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I primi dieci anni del terzo millennio. 4. Primo maggio, immagine e neoplusvalore

Manhattan e Brooklyn 1851

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Manhattan e Brooklyn, 1851

A dieci anni dagli eventi del 11 settembre 2001, ho visitato al Palazzo Reale la mostra fotografica dedicata alla catastrofe. Se dieci anni fa ero rimasto semplicemente impietrito dalla straordinarietà dei fatti, ora, rivedendo quelle immagini, e in particolare la disperazione dei parenti davanti alle fotografie dei loro morti, ho potuto rivivere una commozione allora non vissuta. Poi ho pensato ai parenti delle operaie morte ieri nel crollo della palazzina di Barletta, è ho capito che per chi subisce un lutto le dimensioni dell’evento sono irrilevanti. Il dolore è uguale.

Il significato storico invece è diverso. Perciò in occasione del decennale ho recuperato alcuni articoli del 2001 che illustrano i sentimenti del volgere del millennio, pervasi dal grande ottimismo per lo slancio del progresso tecnologico in corso, nonostante i timori e tremori con cui gli intellettuali colorano quasi sempre le novità e in cui l’attentato introdusse una divaricazione schizofrenica. È infatti un ottimismo tecnologico ancora oggi dominante nonostante le varie crisi che a partire dalle bolle di Silicon Valley si sono poi stabilizzate in una crisi mondiale permanente e attuale. Perciò gli articoli di allora sono forse ancora più significativi oggi come reperti di una schizofrenia della Storia. 

Primo maggio, immagine e neoplusvalore 
(T. T. Waring, 1 maggio 2001)

La prima celebrazione della festa dei lavoratori nel nuovo millennio induce a ripensare alcuni aspetti della teoria del plusvalore, alla luce delle mutate condizioni della vita produttiva e dei  rapporti tra  i fattori della produzione.

Secondo  la teoria del plusvalore, al lavoratore viene tolta gran parte del frutto della sua fatica. Secondo il concetto di alienazione, l'uomo è spersonalizzato come essere sociale e reificato nelle merci. Nella società della comunicazione informatica, all'uomo è sottratta ora la dimensione corporea, considerata dai nuovi teorici del plusvalore "carne superflua". Ma non basta.

Un residuo di umanesimo possibile sopravvive, pur estraniato e smaterializzato come mai prima, solo nella virtualità dell'immagine. E dal momento che l'immagine è il residuo di realtà, per quanto  virtuale, essa diventa merce preziosa. Con la new economy il monopolista perciò non può accontentarsi di accumulare ricchezza di beni materiali, a rischio di bassa remunerazione politica, mira bensì all'accumulazione di un capitale nuovo, costituito dai mezzi di produzione e distribuzione delle immagini. 

L'immagine è in primo luogo il complesso dei tratti della personalità fantasmatica che i media trasportano e distribuiscono a ciascuno. Ma è anche,  in senso propriamente visivo, l'aspetto eidetico della corporeità che, ancorché superflua, attribuisce a ciascuno l'identità narcisistica della cittadinanza mediatica. Nel vuoto delle apparenze, la cittadinanza mediatica è infatti ciò a cui l'edonismo ha ridotto la cittadinanza giuridica.

Il monopolista del capitale immaginifico si appropria perciò del potere di creare l'aura santificante e identificante delle creature virtuali, che fa o non fa apparire sui suoi canali televisivi e sulle loro appendici stampate. 

Vittima dell'ologramma di sé, a cui egli stesso crede, resta quindi sinceramente sorpreso e stupefatto quando un personaggio qualsiasi del suo mondo-spettacolo mostra di non ritenersi, anima e immagine, totale proprietà del padrone della ferriera virtuale. 

Per prevenire il crearsi di tali inconvenienti, il monopolista ha programmato un'economia del neoplusvalore, ovvero una politica di sottrazione d'immagine, che intende de-soggettivare ogni antagonista o alleato-dipendente, impedendo loro di darsi   un'identità o di scegliersi un ruolo, o di apparire con un'immagine personale sui manifesti elettorali.

Appendice ottobre 2011: lo scenario è cambiato con internet e i social network, ma altre forme di sottrazione della propria immagine e delle informazioni personali sono in atto. Anche l’immagine del padrone è scomparsa dai prossimi manifesti elettorali. Resiste invece nel “vecchio” parlamento, appeso ai voti di fiducia penzolanti sul baratro.

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