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Politica e postura, di T.T. Waring

Emporio Porpora, Lontano è il mondo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Emporio Porpora, Lontano è il mondo, 2011

 

Una piccola tempesta mediatico-politica si è abbattuta su Antonio Di Pietro, che è stato colto l’altro giorno in parlamento ad ascoltare un monologo di B., apparentemente “senza reagire”. La cosa è curiosa da tutti i punti di vista. In primo luogo perché l’episodio sembra il secondo tempo, o l’ennesimo, di un déjà vu; e precisamente, da ultimo, della scena analoga recitata da B. con Obama al G8 di Deauville.

In questi episodi, visti da una certa distanza, per capire qualcosa è importante leggere i movimenti e le posizioni corporee. Tutti hanno colto l’imbarazzo del presidente americano, completamente sorpreso di essere agganciato ed informato su qualcosa di cui faceva fatica a capire il senso, non essendo quelle fisime della politica interna italiana la sua principale preoccupazione al momento. Il primo ministro italiano invece appariva sinceramente costernato, tanto da sentire il bisogno di… a dire il vero non saprei dire cosa. Di sfogarsi, per essere incoraggiato, consolato, compatito? Proprio dall’uomo più potente della terra? Evidentemente deve aver perso il senso delle proporzioni fra lui e il mondo.

Oppure, ed è la mia ipotesi più accreditabile, pur consapevole della sproporzione, stava semplicemente usando Obama come un’utile marionetta, a cui far recitare suo malgrado il ruolo della spalla, in un duetto da presentare ben fotografato ai suoi fans italiani. Ad ogni modo Obama sorrideva appena, incredulo e smarrito, e anch’egli ovviamente “senza reagire”.

Veniamo ora a Di Pietro e alla sua postura significativa. B. parlava mestamente, gesticolando lentamente a mulinello, come per srotolare le sue argomentazioni, meno disperate di quelle raccontate a Obama, forse con la remota convinzione di poter apparire ancora in qualche modo vagamente umano al suo più acerrimo nemico.

Il quale però lo ascoltava muto e impettito, con le braccia conserte sul petto. E tutti sanno cosa significa quella posizione nel linguaggio non verbale: chiusura e rifiuto. Per di più immobile, quasi rigido, per tutto il tempo, persino con le gambe allungate dinnanzi a sé. Difficile capire cosa Di Pietro stesse pensando: se stesse commiserando un politico finito, o stesse facendosi forza per non cedere ad un gesto o ad una parola di pietà, consapevole che il camaleontico avversario l’avrebbe cinicamente sfruttata per i suoi fini immediati. Resta il fatto che non mosse un muscolo.

Ciononostante qualcuno ha voluto rimproverargli comunque l’episodio. E qui secondo me, non si tratta di errore politico dei critici, che ritengo persino in buona fede, ma di errore nella lettura della comunicazione gestuale.

 

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