A la coque, comme à la coque!
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Postato dalla personalità mutante di: Luigi Serafini
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Postato dalla personalità mutante di: Luigi Serafini
From: "Fondazione Nova Spes" <nova.spes@tiscali.it>
Date: 11 April 2008 17:23:57 GMT+02:00
To: <nova.spes@tiscali.it>
Subject: In Edicola il n. 1/2008 di ParadoXa
Il n. 1/2008 di ParadoXa, |
Nel contesto della lotta al cambiamento climatico, il Protocollo di Kyoto rimane un punto fermo, ma debole: i) il principale paese responsabile delle emissioni (gli Stati Uniti) non aderisce all’accordo; ii) i paesi in via di sviluppo - soprattutto Cina e India – le cui emissioni sono in forte crescita, e supereranno quelle dei paesi OCSE prima del 2015 (IEA, World Energy Outlook 2006), non sono soggette a vincoli; iii) gli obiettivi di mitigazione previsti dal Protocollo sono, allo stesso tempo, troppo deboli per contrastare efficacemente il riscaldamento globale, e troppo onerosi per i Paesi, a causa di una rigidità solo parzialmente attenuata da un mercato dei crediti di limitate dimensioni.
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Lorenzo Fluxa ha fondato l’azienda Camper, produttore di calzature con sede nell’isola spagnola di Majorca, nel 1975, a soli 27 anni, rendendola subito internazionalmente famosa per la sua vocazione di azienda creativa, iconoclasta, e aperta alla scoperta del mondo.
Era ormai l’imbrunire, Matilde si accingeva ad andare all’ennesima cena di cui non aveva gran voglia. Si era lasciata trascinare in quell’avventura della campagna elettorale quasi per gioco: « Dai, provaci, è una lista civica per il candidato Sindaco, potrai conoscere un sacco di gente! » le aveva detto il suo amico del cuore, con il quale condivideva la passione per la politica e per l’ambiente. Ma ora era stanca, e se ne era quasi pentita; tutto quello stringere mani, sorridere a sconosciuti, forse non faceva per lei. Era stata tutto il giorno appiccicata allo schermo della sua postazione multimediale, a caccia di notizie utili alla promozione turistica di quello sperduto angolo di Puglia che si doveva pubblicizzare. La ZemHard – l’azienda per cui lavorava come co.co.pro – aveva una scadenza l’indomani mattina, e lei non si poteva permettere un ritardo. Le bruciavano gli occhi, aveva la schiena a pezzi.
di Paolo Costa
Mi aggiungo alla nutrita lista di coloro che, in qualche modo, proclamano la morte del blog. Non sono il primo a sospettare che il blog sia defunto. E so, peraltro, che sollevare un dubbio simile proprio in questa sede rischia di essere irriverente, quasi blasfemo. A maggior ragione nel momento in cui la cultura del blogging sembra aver raggiunto livelli inauditi di popolarità (Technorati.com censiva, nel dicembre 2007, oltre 112 milioni di blog nel mondo). Eppure stiamo scoprendo che la posizione dei blog nel panorama dei media sociali, ammesso che ne abbiano ricoperta una in passato, si sta oggi insterilendo.
Mancano pochi giorni alle elezioni politiche e ho deciso di fare un'eccezione alla mia tradizionale intervista settimanale dedicando questo spazio ad una riflessione sui rapporti fra la politica e il web, più in particolare fra la politica e i blog.
Dati alla mano pare che i giovani (e non solo) siano fortemente demotivati alla partecipazione attiva in campo politico. In pochi vanno alle assemblee informative e agli incontri coi candidati, quasi nessuno collabora attivamente alle campagne elettorali.
Se però si getta uno sguardo sul web da subito si nota che una buona fetta dei blog dedicano alla politica parte del loro spazio o sono integralmente dedicati alla discussione di temi di attualità.
postato dalla personalità mutante di Josephine Pace
Quante volte ci capita di sentir chiedere a chi scrive poesie: -che tipo di poesie scrivi? di che argomento? in questo nostro viaggio, volutamente non sistematico, sui luoghi comuni che affliggono la poesia e chi ne scrive, è venuto il momento di chiarire che la poesia riguarda - e non potrebbe non farlo- tutta la realtà interamente intesa, tutti gli argomenti e gli oggetti (in ogni accezione del termine) del mondo reale.E' estremamente riduttivo pensare che una poesia "d'amore", ad esempio, parli solo d'amore così come una poesia "civile" non parla solo di politica...
Che le città siano una rete di nomi è un fatto innegabile. Vi è una città quando gli spazi hanno nomi e funzioni distinte: la piazza del mercato, del comune, della chiesa, la via che conduce al centro e quella che riporta verso casa. Ma nomi e funzioni distinte si attribuiscono ad un luogo solo per guidare il comportamento di chi lo abita. E ciò è quanto dire che vie, piazze, strade determinano un atteggiamento e ci invitano a continuare un dialogo, rompendo il silenzio sovrumano degli spazi vuoti e disabitati (vedi in Nulla due volte i commenti a Vista con granello di sabbia e Le tre parole più strane).
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Per la serie Le Aziende e i segni un nuovo post di Adriana Quaglia.
In questi 20 anni di mestieri, i piu’ variegati, in organizzazioni e ambiti differenti, ho incontrato tanti capi di old economy, leader di new economy, responsabili di “risorse”, manager.
Appellativi differenti per definire un ruolo sempre uguale a se stesso e che ha un minimo comune denominatore: non avere istruzioni per l’uso.
Certo le competenze sono importanti, le capacità ancor di piu’, il comportamento organizzativo, l’orientamento alle performances, l’attenzione allo sviluppo e alla crescita dei collaboratori, la comunicazione…a ben leggere le migliaia di pagine scritte sul ruolo manageriale il sapore inconfondibile del “leggimi e in pochi minuti imparerai a diventare un buon manager” e’ il leit motiv che impera.
Ho sempre diffidato di chi ha la pretesa di trovare risposte semplici a domande complesse …
“Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. –Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? –chiede Kublai Kan. –Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, -risponde Marco, -ma dalla linea dell’arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: -Perché mi parli delle pietre? E’ solo dell’arco che m’importa. Polo risponde: -Senza pietre non c’è arco”.
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Per la serie Storytelling: Aziende e il Cielo pubblichiamo un nuovo post di Andrea Fontana
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Cosa accade quando ci si mette a tavolino e si tenta strategicamente di costruire un discorso di consumo? Succede molto. Su questo tema è stato scritto di tutto. Ma con qualche esempio vorrei mostravi alcuni esercizi di stile, che fanno riflettere sull'artificiosità della nostra comunicazione…
La complessificazione della finanza è andata di pari passo con lo sviluppo del risparmio gestito che ha divorato - bruciato si dice elegantemente - buona parte delle liquidazioni della povera gente. Solo pochi promotori finanziari porta a porta ci hanno rimesso le penne. i più hanno cambiato mestiere o hanno aspettato che passasse l'emozione per ricominciare con le loro proposte di guadagni mirabolanti. Del resto, se la gente crede al Bingo e al gratta e vinci, perché non dovrebbe credere a loro e alle banche che li mandano?