A dieci anni dagli eventi del 11 settembre 2001, ho visitato al Palazzo Reale la mostra fotografica dedicata alla catastrofe. Se dieci anni fa ero rimasto impietrito dalla straordinarietà dei fatti, ora, rivedendo quelle immagini, e in particolare la disperazione dei parenti davanti alle fotografie dei loro morti, ho potuto rivivere una commozione allora non vissuta. Poi ho pensato ai parenti delle operaie morte ieri nel crollo della palazzina di Barletta, è ho capito che per chi subisce un lutto le dimensioni dell’evento sono irrilevanti. Il dolore è uguale.
Il significato storico invece è diverso. Perciò in occasione del decennale ho recuperato alcuni articoli del 2001, prima e dopo l’attentato, che illustrano i sentimenti del volgere del millennio, pervasi dal grande ottimismo per lo slancio del progresso tecnologico in corso, nonostante i timori e tremori con cui gli intellettuali colorano quasi sempre le novità e in cui l’attentato introdusse una divaricazione schizofrenica. È infatti un ottimismo tecnologico ancora oggi dominante nonostante le varie crisi che a partire dalle bolle di Silicon Valley si sono poi stabilizzate in una crisi mondiale permanente. Perciò gli articoli di allora sono forse ancora più significativi oggi come reperti di una schizofrenia della Storia.
Uno spettro s’aggira nel mio computer! ( 9 ottobre 2001)
Uno spettro s’aggira nel mio computer: è un virus, forse chiamato “Sircam”. Non ho certezza del suo nome, ma so come agisce: prende pezzi di testo presenti nei miei file, o nella mia posta, o nei siti in cui navigo, e li spedisce, a caso, ad indirizzi della mia rubrica o che in qualsiasi modo sono venuti in contatto con il mio processore
Ricevo quindi, ad intervalli irregolari, risposte di conoscenti o sconosciuti, che mi ringraziano per l’invio, ma mi chiedono che significa. Oppure mi ringraziano, facendo finta di aver capito il testo ricevuto, che invece io stesso riconosco senza capo ne coda, ma proveniente dai miei file, o che è del tutto incomprensibile anche a me.
Questo virus, nonostante gli inconvenienti che mi procura, è stato una sorta d'angelo annunciatore: in lui si manifesta lo spirito della rete, l’anima della macchina, che realizza appieno le potenzialità del mezzo, l’etica dell’ipertesto, la filosofia del linkage. Infatti impone il primato della connettività sul senso della comunicazione. Realizza, come vuole Lyotard (Inhuman 72), “[the] discontinuous and spasmodic concretions of a continuous ‘speaking medium’ ”.
Impone la prevalenza della testimonianza sulla conoscenza, l’autenticità dell’evento sull’interpretazione. Realizza la libertà dell’inatteso che sfugge al controllo della temporalità. Impone la resa all’altro del linguaggio/linkaggio.
La comunicazione è garantita. Se un tempo aveva senso dire: “che importa chi parla?”, ora ha senso dire : “che importa chi ascolta?”. Come un telescopio elettronico aperto sull’universo ricevo segnali che provano l’esistenza d’altre civiltà nelle galassie, voci codificanti messaggi indecifrabili per altre migliaia d’anni, provenienti da sistemi siderali scomparsi milioni di secoli fa.
In questo atteggiamento d’astrale infuturarsi mi coglie la visita del vicino con le sue futili chiacchiere sulla vita.
Leonardo Terzo
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