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La crisi economica: fine 2009, a che punto siamo.

 Crisi

di Charly 45

Che la crisi abbia raggiunto il punto di svolta è  un dato di fatto; come pure che si sia riusciti a neutralizzarne gli effetti più negativi, almeno nell’evoluzione del breve periodo. Una ripresa agile e rapida tuttavia non sarà possibile, proprio per il trascinamento degli effetti di una crisi di così ampie dimensioni. Il perdurare degli effetti negativi, seppure affievoliti e attenuati, sarà dunque inevitabile.


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Quando nell’affrontare una crisi acuta subentrano gli organismi nazionali e sovranazionali preposti, si riescono a gestire, in modo tendenzialmente ordinato, gli accadimenti negativi, senza  farsene del tutto travolgere, e distribuendo, nel tempo e nel modo il più indolore possibile, le conseguenze inevitabili. I fattori di crisi vanno infatti affrontati riavviando i cicli virtuosi  tramite le attitudini intrinseche all'agire economico.

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Fondamentale per il riavvio di tutto è la propensione al consumo. Essa va  sostenuta in ogni fase, quindi anche nella ripresa, proprio perché si deve avviare lo sviluppo della domanda necessaria a stimolare la disposizione a produrre da parte degli imprenditori. Questa a sua volta innescherà quella degli investimenti. Seguirà la richiesta di capitali che incrementerà il risparmio, riassorbendo la liquidità prodottasi nel sistema e non investita per latenza di fiducia. Non tutti i beni però innescano una propensione al consumo di uguale intensità, e ciò è dovuto alla capacità di reddito che la sostiene.

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Pertanto nella fase di ripresa, non tutto il consumo può ripartire con la stessa velocità. Occorre un effetto incrociato della volontà di consumare e l’effettiva capacità di farlo; ciò sopratutto per i beni apparentemente meno indispensabili. La generalizzata  scarsa propensione al consumo di tali beni  è anche frutto del timore di perdere la propria globale capacità di acquisto. Timore collegato alla difficoltà di prevedere le conseguenze e l'evoluzione della crisi. Ciò costituisce una barriera psicologica importante che deve essere in qualche modo rimossa.

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È opportuno quindi l'intervento del regolatore politico dell’economia per ridare confidenza al consumo generale, in grado di sostenere la capacità di produzione. Questa a sua volta darà lavoro a tutti i partecipanti al processo produttivo che, in un circolo virtuoso, sono gli agenti in grado di riprodurre la propensione al consumo.

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La domanda va quindi sostenuta attraverso una serie di strumenti decisamente costosi per la Società, ma necessari per evitare effetti dirompenti come quelli della crisi del 1929. Alcuni effetti comunque perdureranno negli anni. Tutto quanto verrà  “dato” oggi  per attenuare e governare la crisi, dovrà essere poi reso. Il debito pubblico aumenterà rapidamente, ma non potrà crescere illimitatamente: si dovrà in qualche modo rientrare.

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Anche qui il regolatore deve cercare subito in tutti i modi di impedirne l'aumento, recuperando tutto il possibile anche con provvedimenti impopolari, per "far cassa", reperendo fondi al di fuori del sistema che si sta cercando di governare.  Nella fase di rientro, o di blocco dell’aumento del debito pubblico,  si dovrà ricorrere anche a  strumenti straordinari, oltre a potenziare quelli classici per il recupero delle ricchezze illegalmente sottratte al ciclo economico.

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La possibilità di ripresa dell'inflazione, e quindi di una nuova ed ulteriore perdita di reale  capacità di acquisto, è nella logica dell'inevitabile e anche qui l'eredità della crisi si farà sentire. Quanto sopra avrà effetto anche sulle scelte dei risparmiatori e sulla loro possibilità di difendere i risparmi, anche solo per conservare la capacità di acquisto nel tempo.

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La disoccupazione derivante dal “riordino/ripristino di una nuova economicità” nella fase acuta di crisi della gestione, potrà essere riassorbita solo da un riavvio dell'economia reale, al termine di quella di sostegno, ed anche qui ci vorrà del tempo.
Solo regole e politiche economiche accorte e tendenzialmente condivise potranno ulteriormente guidare l’evolversi della crisi attraverso fasi di incertezza, ottimismo e pessimismo.

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Ovviamente non si può semplicemente aspettare che la crisi  passi, bensì bisogna continuare ad aggredirla in modo effettivo per quanto possibile a ciascuno per competenza e capacità, con senso civico e di cooperazione, sapendo che i suoi effetti ci accompagneranno,
anche in modo disuguale, per parecchio tempo.

 


 

 

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