Marco Minghetti -

Cornice

30/09/08

Coming soon...

Cop_azinvok_3

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06/08/08

Dalle Città Invisibili...

Ariadne_auf_naxos ...a Le Aziende InVisibili ,  26  (Il fondamento letterario, parte seconda)

Per parte sua Georges Perec (1936-1982), forse lo scrittore che ha portato l’ispirazione patafisica dell’OuLiPo ai risultati più eccelsi, scrive un intero libro senza utilizzare la lettera “e” (La disparition, 1969), immagina di descrivere in tutti i dettagli una piccola porzione di Parigi e costruisce il suo capolavoro (La vie mode d’emploi, 1978) ricorrendo a una serie di vincoli estremamente rigidi (il libro è la presentazione delle centinaia di storie vissute, immaginate e raccontate dagli abitanti di uno stabile parigino). La lezione di Perec (insieme a quella di  Jarry, Cortazar e del padre spirituale di tutti i patafisici, Lewis Carroll) è centrale nella riflessione sul sensemaking sviluppata in Nulla due volte.

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30/07/08

Dalle Città Invisibili...

Porco_modo_show ...a Le Aziende InVisibili ,  25  (Il fondamento letterario)

Le Aziende In-Visibili si pone, sotto il profilo della teoria letteraria, nell’ambito di quella “letteratura potenziale”, diretta discendente della Patafisica di Jarry, di cui Calvino fu, come è noto, un attivo aderente. Da una delle numerose sottocommissioni del Collegio di Patafisica, fondato da Queneau e altri nel 1948, infatti, deriva il Laboratorio di Letteratura Potenziale (Ou Li Po, Ouvroir de Littérature Potentielle).

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23/07/08

Dalle Città Invisibili...

Edgar ...a Le Aziende InVisibili ,  24  (I protagonisti, parte seconda)

Vi è una terza ragione che ha portato a scegliere Rick Deckard come riferimento letterario. Per tutto il Medioevo l’esplorazione del mondo e di nuove frontiere della conoscenza era affidata metaforicamente al cavaliere errante, al cercatore del Sacro Graal.  All’inizio dell’età moderna,  il Don Chisciotte cervatino segna magistralmente l’esaurimento di questa figura che viene sostituita fino a buona parte dell’Ottocento da quella dell’esploratore, il cui modello è appunto Marco Polo. Ma quando ormai il mondo esterno è stato più o meno completamente mappato, non resta che rivolgerci al mondo interno delle relazioni umane e dell’anima individuale. Ecco allora sorgere l’epigono contemporaneo  dei cavalieri erranti e degli esploratori: l’investigatore privato, l’ultimo esponente di una serie di “personaggi tanto poco raccomandabili quanto mitizzati in letteratura” (Stefano Tani).

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16/07/08

Dalle Città Invisibili...

Icona_extrusca ...a Le Aziende InVisibili ,  23  (I protagonisti)

Ne Le Aziende In-Visibili i dialoghi fra l’Imperatore  Kublai Kan e l’esploratore Marco Polo delle Città Invisibili calviniane si trasformano nelle conversazioni intessute dall’Amministratore Delegato Bill H. Fordgates (che rappresenta la crisi degli innumerevoli scientific manager allevati ad una scuola che inizia con Henry Ford e arriva a Bill Gates) e il suo Direttore del Personale Sam Deckard. Il rapporto dialogico fra i due riecheggia quello fra  Imprenditore e Responsabile del personale che è stato splendidamente descritto nel recente romanzo di Yehoshua intitolato appunto Il Responsabile delle Risorse Umane. Ma soprattutto si è voluto fare ironico riferimento al Rick Deckard di Blade Runner, ovvero al cacciatore di mutanti, protagonista del famoso film tratto da un romanzo di P.K. Dick, che alla fine scopre di essere lui stesso un “replicante”.

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09/07/08

Dalle Città Invisibili...

Citta_lagunare1 ...a Le Aziende InVisibili ,  22  (La cornice)

Secondo Jolles, il “racconto a cornice” non è una “forma semplice”, ma piuttosto una “forma artistica”, dunque una “forma complessa”. Una “forma semplice” è una forma immediatamente riconoscibile (egli pensa al proverbio, all’enigma, al motto); anche se non cogliamo immediatamente tutto il suo contenuto particolare, siamo in grado di riconoscerla al primo sguardo. Alcune di queste, come i proverbi, vivono di un’esistenza solitaria, altre mostrano una propensione alla fusione con altre forme simili. Diversa è, invece, la forma a cornice, “dove narrazioni di tipo diverso vengono riunite secondo una modalità che non deriva dai racconti stessi:al contrario, il lettore ricava l’impressione che i racconti scaturiscano dalla cornice".

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02/07/08

Dalle Città Invisibili...

Sempre_sia_lodato_il_terzizrio_av_2

...a Le Aziende InVisibili ,  21 Nascondimento (parte seconda).

Il tema della "verità nascosta" in termini aziendali fa il paio con quello attualissimo del "controllo" di tale verità. A tutti i i livelli ormai siamo alle prese con quotidiane battaglie combattute contro il profilare di normative come 231, SOA, ISO, che  hanno come unico risultato quello di un progressivo appesantimento burocratico delle attività, mentre tutto risulta "sotto controllo" tranne ciò che dovrebbe essere oggetto di verifica (casi ormai sempre più frequenti, da quello Enron  allo scandalo  dei mutui subprime, sono lì a mostrarlo) .

Il punto è che la letteratura ma soprattutto  la prassi manageriale contemporanea si trovano ancora sotto l’influsso di quello Scientific Management che fu inaugurato da Taylor cento anni fa. Pur nella varietà delle sue interpretazioni, i caposaldi dello Scientific Management sono, in breve sintesi, il primato della specializzazione funzionale, del principio gerarchico, degli obiettivi individuali, dell’orientamento al controllo, con una cultura diffusa nelle organizzazioni a coltivare standard interni per la valutazione del raggiungimento dei diversi compiti primari. Le organizzazioni ispirate e gestite attraverso le prospettive paradigmatiche dello Scientific Management si pongono come soggetti collettivi compatti, orientati da una razionalità piena, con una forte capacità previsiva e una visione lineare/sequenziale del processo decisionale.

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25/06/08

Dalle Città Invisibili...

Opera_surrematica ...a Le Aziende InVisibili , 20,  Nascondimento  (parte prima)

Nascondimento: è l’area dell’A-leteia (dal greco lantano, nascondere) della Verità che va dis-velata, il senso etico che deve essere a fondamento di qualsiasi comunità associata, quindi anche di quella imprenditoriale (cfr. Trupia ne Il Manifesto dello humanistic management).

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18/06/08

Dalle Città Invisibili...

Hcpshow08032a ...a Le Aziende InVisibili , 19 Continità (parte terza).

Ogni azienda vive sempre più in città “continue”, ovvero fortemente coerenti con una certa “idea” imprenditoriale, per una nuova forma di funzionalismo strategico messa in luce per la prima volta dal sociologo Richard Florida nel volume L’ascesa della classe creativa. In pratica, se siamo nel business della finanza, la nostra azienda sarà baricentrata su Londra o New York; se parliamo di trading dei metalli, Johannesburg, Dubay o Sydney; se di moda, Milano o Parigi; per il cinema Hollywood (o l’indiana Bollywood), per l’ICT la Silicon Valley o Bangalore….

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11/06/08

Dalle Città Invisibili....

Y1p1yefwvcppwtxtz6ddfaacdjfm9an2ncl ... a Le Aziende InVisibili, 18 Continuità (parte seconda)

Oggi il pensiero di Calvino risulta ancor più attuale se si pensa che la continuità è resa possibile dalla connettività, che nasce dall´unione di connessione e comunità e pone l´accento sulle opportunità di relazione che l´attuale tecnologia mette a disposizione dell´individuo integrandolo in varie organizzazioni a seconda delle esigenze della sua identità molteplice. Tantissimi gli esempi: dalle relazioni personali in chat al file sharing, dal lavoro via internet  all´acquisto on line direttamente dal produttore (Cfr. il contributo di Paolo Costa nel Manifesto dello humanistic management).

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04/06/08

Dalle Città Invisibili...

Leonia ... a Le Aziende InVisibili, 17 Continuità (parte prima)

Nelle città continue il divenire che è costitutivo della loro essenza si colora spesso di una tinta cupa in quanto sembra destinato a esaurirsi definitivamente nello scenario spaventoso di un’apocalissi finale, rimandando a temi che oggi sono al cuore della riflessione manageriale e che vanno sotto i nomi generici di Business Ethics, Sostenibilità ambientale e simili (vedi anche alla voce Nascondimento). La città di Leonia ─ ci dice ad esempio Calvino ─ rifà se stessa ogni nuovo giorno, espellendo tutti i resti del giorno precedente come spazzatura. In questo modo essa è venuta a trovarsi isolata dalle altre città circostanti e come incastonata al centro di un profondo cratere le cui pareti, fatte di tutti i suoi rifiuti, crescono a dismisura col passare del tempo:

più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

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28/05/08

Dalle Città Invisibili...

De_c ... a Le Aziende In-Visibili - 16, Cielo (Parte terza).

Anche gli abitanti di Tecla nutrono la profonda convinzione che la città (e loro con essa) vive e sopravvive solo nella misura in cui si adegua alla dimensione perennemente cangiante dello sviluppo temporale; per questo essi proseguono indefessamente la loro opera di edificazione.

Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: ─ Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? ─ gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli, ─ Perché non cominci la distruzione, rispondono. E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: ─ Non soltanto la città.

Nel nostro romanzo collettivo Le Aziende InVisibili, il deejay Alessio Bertallot così riscrive Tecla:

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21/05/08

Dalle Città Invisibili...

Eudossia_2 ... a Le Aziende In-Visibili - 15, Cielo (Parte seconda)

La visione del futuro (di una città, di una azienda, di una vita) deve essere flessibile, oggetto di continua riflessione, impermanente, pur mantenendo la sua unicità. E’ questo propriamente il tema de  Le città e il cielo. In ognuna delle cinque ‘voci’ che  compongono questa sezione troviamo da un lato un’entità diveniente, mutevole, intrisa di temporalità e quindi anche imperfetta, e d’altro lato una sorta di modello immutabile ed eterno, identificato con l’armonia perfetta del firmamento o con le forme chiare e ordinate di un oggetto quasi sacro, come l’arazzo di Eudossia. Se di primo acchito saremmo portati a ritenere che la città autentica sia quella racchiusa nel modello immutabile (come credono Platone e Taylor), ben presto siamo invece invitati a ricrederci. Così appunto nel caso di Eudossia, città dove, come dicevo, è conservato un tappeto nella cui trama ben tessuta si può ammirare un disegno ordinato e simmetrico che parrebbe esprimere la vera forma della città:

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16/05/08

Umberto Eco e i generi letterari

Che cosa è 1984 ? Un romanzo di fantascienza? Una (anti)utopia? Una storia d'amore? Un racconto sado-maso? La perfetta rappresentazione della vita reale che si svolge oggi in Nazioni come la Birmania? Questa domanda mi frullava in capo mentre ieri sera ascoltavo Hitchens alla Scala presentare il suo ultimo libro La vittoria di Orwell.

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14/05/08

Dalle Città Invisibili...

Immagine .....a Le Aziende In-Visibili, 14, Cielo (parte prima).

La visione del futuro, l’apertura al nuovo, l’accettazione del diverso costituiscono l’orizzonte mobile a cui  occorre continuamente guardare per superare l’approccio razionalizzante dello scientific management. Vi è infatti una fonte comune della razionalità e della razionalizzazione, spiega Morin, cioè la volontà dello spirito di possedere una concezione coerente delle cose e del mondo. Ma una cosa è la razionalità, cioè il dialogo con questo mondo, e un’altra è la razionalizzazione, ovvero la chiusura rispetto al mondo.

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07/05/08

Dalle Città Invisibili...

Laudomia ...a Le Aziende InVisibili - 13, Morte (Parte seconda)

“I viventi di Laudomia frequentano la casa dei non nati interrogandoli; i passi risuonano sotto le volte vuote; le domande si formulano in silenzio: ed è sempre di sé che chiedono i vivi, e non di quelli che verranno;”

Italo Calvino - Le città invisibili

Questa frase commenta, nel suo sito ufficiale, la bella rappresentazione fatta da Malu Mantoan della Città Invisibile di Laudomia. Rappresenta una porta, quella che dalla vita conduce alla morte. Il tema della morte rimanda alla questione centrale da cui scaturisce la riflessione di Szymborska come quella di Calvino: la natura del Tempo.

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30/04/08

Dalle Città Invisibili...

Melania ... alle Aziende In-Visibili. 12, Morte (Parte Prima).

“Occorre - affermiamo in Nulla due volte - rinnovare una cultura d’impresa che guarda alla condizione umana solo in funzione del vantaggio di alcuni contro gli altri; che si basa sul principio dicotomico, per cui si oppone pianificazione strategica e azione, razionalità ed emozione, realtà e possibile; che naviga a vista, attingendo alle mode del momento, ma poi sempre badando a ribadire le proprie mission totalizzanti: una ‘difesa contro la morte’ che, per dirla con Hillman, ‘si fa notare proprio per la sua ignoranza di cosa la morte sia’”. Calvino lo sa invece benissimo, come dimostra quando descrive  Melania, dove la persistenza dei luoghi e delle cose si riverbera nell’interscambiabilità delle persone, nel loro porsi come figure che appartengono ad un dialogo che si protrae al di là di esse ed in cui ciascuno assume gli stessi ruoli.

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23/04/08

Il Simurg

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili. 11, Nomi (Parte Terza)

Ham03“La rosa profumerebbe ugualmente anche se non si chiamasse rosa”, osserva Shakespeare: e Szymborska: “Quando pronuncio la parola Silenzio – lo distruggo”. Ciò che io chiamo tubo è un tubo? Ciò che io chiamo colonna è una colonna? Ciò che, condividendo l’esperienza con altri, arrivo a riconoscere come il Sacro Elefante Bianco, è il Sacro Elefante Bianco? E se fosse invece la Balena Bianca di Achab?

E se, peggio ancora, nel mio sforzo di rendere Visibile l’Invisibile, mi concentro così tanto sul segno da perdere il contatto con ciò che esso indica? Al centro di Mao II, il profetico romanzo scritto da De Lillo nel 1991, vi è la relazione fra una fotografa che dedica la sua vita a riprodurre l’immagine degli scrittori, e uno scrittore da decenni ritiratosi nell’ombra a scrivere un romanzo che non vedrà mai a luce. E la lezione morale che se ne ricava è che ormai è più importante l’immagine, la foto, il video di uno scrittore, del contenuto dei suoi libri.

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16/04/08

Safari e brand communication

ElefanteDalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili - 10, Nomi (Parte Seconda)

Le aziende si identificano con i loro nomi, con i loro loghi. Se non c’è piena coerenza fra la realtà vivente dell’impresa e la sua brand communication il disastro è assicurato. Come capita alla città di Irene che «è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia»  e soprattutto a Pirra: la città che non sappiamo riconoscere perché smentisce le attese che il suo nome e il desiderio di visitarla avevano suscitato.

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09/04/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili - 10, Nomi (Parte Prima)

01_ad_alcuni_piace_la_poesia_2Che le città siano una rete di nomi è un fatto innegabile. Vi è una città quando gli spazi hanno nomi e funzioni distinte: la piazza del mercato, del comune, della chiesa, la via che conduce al centro e quella che riporta verso casa. Ma nomi e funzioni distinte si attribuiscono ad un luogo solo per guidare il comportamento di chi lo abita. E ciò è quanto dire che vie, piazze, strade determinano un atteggiamento e ci invitano a continuare un dialogo, rompendo il silenzio sovrumano degli spazi vuoti e disabitati (vedi in Nulla due volte i commenti a Vista con granello di sabbia e Le tre parole più strane).

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26/03/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili - 8 Occhi (parte terza).

Imgp1454Il corpo è una dimensione su cui oggi sembrano imperversare le metafore determinate dalla logica della vetrinizzazione. Il corpo sembra oggi complessivamente indirizzato verso il perfetto confezionamento dell’Artificial Kid immaginato da Bruce Sterling. Vistoso oggetto di consumo totale, artificialmente modificato, eternamente giovane, diffusamente erotizzato ma perfettamente desessualizzato come l’immagine di una pin-up, perennemente esposto allo sguardo di uno sciame di videocamere personali, il corpo del personaggio creato da Sterling, puro packaging, sembra mostrare, esasperandolo, il futuro della nostra vetrinizzazione somatica.

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19/03/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili - 7 Occhi (parte seconda).

Imgp1569 «La vetrina», spiega Vanni Codeluppi, «è anche metafora di un rapporto sociale che cambia. Il vetro è un interfaccia fra interno e esterno». Ed è di lì che sgorgano una dopo l´altra "vetrinizzazioni" infinite, che coinvolgono luoghi, rapporti, corpi, fasi della vita. E’ ormai diventato normale che una persona di solito riservata metta in pubblico un suo evento privato. Il modello, per il sociologo, è quel remoto passante, spinto man mano a diventare vetrina di se stesso. «In una realtà dove contano unicamente la rappresentazione e l´imperativo dell´autopromozione, il soggetto si esibisce, si veste, si mostra in un certo modo. Anche il corpo diventa modellabile come un packaging commerciale da esibire. Con il modello di riferimento del giovane: bisogna tutti sembrare giovani». E i giovani veri? «Usano lo schema in cui crescono, per il quale la realtà non conta, conta solo la sua rappresentazione. Il che produce effetti come quello del sito delle "Suicide Girls": circa mille associate che per entrare nel gruppo virtuale hanno dovuto mettere on line almeno una foto da nude.

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12/03/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili - 6. Occhi (parte prima).

Amore_a_prima_vista_2In principio fu la vetrina, non a caso al centro delle fotografie di Nulla due volte. Viviamo nella società dell’immagine e la cultura d’impresa non può prescinderne. I lavoratori si sentono lavor-attori sul palcoscenico aziendale e i benchmark per il lavoro in team sono le squadre di artisti che concorrono a produrre un film hollywodiano o uno spettacolo del Cirque du Soleil. Di qui la crescente importanza di strumenti di formazione e comunicazione interna quali il Teatro d’Impresa, il Cinema o la Business Television, (come ampiamente dimostrato sia nel Manifesto dello humanistic management - saggi di Varchetta, Notarnicola e Bertolino - sia in Nulla due volte).

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10/03/08

Le Aziende In-Visibili entrano in Rete...

Logo E' stata pubblicata oggi una lunga intevista a Marco Minghetti su Marketing Arena, tutta incentrata sul progetto Le Aziende In-Visibili e sul nostro Metablog.

Titolo dell'Intervista: Il Management da Amleto a Calvino, e oltre.

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05/03/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili - 5. Scambi

Ersilia_big1Non casualmente le vecchie aziende a piramide  vengono sostituite da organizzazioni sempre più sottilmente piatte……e reticolari. Lo scambio di conoscenze ed esperienze fra le persone che operano in azienda e fra queste ed i clienti esterni (CRM), in particolare, è il fattore competitivo oggi forse maggiormente critico. Per inciso, se osserviamo che le aziende non solo tendono sempre più ad essere, oltre che intessute di scambi, leggere, sottili e molteplici, anche rapide, visibili (vedi sotto alla voce “Occhi”), esatte (impresa “occamista”) e coerenti (vedi ancora alla voce “Continuità”), è facile concludere che il più aggiornato manuale manageriale di cui possiamo disporre è costituito dalle Lezioni americane di Calvino.

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27/02/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili. 4. Sottigliezza

Bauci1 L’acqua che sgorga dai rubinetti di Armilla, più che scorrere come un fiume richiamando la classica metafora eraclitea del divenire, centrale nelle riflessioni proposte in Nulla due volte, zampilla in un’effusione di bolle e di schizzi regalandoci la gradevole immagine di un momento di gioco e di relax sottratto alle preoccupazioni del tempo che passa.

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20/02/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili. 3. Segni (parte seconda)

Berlusconi accusa Veltroni di clonare il suo programma. Hillary accusa Obama: mi copia il programma (Primarie: Obama accusato di plagio, titola oggi il Corriere della Sera). Generally speaking sembra che in politica il Vecchio cerchi di contrastare il Nuovo accusandolo di non sapere generare nuovi significati, ma di tentare solo di rivestire usurate parole d'ordine con colori nuovi. E' chiaramente la disperata linea Maginot di chi non capisce e non sa (o non vuole) rispondere al desiderio di cambiamento (Change! ripete ossessivamente Obama) che pervade prepotentemente due campagne elettorali sulla carta così diverse come quella americana e quella italiana. La battaglia divampa su questo punto (mentre paradossalmente nè gli americani nè gli italiani credo oggi sarebbero in grado di distinguere in concreto cosa distingua Hillary da Obama o Veltroni da Berlusconi, in termini di concrete politiche e attività di governo in caso di vittoria) perchè è nel sensemaking che insiste il segreto della leadership. Nella capacità di produrre e generare senso, a livello individuale e collettivo. Un segreto la cui scoperta richiede la stessa applicazione, il medesimo impegno della creazione letteraria, come dimostrano i dialoghi fra Marco Polo e l’imperatore.

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18/02/08

Le Aziende In-Visibili entrano in Rete...

Grazie all'iniziativa di Michele Governatori e Federico Platania, il nostro Metablog è stato presentato sul sito di librintesta:

http://ilibrintesta.splinder.com/

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13/02/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili. 3. Segni (parte prima)

Escher Ne Le Città Invisibili Marco parla e Kublai lo ascolta, senza pretendere di venire a sapere una qualche realtà fattuale: dal giovane veneziano non ci si attendono fatti e possiamo non credere a ciò che dirà, perché il senso dei suoi racconti non è racchiuso nelle informazioni che reca, ma nella capacità di ricostruire una geografia sensata dell’impero. L’atlante che alla fine del libro Kublai regge tra le mani è un atlante in cui sullo sfondo delle città reali o  possibili o immaginarie prende forma il senso della città che è nostra.

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07/02/08

Aziende In-Visibili forever...

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/02/corsa-canoe-management.shtml#commento

Siamo proprio di MODA

(Postato dalla personalità mutante di: Valeria Novellini)

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06/02/08

Dalle Città Invisibili alle Aziende In-Visibili, 2. Desiderio.

Clip_image002Le città sono fatte di case, strade, piazze. Le aziende di strutture, uffici, stabilimenti, fabbriche. Le città come le aziende si costruiscono nel tempo e nel tempo divengono la forma visibile dei progetti umani e, insieme, la loro persistenza al di là del Desiderio che le ha create e persino del ricordo di quel desiderio.

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04/02/08

Il destino di una azienda

Adriana Quaglia, manager, è una della 100 personalità mutanti della LSM. Ha scritto l'Episodio n. 68. Pubblichiamo un suo post in cui illustra l'idea che la ha ispirata.

Da cosa è rappresentato il destino di un’azienda?

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31/01/08

Il gioco della letteratura