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Dal Modernismo al Postmodernismo: sei lezioni, di Leonardo Terzo 2. Storia ed economia.

Pablo4

Leonardo Terzo, A Little Backward, 2011

2. Storia ed economia

Cronologicamente, l'inizio della postmodernità si fa risalire a varie date: il 1945, il 1968, il 1980 che comunque possono essere considerate come tappe di un processo multiforme, che si manifesta come progressiva presa di coscienza.

La data più antica è il 1945, cioè la fine della Seconda Guerra Mondiale, da cui parte l'accelerazione dello sviluppo, con la modernizzazione forzata, già innescata dalla guerra stessa, cui ora si aggiungono la burocratizzazione e il mutamento dei costumi sociali, il consumismo e le sottoculture. Già negli anni '50 si parla di società postindustriale, di fine delle ideologie, di rivoluzione dei manager, di fine delle economie nazionali e di messa in questione dell'identità del soggetto.

Il '68 invece pone l'accento sull'arbitrarietà della cultura, sulla storicità del principio d'autorità, sulla morte dell'autore, e quindi abbiamo un ulteriore indebolimento della soggettività. Gli anni '80 sono il periodo in cui ogni consapevolezza viene rielaborata e dibattuta in termini di "teoria" e "prassi". Ogni teoria è pratica, perciò investendo nuova consapevolezza nella Storia stiamo facendo la Storia. Tradotto in termini demotici, questo significa in sostanza che, poiché la forma e il senso del mondo dipendono dalle interpretazioni che noi diamo di esso, inventando nuove interpretazioni stiamo ricreando il mondo.

Tuttavia dagli anni '60 ad oggi il postmodernismo si è trasformato per via di accumulazione di una serie di elementi. All'origine consisteva principalmente nella tendenza letteraria della  narrativa ad allontananrsi dalla rappresentazione e ad accentuare il momento autoriflessivo, diventando metanarrativa. Vi si aggiunge però subito una nuova sensibilità eclettica portata dai vari movimenti di protesta sociale dei giovani, del femminismo e delle minoranze etniche, che verranno teorizzate più distintamente negli anni '70, e troveranno il loro totem riassuntivo nel concetto dell' Altro, con la maiuscola. In questo periodo subentra anche il post-strutturalismo di Barthes e Derrida. Successivamente tra gli anni '70 e '80 vi si aggiunge la psicanalisi di Lacan e l'analisi socio-culturale di Foucault e di Deleuze e Guattari.

Questi contributi europei, principalmente francesi, trovano subito una quantità di epigoni in America. Il postmodernismo diventa una moda mondiale quando La condition postmoderne di Lyotard viene tradotta in inglese. Ricordiamoci infatti che tutti i fenomeni culturali, da Derrida a Benigni, per diventare mondiali devono passare dagli Stati Uniti. Invece nel resto dell'Europa, soprattutto in Inghilterra con i "cultural studies", e in Germania con i discendenti della scuola di Francoforte come Habermas e Ulrich Beck, il postmodernismo è accolto e discusso con forti riserve.

Il postmodernismo è un'etichetta generica che si applica quasi a tutto; i suoi sostenitori ritengono che sia contraddittorio, frammentario e pluralistico, e vada trattato di volta in volta soffermandosi sugli elementi specifici, mentre le generalizzazioni sul postmodernismo sarebbero fatte prevalentmente dai suoi critici. Ciononostante se il postmodernismo esiste bisogna pur parlarne anche in termini più generali.

Dal punto di vista dell'economia politica mi limiterò a dire che è l'effetto dall'economia dell'offerta, che promuove la necessità di stimolare la domanda e il consumismo di tutti i tipi. Di conseguenza la pubblicità ha preso il posto dell'industria pesante, e trasforma le merci in messaggi, mentre la comunicazione ha trasformato i messaggi in merci. La comunicazione come consumo e il consumo della comunicazione esaltano la dimensione sensibile ed erotica di ogni esperienza, e collocano nel presente istantaneo il valore sempre più effimero della conoscenza, riducendo l'uso e l'utilità della coscienza.