14 novembre 2011 - 9:57
Radicato nel grande patrimonio umanistico e rinascimentale della cultura italiana e europea, lo humanistic management definisce i propri tratti essenziali nell’accorta combinazione tra razionalità ed emotività, nell’equilibrio fra morale individuale ed etica collettiva, nella cura di ciascuno verso il proprio autosviluppo e verso gli altri, nell’approccio narrativo ispirato alla generazione individuale e collettiva di senso, nell’enfasi sulla leadership convocativa e sulla metadisciplinarietà (tutti temi che ripercorreremo insieme ad Alice nelle prossime “annotazioni”). Lo strumento principale di cui si avvale è l’apertura verso ambiti che l’impresa “scientifica” ha sempre considerato a sé estranei – il gioco, la filosofia, la poesia, il cinema, il teatro – ma anche alle nuove frontiere dischiuse dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dal networking multimediale, dalla business television: ed anche sotto questo profilo, come abbiamo cominciato a vedere, Alice e le sue innumerevoli “traduzioni” letterarie, teatrali, cinematografiche, eccetera, si presta ottimamente come guida alla contemporaneità.
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Categorie: Alice annotata, Alice la Nativa Digitale, Cultura, Economia, Humanistic Management 2.0
TAGS: Alice, Beatles, convocazione, Deleuze, Genesis, Gianni Celati, humanistic management, ideatre60, Jefferson Airplane, Jun Mochizuki, Lewis Carroll, Malle, management, Marco Minghetti, Matrix, Paese delle Meraviglie, Piero Trupia, Polanski, postmoderno, Shakespeare, Szymborska, Tim Burton, Wenders, Wonderland