E’ il 1967 e Adam Walker, aspirante poeta ventenne che studia alla Columbia University, incontra Rudolf Born, enigmatico professore francese, che gli propone di coordinare una rivista letteraria.
Passeggiano lungo Riverside Drive quando vengono aggrediti da un giovane armato; Born estrae un coltello e lo ferisce al ventre, Walker si allontana per chiamare l’ambulanza ma al suo ritorno dei due non c’è più traccia.
Il giorno dopo il giornale dice che un ragazzo ucciso da dodici coltellate è stato trovato nel parco, e il professore parte improvvisamente per Parigi.
Passano quarant’anni e un compagno di università, diventato un famoso editore, riceve il primo capitolo di un libro scritto da Adam Walker sulla storia di Rudolf Born.Si intitola Primavera, ed è il racconto in prima persona dell’incontro col professore e della storia clandestina con la sua donna, Margot, cui segue il tormentato Estate, questa volta narrato in seconda persona, cronaca dell’amore incestuoso consumato con la sorella in un’afosa New York.
I due vecchi compagni decidono di incontrarsi a San Francisco, a casa di Walker, ma quando l’editore arriva, Adam è morto. E’ la figliastra a consegnargli il terzo capitolo, che cambia ancora prospettiva, passando alla terza persona.
E’ l’Autunno a Parigi, teatro dell’incontro non inaspettato con Born, la sua nuova compagna e la figlia diciottenne di lei, Cécile, che si innamora subito di Walker.
Quello che succede poi, è un veloce accavallarsi di eventi, che si conclude con il ritorno di Adam negli Stati Uniti.
Walker e Borne, esuli in patria, accomunati dallo stesso destino che li porta a fuggire dalle origini per poi farne inevitabilmente ritorno.
Non c’è inverno nel finale, affidato al diario di Cècile, che adulta ritrae un Born vecchio e inquietante.
E come Adam Walker non chiude il ciclo delle stagioni, Paul Auster lascia aperto il finale di questo romanzo, che lascia molto di non detto e che procede con la lentezza necessaria a cogliere ogni sfumatura esistenziale dei protagonisti.
Che la trama abbia un risvolto noir non ha un gran peso rispetto alla struttura narrativa complessiva di questo superbo esempio di scrittura, che mette in campo personaggi che somigliano a giocatori che ancor prima di vincere vogliono veder perdere l’avversario.
E’ un monito a mettere a nudo le paure e i sogni che rendono fragili. Auster ci dice che la letteratura è matrigna ma che può salvare, che non basta la conoscenza per essere giusti e che non è sufficiente essere onesti per redimersi, e lo fa con preziosi cammei che tra le righe aprono uno squarcio sull’universo culturale, politico e sociale dell’America degli ultimi quarant’anni.
Violento nelle suggestioni e raffinato nel linguaggio, Invisibile, gioca sul concetto del doppio, non solo tra bene e male, che appare fin troppo evidente, ma su quello più sottile e delicato dell’Io. Walker e Born sono forse le due facce di un solo uomo, la convenzionale e l’irriverente.
Nel romanzo il conformismo muore e sopravvive la perversione, ma il finale è aperto.
Auster, Paul, Invisibile, Einaudi, traduzione Massimo Bocchiola, pp. 223, euro 17,50.
EVA MASSARI
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