“La gran ciudad” Barcelona. Una volta che si è dentro, nulla è come prima. È passato un mese da quando sono arrivato. Il tempo scorre veloce, sono costantemente frastornato da ciò che mi sta succedendo. Mille facce nuove popolano le mie giornate, mille vite si sono incrociate con la mia. L'incrocio è stato il più delle volte solo un colpo di striscio, ma ricevetti anche qualche colpo ben piazzato. Ancora non sapevo quello che mi avrebbe atteso nei prossimi mesi e a dire il vero vivevo nell'indeterminazione totale. E questo mi piaceva un sacco.
Ogni persona era un'opportunità, e nell'ambiente protetto della vita Erasmus è facile fidarsi di tutti. Tutto poteva succedere. Non mi aspettavo niente, prendendo ogni cosa come veniva, sorridendo a ogni persona che incontravo, ricambiando ogni sguardo che ricevevo. Per la prima volta mi sentivo davvero padrone della mia vita, potevo raggiungere e avere tutto.
Era proprio quello che volevo, non dormire mai, non fermarmi mai, conoscere sempre piu gente, ragazze. Il primo mese ancora non avevo capito dov'ero né perché ero lì, ma, dato che c'ero, cercavo di approfittare al pieno di tutto ciò che la Gran Ciudad mi offriva (in spagnolo esiste un verbo che rende bene l'idea di ciò che sto vivendo: “disfutar”). Andavo spesso a ballare, e scoprii una musica nuova, la “drum and bass”. Ascoltate il pezzo che vi proporrò alla fine dell'articolo, e capirete la sensazione di stordimento che ho sopra descritto!
Questo tipo di musica elettronica anche definita come “jungle”, e' composta da una base di breackbeats molto veloci (la batteria per intenderci) accompagnati da potenti linee di basso, che fanno sì che tutto il corpo ne senta le vibrazioni. Pare confusionaria eppure si ha l'ordine artificiale della batteria ossessiva e ripetitiva. Possiede anche una parte melodica spesso cantata, sono parecchie le canzoni remixate in stile jungle, in contrasto con la pesante elettronica di sottofondo. Si uniscono insomma elementi molto distanti fra loro musicalmente parlando, come in un erasmus si vengono a trovare vicine persone provenienti da tanti posti lontani, e da questa confusione nasce qualcosa di meraviglioso. Un caos ordinato da burocrazia, statuti regolamenti e accordi internazionali: così mi sento di definire stavolta l'erasmus. Un caos che accoglie tutti e dove tutti si fanno una loro nicchia, così come nel brano che vi propongo, al di là che vi piaccia o meno il genere, ogni suono trova la sua importanza e utilità.
La canzone che vi propongo di ascoltare stavolta è quindi Flyover degli Asian Dub Foundation, un gruppo britannico formato da componenti di origine asiatica che sono in grado di fondere tra loro stili musicali molto diversi, quali reggae, elettronica, musica tradizionale indiana e appunto elementi jungle. Esattamente quanto accade durante un eramsus, fusione di elementi eterogenei.
Il testo della canzone parla di correre più che si può, dice: “Step on the gas, kick down the accelerator”. Dice che il tempo non basta a fare tutte le cose che si vogliono fare: “there ain't enough hours in my day”; perche la città non ti aspetta: “the city is blind but it will not slow down”. E Barcellona di certo non rallenta mai.
Asian Dub Foundation-Flyover.
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