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La crisi economica. Cosa è successo. Come uscirne.

La_crisi

 

In questi momenti, quando  da tempo  l‘economia mondiale è in crisi profonda, ci si sforza di capire che cosa sia successo, come sia successo, quale potrà essere lo sviluppo prossimo della crisi, e quando tutto finirà e si potrà ricominciare a vivere con la  serenità indotta da una economia
positiva.



Già, ma capire che cosa sia realmente successo non è semplice, quando, come sempre, un solo fatto scatenante sembra esserne storicamente la causa. Infatti non è così. Le ragioni di un accadimento così grave hanno radici complesse, che hanno agito sulle propensioni che in economia governano i comportamenti individuali, che poi, in cumulo, alimentano le tendenze globali dominanti.

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In questa prospettiva quindi tutto si ridimensiona, e attribuire la crisi alle insolvenze dei "subprime" è un’interpretazione non corretta delle capacità di far fronte agli impegni assunti da un lato, e di valutare le possibilità economiche e i sacrifici dei debitori dall' altro.

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Si entra in tale modo nel campo delle propensioni che determinano l'economia sulla base di calcoli  per operare  scelte fra possibilità tra loro concorrenti, comunque opportune per il soddisfacimento dei bisogni.

Fondamentale è a tale proposito la "propensione al consumo", cioè la volontà individuale di alienare una quota più o meno rilevante del reddito guadagnato. È il modo per avviare, accelerare o decelerare la domanda e, di conseguenza, l' andamento dell' economia.

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La propensione al consumo stimola gli imprenditori a rendere disponibile ciò che potrebbe soddisfare la domanda. Ed ecco che la prospettiva di ottenere, attraverso  l'accrescimento della domanda, un reddito prospettico continuativo, avvia, sviluppa o decelera la propensione ad investire, non priva di aspettative collaterali.

Vi è poi il problema di reperire i capitali per alimentare  gli investimenti nei processi produttivi. Interviene allora la propensione al risparmio come delta fra reddito disponibile e consumo. La propensione al risparmio a sua volta poggia su concetti elementari. Fra gli altri: la previdenza, la volontà di cumulare disponibilità per soddisfare bisogni futuri, l’attrazione esercitata dai compensi offerti dagli intermediari per premiare il risparmio a loro affidato.

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 Si è quindi schematizzato un semplice comportamento economico che, per aggregazione dell'individuale, induce un comportamento di tipo generalizzato, dove indispensabile è la presenza dello Stato in funzione di regolatore del sistema. Il suo compito consiste nel fissare le regole base per la tutela di tutte le parti coinvolte, onde ottenere una crescita controllata, esercitare una presenza di garanzia in fase di contrazione, dettare regole per perpetuare un benessere collettivo.

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Traspare allora che non tutte le parti hanno rispettato i loro ruoli. Forse la propensione al consumo ante crisi è stata stimolata in misura eccessiva, al punto da superare le possibilità di alimentare la corretta propensione di massa al risparmio, nell' ipotesi di far prevalere il consumo su tutto.

Forse la propensione all'investimento si è autoalimentata  in eccesso, sottovalutando i rischi  derivanti dalla mancanza di prudenza, collegata con l'aspettativa di una crescita pressoché inarrestabile e continua.

Forse il Regolatore del sistema ha lasciato fare, non valutando la necessità di coordinare e tenere nei limiti il nuovo che, per il fatto di essere tale, non aveva regole definite. Così che l'avvio del riconoscimento delle debolezze del sistema ha scatenato l'indebolimento delle propensioni, innescando l'operatività inversa dei fenomeni ad esse collegati.

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Pertanto si è avuta: una crisi finanziaria originata  da insolvenza derivante dall'impossibilità di far fronte agli impegni di rimborso dei mutui; una crisi di fiducia nelle istituzioni depositarie dei risparmi, e un effetto domino conseguente sulle altre propensioni collettive al risparmio, all'investimento, ed infine al consumo, col risultato di dare un'ulteriore spinta negativa all'economia.

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L' intervento del regolatore a sostegno dei settori chiave in crisi ha attutito altri effetti devastanti sul risparmio, ma non sarà possibile intervenire su tutto in tempi brevissimi, e bisogna accettare il fatto che gli effetti della recessione si compiano, anche per capire al meglio l'entità non completamente valutabile dei suoi contenuti.

Qui siamo ora. Si cerca di capire come, quando e se la fase più acuta della crisi sia stata raggiunta, quanto sia ancora lontana, e se si stia cominciando a mettere nei comportamenti quell'ordine che poi permetterà, per un certo periodo storico, di evitare gli errori commessi, di nuovo alla ricerca della crescita continua.

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C'è quindi l'attesa del segnale di svolta, e tutti  scrutano l'orizzonte economico per capire  se la fiducia possa ripresentarsi, per riavviare di nuovo le propensioni in senso positivo e virtuoso.


Quali potrebbero essere i segnali? Forse la minor volatilità delle borse; forse l'intervento efficace dello stato regolatore per sanare la difficoltà del momento; forse la fine della ricerca di guadagni impossibili con l’attesa di rendimenti molto elevati e senza rischio; la fine della ricerca di risultati
aziendali non raggiungibili, e di illusorie prospettive di reddito per le imprese.

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Bisogna quindi ritornare a ragionare con punti di riferimento di buon senso, cercando di frenare le esagerazioni e restando nell'ambito di regole tendenti a gestire gli eccessi.  Si attende con fiducia la ripresa del ciclo virtuoso delle propensioni, basato su un opportuno risanamento della situazione  Si auspica la ripresa della propensione all'investimento e al consumo, magari stimolata dal regolatore che, in queste situazioni, ha la capacità economica, supportata dall’impegno politico, di riavviare il sistema. Ciò contribuirà alla ripresa positiva delle propensioni e quindi dei loro effetti per riprendere il duro cammino verso un equilibrio più razionale.



Charly 45

Commenti

Caro Marco, mi solletichi in un campo che forse è ancor più mio che non la comunicazione e/o Second Life, i mondi virtuali e i social network... così eccomi a offrirti una mia suggestione su questo tema.
Sicuramente alcuni non sono stati ai patti e non hanno interpretato correttamente il proprio ruolo. Chi? Beh... le banche, che hanno inseguito solo il mito della crescita di fatturato e utili infinita (dimenticandosi lezioni fondamentali che spieghiamo agli studenti di Economia e Commercio, come la leva finanziaria e i pericoli, oltre alle opportunità, derivanti da un ricorso eccessivo al debito); mito inseguito pervicacemente guarda caso da quegli stessi manager che salvo pochi casi (mi ricordo il "mea culpa" del top management di Ubs qualche mese fa) continuano a pretendere di giustificare la "adeguatezza" e "necessità" di bonus milionari in dollari anche quando i bilanci dei loro istituti sono in rosso di miliardi di dollari; e poi il settore privato che non ha saputo proporre investimenti corretti e ragionare in termini di decenni ma ha solo guardato all'immediato, allo sfruttamento dei trend in atto (semmai esecerbandoli, finendo col generare una bolla speculativa dietro l'altra, dalla new economy ai subprime... e l'elenco sarebbe lungo); le autorità statali che hanno progressivamente smantellato gli apparati del welfare perchè "obsoleti" (leggi non profittevoli per qualche privato), salvo stupirsi del crollo della fiducia (dì, ma te togli ogni ragionevole speranza di ottenere una pensione, deregolamenti il mercato del lavoro, rendi precaria una intera generazione e ti stupisci se la fiducia è scarsa ogni volta che la macchina smette di crescere?); le banche centrali, chiuse in paradigmi del secolo scorso e sistematicamente incapaci di far altro se non tentare di regolare l'offerta di moneta (e molto più limitatamente tentare una manutenzione ordinaria di leggi e regolamenti nel proprio specifico ambito); aimè gli analisti (categoria in cui rispondo pure io all'appello), che troppe volte hanno fatto finta di non vedere per interessi di bottega salvo, una volta scappati i buoi, mettersi a gridare "aiuto, aiuto, la stalla è vuota". In sostanza, e concludo, mi pare che il sistema sia andato alla deriva a causa di anni di mancanza di visione "etica" e "politica", di troppa "deregolamentazione" non tanto e non solo dei mercati quanto dell'animo umano. Un tempo perdere la faccia o non tener fede alla parola equivaleva all'espulsione dal tuo ambito di attività (esisteva dunque un elevato valore reputazionale), oggigiorno sembra che l'unico imperativo sia (fosse?) diventato fare soldi in qualsiasi modo. Per farne che resta un mistero, tanto più se a questa "etica" (o "non etica") rispondevano non singoli privati (per i quali tutto sommato possiamo passarla sotto la categoria del "io curo il mio bene, voi curatevi il vostro", di Smithiana memoria) ma autorità di governo che avrebbero dovuto avere una chiara idea della "res publica" e della "mission" da proporre alla società civile e ai mercai in cui questa agisce. O no?
Saluti!

PS a completamento... il Marco a cui mi riferivo era il buon Minghetti, che questo intervento ha segnalato giusto oggi... ;)

E' realistico pensare ad un mondo, che,sia svillupato a livello (più o meno) statunitense?
Sarebbe congruo agli equilibri politico,militare etc,etc che sono in voga da sempre?
Delenda Cartago ricorda qualcosa?
Ma poi ci sono materie prime sufficenti per tutti,finiranno,o non finiranno mai?
E l'impatto ecologico si potrà controllarlo ?
Personalmente,credo che questa crisi sia in qualche maniera 'guidata' per evitare di rispondere alle sudette domande.
Se il tentativo non riuscirà, se l'economia mondiale ripartira', se Cina,India,Russia,il mondo ripartirà come prima,sarà fra qualche anno inevitabile dare dare una risposta a quelle domande.
Chissà se ne avremo il tempo?

scrivete su facebook, il 3millennio, e capirete cosa significa il 3passo
il 3millennio
tutte lettere scritte a caldoro

IL 3MILLENNIO: LEGGETE TUTTI!!
http://fransua.beepworld.it/crisieconomica.htm

IL 3MILLENNIO: leggete qua e capirete cosa voglio dirvi!!!!!
http://fransua.beepworld.it/progetto.htm

SALVE , IO MI DOMANDO COME MAI NESSUN POLITICO , ECONOMISTA ecc. (veramente qualcuno timidamente ha fatto qualche commento)
NON HA MAI ANALIZZATO QUANTO SEGUE

http://www.3wad.net/striscia/

Nulla e' piu' lampante per descrivere la crisi economica , di quanto riportato in queste pagine
http://www.3wad.net/striscia/la-crisi-economica.doc

Saluti
Ezio

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