutto l’economicità è spesso garantita, avendo molti investimenti tempi di pay-pack contenuti. L’efficienza energetica è socialmente accettabile, diversamente da alternative quali l’energia nucleare e la rigassificazione del gas naturale. Infine, il miglior modo per ridurre la dipendenza energetica dall’estero sta nel ridurre il consumo dell’energia stessa, attraverso un suo impiego più intelligente.
Negli ultimi tempi le imprese hanno cominciato a comunicare scelte nuove e diversi modi di pensare, manifestando una maggiore sensibilità nei confronti dei contenuti della responsabilità sociale d’impresa. EUREKA?
Quando sentiamo parlare di sostenibilità la mente spesso corre a concetti estesi, il pensiero assume una dimensione globale. Anche perché questo vocabolo è solitamente accompagnato a parole come economia, sviluppo, futuro, che per loro natura suggeriscono un discreto grado di astrazione. Al contrario, l’idea su cui vogliamo porre l’attenzione è l’importanza della sostenibilità del comportamento individuale quotidiano: abbiamo mai pensato di renderci personalmente responsabili di una piccola quota di sostenibilità? E in che modo possiamo farlo?