A cura di Cristina Marelli
Per i poeti invisibili abbiamo scelto questa volta Virgulino Folhetos Bahamar jr. Nato a Puerto Nomal de Sierto nel 1974, per vivere fa il geometra dell’amministrazione regionale nel Caucro Meridional.
Virgulino sembra un nome ridicolo e inventato, ma è vero. La sua poesia è eterea, sintatticamente complessa e culturalmente sofisticata. L’atteggiamento esistenziale che ne risulta è il tentativo di cogliere il mistero di situazioni inattese e profonde, epifanie prolungate di lucidità singolare. Una sorta di agrimensore kafkiano senza angoscia, stoicamente incerto tra felicità e stupore, forse nutrito dell’attesa di una possibile misurazione finale. (Le traduzioni sono di Leonardo Terzo)
La canna bianca
“La canna bianca”, che dà il titolo alla prima poesia, è il bastone dei ciechi. Virgulino dice di aver tratto ispirazione dal quadro, lievemente sadico, di Pieter Bruegel il vecchio, noto come “La parabola dei ciechi”, che si trova nel museo di Capodimonte a Napoli. Il senso della poesia è il carico che il maestro si fa di guidare i passi dell’allieva, pur sapendo di essere, come lei, cieco di fronte al senso della vita. Egli sente il dovere di rispettare il dono della fiducia che l’allieva ripone in lui. (“Eterna”, al quarto verso, è voce del verbo eternare.)
Lasciati lodare
Giacché sei bella
e il vento
Eterna l'ansa misteriosa
Della tua palma
Ove la guancia posa dorata
E ricurva.
Nell’ora
incerta
T’abbandoni
Alle poche parole
Che ricordo:
Non sai che tutto
Sono nel vitreo
Fissarmi dei tuoi pensieri.
Così nel volo attinta
osservi
Il rincuorar dei passi che ti guida
La canna bianca, il guado
Lento
Di vedente
Che rispetta il dono.
***
Paesaggio con occhi
“Paesaggio con occhi” è una composizione quasi orfica, certamente ermetica. L’autore ci ha spiegato che per lui “gli immemori” sono i giovani, che ovviamente non possono avere lunga memoria. Tipica dei giovani è l’inquietudine, il loro “passo dell’essere” che sembra non soffermarsi a lungo sulle cose. Così il poeta si sente trascurato dallo sguardo della giovane amata, la cui voce (passaggio sinestetico dallo sguardo alla voce come dimensioni della vita dei sensi), appena destata alla vita, è ancora impregnata di sogno infantile. Eppure forse il mondo agli occhi dei giovani improvvisamente si apre al significato del futuro.
Non è virtù morale
L’inquietudine dei tuoi occhi.
È il passo tuo dell’essere
Che su me non si ferma.
Forse hai considerato
La voce desta
Che sogna.
O il mondo per gli immemori
S’è aperto.
***
Cristiana
“Cristiana” è il nome dell’amata, qui descritta come una cavalla “in fiore”, svelta e snella nei suoi atteggiamenti imprevedibili, che ha bisogno di libertà, perché “balzana”, nel significato tecnico e nel significato popolare. Ma, se le si dà la briglia sciolta (“larga” in luogo di “lunga” dà il senso dell’ampiezza dello spazio), “segue senza dovere”, e induce il poeta a “fare ciò che (lei) vuole”. La poesia è un discorso sull’amore legato proprio dalla libertà.
Leggermente
Compunta e bionda
A chiome,
La più svelta e più snella
Delle cavalle in fiore.
Di due balzana, mi piace
Darle una briglia
Larga, ma vedere
Che segue senza dovere
E fare ciò che vuole.
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